Colpo di scena ai campionati italiani maschili: vince Conca dello Swatt Club

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Filippo Conca (26 anni) è il nuovo campione italiano su strada. Lo sprinter lecchese ha battuto Alessandro Covi (UAE-Emirates) e Thomas Pesenti (Soudal-QuicksTep Devo) allo sprint. Ma la notizia è che Conca, ex professionista di Lotto e Q36.5 è ora, tecnicamente, un amatore, correndo infatti per lo Swatt Club.


Risultato che getta tonnellate di benzina sulla già infinita discussione riguardo i metodi alternativi per diventare professionista, le resistenze della “vecchia scuola” contro il ciclismo che cambia, etc.etc… dato che lo Swatt Club non ha solo vinto, ma ha fatto letteralmente la gara, prima con due uomini in fuga, Francesco Carollo e Lorenzo Ginestra, e poi chiudendo vari attacchi con Niccolò Petitti e Mattia Gaffuri.

Nel finale lo Swatt Club è stata l’unica squadra a giocarsi la vittoria con 2 corridori su 5 rimasti: Gaffuri e Conca, con quest’ultimo che ha battuto Covi sulla linea. Quinto posto per Gaffuri.

Un risultato clamoroso con una squadra amatoriale, dal budget minuscolo in rapporto alle varie WorldTour, che va a sconvolgere ancora di più equilibri consolidati e discussioni annose. Resta il fatto che questa vittoria dello Swatt Club, nelle loro tenute totalmente bianche, segna un punto di rottura storico. E a loro vanno i complimenti per il progetto, il coraggio e l’impegno, anche al direttore sportivo Giorgio Brambilla.

Curiosità: il gradino più basso del podio ai campionati nazionali tedeschi è occupato da Anton Schiffer (Bike Aid), altro “trombato” alla Zwift Academy 2024.

Commenti

  1. Ser pecora:

    Chiaro.
    La mia è un'impressione dettata dalla mia esperienza, tra l'altro non ho abitato in tutto il regno unito, ma solo in un posto...

    L'atteggiamento degli automobilisti li però mi ha sempre fatto pensare all'espressione Road Rage, che non a caso è roba loro.

    In Italia non sono certo meglio per risultati, ma appunto, solo perché non gliene fotte niente. Per dirla papale. Nemmeno si pongono il problema del ciclista.
    Eh beh allora questi inglesi sono rabbiosi ma imprecisi, se nonostante il dolo di ciclisti ne uccidano meno dei guidatori italiani che sono semplicemente strafottenti ;pirlùn^

    Comunque, consapevole che siamo OT quindi torniamo a parlare di Swatt. Per continuare il parallelo Italia-UK, sembra quasi la "favola" del team HUUB, con ai tempi il mezzo-sconosciuto Dan Bigham che va a vincere in velodromo battendo i mostri sacri.

    [MEDIA=youtube]29uPmahOkuY[/MEDIA]
  2. Maiella:

    Sono statistiche note, che conoscevo e che raccontano in maniera inequivocabile il triste primato italiano.
    Tuttavia essere i peggiori di una graduatoria non significa che altrove le cose vanno meglio.
    In UE ci sono ogni anno circa 2000 sinistri mortali in cui perdono la vita delle persone in bici. Di questi 2000 casi dell'UE, sono circa 200 i casi che registrano in Italia. Ciò significa che altri 1800 morti sono sparsi nel resto dell'Unione Europea. Svezia, Danimarca e Olanda impressionano per il numero basso di incidenti, ma tolti i circa 200 casi italiani, parliamo mediante comunque di altri 1800 morti provenienti dagli altri stati membri.
    Sono numeri che si trovano online e che ci aiutano a riflettere sul fatto che l'Italia non è sicura, ma anche altrove, tolte alcune isole felici, le cose non è vero che vanno meglio. Sono numeri ugualmente gravi.
    Cosa hanno in comune quei tre paesi?
    Le piste ciclabili! Tante e fatte bene. Il segreto (di pulcinella) è tutto lì.
  3. Roberto Massa:

    Non così recente, qualcuno si era posto il quesito/"soluzione" già 20+ anni fa (link autoreferenziale però questo avevo fatto ).

