Le pagelle del Tour de France 2016

Le pagelle del Tour de France 2016

26/07/2016
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26/07/2016

Il Tour de France è stato archiviato da pochi giorni. I corridori sono ormai in vacanza, partecipano a serate ed eventi vari, e chi punta alle olimpiadi cercherà di ricaricare le batterie prima di focalizzarsi sull’evento.

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A noi spettatori non resta che trarre un bilancio di queste 3 settimane, LE 3 settimane più attese dell’anno per il mondo del ciclismo, non importa se poi questa attesa sia ripagata o delusa, come in parte quest’anno, dalla mancanza di “spettacolo”. Difficile definire universalmente il concetto di spettacolo nel ciclismo su strada, ma in linea di massima si potrebbe identificare con la mancanza di attacchi e la scontatezza del risultato. A meno che il risultato scontato non sia a favore del proprio beniamino (per chi ce l’ha), nel qual caso si chiude volentieri un occhio…

Nel gioco delle pagelle propongo per le squadre anche un “rapporto qualità/prezzo”, pesando il voto con il budget a disposizione delle varie squadre, argomento di calda attualità.

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Chris Froome: voto 10

Un po’ scontato, ma forse mai come per questa terza vittoria al Tour se lo merita. E’ stato il più forte, con la squadra più forte, ma non solo non ha concesso nulla, ha anche cambiato modo di interpretare la corsa. Praticamente sparite le mitiche “frullate”, nelle prime due settimane ha attaccato ogni volta che ne ha avuto l’occasione, persino in discesa, sorprendendo un po’ tutti. Le azioni che rimarranno nella storia di questo Tour sono la discesa dal Col de Peyresourde seduto sul tubo orizzontale a pedalare, ma soprattutto l’attacco a ruota di Peter Sagan sul finale piatto della 11^tappa. Un’azione che non si vedeva da secoli da parte di una maglia gialla, e che ha dimostrato la grinta e la determinazione di Froome nell’affrontare la corsa. Insomma, non solo ha vinto, ma un po’ di spettacolo, inaspettatamente, l’ha offerto proprio lui in prima persona.

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Team Sky: voto 10

La squadra più forte senza ombra di dubbio. A guardare le spalle di Froome c’erano non solo due locomotive come Kiryenka (attuale campione del mondo a crono) e Stannard (terzo alla Roubaix quest’anno), ma nientemeno che Wout Poels, Geraint Thomas, Mikel Landa, Sergio Henao e Mikel Nieve in salita. Ora, questi 5 corridori, oltre a Poels che è un vincitore della Liegi-Bastone-Liegi, e Thomas che ha già incamerato ori su pista ed una Paris-Nice, sono gente che potrebbe benissimo capitanare squadre con budget inferiori alla Sky. Anzi, come fatto notare da Jonathan Vaughters della Cannondale, solo 3 di questi corridori sono meno pagati del più pagato corridore della Cannondale-Drapac. La Sky solo di stipendi spende 24 milioni l’anno. L’intero budget della Cannondale è di 10 milioni per es.. A questo si aggiunga che alla Sky la preparazione sfiora quasi la paranoia (e no, non tutte le squadre lavorano così) e che tutto il progetto Sky ha anche un buon ritorno economico, visto che la partnership con la federazione Britannica non solo ha portato il ciclismo UK ad essere dominante in questi anni, ma ha anche fatto esplodere il movimento ciclistico nelle isole aldilà della manica. Solo dal 2012 al 2014 gli aderenti alla federazione sono raddoppiati, e nei due seguenti anni hanno quasi ripetuto la stessa crescita. I benefici per aziende del settore ed indotto sono solo immaginabili.

Insomma, vincenti spendendo tanto, ma non a caso.

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Alberto Contador: voto s.v.

El pistolero poteva essere l’uomo che avrebbe dato l’iniezione di spettacolo che è mancata al Tour? Avrebbe potuto tenere testa a Froome? Avrebbe attaccato come lui sa fare? Molti lo pensano, ma non si saprà mai perché una caduta a pochi kilometri dal via della prima tappa lo ha messo fuori gioco. Un anno di preparazione (si è presentato al via con 15.000km e 240.000mt di dislivello, come dichiarato da lui stesso) schiantato su uno spartitraffico. Un duro colpo psicologico per un corridore prossimo al ritiro, vedremo se saprà reagire da campione qual’é.

