Correre in sicurezza o sicurezza di correre?

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All’Étoile du Bessèges sta andando in onda la solita telenovela che vede protagonista il dilemma, sempre più frequente, tra il correre in sicurezza dei corridori e il vincolo del dover correre comunque in presenza di episodi in cui la sicurezza non viene garantita per non affossare una corsa.


La risposta alla domanda del titolo dovrebbe ovviamente essere che nel momento in cui si corre la sicurezza dovrebbe essere garantita, essendo in gioco la salute (o la vita) dei corridori, ma, come sempre, la realtà è complessa, che non vuol dire complicata, ma che presenta una molteplicità di elementi o di aspetti. In primis quello che il ciclismo su strada, da sempre, presenta dei rischi oggettivi che praticamente mai possono essere ridotti a zero. Le risorse degli organizzatori non sono infinite, anzi, spesso sono molto limitate, e controllare capillarmente un percorso di uno o due centinaia di kilometri si rivela praticamente impossibile: solo lungo una strada di una decina di chilometri ci possono essere decine e decine di passi carrai da cui può uscire chiunque, dall’auto, al furgone, al cane. Con conseguenze ovviamente terribili per il gruppo se dovesse passare di li in quel momento (ed ovviamente passerà in quel momento, come il capriolo o il cinghiale che ovviamente attraversa la strada deserta alle 5 di mattina proprio quando passa l’unica auto o bici in ore).

Alla corsa francese negli ultimi due giorni la prima tappa era stata annullata a causa del movimento agricolo che con la sua carovana di mezzi aveva paralizzato le strade, mentre ieri è stato un veicolo sulla strada del gruppo a contribuire al caos, dato che la tappa attorno alla città del Gard era stata inizialmente interrotta. Il risultato è stato che sette squadre sono tornate a casa: Ineos Grenadiers, Soudal-Quick Step, Uno X Mobility, Lidl Trek, Decathlon AG2R La Mondiale, EF Education EasyPost e Unibet Tietema Rockets. La Lotto, da parte sua, è partita con solo due corridori (uno, Arnaud de Lie, vincitore di tappa).

Ottimo segnale da parte delle squadre, che rinunciano alla corsa per salvaguardare l’incolumità dei propri corridori, dall’altra però la solita divisione delle stesse, con in particolare varie squadre nazionali (francesi) che sono rimaste in gara. Idem le “piccole” (Tietema Rockets a parte) che a differenza delle WT non possono permettersi cosi facilmente di prendere ed andarsene a casa, in particolare se invitate.

Stéphane Heulot, Team Manager della Lotto, rimasta in gara, ha seguito gli eventi da remoto: “È stato davvero molto caotico. A un certo punto si è sparsa la voce che non sarebbe più ripartiti e alcuni dei nostri corridori, ormai infreddoliti, si sono diretti verso l’autobus. Arnaud (De Lie) e Baptiste (Veistroffer) erano nascosti in un’auto e hanno sentito alla radio che non era vero. Altrimenti non avrebbero abbandonato, si sarebbero lasciati travolgere dall’entusiasmo delle grandi squadre del World Tour.”

Chi invece non ne ha più voluto sapere è stato Benjamin Thomas (Cofidis -rimasta però in gara-), rappresentante dei corridori: “Rispetto a ieri (giovedì) la macchina era nella direzione di gara, procedeva a velocità molto bassa e ha svoltato a sinistra, tagliando fuori una parte del gruppo. Chi seguiva frenava, cosa che su una strada bagnata può rivelarsi drammatica. Abbiamo protestato subito perché stava succedendo di nuovo. Ci siamo fermati perché il patto era che ci dovesse essere più sicurezza e più moto in testa alla gara. Non lo era. »

Ieri mattina le varie parti si erano già riunite per discutere dell’incidente del giorno prima, che aveva causato la caduta e l’abbandono della corsa da parte di Maxim Van Gils (RedBull), ma dopo una quindicina di chilometri, il mezzo incriminato si è infilato tra la fuga del mattino e il resto del gruppo: “Era stato messo in sicurezza dalla polizia, ma è ripartito subito dopo, mentre il gruppo stava sopraggiungendo. Possiamo sempre imbatterci in un idiota o in una persona incosciente“, ha sottolineato Benjamin Giraud, direttore sportivo della Cofidis, indulgente nei confronti dell’organizzazione.

Romain Le Roux, responsabile della sicurezza dell’evento, intervistato da l’Équipe, è sembrato colpito dalle polemiche e dall’abbandono di una parte del gruppo, come dei volontari che alcuni hanno visto piangere: “Avevamo preso delle disposizioni in merito a quanto accaduto giovedì, ma purtroppo una macchina è rimasta di nuovo coinvolta. I corridori non si sentivano sicuri. I francesi ci hanno sostenuto molto perché se non ricominciamo da lì, non ricominceremo più”.

