Il ciclismo professionistico sembra arrivato ad un (nuovo) punto morto, e questa volta la causa non è il doping, ma le differenze di disponibilità economica delle squadre.
La cosa sembra diventata di attualità con il Tour de France appena terminato. Il quotidiano francese Libération scrive che questo Tour “lascia una sensazione di stanchezza, condivisa dalla maggior parte di spettatori e corridori“. È chiaro che in particolare il ciclismo paga l’accumulo di scandali continui degli ultimi 20 anni, che oramai, a torto o a ragione lo hanno reso un “Broken Sport“, come lo ha definito Simon Mottram, CEO di Rapha. Chi vince è dopato, e siccome qualcuno che vince, volente o nolente, c’è sempre…

Uno scalatore francese che ha partecipato all’ultimo Tour, intervistato sempre da Libération, e tenuto anonimo, ha dichiarato: “Questa corsa diventa sempre più strana. Non so nemmeno se ci sia più delusione o semplicemente la lucidità nel constatare la fatalità di un’edizione di scarso interesse“.
Ovviamente le diatribe sull’interesse di un’edizione piuttosto che un’altra ci sono sempre state. Nella secolare storia del Tour de France è chiaro che qualche edizione più o meno interessante ci sia sempre stata. Questo interesse poi è soggettivo, e legato all’interesse specifico di chi guarda: un esperto di ciclismo trova spunti di interesse che il tifoso occasionale magari non trova, ad es.; e l’interesse di un Grand Tour è sempre paragonato a quello degli altri, come l’eterna diatriba di campanile su cosa sia meglio tra Tour, Giro e Vuelta, etc…
In tutto questo i primi dati diffusi riguardo gli ascolti in Francia danno un Tour in buona salute: 33 milioni di telespettatori hanno seguito il Tour sui canali televisivi France 2 e France 3, con uno share del 37,5%, leggermente migliore del 37,1% dello scorso anno. La tappa più seguita è stata quella vinta da Primoz Roglic a Lauruns, seguita da quella dell’Alpe d’Huez (5,6 milioni) e quella vinta il 24 luglio da Alaphilippe (5,1 milioni).
Aldilà di questa componente soggettiva va preso atto che l’atmosfera generale riguardo questo Tour è appunto una “sensazione di stanchezza”. Con anche il lato negativo di un crescente comportamento antisportivo da parte di una fetta del pubblico, che minoritaria quanto si vuole, contribuisce all’immagine dello sport.
What I sore from the fans on the final climb today towards @TeamSky was disgraceful. We are all human and we are all suffering regardless what jerseys we have on. If you don’t like cycling don’t come to watch!!
— Luke Durbridge (@luke_durbridge1) July 21, 2018
I primi a prenderne atto sono stati gli organizzatori, con la famosa Amaury Sport Organisation (ASO), che ha cercato di introdurre alcune novità, come la tappa di 65km con griglia di partenza stile MotoGP, che però obiettivamente si è rivelata un fiasco. La mini-Roubaix sul pavé ha eliminato un tot di contendenti offrendo forse “spettacolo” durante la stessa, ma privandolo forse altrettanto nelle tappe successive.
L’UCI da parte sua ha ridotto il numero di corridori per squadra, ma il primo obiettivo, la sicurezza e la riduzione delle cadute, sembra non essere stato centrato e tantomeno un aumento della spettacolarità.
Ora Christian Proudhomme, direttore del Tour de France, si è mosso in un’altra direzione, quella della proibizione dei misuratori di potenza. Per chi scrive questa misura si rivela quantomeno ingenua e diretta ad accontentare probabilmente quello che viene chiesto a gran voce da parte del pubblico, ma sulle cui basi di competenza a riguardo ci sarebbe da interrogarsi. I misuratori di potenza non sono dei tachimetri, e proibirli non avrebbe l’effetto sperato di far andare più veloci i corridori o fargli fare immaginifici “attacchi da lontano”. L’unico effetto probabilmente sarebbe quello di vedere scoppiare a tot km dal traguardo i corridori che non li hanno mai saputi usare. I misuratori di potenza sono l’ausilio ad un metodo, e siccome questo metodo ormai è stato integrato dai corridori non è togliendo l’ausilio che si cancellerebbe il metodo.
Queste misure “riparatorie” sono spesso solo destinate al fallimento, negando l’evoluzione di uno sport.
Un dirigente francese, anonimo pure lui, coglie invece un punto fondamentale , di cui tutti parlano, ma che non sembra avanzare minimamente: la distribuzione della ricchezza tra le squadre. Che detta cosi suona un po’ comunista, ma che è stata accettata persino nelle poco comuniste leghe degli sport professionistici USA: il tetto salariale.