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Peter Sagan: voto 9

La rockstar del gruppo, il supercombattivo del Tour. Ogni traguardo per portare a casa punti è suo. Attacca ogni volta che può e quando lo fa migliaia di spettatori si svegliano dalla pennica sul divano. Si porta a casa la 5^maglia verde consecutiva al Tour e vince 3 tappe. Insomma fa reparto da solo. Unica piccola pecca qualche piazzamento ancora di troppo. Evidentemente da lui ci si aspetta veramente tanto.

Team Tinkoff: voto 7

A fine stagione il sulfureo Oleg Tinkoff chiuderà la baracca, nel frattempo tratta e ritratta le proprie affermazioni a giorni alterni. L’ultima sparata è che Sagan sarebbe già accasato per la prossima stagione alla Bora per un contratto da 6 milioni l’anno. Se fosse vera saremmo contenti per il buon Peter, ma viene difficile credere ad una cifra del genere pagata da una squadra che ha ora un budget complessivo di 4,5 milioni (solo la Fortuneo-Vital Concept ha meno). La sparata di Oleg è avvenuta in risposta a pressanti domande sul fatto che già lui sta stra-pagando Sagan e Contador (una decina di milioni l’anno per questa coppia -metà budget della squadra quasi-), quindi qualche dubbio sulla veridicità viene anche. Sicuramente i risultati la Tinkoff li ha ottenuti, e d’altronde i buoni corridori li ha. Sagan a parte, Rafal Majka ha portato a casa la maglia a pois e Roman Kreuziger ha spuntato un 10° posto in classifica generale.

Il dubbio viene proprio su come Tinkoff spenda i suoi 25 milioni l’anno per la squadra. E che ritorno ne abbia per la sua Digital Bank…il fatto che chiuda potrebbe dare degli indizi. Probabilmente il buon Oleg voleva tutto e subito, ma nel ciclismo evidentemente questo non paga. Non bastano i buoni giocatori, serve anche una programmazione minuziosa (Sky docet), e forse qualche “sparata” in meno.

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Nairo Quintana: voto 6

Per il modo di correre gli daremmo tutti 3, chiaro. Non un attacco, sempre a ciucciare la ruota, con una faccia da sfinge che sembra una maschera di cera. Lui che era accreditato come il vero avversario di Froome. Forse era malato, forse aveva l’allergia…non si sa. Sicuramente non era troppo in palla a questo Tour. Però alla fine ha portato a casa un terzo posto, che sono già solo 100.000eu di premio. Non si correrà solo per i soldi (forse), ma se un Balotelli si porta a casa 6 milioni l’anno, i 100.000eu di Quintana non gridano certo vendetta dopo 3000km sudati.

Insomma, il massimo col minimo.

Sempre ad alto livello il Tour di Alejandro Valverde, che a 36 primavere si permette di strappare un 6° posto a 2’10” da Froome. El Imbatido resta un esempio di versatilità e consistenza. Così, come anche i vari gregari che hanno supportato lui e Quintana, dal solito Dani Moreno all’ottimo Ion Izaguirre, vincitore di una tappa, ai vari Anacona, Erviti, Oliveira, tanto che alla fine la squadra iberica ha vinto la speciale classifica a squadre. Squadra la Movistar tra le migliori nell’impiegare i 15 milioni di budget annuo. Voto 9.

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Romain Bardet: voto 9

Pochi avrebbero scommesso sul francese alla vigilia del Tour, ed invece ha messo in cascina un 2° posto sul podio di Parigi che vale oro. Non solo economicamente, ma anche per dare una nuova dimensione alla carriera di questo corridore di 25 anni. Bardet non solo conferma quanto visto al Delfinato (2°, dietro Froome per l’appunto), ma con questo piazzamento ha dato prova di grande costanza sulle tre settimane e ottima tenuta mentale, tanto da permettersi uno dei migliori attacchi del Tour. Una vittoria di tappa brillante, in cui ha saputo cogliere bene l’attimo per attaccare, dimostrando ottime doti di discesista sotto la pioggia, tanto da mandare in crisi  proprio Froome, caduto. Il tutto senza conoscere il proprio vantaggio perché prima, in discesa, non gli funzionava la radiolina, poi, verso il traguardo, non sentiva niente per il boato del pubblico, come ha raccontato. Solo d’istino quindi.

