Pagellone Tour de France 2023

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E cosi, dopo 3406km e 55.586mt di dislivello (il secondo maggior dislivello di un GT, solo dopo il Tour del 2020) eccoci qui a pensare a come sono state le ultime 3 settimane dell’evento ciclistico dell’anno, il Tour de France, conclusosi ieri con Jonas Vingegaard vincitore che bacia la compagna ogni 2 minuti come fosse un antistress, Pogačar sempre sorridente con la sua ultima maglia bianca, a metterci un po’ di angoscia per il tempo che passa -me lo ricordo ieri al suo primo giorno di GT-, Ciccone a pallettoni rossi con la faccia furba, il nuovo rito delle pizze consegnate sugli Champs-Elysées, luogo mitico del Tour che ci accompagna dal 1975, ma che forse non rivedremo più in giallo dato che il prossimo anno le olimpiadi scacceranno il Tour a Nizza e poi, forse, questa classica cartolina di fine luglio diventerà un’isola pedonale e chissà il Tour dove finirà.

Ma lasciamo da parte le mie ansie da terza età ed arriviamo al dunque: “meglio il Tour o il Giro?”. Ci siete cascati. Intendevo i voti e commenti da leggere sotto l’ombrellone in spiaggia, sempre che un tornado non vi abbia portati via voi e l’ombrellone e la spiaggia. E questa volta partendo dalle squadre per andare ai singoli.

Jumbo-Visma: 10. La squadra olandese è la padrona del WT al momento. In questa stagione ha realizzato già la doppietta Giro-Tour e si presenterà bellicosa anche per la Vuelta. La gestione di Vingegaard è stata perfetta, con il danese protetto dove e quando serviva, e con una cronometro pianificata che meglio non si poteva. Jonas ha eseguito tutto alla perfezione (10 e lode). In alcuni frangenti le tattiche della Jumbo sconcertano un po’, ad esempio per l’utilizzo di Wout van Aert (tornato a casa a secco da questo Tour, in una stagione che sembra un po’ interlocutoria per lui), ma forse è colpa sua che sa fare troppe cose troppo bene. Altre critiche sono state rivolte all’attendismo di Vingegaard….perché si sa, il tifoso vuole “o’spettacolo”, con lo scatto in piedi a 2000W per volare verso la vetta. Ma a Vingegaard chi glielo faceva fare? Ha lasciato l’esercizio a Pogačar, idolo delle folle, mentre lui si è limitato a seguire, per poi piazzargli un colpo ben assestato di martello di Thor in testa con la cronometro. Poi lo sloveno gli ha facilitato tutto con una crisi epocale per cui, appunto, ma chi glielo faceva fare a Jonas di tentare chissà che? E’ stato il più forte e fine della storia. Poi ci si può baloccare con mille “se”, compresi quelli proverbiali delle nonne carriole con cui, si sa, non si va lontano. Ora è 2 a 2 e palla centro. Il fatto che uno sia il posterboy ideale sempre sorridente e ben disposto alla “memeficazione”, mentre l’altro sia una sfinge, introverso e poco social li rende complementari, come in ogni grande dualismo del passato. Bene cosi.

UAE-Emirates: 9 1/2. Hanno mancato la vittoria (che non è mai garantita, meglio ricordarlo) ma hanno agguantato gli altri due gradini del podio (e 3 tappe). Che sembra poca cosa (qualcuno a cui sembrerà c’è di sicuro), ma non è. Pogačar è stato Pogačar, ma ha mostrato al mondo di essere umano con una cotta di quelle rare per un uomo di classifica del suo calibro, per il resto c’è poco da rimproverargli. Adam Yates si è dimostrato per quello che è: un corridore Top che infilato nella squadra giusta riesce a fare grandi risultati. In generale tutta la UAE non è sembrata inferiore ai colleghi in giallo, essendosi anche rafforzata con uomini solidi come Soler e Großschartner; forse un po’ in difficoltà tatticamente quando devono organizzarsi per gestire delle fughe altrui, ma sono dettagli. Il fatto che poi fondamentalmente la battaglia per la classifica fosse una cosa a due ed avessero il ragazzo-Turbo gli semplificava anche il compito.