Già nel 2012 dei rappresentanti di corridori professionisti si erano riuniti constatando che ci fosse la necessità di una migliore distribuzione delle risorse finanziarie del ciclismo. Da allora non solo niente è stato fatto, ma le cose sono decisamente peggiorate. Il divario finanziario tra le squadre è esploso. Una discreta squadra Continental, con un corridore di livello che ha partecipato al Tour, come la Fortuneo-Samsic, nel 2017 aveva un budget di 3,5 milioni di euro. Circa 10 volte meno del Team Sky. Sky che ha un budget doppio anche della Sunweb di Tom Dumoulin, 2° classificato a Giro e Tour.
Con i budget sono esplosi gli stipendi dei top-rider: Froome e Sagan oggi veleggiano ad ingaggi attorno ai 5 milioni annui. Idem per i costi di sponsorizzazione: fornire il materiale tecnico ad una squadra WorldTour è diventato affare per aziende che devono sborsare milioni in caso di biciclette, ma centinaia di migliaia, almeno, di euro anche solo per l’abbigliamento. In un periodo di poca salute del settore investimenti del genere sono un rischio concreto.

Una proposta dei rappresentanti dei corridori e dei Team Manager è la ri-distribuzione dei profitti dei grandi eventi alle squadre. Un Tour de France genera circa 30 milioni l’anno netti, ma da questo orecchio gli organizzatori sono completamente sordi. ASO (che detiene i diritti anche sulla vuelta e alcune grandi classiche) da sempre rifiuta categoricamente anche solo di intavolare una trattativa a riguardo.
In questo modo le squadre sono sempre legate a doppio filo agli sponsor, che ovviamente legano il loro impegno ai risultati, e senza la garanzia di ulteriori introiti il rischio chiusura in mancanza di risultati (e nel ciclismo basta una caduta per mettere fuori gioco il campione di turno per una gara o per mesi) è sempre presente, come si è visto in tempi recenti con le difficoltà di alcune squadre, ed i balletti di sponsor e denominazioni varie.
Introiti che oltretutto non sono nemmeno garantiti in misura sufficiente dai premi gara. Questi quelli del Tour appena terminato, che ammontano a 2.287.750eu, che vanno anche tassati e decurtati di contributi per l’associazione corridori, test antidoping e pure le ammende comminate in corsa. E che vanno distribuiti in base ai risultati, esacerbando le già note differenze tra le squadre:
1. Team Sky €728,630
2. Team Sunweb €245,280
3. LottoNL-Jumbo €190,980
4. Quick-Step Floors €145,070
5. Bora-Hansgrohe : €125,900
6. Movistar €114,620
7. UAE Team Emirates €100,650
8. Bahrain-Merida €86,050
9. AG2R La Mondiale €69,800
10. Trek-Segafredo €58,850
11. Wanty-Groupe Gobert €56,600
12. BMC Racing €54,340
13. Astana €53,530
14. Groupama-FDJ €53,290
15. Direct Energie €40,850
16. Fortuneo-Samsic €36,590
17. Cofidis €25,780
18. Mitchelton-Scott €20,970
19. Katusha-Alpecin €18,070
20. Lotto-Soudal €16,750
21. Dimension Data €15,730
22. EF Education First-Drapac €14,420.
(oggi ASO paga almeno un contributo di partecipazione di 55.000eu per squadra e gli alloggi, cosa che non avveniva fino a qualche non fa)
Come conclude il dirigente suddetto: “il problema del ciclismo oggi non è il doping, ma i soldi.”

Il team Sky è un modello da seguire, non da frenare. Peraltro a mio avviso un budget di 28 milioni di euro (contro i 15-20 della maggior parte delle squadre WT) non mi sembrano nemmeno così tante per uno sport popolare come il ciclismo che muove ascolti enormi (non solo in Francia ma in tutto il mondo) e partecipazione popolare.
La logica pauperistica, l’appiattimento verso il basso, non è la logica da seguire. Casomai si deve prendere spunto dai modelli migliori per una rincorsa verso il meglio. Peraltro il modello di squadra ancora meglio organizzato e più appetibile dagli sponsor a mio avviso è quello della Quick Step, che garantisce visibilità “all season long”.
Pero’ se la sky corresse da sola, essendosi gli altri concorrenti autoesclusi per manifesta inferiorita’, avrebbe ancora un seguito di ascolti e pubblico? Non sono aggiornato sulla situazione attuale ma mi pare che anni fa nel calcio si facesse questo, con la lega che redistribuiva i soldi dei diritti TV in maniera non proprozionale al pubblico, ossia sfavoriva Milan e Juventus e favoriva Ascoli e Cesena, in modo tale da evitare che Milan-Cesena e Juventus Ascoli fossero uno scontato 6-0 gia’ prima del fischio iniziale, e conservando quindi un minimo di interesse per il pubblico. La proposta dell’articolo mi sembra sensata anche se poi il discorso dello stipendio dei top-biker e’ diverso. ASO dovrebbe girare parte degli introiti pubblicitari alle societa’, favorendo proporzionalmente quelle piu’ piccole e povere. Poi se la Sky vuole impiegare il 50% del suo budget nello stipendio di Froome lasciando agli altri le briciole, e’ un altro (non meno grave) problema.
