“Un asino non diventa purosangue”, “Gli asini non volano”, etc… sono tra le frasi che più comunemente si sentono quando le discussioni sul doping infiammano. Non si sa se in buonafede o meno, ma, finalmente, questo modo di giustificare il doping è abbastanza radicato: “Il migliore alla fine vince”.

La forza non può non essere riconosciuta come tale, e mal che vada, siccome tutti si dopano chi vince è comunque più forte degli altri.

Sulla tv francese FranceTv Info, nella trasmissione Stade2, si è mostrato un documentario riguardante un esperimento condotto da Pierre Sallet, fisiologo e direttore del programma di ricerca AFT / Athletes For Transparency, con l’accordo della WADA, agenzia mondiale antidoping. Un sunto del programma può essere visionato qui:

Il protocollo ha previsto l’iniezione di microdosi di EPO (eritropietina) e GH (ormone della crescita) sotto stretto controllo medico di 8 atleti per un mese, e di vederne gli effetti sulle prestazioni, oltre a verificare la tenuta del protocollo ai controlli antidoping, eseguiti regolarmente.

Dopo 18 mesi per poter ottenere tutti i permessi dalla WADA, l’esperimento è iniziato con una ecocardiografia e ECG sotto sforzo per tutti gli atleti, in modo da valutarne le capacità iniziali. Tutti gli 8 atleti, seppur di livello diverso, dall’amatore ad un vicecampione del mondo di triathlon, erano in ogni caso atleti allenati e assidui. A seguire test di potenza su cicloergometro ed una cronometro su rulli di 14km tutti assieme. Infine test in pista coperta di corsa sui 3000mt.

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Primo step dopante: Autoemotrasfusione. 250ml di sangue viene prelevato ad inizio test per essere transfuso di nuovo un mese più tardi.

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Secondo step dopante: Iniezioni di EPO e GH in microdosi. Le dosi sono iniettate nella quantità minima per avere aumento delle prestazioni cercando di superare i test antidoping.

Terzo step dopante: Iniezioni di corticoidi, vitamina B12 e ferro per favorire l’assimilazione dei prodotti dopanti (Epo e Gh) e dare un boost ulteriore alla prestazioni grazie al cortisone.

Gli atleti hanno continuato ad allenarsi come d’abitudine, impegnandosi pero’ a non partecipare a competizioni per 2 mesi dall’inizio del test, fino allo “smaltimento” dei prodotti dopanti.

Dopo 10 giorni i primi feedback: Le sensazioni non sono state le stesse per tutti. Qualcuno ha avvertito dei miglioramenti, altri no.

Un atleta di alto livello di trailrunning ad es. non ha avvertito miglioramenti, mentre un altro ha affermato di aver guadagnato 10′ sul suo percorso abituale di 24km di corsa (in 10gg!). In particolare grazie alla sensazione di poter andare avanti ad oltranza, più’ che non andare semplicemente più’ veloce.

Ogni 3 giorni agli atleti sono state iniettate microdosi di EPO e GH. Dosaggio che il direttore della ricerca spiega essere veramente minimo, visto che un’ottimizzazione totale delle prestazioni necessiterebbe di 4 iniezioni al giorno oltre a 20 integrazioni di vitamine, cortisone, etc…

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Uno degli atleti, marketing manager in un’azienda, descrive come anche nel quotidiano abbia riscontrato dei grossi cambiamenti, avendo molta più’ energia sin dall’alba ed un comportamento più’ aggressivo.

Al 22° giorno il 4° step dopante: con l’autoemotrasfusione per aumentare il volume plasmatico ed il numero di globuli rossi.

Nel video si mostra chiaramente il rischio dell’operazione, che non ha gli stessi effetti su tutti: Uno degli atleti si sente male, avendo vertigini, senso di calore, palpitazioni.

Al 23° giorno di ripetono i test fisici iniziali. Seppure in microdosaggi e non su atleti in picco di forma il miglioramento medio nel test sotto sforzo è stato del 6,1%. Ovviamente i miglioramenti non sono stati uguali per tutti. Un atleta è passato da una soglia di potenza aerobica di 420W a 445W.

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Nella cronometro su rulli di 14km il miglioramento medio è stato del 2,3%, ma quello massimo del 5%.

Nella prova dei 3000mt indoor il miglioramento medio è stato del 2,8%, ma quello massimo del 3,9%, guadagnando 31″ sui 3000mt.

Ricordiamo che questi miglioramenti sono stati ottenuti con sole 12 dosi di prodotti dopanti ed in 3 settimane, e che non tutti hanno avuto gli stessi miglioramenti.

Miglioramenti tangibili per tutti gli atleti. Chi ha guadagnato 10″ sui 3000mt , chi 25″, che quest’ultimo definisce “miglioramento non umano”.

Lo stesso direttore della ricerca ha seguito il protocollo dopante, ma sin dal 2012, sottoponendo il proprio profilo ematico al protocollo di controllo del passaporto biologico e risultando sempre negativo.

Questa ricerca servirà quindi da base per migliorare il protocollo del passaporto biologico, visto che è provato che atleti che risultato negativi non sono per forza “puliti”.

Le altre conclusioni che si possono trarre sono che: Gli effetti del doping non sono uguali per tutti, e quindi “il campo di gioco livellato per tutti” non esiste; sotto controllo medico i rischi per la salute non sono alti.

E che si, gli asini possono volare.