Alpecin-Deceuninck: voto 8 1/2. E’ stata la squadra da battere negli sprint, con un Jasper Philipsen (9) in stato di grazia e che si ritrova ad essere la punta di diamante della nuova generazione di velocisti, un po’ sprinter puri un po’ uomini da classiche. Maglia verde meritata e 4 tappe da mettere in bacheca su 8 occasioni. Le occasioni sprecate sono state, per fortuna del pubblico, delle bellissime fughe arrivate a compimento, e due secondi posti, uno dietro il solito cagnaccio Mads Pedersen ed una dietro un incredulo Jordi Meeus. Mathieu Van der Poel in questo Tour si è limitato a fare da ultimo uomo, sdebitandosi per il lavoro del compagno alla Roubaix (dove Philipsen è arrivato 2°, ricordiamocelo). Compito non spettacolare, ma assolto con lode.

Bahrain-Victorious: voto 8 1/2. Ottimo Tour per la squadra ancora sotto shock per la morte di Gino Mäder. Tre tappe vinte con Pello Bilbao, Wout Poels e Matej Mohoric. Lo sloveno ha anche regalato un’epica intervista dopo tappa che rimarrà nel cuore di molti. Bilbao (9) si porta a casa anche un eccellente 6° posto in classifica generale a soli 10″ da Carlos Rodriguez. Solo 19° Mikel Landa, a 1h12′, quindi tutto ok.

Cofidis: voto 9. “Ma come? Ai francesi solo 1/2 punto in meno della UAE? Ma come si fa signora mia! Lei non mi capisce niente di velocipedismo!”. Il voto chiaramente va all’impegno ed ai risultati in relazione alle capacità. E per la Cofidis questo è stato un Tour sopra ogni aspettativa: con la vittoria di Victor Lafay che ha messo fine a 15 anni di carestia al Tour per la squadra francese, poi la bella tappa vinta da Ion Izaguirre ed infine la ciliegina della Top10 di Guillaume Martin. Chapeau.

Bora-Hansgrohe: voto 7. La formazione tedesca è partita molto bene, con la vittoria di tappa di Jai Hindley, che è rimasto 3° in classifica generale sino alla 14^tappa. Ed ha chiuso alla grande con il colpo di reni vincente di Meeus a Parigi. In mezzo però un po’ poco, solo Politt si è messo un po’ in mostra, mentre Hindley (complice anche la caduta) ha terminato 7° in generale, che viste le premesse sembra un po’ poco. Cosi come anche da Buchmann e Jungels ci si poteva aspettare qualcosa in più.

Ineos-Grenadiers: voto 7 1/2. La ex corazzata britannica si è ritrovata un po’ in mezzo al guado, con l’eccellente giovane talento Carlos Rodriguez, 5° in generale con anche una bellissima tappa vinta (9), ma poi caduto ed acciaccato. Un’altra bella tappa vinta dall’immarcescibile veterano Kwiatkowski, ma per il resto un po’ in cerca dello splendore perduto, con un Egan Bernal ancora incerto (caduto varie volte nell’apprensione generale) ed un Pidcock un po’/molto sotto le attese. Rodriguez pare vada pure alla Movistar, quindi si capisce l’ansia dei britannici, che sembrano pronti a spaccare il porcellino per Remco Evenepoel, e se non bastasse a comprarsi ed assorbire tutta la Soudal in una mossa di molto poco britannico fair-play.

AG2R-Citröen: voto 7. Fuori dal radar per una bella settimana abbondante, con il solito Cosnefroy ectoplasmatico dei Tour ed un Ben O’Connor generoso, ma in forma opaca, si è salvata in extremis con il giovane vecchio (25 anni, ma ne dimostra 45) Felix Gall (8) che gli ha salvato capra e cavoli con la vittoria nella tappa regina e con un 8° posto in classifica generale.

Lidl-Trek: voto 6 1/2. A livello mediatico batte il tamburo per la maglia a pois di Ciccone, molto spendibile come immagine, ma la sostanza è arrivata più che altro da Mads Pedersen che ha vinto la tappa di Limoges ed è stato l’unico avversario vero di Philipsen per le tappe e la maglia verde. Vittima come lui delle fughe andate in porto (aveva battuto Philipsen nella tappa vinta da Asgreen). Delusione Mathias Skjelmose, l’uomo da classifica, che veniva dal 2° posto alla freccia vallone e dalla vittoria al giro di Svizzera ed invece è stato inconsistente, chiudendo 29° (primo della squadra) a 2h dal 1°.