Le squadre NBA o NFL hanno budget pari a quelli della Sky per le riserve…il punto non è la logica "pauperistica" cioè dell'avere meno soldi, cosa che ovviamente nessuno si è mai sognato di dire, ma di distribuirli in modo migliore e più "etico".
Il che non vuol dire ovviamente che così la Sky non vincerebbe più, visto che poi la differenza la fa come i soldi si impiegano. La QuickStep è appunto l'esempio migliore.
lo spettacolo attira il pubblico e quindi gli sponsor e quindi i soldi.
Il modello NBA con tetto salariale, tasse di lusso se lo vuoi superare per fare il megateam, livelli di stipendi minimi e massimi in funzione della anzianità e carriera, ma soprattuto la ridistribuzione in equa misura degli introiti del business tra squadre-lega-giocatori, è la strada da seguire. Aggiungo anche il sistema di scelte dei giovani talenti…
é chiaro che facile è farlo quando c’è un solo gestore autorevole e riconosciuto del business (Lega NBA), cosa che nel ciclismo è ben lungi … l’unione fa la forza…
Proporre di guardare ad un esempio come quello della NBA e NFL è suggestivo, ma a del tutto irrealistico se riprodotto al ciclismo professionistico.
Anzitutto quello del NBA e NFL è un sistema chiuso, con regole certe e condivise da tutti a partire dall’ antidoping.
Altro aspetto fondamentale sono proprietari dei diritti TV.
Questi sono solo alcuni aspetti..
Un esempio i rimborsi ai Team da parte degli organizzatori sono ridicoli
Il ciclismo professionistico sia strada ma a quel che mi risulta anche MTB vive di un paradosso..
I praticanti aumentano in modo esponenziale.
I movimenti professionistici soffrono economicamente.
Il movimento professionistico è Vecchio, Il Tour che ne è volente o nolente la massima espressione è Vecchio!!
1000 Arrivo Alpe Duez, Pau, Carcassone, Mande.. Il giro in Giostra dei Pirenei.. I primi 10 gg di corsa fatti di noia, sangue e un po’ di merda… Eddaiiii…
Paolo Villaggio è defunto ma citarlo ogni tanto non fa male…
Non parliamo di alcune classiche.. i cui percorsi sono adatti ad una ninna nanna per bambini vivaci..
Quindi la Bora che dà 5 milioni a Sagan non è etica? evidentemente il ritorno in termini di visibilità del corridore più vincente e spettacolare in attività ha un valore economico superiore. O no?
credo che gran parte dello stipendio a Sagan lo paghi Specialized, non la Bora
Quello è l'investimento di un singolo attore su un singolo, che potrebbe rivelarsi fatale se lo stesso si rompesse in malo modo ad inizio stagione.
Diverso è il principio per cui un giorno arriva mister X con mezzi illimitati ed ingaggia i primi 20 corridori per punti UCI con cui vincerebbe qualunque corsa in calendario.
Mi pare che questo principio sia recepito da chiunque.
Ora, scalando dal livello PSG a quello Sky, è la cosa di cui si lamentano un po' tutti.
Esatto, inoltre nel ciclismo c'è il cortocircuito per cui le squadre non negoziano alcun diritto tv ad esempio, e sono totalmente subordinate ad un paio di organizzatori di corse.
Questo ovviamente non è colpa degli organizzatori, che sfruttano solo il fatto che il modello di sport rappresentato dal ciclismo ha un formato poco "mediatico" ed indissolubilmente legato alla promozione del territorio, cosa che ovviamente avvantaggia gli organizzatori locali.
Io sarei favorevole all'abolizione dello sport professionistico,ma essendo utopia(per come la penso io intendo)e quindi rientrando nel mondo reale ritengo che rispetto ad altri sportivi pro i ciclisti data la durezza fisica e mentale della loro specialità siano sottopagati,in linea generale.E lo dico avendo giocato 15 anni a calcio in FIGC anche se a livello dilettantistico e ho sempre preferito gli sport-giochi di squadra rispetto agli sport tipo ciclismo-atletica-nuoto,quindi non credo di essere prevenuto in senso favorevole rispetto allo sport del pedale.
Certo ci mancherebbe, hai ragione.
Ma Bernal, per quanto lo hanno pagato, era a disposizione di molti.
Moscon lo hanno messo sotto contratto quando ancora era under.
A volte anche la lungimiranza premia.
Poi ci sono squadre che valorizzano i loro corridori, facendoli esprimere al meglio …
… e ci sono squadra che pur ingaggiando talenti e corridori di valore già affermati poi non mantengono le promesse.
Ogni riferimento a UAE (ex Lampre) è puramente voluto. Quest'anno hanno ingaggiato fior di corridori già affermati (Aru, Kristoff, D.Martin) e buona parte degli under23 più talentuosi, che hanno reso meno delle attese. A volte conta molto anche la professionalità dello staff e a quanto pare questa non è uniformemente distribuita.
