La Salus Seregno alle prese con l’antidoping

Una delle realtà ciclistiche più note e longeve del ciclismo lombardo ed italiano, la Salus Seregno, è al centro di quello che si profila come un caso spinoso: il tribunale nazionale antidoping ha sospeso in via provvisoria Danilo Napolitano, già direttore sportivo della società, ed il presidente in carica Marco Moretto, in accoglimento delle richieste della procura nazionale antidoping.

Napolitano, 45enne ex ciclista professionista, con 38 vittorie in carriera, tra cui 3 Coppi Bernocchi ed una tappa del Giro d’Italia 2007, è accusato di aver violato gli articoli 2.6 e 2.8 del codice Wada, ovvero per possesso di una sostanza proibita ed il presunto tentativo di somministrarla ad un atleta. A Moretto invece sono contestate le violazioni degli articoli 2.9 e 3.1, in merito ad una supposta complicità in quanto accaduto.


Se la sospensione dovesse portare ad una squalifica, ed in particolare per il coinvolgimento di un minorenne, questa avrebbe una durata di 2 anni minimo per Moretto, mentre da 4 anni alla squalifica a vita per Napolitano. In difesa di Moretto si è già espresso il presidente del comitato regionale della Fci Stefano Pedrinazzi, che si è detto certo della sua estraneità ai fatti ed ha indicato lui e la società gialloblù come parti lese.

La società punta direttamente il dito contro l’ex ciclista nel caso doping e si dissocia completamente dalle irregolarità. Parlando con Gran Fondo Daily News, il legale rappresentante della società, l’avvocato Pietro Giovanardi, ha dichiarato che gli atti d’inchiesta già acquisiti dalla società “stabiliscono chiaramente la totale estraneità del signor Moretto alle pratiche in questione”, aggiungendo che tale conclusione “è già stata confermata dai tribunali ordinari”. La società ha inoltre confermato di aver già avviato tutte le opportune azioni legali contro Napolitano “nelle sedi competenti”.

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