Durante il nostro viaggio a Fuerteventura, dedicato alle gravel, abbiamo provato anche la SuperX di casa Cannondale. Rispetto alle altre bici del lotto, questa si differenzia per la destinazione d’uso, visto che anche sul sito del brand americano si trova fra i mezzi da Cyclocross. Le gravel Cannondale sono la Slate e la nuova Topstone. Il modello SE Force 1 viene subito dopo il top di gamma SuperX Di2.

[Tutte le foto sono state scattate presso Casa Molino a Lajares, dove siamo stati gentilmente ospitati da Luigi, che ringraziamo. Tenetela presente se volete farvi una vacanza sull’isola, ne vale la pena]

Viene da sé che la geometria sia più corsaiola e tutta la SuperX sia più votata a fare il tempo piuttosto che a passare ore e ore su strade sterrate. Malgrado ciò, quello che abbiamo fatto a Fuerteventura è stato proprio pedalare giri lunghi in fuoristrada. Come vedete, sono ancora tutto d’un pezzo e non mi sono cadute le otturazioni per via delle vibrazioni. Non per niente la prima cosa che ho fatto, una volta arrivata una SuperX nuova di pacca, è stato quella di latticizzare le gomme WTB Riddler da 37mm, in modo da poterle usare ad una pressione di circa 3 bar. In questo modo l’assorbimento dei colpi provenienti dal terreno è più che buono, e mi ha inoltre permesso di scorrere bene su ostacoli in sequenza come le terribili gobbette causate dal passaggio delle auto. Ho notato la differenza nella pressione perché all’inizio del primo giro avevo gonfiato i pneumatici a circa 4 bar, per poi scendere ai già citati 3 ed ottenere un miglior comfort di guida.

L’operazione di latticizzazione è stata semplice, non solo per le gomme tubeless ready ma anche per i cerchi WTB KOM Light, tubeless anche loro. Un colpo con il compressore e i pneumatici hanno tallonato, tenendo bene la pressione per diverse giornate. Il lattice era di Effetto Mariposa.

 

Anche il telaio in carbonio ci mette del suo nell’assorbimento delle vibrazioni, compreso il reggisella Save, ormai un marchio di fabbrica di Cannondale. Alla fine l’unico componente in alluminio è il manubrio e il relativo attacco, manubrio dalle dimensioni stradistiche piuttosto che gravel. Una presa bassa più larga non mi sarebbe dispiaciuta in certe discese scassate per poter tenere le braccia più larghe ed avere più stabilità. Il nastro in dotazione è sufficientemente spesso per non far indolenzire le mani, va anche detto che non ho indossato i guanti e che le strade erano piuttosto dissestate, in particolare durante il primo giorno:

Sempre rimanendo in zona cockpit è da segnalare il monocorona Sram Force, con corona da 40 e pacco pignoni 11-42 ad 11 velocità, azionabile tramite una singola leva posta sulla destra. Con una pressione si va sul rapporto più duro, invece con una più marcata si scala. Pur essendo un grande entusiasta del monocorona in ambito mountain bike, non ne trovo invece un’utilità significativa su strada o su gravel, soprattutto per la difficoltà a trovare la cadenza giusta quando si hanno a disposizione solo 11 rapporti che dovranno quindi essere ben distanziati fra loro per offrire un range sufficiente nelle più disparate situazioni, dalle salite ripide alle volate o alte velocità in scia.

In fuoristrada la singola leva crea dei problemi quando si pedala sullo sconnesso, perché diventa difficile avere la sensibilità necessaria ad impremere la forza giusta per la cambiata che si vuole fare, nel senso che è un attimo schiacciarla troppo forte scalando invece che ingranando una marcia più dura. D’altro canto, la catena non è caduta mai, malgrado abbiamo anche fatto un sentiero più da MTB che da gravel (non c’è guidacatena), confermando come Sram abbia ben risolto il problema della ritenzione catena con il monocorona, forte della sua esperienza in ambito mountain bike.

Tornando a parlare di geometrie e di postura in sella, mi sono trovato bene, anche se ho scelto di posizionare il manubrio piuttosto in basso. Mi piacciono le gravel aggressive, perché dove mi diverto di più è proprio tentando di percorrere il più velocemente possibile dei pezzi in fuoristrada relativamente lisci, andando a migliorare di molto il tempo che ho fatto in sella ad una mountain bike.

Conclusioni

Per tante persone gravel significa giri rilassati, magari con le borse appresso, cosa non fattibile con questa bici in quanto mancano gli attacchi a telaio (per questo esiste la Cannondale Topstone), ma se uno vuole una bici con cui andare su strada e in fuoristrada, sarà difficile battere la SuperX in quanto a versatilità. Anche senza cambiare le gomme si va molto bene su asfalto proprio grazie alla geometria sportiva, senza però risultare troppo stancante su strade bianche.

Prezzo: 3.899 Euro
Cannondale.com