Yves Lampaert, capitano su strada della Soudal-QuickStep, ha spiegato la posizione delle squadre WT: “Siamo ovviamente delusi perché è un peccato interrompere una grande gara come Bessèges. Ma la sicurezza non era garantita, volevamo mandare un segnale agli organizzatori e all’UCI”. Una decisione assunta secondo lui “al 100% da tutti i ragazzi”, compreso Paul Magnier, leader della classifica generale in quel momento.

Mathieu Charpentier, direttore dello sviluppo strategico della Decathlon-AG2R, arriva dritto al punto: “Avremmo potuto anche assistere alla morte di un corridore. Noi sosteniamo gli organizzatori della corsa, abbiamo bisogno di loro, ma dieci punti UCI non valgono la vita dei corridori“.

Soluzioni? Sempre Le Roux: “ci vuole una reale consapevolezza degli organizzatori. Dobbiamo cambiare le cose, con circuiti locali chiusi, installando barriere o nastro adesivo per proteggere i piccoli incroci se non possiamo avere una persona fisica. Almeno la gente saprebbe che è in corso una gara quando esce di casa per andare a comprare il pane“.

Non la pensano allo stesso modo gli organizzatori, pur lasciando aperta la porta del dubbio: “Cosa possiamo fare di più?” Abbiamo già il numero massimo di motociclette, venti della gendarmeria e otto dell’organizzazione. Rispetto all’anno scorso abbiamo ancora più volontari per bloccare le strade, circa un centinaio. Forse non siamo abbastanza professionalizzati per organizzare gare, non lo so“.

Per arrivare alla solita somma zero del dibattito ecco infine De Lie: “Se tutti si fossero fermati la Bessèges avrebbe avuto difficoltà a proseguire la propria attività. Se non ci saranno più gare per noi potremo chiudere i battenti e andare a lavorare nel mondo “reale”. Penso di aver fatto la scelta giusta, ho rispettato l’organizzatore“.

Alla fine resta la conclusione che ne esce perdente il ciclismo tutto, senza soluzioni ad una realtà sempre più complicata per il ciclismo su strada. E soprattutto con risposte sempre agli stessi problemi date su due piedi, improvvisando, magari con gli assurdi dibattiti dei coinvolti fatti via Twitter (X) in tempo reale (tra quelli che lo usano, ed i mille altri che dicono la loro dal divano a simpatia o atitpatia), con decisioni prese poi di pancia al momento.

Resta il fatto che anche analizzando con largo anticipo le criticità dei percorsi servono poi le risorse per implementare delle soluzioni, in un contesto in cui le strade aperte negli anni si sono costantemente evolute in funzione dell’aumentare la sicurezza per un parco di auto circolante in costante aumento (circa 300 milioni di auto in Europa, con un aumento di circa 10-15k unità l’anno, nonostante una crisi nera del settore automotive negli ultimi anni), una cosa che contrasta fortemente con delle gare ciclistiche.

Commenti

  1. Ser pecora:

    Per me non sono pensate per il numero circolante oggi. Tant'è che continuano a farne o allargare le esistenti.
    Il cambio culturale per me saranno quelle a guida autonoma. Cosi uno si mette il cuore in pace e va 20kmh guardandosi Ig sul cell.
    Gli organizzatori metteranno un codice QR ad ogni incrocio (cartello o quel che sarà) sui percorsi e le auto si fermeranno per il tempo stabilito.

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    Ce ne vuole per arrivare lì...
  2. Ser pecora:

    Per me non sono pensate per il numero circolante oggi. Tant'è che continuano a farne o allargare le esistenti.
    Il cambio culturale per me saranno quelle a guida autonoma. Cosi uno si mette il cuore in pace e va 20kmh guardandosi Ig sul cell.
    Gli organizzatori metteranno un codice QR ad ogni incrocio (cartello o quel che sarà) sui percorsi e le auto si fermeranno per il tempo stabilito.

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    Difficile da comprendere e accettare, ma come tante cose che oggi sono assodate, spiegate ad una persona del 1800 (non fumarenei locali, rispettare il diverso, le donne ect ect) Poco da fare, la tecnologia c'è gia, i iimiti di velocità per le strade, devono essere controllati dal veicolo, senza possibilità di deroga. Toccherà partire 5 minuti prima per andare in ufficio? Amen. Siamo troppo stupidi per decidere noi a che velocità andare, io per primo.
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