Giro d’Italia 2026 consegnato agli archivi con l’impressione che sia piaciuto a metà del pubblico. E’ stato infatti un bel Giro o un Giro noioso e di basso livello? Da un lato si può certamente dire che la lotta per la vittoria non è stata certo serrata, con la presenza di svariati “capitani di riserva” per molte squadre, ma questa ormai è un po’ un’abitudine da sempre al Giro, ma quello di quest’anno non è stato certo più aperto di quello 2024. Dall’altro lato però è un Giro che ha offerto molte tappe che hanno favorito fughe avvincenti, penalizzando l’ormai sancita fine delle tot tappe da pennichella, leggasi sprinter.

(Photo by Massimo Paolone / LaPresse)
Jonas Vingegaard, voto 9 1/2. Il danese ha vinto senza evidenti problemi, mostrando una superiorità netta in salita che gli ha consentito di incrementare il proprio vantaggio gradualmente e senza svenarsi. Questo gradualmente è quello che a tanti pare non sia piaciuto, ovvero niente attacchi devastanti o da distanze siderali, anzi addirittura facendo il ciucciaruota di Gall sul Blockhaus. Chiaramente questa condotta di gara del danese è da vedere nella prospettiva della sua partecipazione anche al Tour de France, e proprio lui ha confermato a Giro finito: “Certo che è stato in rapporto al Tour, è per questo che non potevo giocarmi a fondo ogni tappa, pensavo anche al Tour sul lungo termine. Se sei completamente sulle gambe e devi prendere due settimane di riposo prima di riprendere gli allenamenti allora non sarebbe stata una buona preparazione“. Il disegno del percorso ha fatto il resto, con tappe con arrivi in salita presumibilmente disegnate su-misura per il danese, ma con un dislivello globale inferiore a quello degli anni scorsi. Insomma, l’ideale per non sfondarsi in vista del Tour, e questo va tenuto a mente per i critici, visto che in presenza di un percorso più esigente o disegnato in modo da renderlo più “aperto” avrebbe visto l’assenza di Vingegaard, che invece ha legittimato questa edizione facendo scrivere sul Trofeo Senza Fine il nome di uno che, ormai è certificato, è tra i migliori corridori da GT della storia. Detto questo, a fronte di tappe di montagna piuttosto corte e con un dislivello più contenuto delle edizioni passate le prestazioni in salita sono state tutte di livello assoluto, con ogni record delle varie ascese battuto e rapporti W/Kg monstre. Ergo, quando c’era da aprire il gas Jonas non lo ha fatto a mezza manetta. Voto 10 alla Visma-LAB: praticamente perfetti, con anche la tappa a Kuss e l’8° posto in CG di un Piganzoli super, che fa ben sperare per l’Italia nei GT.

(Photo by Fabio Ferrari/LaPresse)
Felix Gall, voto 9. L’austriaco ha dimostrato di essere arrivato a grande maturità, migliorandosi costantemente negli ultimi anni in termini di classifica nei GT, ma soprattutto di prestazioni. In salita, pur orrendo come pochi da vedere in sella, è un rullo compressore: sale agilissimo, ma riuscendo a fare velocità notevoli. I suoi tempi di ascesa non saranno all’altezza dei soliti alieni, ma sono di livello assoluto. Ha anche mostrato di poter fare anche dei cambi di ritmo e pure di avere una buona punta di velocità come nello sprint in cima a Piancavallo. Quattro secondi posti di tappa confermano che si tratta di uno dei migliori scalatori al mondo. Il 33° nella cronometro conferma invece che la specialità non è proprio il suo, ma anche una prestazione migliore non avrebbe cambiato, né cambierebbe, la sostanza della sua eccellente prova a questo Giro. In generale brava anche la Decathlon (voto 8), che ha corso bene, ed ha fatto accompagnare ottimamente Gall dal compaesano Gregor Mühlberger, che pur nell’ombra ha sempre servito ottimamente il proprio capitano. Ci si poteva aspettare un filo di più da Lund Andresen.