La questione dei diritti tv è centrale in questa discussione.
Quotissimo.
con le dovute proporzioni, il contratto dei diritti TV NBA è stato rinegoziato nel 2016 per 24 MLD di $ per 9 anni, facendo alzare il salary cap di tutte le squadre delle squadre da 70 a 94 mln $.
Qualcosa va studiato anche per il ciclismo facendo capire che ripartendo in modo equo gli introiti, può crescere lo spettacolo e quindi il business.
Ma io, a costo di passare per "influencer Sky" o altre amenità, lo ripeto da sempre: la Sky ha portato un livello mai visto di professionalità nell'ambiente. Ci sono squadre con budget sostanziosi che non combinano niente.
La QuickStep anche è un esempio. Vince da anni 50 corse all'anno con un budget che è la metà di altre.
L'esempio più negativo secondo me è la Katusha.
Bernal ne è un ottimo esempio, ma un altro esempio è Sivakov, cresciuto nel team sviluppo BMC e "prelevato" a suon di soldoni dalla Sky, con non poche "rimostranze" da parte della Bmc, che ha finito per chiudere il team sviluppo.
Salary Cap, distribuzione dei diritti televisivi e accesso alle corse per merito e non per status. Meglio una Wilier Triestina al giro 2018 piuttosto di una EF-Cannondale che è completamente anonima al Tour 2018.
Gli americani in fatto di Business sportivo sono da seguire, forse solo in quello. Se CR7 andasse in bici il risultato sarebbe tale e quale, non è il singolo che tira su il movimento. Può aiutare, ma se non c’è supporto dietro non si va da nessuna parte.
Fino a quando la squadra che guadagna di più a fare il tour prende neanche 800000 €, non ha senso parlare di tetti salariali o limiti di budget.
Quei soldi sono forse appena sufficienti per coprire le spese per il mese che ruota attorno alle 3 settimane di gara, tra stitpendi dello staff, vitto, alloggio, mezzi. Gli stipendi dei corridori sono a parte.
A questo punto logico che chi investe in una squadra lo fa con l^'unico scopo di far tornare i conti a fine stagione.
Chi ci riesce buon per lui, gli altri sopravvivono finchè riescono.
Mettere un tetto è inutile se le squadre non possono aver una fetta della torta, cioè un ritorno da tutti i soldi che circolano attorno alle gare: diritti tv, sponsorizzazioni, etc.
Magari vincerebbero altre squadre, ma alla fine i conti non tornerebbero lo stesso e alla lunga molti team chiuderebbero.
Insomma non si stimola la crescita, non si crea un circolo virtuoso che fa aumentare i soldi che girano, ma a poco a poco si riduce sempre più fino a socmparire.
Esatto.
In questo c'è da considerare il ritorno d'immagine ed eventuali bonus che generano.
Ora le varie maglie a pois, gialle verdi si imbarcheranno per il solito giro di criterium a pagamento con cui fare cassa, che culminerà col Saitama.
Il problema appunto è quello dei diritti tv, ma questi vengono generati dalla promozione del territorio. La casalinga di Voghera non si mette davanti la tv per vedere Froome, ma per vedere un pezzo d'Italia o Francia, i luoghi mitici, etc…
Su questo le squadre hanno alcun potere, e difatti cercano di organizzarsi dei propri eventi, come le Hammer Series, ma il vero problema è proprio quello: il ciclismo non è spettacolare se si evince dalla scenografia.
Inutile mettere le go-pro sulle bici…persino in MotoGP, dove vanno a 300kmh le utilizzano con parsimonia, pensa che palle far vedere le riprese da uno che va in salita a 20kmh se va bene. Infatti le usano per 100mt di sprint, e sono tutte uguali….
ragazzi vedo purtroppo, anche in questa discussione, che il vero problema è culturale. E da questo punto di vista la SKY ha surclassato tutti. Continuate a trascurare il fatto che il ciclismo è uno strumento di comunicazione eccezionale, per rapporto costi benefici e per efficacia: se si ha la fortuna o la capacità di avere un campione che vince le corse diventa un vero e proprio strumento di branding come nessun altro mezzo di comunicazione può fare. Detto questo la sana genesi di un team world tour (ma anche continental) sta nel reperimento di sponsor interessati alla visibilità e a comunicare alla platea del ciclismo i propri valori in cambio di un certo budget, l’ingaggio di una struttura tecnica che consenta tale visibilità (corridori e direttori sportivi, ricordate i direttori sportivi?) e basta. Non occorre andare a chiedere soldi dai diritti televisivi, dalle immagini delle telecamere sotto la sella o dai dati di velon… e non c’entra nulla la casalinga di voghera… Se si hanno le capacità di proporsi agli sponsor (e mi risulta che non ce ne siano tante, visto che i team manager sono sempre ex ciclisti che si procurano contratti, sempre più a fatica, tramite conoscenze personali) e la capacità di scegliere corridori con competenza e abilità (e non mi sembra che Bernal, come si diceva sopra, fosse richiestissimo…) Se non si capisce (come non si capisce) questo ci sarà sempre la Katusha, o la Barhein Merida… che finiscono le gare con le pive nel sacco e poi si lamentano dei soldi o di congiunture varie…
Più che un tetto ai salari, metterei un tetto massimo alla somma dei punti UCI degli atleti di una squadra contemporaneamente iscritti ad una competizione. Vuoi sagan coi suoi 470 e passa punti UCI? Porti degli atleti con un numero di punti inferiori in squadra.
