Le strane accelerazioni di Femke Driessche

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La scusa ufficiale di Femke Driessche, prima accusata di frode tecnologica nel ciclismo è che la bici controllata, con installato il motore elettrico, non sia la sua, ma quella di un’amico che si era allenato con lei, il fratello ed il padre, e che poi l’ha lasciata nei pressi dei box della squadra. I meccanici l’avrebbero poi scambiata per una di quelle della Driessche, essendo identica, lavata e posta assieme alle altre.

In realtà pare che gli ispettori UCI fossero stati messi sulle tracce del motore elettrico da qualche accelerazione sospetta riportata da qualcuno che non ci vedeva giusto.


17 Comments

  1. e non si accorge nemmeno del fatto che è la bici a spingere lei! Ahahah

    Ma quindi adesso la famosa canzoncina “voglio la bici…di cancellara…” non la canterà piu nessuno?

  2. Se fosse tutto vero…. significa che ci sono diverse connivenze….. in primis i meccanici che sono responsabili dei mezzi di una squadra…… sfido io qualunque “mortale” a cimentarsi nel montaggio di un motorino in una bici…… inoltre…. ma i direttori sportivi o preparatori non si accorgono di queste accelerazioni fuori dalla norma???? Con gli strumenti che ci sono oggi è tutto stramonitorato…… credo che poi un atleta debba anche allenarsi molto su un mezzo “elettrico” per capirne le risposte, quando e come poter azionare il dispositivo senza dare nell’occhio… far tarare il motorino in modo che agisca in da influire sì sulla prestazione ma non da far sembrare la bici un cavallo imbizzarrito…… poi ogni 3 per 2 le batterie vanno ricaricate….. insomma a mio avviso se tutto fosse vero…. dovrebbero essere in tanti i responsabili….

  3. Sarebbe interessante contestarle (nel caso) l’assetto della bici…..a meno che amico, padre e fratello abbiano tutti le stesse misure in sella della “malcapitata”.

    Però è molto carina.

    • fossi in te io smonterei tutte le bici di chi partecipa a MDD e Oetzi. Se tanto mi da tanto, fra gli amatori il femomeno sarà ancora più diffuso, visto che di controlli non ce ne sono.
      @samuelgol

      • LO scorso anno si dibattè molto di quello che vinse una gara in Toscana (la Prato Abtone mi pare) con una prestazione del tutto fuori dalle sue corde. Non riuscirono a dimostrare nulla perchè evidentemente la bici “incriminata” era già stata fatta sparire. Il controllo non lo fecero subito dopo il traguardo.
        Ad altre Gf i controlli già ci sono invece. Lo scorso anno a Camerino alla Terre dei Varano controllarono una ventina di bici mi pare.
        Altri ce ne sono stati in diverse occasioni. Penso li incrementeranno. Sono agevoli e praticamente gratis. Al contrario di quelli antidoping che costano un botto.

  4. chissà…forse qualcuno in alto, qualche burattinaio, che tira le fila ha “voluto” togliere il coperchio anche da questa pentola, a prescindere da tutto, già il solo sospetto è brutto l’utilizzo poi…come han detto altri chissà, chissà se anche altri hanno avuto l’aiutino, chissà.

  5. Preferisco credere che Cancellara non abbia mai usato il motorino o pastigliozzi, voglio guardarlo ancora con il prosciutto su gli occhi sperando che vinca. E se fosse vero per piacere non ditemelo.
    E che c___o non se ne esce, piove merda ovunque.

  6. Ma è così difficile fare il parco chiuso a fine gara? Nelle moto (enduro) si fa da decenni. Punzonatura e parco chiuso. Non è che ci vogliono gli investimenti! Almeno è un deterrente. Così, senza controlli di nessun tipo, come si fa? A ‘sto punto (e io sono sempre stato piuttosto scettico sull’assunto) temo che tra gli amatori ‘sta roba sia mica tanto rara!

    • Ok Flaviosan, ci credo. Però con semplicissimo parco chiuso posso usare i commissari per guardare dentro al tubo reggisella, se ho dei sospetti, no? Caspita, sarà mica difficile?! Mi ca ci vuole un grande spiegamento di forze e mezzi!

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