Jai Hindley, voto 8 1/2. Il vincitore del Giro 2022 ha confermato di essere pure lui corridore solidissimo, con il suo secondo podio al Giro ed dopo il 4° posto alla scorsa Vuelta. L’Hype italica verso la RedBull era ovviamente tutta per Giulio Pellizzari (voto 6), ma l’esperienza era tutta dalla parte dell’australiano. D’altronde non sono tutti fenomeni ed a 22 anni il duca di Camerino ha tutto il tempo di trovare costanza sulle 3 settimane. I tre terzi posti di tappa per Hindley (sempre dietro Gall) sono la prova provata che la gerarchia di questo Giro non si presta a grandi discussioni. A parte i due scalatori il resto della RedBull è stato senza infamia e senza lode (voto 6).

(Photo by Massimo Paolone/Lapresse)
Lidl-Trek, voto 8. Dare un voto alla formazione tedesca è forse l’esercizio più complicato di questa edizione. Hanno corso bene? No. Hanno fatto un sacco di errori tattici e pratici, però alla fine portano a casa la maglia blu con Ciccone, il 5° posto di Gee-West ed una tappa con Milan. Potevano fare di più? Forse Milan si, ma era anche un Giro apertamente ostile a sprinter puri come lui, il quale però ha dimostrato grande caparbietà e gamba sul Muro di cà del Poggio e sul traguardo di Roma, ed alla fine si è portato a casa una tappa in ogni GT corso in carriera. Ci hanno fatto divertire? Almeno Ciccone sicuramente si, in un modo o nell’altro. Ha dato di matto, ha litigato, ma ci ha provato in ogni modo, ed in due tappe è andato corto di poco. Se da un lato si criticano i “ragionieri” che corrono in modo robotico non si può non apprezzare il Giulio nazionale. O si, per quelli mai contenti :-).
Bahrain-Victorious, voto 9. La squadra del Bahrain va a sprazzi come sempre, o scompare per lunghi periodi o le imbrocca tutte. In questo Giro abbiamo avuto la seconda versione. Ci hanno fatto scoprire Afonso Eulalio (voto 10), che prima ci ha regalato una tappa epica con una fuga memorabile a Potenza, e poi con una tigna ed una gamba pazzesca si è portato a casa un 6° posto in generale e una maglia bianca stra-meritata, in particolare per l’attacco di puri zebedei a Piancavallo in cui ha messo a tacere ogni critico possibile. Completano il tutto il 9° posto dell’infinito Damiano Caruso, che a 38 anni si regala la 7^ Top10 in carriera in un GT; e la vittoria di tappa del 23enne Alec Segaert con un numero di potenza e intelligenza finissima che ha ricordato il Cancellara d’annata.
XDS-Astana, voto 10. La squadra cino-kazaka ha fatto bottino pieno: vittoria di tappa e maglia rosa con Guillermo Thomas Silva, vittoria di tappa con Davide Ballerini a Napoli e vittoria di tappa di Alberto Bettiol, il quale un giorno all’anno ci ricorda di cosa possa essere capace, con un numero di gran classe a Verbania.
UAE-Emirates, voto 9. Pareva un’edizione votata al disastro per la squadra emiratina dopo la caduta rovinosa dove hanno perso d’un botto capitan Yates, Soler e lo sfigatissimo Vine. Poi però si sono riorganizzati ed hanno portato a casa 4 tappe con Arrieta e Narvaez. L’ecuadoriano in particolare ha confermato di essere un finisseur di gran classe e con pochi rivali se il percorso è quello giusto. Ed a questo Giro i percorsi per lui appunto non mancavano.
NetCompany-Ineos. voto 6. Ci si poteva aspettare qualcosina di più della formazione britannica, in particolare in qualche fuga. Invece è arrivata la scontata vittoria di tappa a cronometro di Ganna e poi il 4° posto di Arensman in CG, un po’ dal fiato corto. Il meglio l’olandese lo ha tirato fuori a crono, ma in salita sembra aver perso qualcosa, e deve ringraziare Bernal se non è pure naufragato in più di un’occasione in questa circostanza. Bernal 10° ricorda a tutti che corridore di classe sia, ma anche non può che ricordare che sliding door sia stato il suo incidente, purtroppo. Il resto della truppa, pur di ottimo livello sulla carta, si è limitato al lavoro di pura manovalanza.