Sì come quando fai le squadre nel Fantaciclismo!! :==
Mi domandavo infatti che senso avessero i team sviluppo visto che, una volta che il corridore cresce e si afferma, viene ingaggiato dal team più grande.
Bisognerebbe che ci fosse una protezione per le squadre che investono sulla crescita di un proprio vivaio, o almeno di prevedere un equo indennizzo per lo svincolo contrattuale.
non si puo' paragonare il sistema americano (NBA, NFL….) al ciclismo. lì non esistono promozioni/retrocessioni, e per un discorso di volontà di equilibrio i giovani migliori, in linea di principio, vanno nei team peggiori. qui come si fa anche solo pensare ad un processo del genere? ed anche il tetto salariale. è possibilissimo superarlo, pagando una luxury tax. e poi, anche ipotizzando un tetto massimo non superabile, ok, io acquisto Sagan, lo pago 1€ al giorno il resto lo mette tutto lo sponsor tecnico. aggirato il tetto salariale. o blocchiamo poi anche i compensi per gli sponsor "personali"?
l'unico sistema, per ridistribuire un po' equamente gli introiti, stà proprio nei diritti televisivi. tu Aso/RCs hai un ritorno dallo trasmettere la corsa, bene, una pare degli utili, va ridistribuita ai team.
e comunque, anche lì, le differenze economiche ci sarebbero. perché poi arriva il direttore sportivo della squadra xy che quei soldi, invece che spenderli/reinvestirli nella squadra, se li prende e se li porta a casa lui.
piuttosto, qualche team, potrebbe vendere proprio merchandising su un suo sito. fare una specie di parco chiuso a pagamento per qualche tifoso. prevedere una qualche partecipazione ad un qualche tipo di stage.
pero' sarebbe interessante avere l'effettivo ammontare degli stipendi pagati da ogni singola squadra.
No.
Che promozioni/retrocessioni ci sono nel ciclismo?
I giovani migliori non vanno nei team peggiori? Dipende. Ci sono giovani ottimi che non riescono a trovare contratti e come ben si sa pagano, e /o finiscono in team di quarta fascia in mancanza di altro.
Si potrebbe invece proprio pensare ad un sistema di drafting.
La questione degli sponsor personali c'è, ma appunto è ad personam del singolo atleta, non di tutta una squadra. Guarda caso Sagan è molto ben pagato dal proprio sponsor personale, ma il resto della sua squadra non è al livello Sky.
Questo era il sistema in voga anni fa. E difatti i DS che lo applicavano ora sono al palo.
[QUOTE="pedalone della bassa, post: 6211531, member: 61708"piuttosto, qualche team, potrebbe vendere proprio merchandising su un suo sito. fare una specie di parco chiuso a pagamento per qualche tifoso. prevedere una qualche partecipazione ad un qualche tipo di stage.
[/QUOTE]
Tutte soluzioni che ci sono già. Es: https://katusha-sports.com
Ma non contribuiscono a sufficienza per mantenere una squadra.
Basti pensare che persino Rapha ha mollato la Sky perché il ritorno era scarso in proporzione all'investimento.
Quindi il problema sarebbe che non ci sono dirigenti capaci di trovarsi sponsor e scegliersi i corridori? :pc:
Il problema è che non si comprende la natura e la potenzialità del ciclismo professionistico: anche l’idea (imbarazzante) di racimolare soldi attraverso i diritti televisivi delle immagini on bosrd o manifestazioni da circo (hummer series) ne sono la dimostrazione. Che la classe dirigente tradizionale non sia in grado di trovarsi gli sponsor è un dato di fatto (basta guardare a quante formazioni WT abbiamo in Italia)…
il drafting pero' a chi lo applicheresti? solo alle world tour? e se io giovane italiano vengo "selezionato" da una squadra…..russa?
sui diritti televisivi, non so se le squadre si siano mai "fatte sentire" con gli organizzatori (forse Tinkoff una volta ;nonzo%)
non sapevo della KAtusha, grazie mille.
"parco chiuso" a pagamento? si snaturerebbe la natura stessa di vicinanza tra il ciclismo ed i suoi tifosi? poi non so quanti introiti avrebbero.
canali you tube delle squadre?
