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I casi doping di Sicot e Preidler

I casi doping di Sicot e Preidler

Piergiorgio Sbrissa, 20/09/2019

Due recenti casi di doping offrono spunti interessanti per capire la situazione attuale a riguardo. Non tanto per i casi in se, ma per capire i piccoli intrecci che il doping spesso implica.

Il primo è quello di Marion Sicot (Doltcini-Van Eyck Sport), 27 anni, francese, zero vittorie in carriera. Sicot è stata trovata positiva all’EPO in un controllo nientemeno che ai campionati francesi a fine giugno scorso, nei quali la francese è arrivata 9^ nella corsa in linea e 2^ a cronometro. Dopo i campionati nazionali le è stato notificato il controllo e quindi non ha più corso. Ora si aspettano come da copione le controanalisi, e lei si dichiara assolutamente estranea al fatto.

L’interesse di tutto questo è che sino ai campionati francesi l’allenatore della Sicot era Franck Alaphilippe, cugino e allenatore del più noto Julian. Sicot si è affrettata a precisare che subito dopo i campionati Franck Alaphilippe non l’ha più seguita avendo firmato un contratto biennale con la Deceuninck-Quick Step, entrando nel suo staff, e che quindi il controllo ha niente a che vedere con lui.

La cosa ovviamente potrebbe non essere propriamente cosi, ma fino al risultato delle controanalisi chiaramente ogni giudizio va sospeso. Nel frattempo il quotidiano francese L’Equipe ha tentato di contattare Franck Alaphilippe per avere dei commenti, ma senza successo.

Per restare in tema, va considerato il caso di Georg Preidler, già noto alle cronache per essere coinvolto nell’operazione Aderlass, ora vede la sua posizione aggravarsi, in quanto finora l’austriaco aveva solo ammesso di essersi fatto prelevare del sangue in vista di una trasfusione, ma ora sarebbe stato provato che si sarebbe dopato già dal Giro d’Italia 2017 e pertanto ora è accusato di “frode commerciale grave” secondo la legislazione austriaca.

(Photo by Bryn Lennon/Getty Images)

Questo di conseguenza getta un’ombra a livello di immagine, dato che nel 2017 Preidler ha corso il Giro d’Italia nel Team Sunweb, vinto dal compagno di squadra Tom Dumoulin. Tant’è che il campione olandese ha pubblicato sui suoi social un messaggio in cui si dice “scioccato dalla notizia“, e di un “boccone amaro da mandare giù“. Aggiungendo che non vuole essere “acido verso una persona che non mi era nemmeno cosi vicina in passato“, per però poi precisare che all’epoca Preidler era “amaro, insicuro e chiuso in se stesso“.

Commenti

  1. Ser pecora:

    ...........
    Resta appunto la domanda se sia possibile o meno che oggi (o nel 2017) in una squadra si possa rimanere all'oscuro che un proprio corridore si dopi o meno. E non col salbutamolo e basta, ma nel caso specifico con trasfusioni e Gh.
    È una vera domanda che faccio, non retorica. Perché i meccanismi dietro queste cose non sono banali.
    Personalmente già mi sembra più difficile che un allenatore non si accorga di assunzione di epo.
    ..............
    Se quando inizi il rapporto con l'altro soggetto (allenatore o squadra) sei già carico e dunque mostri un certo livello iniziale, potrebbe anche non dare nell'occhio. La realtà è che io credo che molti sappiano, ma non necessariamente tutti. Soprattutto le squadre più grosse, le WT, almeno in alcuni casi, siano ben chiare con i loro atleti e siano le prime a controllarli. Non ce lo vedo uno Sky, Trek, Astana palesemente carico che viene lasciato correre. Lo fermano loro, magari con una scusa. Quando accade (raramente, spesso sono corridori di squadre minori), magari sfugge al loro stesso controllo. Viceversa le squadre minori, almeno alcune, credo chiudano proprio gli occhi, oberate dalla necessità del risultato a qualunque costo ancor più di quelle grosse.
    Ser pecora:

    In teoria, ma in pratica è una cosa illegittima.
    Se veramente un corridore ha fatto da solo perché deve pagare la squadra? Non sono un giurista, ma credo che cosi si contravvenga al principio di responsabilità personale............
    La responsabilità oggettiva può essere prevista nell'ordinamento sportivo (in altri ambiti si parla di responsabilità solidale ma è simile il risultato finale, ossia paga qualcuno che non ha direttamente commesso la violazione, anche se in quel caso solo se non paga il responsabile della violazione.) Però nello sport moderno, a cominciare dal calcio è quasi del tutto sparita. Troppo grandi gli interessi economici in ballo di una troppo grande pluralità di soggetti (si pensi alle società quotate, ma anche sponsor ecc.). Una responsabilità oggettiva pura stile anni 80 (un calciatore vende una partita e la squadra anche se all'oscuro retrocede), coinvolgerebbe troppi soggetti realmente non responsabili in alcuna maniera. Di fatto solo per responsabilità gravissime ai massimi livelli, paga anche la società. Nel caso del ciclismo, se scoprono, Vinokourov o Brailsford o Rijs (ho scelto questi perché stanno sulle balle a molti e nessuno si offenderà) che dopano tutti o quasi i loro atleti, ci sta che la squadra venga squalificata....per singoli atleti, è difficile.....anche se comunque la positività ripetuta in un arco di tempo breve se non erro, coinvolge anche le squadre a livello di sospensione temporanea.
  2. Ser pecora:

    Quello è il codice di giustizia sportiva, in cui io leggo:

    [LIST=1]
    [*]Il presente Codice non si applica ai procedimenti relativi a violazioni delle norme sportive antidoping nonché agli organi competenti per l’applicazione delle corrispondenti sanzioni.
    [/LIST]
    Di fatto, non applicano una responsabilità oggettiva seria nemmeno per molte altre violazioni. E' rimasta quasi solo la responsabilità diretta
  3. Ser pecora:

    Quello è il codice di giustizia sportiva, in cui io leggo:

    [LIST=1]
    [*]Il presente Codice non si applica ai procedimenti relativi a violazioni delle norme sportive antidoping nonché agli organi competenti per l’applicazione delle corrispondenti sanzioni.
    [/LIST]
    Davo per scontato che i casi di doping rientrassero in questa fattispecie: violazione dei principi di lealtà, correttezza e probità (art.1 bis comma 1 C.G.S.)

    Stando così le cose la strada è ancora lunga...