Israel-PremierTech: voto 6. Squadra che chiaramente puntava alla vittoria di qualche tappa e niente più. Ha centrato l’obiettivo con Michael Woods sull’iconico Puy-de-Dôme. Ha poi avuto in Krists Neilandts un inesauribile uomo da fughe. E la scelta di lasciare a casa Chris Froome non è stata certo rimpianta.

Soudal-QuickStep: voto 5. Poteva essere molto peggio, non fosse per la vittoria di tappa di Kasper Asgreen ed il suo 2° posto per 10cm dietro Mohoric il giorno successivo, ma nel complesso la situazione l’ha riassunta Patrick Lefevère stesso: “ho vissuto il peggior Tour della mia carriera”. Evidenti i riferimenti a Fabio Jakobsen molto sotto le aspettative e ritirato a metà Tour e Julian Alaphilippe, nullo.

Jayco-Alula: voto 6. La sufficienza gliela garantisce il 4° posto in classifica generale di Simon Yates. Per il resto niente vittorie di tappa, in particolare con Dylan Groenewegen, decisamente un gradino sotto la diretta concorrenza negli sprint.

Groupama-FdJ: voto 4. Togliamo la pelle d’oca per il passaggio di Thibaut Pinot sul Petit-Ballon e resta veramente poco. Gaudu centra il 9° posto in classifica generale, facendo 2 passi indietro rispetto il 4° dell’anno scorso, e facendosi vedere solo per una caduta. Pinot 11°, ma senza risultati di tappa, anche se ci ha provato. Altro non pervenuto.

TotalEnergies: voto 5-. Mathieu Burgaudeau ha sfiorato il risultato con il 2° posto nella 12^ tappa ed il 3° nella 15^. Pierre Latour con il 2°posto nella 9^ tappa. Insomma, ci hanno provato. Inutile parlare di Sagan che non è andato oltre un 8° posto negli sprint e che ormai sembra solo aspettare di timbrare il cartellino per andare in mtb.

Lotto-Dstny: voto 3. Caleb Ewan doveva essere lo sprinter da battere. Già nelle prime tappe sembrava accusare il colpo rispetto Philipsen, poi fuori Guarnieri per caduta ed il profilo delle montagne in bella vista l’australiano ha sbroccato ed è andato a casa. Alla formazione belga è rimasto il 2° posto di Maxim Van Gils alla 13^tappa ed il premio di supercombattivo del Tour a Victor Campanearts. Ewan è stato dichiarato dalla dirigenza “libero di andarsene” già prima della fine del Tour, a sottolineare lo psico-dramma.

EF Education-EasyPost: voto 3. Squadra impalpabile. Aveva cominciato abbastanza bene con Neilson Powless attivo nella caccia alla maglia a pois, ma poi pian piano si è perso. Capitan Carapaz caduto e ritirato alla 2^tappa deve aver scombinato ogni piano della formazione americana, ma poi non sono riusciti ad imbroccare nemmeno qualche fuga giusta con Cort o Bettiol.

Arkéa-Samsic: voto 4. Altra squadra-comparsa. Idealmente gli uomini per combinare qualcosa erano Warren Barguil e Clément Champoussin, ma per combinare qualcosa in salita al Tour oggi serve molto di più.

Intermarché-Circus-Wanty: voto 3. Sfortunata nel perdere Mentjes, che non sarà spettacolare, ma è solido come la roccia ed una Top10 poteva portarla a casa. Restava Biniam Girmay, ma il bilancio è ben magro.

Astana-Qazaqstan: voto 3. Con il 2° posto di Cavendish alla 7^tappa ha quasi toccato il cielo con un dito, nella speranza di battere il famoso record di Merckx di tappe vinte al Tour. Poi invece la doccia fredda il giorno successivo con la caduta ed il ritiro del britannico. Da li in poi la solita Astana di queste stagioni, completamente anonima, stavolta pure sfortunata: già avevano perso Luis Leon Sanchez per caduta alla 5^tappa, poi anche De la Cruz alla 12^ ed è stato il vuoto. Complice anche un molto deludente Lutsenko.

Movistar: voto 4. La squadra spagnola aveva grandi ambizioni con Enric Mas, ma una caduta lo ha tolto di corsa alla 1^tappa. Alla formazione spagnola non è restato che provarci per le tappe con Jorgenson, Pedrero e Guerreiro, ed in particolare con il primo non hanno mancato di iniziativa, ma poi tutti e tre si sono ritirati per lasciare ad Eurbeio Unzué un Tour da dimenticare.