Con questo risultato è soprattutto a livello psicologico che potrebbe averne guadagnato, prendendo coscienza delle proprie capacità.

12 milioni l’anno il budget della AG2R (voto 7), ovvero nella metà più “povera” delle squadre World Tour. Con questo risultato la stagione è un successo.

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Adam Yates: voto 8 1/2

Al suo primo Tour il 23enne della Orica-BikeExchange è stato una delle rivelazioni di questo Tour. Anche perché il suo 4° posto è arrivato a soli 21″ da Quintana e 37″ da Bardet. Un’inezia, soprattutto se si considera che ha avuto anche 10″ di penalità per una spinta dal proprio compagno Ruben Plaza.

Tutti ne parlano come una persona rilassata e freddissima, che economizza molto bene le proprie energie, in un modo sorprendente per un giovane di 23 anni. Anche l’incidente in cui l’arco gonfiabile gli è incredibilmente crollato in testa non lo ha scosso più di tanto, idem la pressione dell’essere stato per varie tappe al 2° posto in generale.

Ottimamente supportato dalla propria squadra, la Orica-BikeExchange (voto: 9), una squadra australiana, che con un budget annuo di 13 milioni fa davvero i miracoli, basti pensare alla vittoria alla Roubaix quest’anno con Hayman, le tappe vinte al Giro da Esteban Chavez, quella al Tour Michael “Bling” Matthews, etc…

Con già una classica in tasca (San Sebastian) Adam Yates è chiaramente uno dei giovani più promettenti per i grandi giri nel futuro.

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Mark Cavendish: voto 9

Ormai dato per stella cadente da molti, il velocista britannico ha ritrovato forma e motivazioni su pista (parole sue), ed ha messo in riga il drappello di sprinter tedeschi che stavano dominando la scena.

4 tappe vinte, maglia gialla indossata alla prima tappa il bottino del Cav, che fa anche record di vittorie personali al Tour con 29 tappe vinte in carriera, secondo solo ad un certo Eddie Merckx che ne ha vinte 34.

A Rio è lecito aspettarsi grandi cose dal ritrovato Cavendish.

Voto 9 anche alla Dimension Data, la sua squadra sudafricana, che con ben 6 vittorie di tappa (4 Cavendish, 2 Steve Cummings) fa ritenere ben spesi i 13,5 milioni impegnati quest’anno.

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Fabio Aru: voto 5 1/2

Per l’impegno ed il modo di correre meriterebbe di più, ma il crollo nella penultima tappa lascia l’amaro in bocca. Il giovane sardo ha talento, ed a 26 anni, con già una Vuelta ed un secondo posto al Giro 2015, non può che essere una promessa per il futuro anche al Tour. Senza una giornata storta sarebbe stato nella top 10. Molto buono il supporto che ha avuto dalla sua squadra, in particolare dal super gregario Vincenzo Nibali, che in qualche occasione ha provato a forzare il ritmo, ed all’altro talento Diego Rosa (che andrà a rafforzare le fila della Sky). Un po’ meno dai vari Fuglsang e Kangert, meno in palla dell’anno scorso ci è sembrato. Sanchez non pervenuto. Per una squadra da 20 milioni l’anno come quella kazaka ci si aspettava una prestazione migliore nel globale. Astana voto 6.

Joaquim Rodriguez: voto 7

Il Purito, ormai prossimo alla pensione, è sempre li. Alla fine 7°, con una prestazione di valore anche se non con grandi acuti. In linea con quella della sua squadra, la enigmatica Katusha (voto: 4), che lo supporta con i fidi Losada e Vicioso, ed ha vinto una tappa con Ilnur Zakarin, che però non si sa bene se sappia di essere in squadra con Rodriguez…

Piazzato varie volte Kristoff, ma mai vincente.