Soudal-Quickstep, voto 10. Il Wolfpack aveva una missione e l’ha portata a termine. Paul Magnier si conferma lo sprinter del momento e del futuro (il concorrente n° 1 ce l’avrebbe in squadra). A 22 anni si porta a casa 3 tappe e la maglia ciclamino. Sprinter moderno, capace di sopravvivere a montagne e fughe e pure ad arrivi assassini dove conta l’accelerazione più che non i Watt di picco. A Napoli ha fatto terzo quasi cadendo, ma facendo un numero allucinante. La squadra belga si conferma come sempre una delle migliori nella scelta e valorizzazione degli uomini dopo aver sottratto Jasper Stuyven alla Lidl. I risultati sono li da vedere: Magnier ha potuto contare su lead-out perfetti e Milan no. E globalmente la stagione di Stuyven è eccezionale.
In ordine sparso: Uno-X, voto 8. La nazionale norvegese centra una vittoria di tappa insperata con Dversnes e 3 secondi posti di tappa con Leknessund, che purtroppo per lui niente ha potuto fare contro la maggior punta di velocità di Narvaez e la giornata del’anno di Bettiol e Valgren. NSN-Cycling, voto 5 1/2. La formazione svizzera non si è fatta vedere molto, e forse ci si poteva aspettare qualcosina di più da Strong e Pinarello. Jan Hirt, 12° in CG invece si conferma a 35 anni il cagnaccio che è sempre stato. Movistar, voto 4. Gli spagnoli non hanno corso male come in altre occasioni, anzi, ci hanno provato ed anche bene, ma Mas ormai sembra proprio in fase calante e si è visto solo in una caccia alla tappa in fuga, dove non ha avuto speranze in volata con Narvaez. Deludente Aular, che in questo Giro aveva un percorso molto favorevole alle sue qualità. Male Romo, non in palla anche prima del ritiro. Deludente Rubio, che più che far casino in fuga con Ciccone non ha fatto ed è riuscito pure a perdere la classifica RedBull a favore di Arrieta il giorno dopo aver litigato per prenderne i punti..eccellente Milesi, che meriterebbe altro ruolo. Groupama-FdJ, voto 4. La squadra francese già al via si è presentata con una formazione che lasciava mal sperare, sul campo hanno solo confermato. Tornano a casa con il 3° posto a crono di Cavagna, ed il 3° di Penhoet a Roma. in qualche occasione si è visto un buon Kench, ma tutto li. EF-Education-EasyPost. voto 6. Erano probabilmente venuti con la sola ambizione di vincere una tappa dopo il forfait di Carapaz, e quella hanno centrato con Valgren. Beloki e van der Lee si sono ben messi in mostra in varie occasioni. Mikhels allo sprint c’è sempre. Sfigato Battistella, malino Cepeda. Alpecin-Deceuninck, voto 3. Perso Groves per ritiro hanno perso anche il loro senso in questa gara. Da li non si sono più visti. Lotto-Intermaché, voto 4. Stesso discorso che per la Alpecin, con De Lie a coprire il ruolo di Groves. Pure sfortunati a perdere van Eetvelt, che però non sembrava comunque quello dei giorni migliori. Toon Aerts ha fatto la cosa migliore nel giorno di grazia di Segaert. Jayco-Alula, voto 4. Andrea Vendrame una tappa ero sicuro la vincesse su questo percorso, ed invece è uscito alla 3^tappa. Da li non si sono più visti. O’Connor 16° in CG a mezz’ora, sotto le attese. Tudor, voto 7. Mai sugli scudi, ma hanno corso bene col materiale che hanno, prendendosi un bel po’ di punti utili. Storer 7° in CG si conferma al suo posto tra i migliori scalatori del WT. Il giovanissimo Rondel manca di poco la Top10 e Storck per poco non la metteva alla 2^tappa. Unibet Rockets, voto 6 1/2. Hanno onorato la loro partecipazione correndo molto bene, in particolare per Groenewegen, che non ha portato a casa la sperata tappa, ma non ci è andato lontano. Polti-Visit Malta, voto 6 1/2. Le fughe erano il loro pane e non se lo sono fatti mancare. Maestri ancora una volta è andato vicino al risultato della vita a Milano, Sevilla vince la classifica delle fughe. Bardiani CSF 7 Saber, voto 6 1/2. Stesso discorso che per la Polti. Con Marcellusi al posto di Maestri. E Tarozzi per la classifica degli sprint intermedi. Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team, voto 5, con metà squadra decimata da ritiri non è stato certo il loro Giro. Bax 4° alla crono ha lasciato almeno un segno. Team PicNic PostNL: non pervenuti.