    Secondo me è uno dei temi che quanto avvenuto ieri invece dovrebbe proprio mettere sul tavolo. Se, e solo se, si vuole cogliere quanto avvenuto come punto di svolta, "rivoluzione" (termine eccessivo?) del sistema ciclismo in Italia.
    Evitando in primis però il "salto sul carro dei vincitori" perché questo è il ns. vero sport nazionale.
    E i temi, i primi che mi vengono in mente, sicuramente non tutti, sono questi:
    - reclutamento e gestione dei talenti in Italia <16 anni. Target Federazione e Istituzioni. C'è un buco enorme rispetto al passato. Paradossalmente (ma parlo per esperienza limitata a dove abito) ci sono anche gli sponsor....ma non ci sono ragazzi che a questa età sono attratti da uno sport considerato comunque rischioso (per vari motivi), su tutti quello del dover circolare su strade.
    - rafforzamento (vabè il tema proprio non esiste lo so per esperienza diretta) di temi legati alla sicurezza stradale nelle scuole. Target Istituzioni
    - gestione degli atleti >16 anni perché il salto prestazionale, negli ultimi anni, è stato evidente ma non lo è stato di pari passo lo svecchiamento di chi li gestisce. Target Federazione
    - gestione non settoriale delle sotto discipline (vedasi multidisciplinarità): a differenza di 20 anni fa includendo "alla pari" quanto emerge dal bacino online (non secondario e in quanto gamification, appetibile più di altri contesti) Zwift, MyWhoosh...altre piattaforme sono in questo inesistenti o quasi. Questo punto si sovrappone allo svecchiamento gestionale sopra. Qui il target unico è ancora a livello federale.
    Il resto, parere personale, viene a cascata, perché nessuna azienda investe in uno sport a livello "pesante" (WT) senza un consolidamento di queste basi.
    Io personalmente partirei dal fondo: le aziende che oggi investono "pesante" nel ciclismo quali sono e perché lo fanno? I "soldi veri" chi li sta mettendo nel ciclismo oggi? Siamo sicuri che chi li mette lo faccia su quelle basi li?

    Nel senso: io credo che lo sport venga strutturato dall'economia dello stesso, non il contrario. In tutte le federazioni del mondo ci possono essere le migliori persone con le migliori intenzioni (e spesso ci sono, checché se ne dica), ma senza pecunia niente fai. Far collimare il ritorno economico di un'azienda con la progettualità di una federazione non è facile (San Brailsford).

    Quello che penso è che con l'ingresso di questi nuovi player (coi loro interessi specifici) si dovrà andare per forza verso un accentramento del sistema. Nel senso che oggi ci sono troppe microsocietà, soprattutto giovanili, con anche 1-2-3- atleti...per forza di cose gestite "alla buona" dal volontario di turno (magari anche "illuminato", ma più probabile, no). Chiaro che serve lo svecchiamento, ma intanto la generazione che gestisce è quella li...non si può buttar fuori a calci.

    Cosa che già si vede con le Devo. Non tanto le conti, ma a livello juniores. Ormai il "collo di bottiglia" arriva a livello allievi (15-16 anni) e non viene gestito dalle federazioni, ma in forma "privata", con tutto quello che ne consegue. Alla fine anche lo Swatt Club non è che sfugge a questo, anzi.

    Quindi lo spazio per le federazioni si restringe, imho.

    Sarà un bene? Non lo sarà? Boh, non lo so. Vedremo.

    Poi sicuramente ci sono gli altri punti sollevati: sicurezza, appeal, etc...

    In generale comunque mi sembra che le sfide siano le stesse di ogni altro settore: paesi di tradizione che fanno fatica nella transizione, con paesi emergenti che si fanno strada velocemente ed in modo aggressivo, e che proprio perché non di tradizione non hanno zavorre culturali e status quo da preservare, quindi molto più liberi.

    Se avevi già detto tutto nella tesi...sorry :-)xxxx Ora mi costringi a leggerla....:prega:
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