Il mondo dei Podcast spesso non offre grandi, se non nessuno, spunto giornalistico, ma in alcuni casi invece fornisce comunque il punto di vista di alcuni personaggi meno sotto i riflettori di certi ambienti. Se uno di questi è Brent Copeland, Team Manager della Jayco (sia femminile che maschile) diventa molto interessante ascoltarlo, essendo Copeland persona molto preparata e professionale, nonché caratterialmente lontana da eccessi. Lo ha fatto in un’intervista per il podcast australiano Domestique, da cui ci riserviamo di estrapolare alcuni passaggi riguardo punti importanti nel ciclismo pro di oggi. Copeland è anche presidente dell’AICGP, Association of Professional Cycling Teams, la rappresentanza dei Team professionistici presso l’UCI.
Un punto importante è la realizzazione (alla buon’ora) che i continui messaggi via radio dei DS di tutte le squadre di stare davanti prima di sezioni pericolose sulla strada portano a creare un’ansia nei corridori che poi incrementa la pericolosità dei passaggi e di conseguenza le cadute, andando a realizzare esattamente quello che si voleva evitare: “[…]le squadre si stanno mettendo d’accordo nel cercare di far passare i messaggi via radio da parte dei DS nel modo migliore per non creare questa ansia ed urgenza negativa nei corridori.”
Altro punto importante a livello di sicurezza è la questione dei rapporti e dello sviluppo metrico per cercare di limitare il crescere continuo delle velocità. Copeland in particolare ha fatto l’esempio dell’ultimo AlUla Tour, quando in una tappa piatta con vento a favore il gruppo ha percorso l’ultimo km (tutto) a 72kmh di media (!). Hanno fatto quindi dei test sui rapporti, ma ad un certo punto ammette che è stato il fornitore tecnico ad opporsi “comprensibilmente, perché il modo in cui i test erano condotti poteva danneggiare l’immagine dei loro prodotti”, bloccando di fatto i test. Copeland spera però che questo non rappresenti un precedente che blocchi ulteriori test nel futuro. Questo perché gli incidenti e, peggio, le morti di corridori (cosa successa proprio nel team sviluppo della Jayco l’anno scorso, con Samuele Privitera) “danneggiano non solo lo sport, ma il futuro dello sport”.
Riguardo invece il caso di Lorena Wiebes al Giro d’Italia e la squalifica per la bici troppo leggera, incalzato dal conduttore sul fatto che l’UCI non “sia trasparente” nelle su decisioni, Copeland riporta un po’ di equilibrio senza entrare nel caso specifico: “se in una zona il limite è 80kmh e vai a 83kmh vieni multato. Discutere le regole a posteriori non serve né ad incrementare la sicurezza né a dare una buona immagine dello sport”.
L’intervista entra nel vivo però riguardo il modello economico del ciclismo: “il punto più importante nel ciclismo oggi è risolvere il problema del modello finanziario, che rappresenta l’80% dei problemi del ciclismo, sicurezza compresa, perché l’incertezza economica porta una ricerca spasmodica di punti, contratti, etc. che si riflette nei rischi presi in gara. Il problema è come, è la risposta è molto complessa. Un punto importante sarebbe la condivisione dei ricavi degli organizzatori tramite diritti tv, etc, ma è un nodo complesso perché non tutti gli organizzatori di corse hanno bilanci positivi, molte corse sono addirittura a rischio se non hanno già chiuso, e sarebbe infattibile far finanziare tutto il ciclismo professionistico dagli organizzatori che hanno bilanci positivi. Ma ci sono dei modi ed abbiamo un gruppo di lavoro tra le squadre che penso darà i suoi frutti nell’immediato futuro“.
Punto cruciale è una domanda che Copeland si pone: “È giusto che 2 squadre abbiano tutti i migliori corridori? Stiamo rendendo lo sport interessante in questo modo? Personalmente non credo”. “Un miglioramento penso sarebbe introdurre un Budget Cap o Financial Fairness che dir si voglia. Due anni fa fui uno dei primi a sollevare la possibilità di un tetto salariale in seno all’AICGP, ma sono stato massacrato dagli altri membri (ride), ma ora la gran parte lo supporta. In gran parte perché si sono resi conto che la situazione cosi com’è è insostenibile. Ma non si tratta solo di un budget per i corridori, ma di dare assicurazioni agli sponsor. Chiarisco: se un Main Sponsor va da una squadra WT questa gli chiede almeno 15-20 milioni di euro. Al che lo sponsor gli chiede se possono garantire di poter essere nelle prime 8 squadre in classifica punti per i prossimi 3 anni, o 5 anni, dipende dal contratto che cercano. Senza un tetto salariale nessuno può garantirlo. Perché 20 milioni possono essere sufficienti come no. Con un tetto di spesa invece è possibile dare delle garanzie. Invece all’inizio tanti miei colleghi mi dicevano: col tetto di spesa stai allontanando RedBull o Decathlon! ma non è così! Anzi, è l’esatto opposto, sono uomini d’affari, sono investitori, e non solo in uno sport, ma in diversi sport, e non vogliono solo buttare dei soldi per comprare i migliori corridori di oggi, ma vogliono avere sicurezze sul ritorno del loro investimento nel tempo. E l’unico modo per farlo è con un tetto di spesa. Altrimenti niente vieta che l’anno prossimo il Qatar voglia comprare una squadra e spenderci 100 milioni, e magari l’anno dopo l’Arabia Saudita arrivi con 150 milioni. E con 20 milioni uno sponsor al massimo si compra lo spazio libero su una manica delle loro maglie…quindi la gente deve capire che un tetto di spesa serve innanzitutto a dare garanzie agli sponsor. La stabilità poi arriva di conseguenza“.
E Copeland non si nasconde dietro una foglia, ed ammette che Mauro Schmid, il loro corridore che gli ha garantito più punti nelle ultime stagioni, se ne va semplicemente perché non sono riusciti almeno ad eguagliare l’offerta della Pinarello Q36.5.
Però secondo lui le cose stanno finalmente cambiando: “Ci sono ormai solo 2 squadre su 18 che sono fermamente opposte al tetto di spesa. Gli altri ne hanno capito, o iniziano a capire quanto sia importante. Speriamo ci si arrivi più prima che poi, prima che questa bolla esploda, perché il modo in cui stiamo funzionando ora, con squadre che cominciano a fare ricognizioni dei percorsi con gli elicotteri, portando i loro corridori dalla cima di una montagna alla base di un’altra per minimizzare i tempi…(ride -ndr-)..i costi per operare una squadra sono diventati estremamente alti, senza contare gli stipendi dei corridori. Che li meritano sicuramente, ma dobbiamo essere sicuri che sia sostenibile. Ed al momento non lo è, a meno che tu non abbia la fortuna di avere una famiglia reale saudita o degli emirati alle spalle. I budget incrementano anno dopo anno. Quando Jerry Ryan (il proprietario di GreenEdge, la società che detiene la licenza delle squadre Jayco -ndr-) ha iniziato nel 2012 il budget era attorno ai 10-12 milioni, oggi siamo a 32 milioni per una squadra WT di media classifica. I Top Team sono a 55-60 milioni l’anno ormai. Andare avanti è molto difficile. Mauro (Schmid -ndr-) voleva restare, sarebbe stato contento di restare, ma quando qualcuno ti offre il 40% in più….ma tutto questo danneggia lo sport ed il suo futuro. Stiamo sempre costantemente cercando sponsor, partner, finanziatori, ed è cosi per tutti i team. Anzi, per tutti tranne 3″.