Team DSM-Firmenich: voto 1. La squadra olandese vince la il premio di peggior squadra di questo Tour. Fuori Romain Bardet per commozione cerebrale alla 14^tappa (quando occupava la 19^piazza a 3′) ogni ambizione di classifica è evaporata. L’alternativa doveva essere Sam Welsford per gli sprint, ma questo (che nelle classiche belghe minori sembrava in buon forma) non si è visto. In compenso si è pure vista una disorganizzazione totale degli uomini che dovevano pilotarlo negli sprint, e pure nella partenza della cronometro con Welsford ed Edmondson in ritardo alla partenza.

Uno-X Pro Cycling: voto 5. La squadra norvegese al suo primo Tour da invitata doveva fare esperienza e farsi vedere nelle fughe. Alexander Kristoff ha provato gli sprint, ma senza acuti. Jonas Abrahamsen si è infilato nella fuga vincente di Asgreen arrivando 3°. Cosi come 3° è arrivato il 23enne Johannessen dietro Pogacar e Vingegaard nella 6^tappa. Niente di che, ma nemmeno male per una prima volta.

Nel complesso un bel Tour, molto tirato sino alla crono, ma purtroppo segnato anche da varie cadute che hanno tolto dai giochi dei protagonisti (Mas, Carapaz, Cavendish) che avrebbero potuto magari non riservare sorprese, ma regalare qualche emozione in più.

 

 

 

 

Commenti

  1. bianco222:

    Anche io considero quello di Ciccone un tour non particolarmente brillante. Però le maglie sono solo quattro e comunque una se la è portata a casa. E vincere qualcosa (qualunque cosa) al tour è sempre difficile.
    ...mah, insomma....Campanearts ha detto che ha scoperto dell'esistenza del prmeio del super-combattivo alla 19^tappa perché un giornalista gli ha chiesto cosa ne pensava.... :mrgreen:

    Diciamo che la maglia a pois fa gola agli sponsor per la possibilità di mettersi in mostra con il completino da pimpa e la bici, etc...secondo me se Skjlemose "girava" bene puntavano a fargli fare tappe o classifica, e Ciccone a lavorare per lui.
  2. Ser pecora:

    Carino Vingegard che è andato a portare la maglina gialla per il nuovo nato di casa van Aert.
    Ma la faccia di Wout dice tutto sulla situazione: occhiaie che manco dopo essere andato in fuga per 20 giorni di fila :))):


    mi sa che al mondiale si ritira dopo 20 Km e torna in hotel a dormire ;pirlùn^
  3. Ser pecora:

    il sistema di attribuzione dei punti è stato cambiato varie volte. L'ultima l'anno scorso, togliendo i punti doppi per gli arrivi in salita, grazie ai quali Pogacar l'ha vinta quando ha anche vinto la generale (e cosi Vingegaard l'anno scorso). Il motivo era proprio impedire che chi vince la generale vinca anche tutto il resto. Il che, per me, è un po' un controsenso, in quanto dovrebbe premiare "il miglior scalatore".

    Il punto è che in Tour sempre più imbottiti di salite (e con cronometro in estinzione) hanno pensato di cambiare, andando a privilegiare chi specificamente va a caccia dei punti per la maglia, anche sulle salitelle lungo le tappe. Ora, non è il caso di Ciccone, che è un ottimo scalatore, ma in passato questo aveva portato ad avere vincitori della maglia a pois che manco lo erano, tipo Egoi Martinez, o gente che si era specializzata solo in quello, tipo Virenque (ed i punti doppi li avevano introdotti nel 2004 proprio per rifar vincere gli uomini di classifica, in parte riuscendoci).

    Come si vede non è mai facile trovare la soluzione giusta.
    Quindi in pratica è diventata cosi’:
    -il miglior scalatore è quello che vince il tour
    -gli scalatori piu’ forti sono quelli che vincono tappe con salite importanti (yates, rodriguez, pogacar, ecc…)
    -la maglia a pois è il miglior scalatore fra quelli che non vincono (perche’ per vincere dovrebbe spremersi e farebbe meno punti)

    Senza nulla togliere a Ciccone che aveva dichiarato di voler fare questo, alla fine ci è riuscito e forse anche nel tempo una maglia a pois si ricorda nel palmares quanto e forse piu’ di una tappa (di maglia ce ne è una, di tappe tante).

    Il problema è di chi ha deciso questo regolamento che sminuisce il valore di un simbolo.
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