Per una squadra che spende ben 32 milioni di euro l’anno (seconda solo alla Sky) il bottino non è certo esaltante, per non dire deludente.

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Richie Porte: voto 7

L’australiano ex-Sky ha dimostrato finalmente una certa autorevolezza come capitano di una squadra, dopo la débacle allo scorso Giro d’Italia. Ha attaccato con convinzione, pur senza staccarsi il proprio migliore amico (Froome) di dosso. Purtroppo per lui è stato anche sfortunato, con una foratura che gli è costata 2′ durante la seconda tappa, e l’incidente con una moto sul Mont Ventoux che gli ha fatto perdere altro tempo. Colpa sua invece la caduta sulle strade alpine bagnate dalla pioggia.

Nel complesso una prova convincente e di alto livello, che senza sfortune varie gli avrebbe consentito di salire agevolmente (e meritatamente) sul podio. Mancato per solo 1′.

Può comunque essere fiducioso per le prove olimpiche di Rio e per essersi imposto come capitano della BMC (voto 4), che era partita con due capitani, Porte appunto e TJ VanGarderen, che invece, come spesso fa, si è sciolto strada facendo, prima beccando un minuto e mezzo alla 15^tappa “semplicemente perché gli altri andavano troppo forte” (sic), poi con una cotta epica alla 17^tappa, con cui ha perso 18′ dai primi (26′ da Zakarin vincitore di tappa) finendo fuori da ogni gioco. Infine facendo la successiva cronoscalata stile sgambata (più lento di Kristoff, tanto per dare l’idea…) nell’ottica di aiutare Porte per scomparire invece dai radar. 28 milioni il budget della squadra svizzera, terzo quest’anno, ma negli anni passati persino superiore a quello della Sky. Sicuramente tanta sfortuna (incidenti catastrofici a Phinney, Stetina e Ballan), ma anche alcune cose da rivedere, in particolare ora che Gilbert è sul piede di partenza.

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Bauke Mollema: voto 6

Praticamente senza squadra si impegna, lotta, vede il podio ed un risultato insperato…ma lo fa scivolare via come la propria ruota anteriore in discesa, dove cade alla penultima tappa, in cui ha anche un crollo nel finale. Alla fine, 11°, grande prova di carattere, ma forse anche l’occasione della vita sfuggita.

Vedremo l’anno prossimo cosa farà la Trek-Segafredo (voto 6), 12 milioni di budget, che vedrà andarsene Cancellara, ma arrivare Contador.

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Louis Mentjes: voto 8

Zizzo zitto quatto quatto, il sudafricano, 24 anni, al suo secondo Tour, conclude 8°, con lo stesso tempo di Joaquim Rodriguez. Nessun grande colpo di scena, ma tanta consistenza lungo le tre settimane che fanno intravedere delle ottime opportunità per il futuro. Voto 7 alla Lampre-Merida, che con 7 milioni di budget riesce a fare questi ( e vari altri minori) risultati.

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Daniel Martin: voto 6 1/2

L’irlandese della Etixx-QuickStep è riconosciuto come corridore versatile, dai grandi giri alle Ardenne, ed in questo Tour ha saputo lottare per terminare nei primi dieci (9°), pur non supportato da uno squadrone, che si doveva dividere nel supportare oltre lui, anche Marcel Kittel (voto 6)negli sprint,  aggiudicandosi una tappa, oltre che il talentuoso Julien Alaphilippe che le ha tentate tutte per vincere una tappa, ma senza successo.

Ne complesso la Etixx si conferma squadra capace di portare a casa ottimi risultati su ogni terreno, anche se con un occhio di riguardo per le classiche del nord. Il tutto con un budget di 18 milioni. Voto 7

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Chiudiamo con Tom Dumoulin, voto 7. L’olandese resta ancora un po’ indecifrabile, con alcune prestazioni di livello assoluto, che gli hanno consentito di vincere la 9^tappa con un bel attacco in salita sotto un acquazzone, la cronometro alla 13^tappa, e di arrivare secondo nella cronoscalata di Megève a 21″ da Froome, ad una certa mancanza di consistenza. Alla fine una caduta con frattura lo mette fuori gioco.