;nonzo%
Altrettanto no.
Non ho la bacchetta magica e non lavoro per federazioni. Credo però che un qualche sistema si potrebbe trovare. Al momento mi pare che non ci sia una volontà comune di farlo.
Ogni tanto qualcuno alza la voce. Tinkoff è stato tra questi ed è stato praticamente preso in giro come uno che "ha speso molti soldi per un giocattolo a termine" (parole di Vaughters).
Andy Riis ha fatto lo stesso per decenni, ma siccome non ha mai detto niente è stato glorificato da tutti.
Il problema è di difficile risoluzione per quanto esposto prima: il ciclismo non si corre in uno stadio* (parliamo di ciclismo su strada) ed è fortemente legato ai luoghi. Chi detiene in qualche modo questi luoghi può venderli tramite i diritti tv.
ASO ed RCS oltre ai diritti tv guadagnano da comuni, province e regioni per le tappe. ASO ha l'esclusiva della Roubaix tanto per dire, e vende un prodotto in cui dei ciclisti corrono su quei sassi. E la tv paga per avere quello e la gente guarda la tv per vedere quello.
Nessuno pagherebbe per vedere Sagan che fa una volata sul cavalcavia Buccari…
E questi sono soldi che gli organizzatori prendono prima dell'evento. Se poi alla Roubaix vince Sagan bene, ma se vince Van Summeren gli cambia niente. Al massimo cambia alle tv per gli ascolti.
Come detto, sono cose che fanno già. La Sky ha un nuovo mega-motorhome "Race-hub" con accesso VIP, etc…i canali YouTube qualche squadra ce l'ha (la Orica aveva fatto delle belle cose), ma non cose "sostanziali". Non ti fanno avere l'autonomia di uno stadio tuo, con Box Vip, etc..
*non parliamo della durata
A mio modo di vedere il problema è uno solo: lo squilibrio.
Uno sport è divertente quando è equilibrato. C’è poco altro da dire. Seguo la F1. Tutti a lamentarsi dello schifo delle auto ibride, non fanno rumore, non sono divertenti… balle. In realtà dal 2014, il primo anno ibrido, al 2016 il campionato non è stato divertente perché non era equilibrato. Mercedes dominava. Dal 2017 ad oggi invece sono tutte belle gare e ci si diverte a vedere la sfida fra i top team (e c’è anche equilibrio fra i 3/4 team minori, con possibili campioncini emergenti).
Ora che ho espresso il concetto, cosa ha portato lo SQUILIBRIO attuale nel ciclismo World Tour?
L’entrata dell’enorme sponsor SKY. Punto. Anche chi tifa per questa squadra (cosa per me incomprensibile) lo deve riconoscere. E’ come per il PSG nel calcio francese. Ormai il campionato fa schifo… non ha senso.
Se non ci fossero gli stipendi SKY col cavolo che Kwiatkowsky si logorerebbe a tirare per Froome al Tour… andrebbe a fare il capitano e tentare le vittorie di tappa al Tour in un’altra squadra.
E’ un processo (perverso se vogliamo) di selezione naturale. Lo paragono alla legge del mercato della libera e pura concorrenza… in poche semplici parole, l’azienda più brava, che riesce a vendere il prodotto al minor prezzo continua ad acquisire clienti, che hanno quindi il vantaggio del miglior prezzo, se la concorrenza del libero mercato funziona benissimo… e alla fine le altre imprese chiudono e rimane un monopolio, e quindi ADDIO CONCORRENZA E VANTAGGI PER I CLIENTI.
Lo stesso modo nel ciclismo: se una squadra è molto più forte e ha molte più risorse, riesce sempre meglio nelle gare, vince tantissimo di più, quasi sempre (6 tour su 7…) e piano piano raccoglie più incassi, più sponsor, i corridori migliori, che desiderano correre con loro, depauperando le altre squadre che si indeboliscono sempre di più sportivamente e diventano meno competitive… andando ad aumentare ancora di più le vittorie della squadra forte.
Risultato: le gare diventano scontate, uno schifo.
Quindi, per il bene del sistema ci deve essere un controllo esterno, dei limiti, posti da istituzioni imparziali.
Come nel mercato esiste l’autorità e le leggi antitrust per evitare i monopoli, così nel ciclismo (e nello sport in generale) ci deve essere un limite allo squilibrio.
Sono d’accordo che il monte stipendi è facilmente eludibile quindi sarebbe un limite inutile (basta far figurare che Sagan guadagna 50000€ annui ed il resto lo guadagna direttamente da suoi sponsor personali…), ma trovo molto intelligente e valida la proposta già fatta da un utente, di usare i PUNTI WORLD TOUR, come tetto massimo (eventualmente calibrarlo anche per singola gara, nel senso tu puoi avere un organico pieno di punti world tour, ma gli 8 partenti al tour non devono superare tot punti world tour).
Che ne pensate?
Non so come potrebbe essere applicato, ma un tetto agli stipendi o qualcosa di simile servirebbe per rimescolare le carte. Poi è chiaro che chi sa gestire bene il budget a disposizione sarà comunque più forte degli altri.
:offtopic: Per @Ser pecora :
Hai in mente un articolo dei tuoi sulla situazione dei giovani ciclisti pro italiani, alla luce del fatto che finito Nibali non si vede molto ( con tutti i dubbi su Aru )?
Fine :offtopic:
Il problema non è culturale, ma di business, bisogna far quadrare i conti, se uno investe x, vuote aver indietro x+tot, altrimenti i soldi li mette da un'altra parte.
Tinkhoff l'aveva detto e infatti molte squadre hanno chiuso, non per incapacità dei manager, ma perché il giocattolo non funzionava.
ma infatti è così. tinkoff è stato un tifoso che ha buttato via i suoi soldi… il suo interesse era solo emotivo e non aziendale. un classico. a un certo punto si è svegliato e, chiedendosi chi glielo faceva fare, ha chiesto di poter fare il ciclomercato per poter rientrare in qualche modo di enormi spese… ma come si fa!
Si può fare. In generale, per riallacciarmi al topic, penso che ora in Italia i giovani promettenti non manchino affatto (Matteo Fabbro in ottica corse a tappe ad es.), ma manchi una squadra capace di fare da vivaio e farli crescere.
Anche in questo ora è molto brava la QuickStep, che lo fa coi corridori di area belga-olandese, ma non solo, basti pensare a Fabio Jakobsen, Jhonatan Narvaez e per il prossimo anno al giovanissimo Remco Evenepoel (un supertalento a detta di molti).
Gli italiani invece ora sono sparsi un po' in giro, cosa a cui storicamente siamo poco abituati, visto che una volta erano gli altri ad andare in Italia o Francia "a scuola". Ma il mondo è cambiato.
In due anni da calciatore a campione belga e europeo sia su strada che a crono :hail: Ed è uno 00!
Fine OT.
Troviamo altre soluzioni che mettere un tetto salariale ai poveri , mettiamolo ai ricchi. Mi spiego meglio un mezzo calciatore prende il doppio di Sagan che è il campione del mondo , non uno dei 23 campioni del mondo , e vogliamo mettere un tetto salariale a Sagan ?
Semmai mettiamo un punteggio massimo o minimo da portare in corsa , cosi' vediamo corse più equilibrate e belle.
il tetto salariale serve a nulla……la competenza non si fa' con i soldi…..
Ok si vorrebbe far correre Froome senza squadra per metterlo contro a 8 atleti mediocri che dovrebbero batterlo??
Attualmente il problema e' che a parte Sky e QS non ci sono squadre ben organizzate……guardate Movistar,si puo' portare 3 capitani e uno abbandonarlo a se stesso le prime tappe per poi dire che era lui il capitano??
QS se puntasse hai grandi giri sarebbe a livello Sky,ma furbescamente punta alle classiche….cosi uno vince i GT altro vince classiche.
La lotto per esempio e' stata brava a trovare 2 capitani e' qualche buon corridore….
Ripeto e' solo questione di organizzazione,anche la Bora e' cresciuta ma non e' ancora a livello di QS proprio perche' non e' facile pescare e avere per anni i migliori atleti.
In ultima conta anche il gruppo……..Thomas per anni ha dato il cuore il Froome cosa che in questo 2018 si e' ribaltato e' Froome ha permesso che non si cambiasse il capitano dato dalla strada
Una sola cosa non mi torna: la Sky ha trovato il suo super uomo plurivincitore in Kenya. O meglio, l’ha trovato alla Barloworld quando per non finire fuori tempo massimo in salita si attaccava ai tergilunotto delle ammiraglie.
Veramente una botta di fortuna aver trovato tutto questo talento nascosto.
Fammi capire, Tinkhoff grazie alla sia passione ha messo molti più soldi in una squadra di quanti ne ha guadagnati e lo consideri un pirla.
Se non fosse per gente come lui il ciclismo professionistico sarebbe sparito da anni.
Vedi?… continuiamo a pensare così: il ciclismo è noioso, la casalinga di voghera si annoia, e chi “mette i soldi” nel ciclismo lo fa perchè è un generoso che ha soldi da buttare. Allora serve un “ritorno” economico cioè diritti televisivi, ciclomercato (alla tinkov) o anche biglietti per stare vicino ai pulmann (santoni)… questa visione è sbagliata, e, purtroppo, è molto diffusa.
Ho parlato con la casalinga di Voghera e mi ha assicurato che non si annoia affatto e che continuerà a seguire il ciclismo, soprattutto se continuerà a rimanere gratis… :==
Quindi chi mette i soldi lo deve fare a scopo di beneficienza?
https://www.money.it/Tour-de-France-2018-giro-affari-fatturato
Vorrei sapere quanti di questi soldi derivanti dai diritti televisivi (circa 75 mln di euro l'anno per il solo TDF!) vengano ridistribuiti alle squadre.
Su questo deve meditare l'UCI.
Sinceramente , non l'ho capita . Come si mette in pratica ?
A mio modo di vedere non cambierebbe nulla anche col tetto sariale.
Continuerebbero ad essere preferite quelle squadre i cui sponsor sarebbero in grado di garantire dei "plus" a fine carriera ai loro corridori.
Secondo voi tra l'andare ad estrarre i biglietti della lotteria nazionale in diretta tv e sedere in un avveneristico studio televisivo, magari per commentare le gesta di giovani colleghi che in carriera s'era visto crescere, un qualsiasi corridore, a parità d'ingaggio, cosa sceglierebbe?
Mi spiego meglio. In base al valore della squadra e del campione si possono dare dei punteggi , La Sky che al tour porta il meglio del meglio , alle altre corse wt porterà un valore sicuramente minore , ma non una squadra di portaborracce come è avvenuto in passato , perché la corsa non interessava.Esci da questo range di punteggio e paghi una multa che verrà poi assegnata come finanziamento agli altri team.
ogni corridore ha un punteggio UCI che lo classifica nel renking mondiale, si potrebbe imporre un tetto massimo per non avere squadre troppo forti o uno minimo cosi' le WT non correrebbero certe corse come il Giro con le riserve delle riserve e, magari, si eviterebbe di invitare squadre senza meriti sportivi. Il problema e' che i corridori sarebbero convocati dalle squadre non per la loro forma, caratteristiche, etc, ma per il loro punteggio. Purtoppo ogni soluzione presenta controindicazioni piu' o meno grandi.
Potrebbe essere una soluzione …
… nonostante le controindicazioni .
C'entra e non c'entra, ma mi viene la considerazione che tutto il budget del team Sky è equivalente al solo ingaggio di CR7.
Infatti poi tutto il discorso torna dove ho cominciato io.
Non ho scritto CR7 , ma ho scritto mezzi giocatori che prendono il doppio di Sagan.
E giocatori giovanissimi che prendono molte volte l'ingaggio di un gregario di 30 anni che dopo un'anno pretendono l'adeguamento a 2 milioni.
questo non eviterebbe comunque che una squadra con punteggio sufficiente portasse i suoi migliori ciclisti ad una corsa solo per allenamento, o a pascolare…
non si puo' paragonare calcio a ciclismo……muovono interessi completamente diversi
Ma almeno , e ci metto anche il nostro campione Nibali , si vedrebbero in corsa e non in continuo ritiro.
Solo per dare a Cesare quel che è di Cesare aggiungo che Bernal è stato scoperto da Gianni Savio che, per il suo passaggio a Sky ha preteso un premio di valorizzazione.
Ovvio, che tutti dicano quanto è brava Sky a portare un 21enne al Tour – e che Tour che ha fatto – ma se Androni avesse avuto un budget decente al Tour ci sarebbe andata lei e Bernal – ci scommetto – si sarebbe infilato in tutte le fughe delle tappe di montagna.
…O magari sarebbe rimasto sempre nel gruppo maglia gialla a giocarsi un posto nella top five visto che ha dimostrato di avere le potenzialità…
Quello che scrivi é vero ma l'appeal di un team come Sky resta per molti versi irrinunciabile ed irresistibile…
Puoi anche togliere dalla lista dei fattori dirimenti l'ingaggio, ma alla fine se hai qualche ambizione l'Androni la devi lasciare…
Non mi viene in mente altro.
Savio ha spiegato a Raisport che quando un loro atleta è richiesto, se riescono a dargli l'ingaggio che gli offrono gli altri glielo adeguano, in caso contrario lo lasciano andare e chiedono un premio di valorizzazione. Non ho sentito se mettono nero su bianco nel contratto, ma mi pare di sì.
Di fronte ad un interessamento Sky c'è poco da fare. Con loro puoi andare a fare i GT, con Savio se ti va bene fai il Giro e la carriera è la carriera. Personalmente rinuncerei a qualche soldo di ingaggio pur di andare a fare il gregario in una grande squadra.
Secondo me è difficile ridurre le cose in modo semplicistico. Ci sono tante variabili: gli agenti, sponsor personali, "carattere" dell'atleta, ambizioni, etc.etc..
Ci sono atleti che sono più pagati stando in squadre continental che alla Sky, altri che alla Sky ci sono stati, ma non ne potevano più, altri che l'importante sono i soldi, etc..
ehm, in nba sono 4 anni che la finale non cambiawhisp
Fin che piovono soldi è meglio non mettere il tetto, sicuramente prima o poi smetterà
Vedi il punto 5, quando accenno al Merckx di turno.
[…] mettere un freno alla disparità economica tra le squadre più ricche e meno ricche nel ciclismo se ne parla da molto tempo. L’attuale presidente dell’UCI David Lappartient lo aveva messo come tema da affrontare […]