Il Dauphiné ammazzatutti

Il Dauphiné ammazzatutti

18/08/2020
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18/08/2020

Normalmente il Dauphiné è l’ultima prova prima del Tour de France, la prova che serve da rifinitura per le squadre ed i corridori, per dare l’ultima oliata ai meccanismi con i gregari in salita, nelle volate, a cronometro. I ritmi ed i percorsi però non sono mai estremi. Tutti cercano ovviamente di non sfinirsi prima del Tour, e quando qualcuno lo fa tendenzialmente lo paga poi alla solita terza settimana del Tour.

Quest’anno, complice il noto virus, squadre e corridori sono arrivati con molte incognite sulla propria preparazione, e pure con quella di un Dauphiné ridotto da otto a cinque giorni. Un Dauphiné però durissimo nel percorso: nel Menù 27 salite per un totale di 18.650mt di dislivello in 5 giorni. Una montagna, letterale, di dislivello che oltretutto i corridori hanno affrontato Full-Gas, senza risparmiarsi.

E da subito, basti pensare che già la prima tappa, Clermont-Ferrand-> Saint-Christo-en-Jarez, prevedeva 218km per 4000mt di dislivello, che sono stati coperti dal vincitore Wout Van Aert (Jumbo-Visma) alla bella media di 40km/h tondi tondi.

Mikaël Cherel (AG2R), veterano scalatore, fidato gregario di Romain Bardet ha dichiarato: “il livello in montagna è stato senza dubbio più elevato che al Tour de France. In questi ultimi anni ad un’andatura simile restavo coi 20 migliori in salita, qui eravamo ancora in 40 o 50. Si perdono i riferimenti“.

Alla penultima tappa, Ugine-Mégève, 148,5km, con 5 salite di cui due di 1^ categoria ed una Hors Catégorie, la Monteé de la Bisanne (12,7km, 7,7% medio) per un totale di 4149mt di dislivello, l’andatura in salita è stata senza risparmi, come racconta Pierre Rolland (B & B Hôtels-Vital Concept): “…salire la Bisanne a 25 all’ora con tutti che seguono è impressionante. Non è praticamente possibile fare più di cosi. Io in ogni caso non ho mai visto niente di simile“.

E Rolland non lo dice tanto per dire visto che basta dare un’occhiata a Strava per rendersi conto che l’andatura è stata proprio quella, per una VAM di poco meno di 1500

 

L’ultima tappa, Megève-Megève, 156km per 3782mt, non è stata da meno, con la solita infornata di salite:

Salite attaccate ad andatura forsennata da subito. A cominciare dal Col de Romme, salita HC di 9km per 8,9% medi, su cui ha scollinato per primo Sebastian Reichenbach (Groupama) alla velocità media di 19km/h, per una VAM di 1736 (392W medi). Senza tuttavia fare una particolare selezione:

Il record della salita del Col de Romme resta quello stabilito alla 17^ tappa del Tour 2009, dove però il Col de Romme era la penultima salita. Nell’occasione i fratelli Schleck e Alberto Contador fecero meglio di 14″ rispetto a Reichenbach. Il terzetto dette alla fine 2’18” al quarto, Vincenzo Nibali.

Se pensate però che in questa ultima tappa del Dauphiné il ritmo sia stato tanto inferiore nel finale vi sbagliate. Il vincitore di tappa, Sepp Kuss (Jumbo-Visma) ha affrontato come un razzo le ultime salite, la Côte de Domancy e la Côte de Cordon, a 2017 di VAM la prima e 1644 la seconda. Il tutto sempre in stretta compagnia di  tutto il gruppo dei migliori.

La differenza l’ha poi fatta nell’ultima salita al traguardo, 8,5km al 4%, affrontati a 30,1km/h medi (50km/h di punta) per una VAM di 1290 (359W medi). Abbastanza per rifilare 27″ a Lennard Kämna (Bora) e 30″ a Daniel Martinez (EF).

Gran ruolo in tutto questo l’ha avuto la Jumbo-Visma, squadra stellare che ha blindato la corsa in ogni frangente, come ha notato Hugo Hofstetter (Israel Start-Up Nation): “Sono allucinanti, e non parlo nemmeno dei loro scalatori, già dal Tour de l’Ain Tony Martin e Wout Van Aert impongono ritmi impossibili, anche in salita! La loro squadra è due gradini sopra tutti gli altri“.

Ed eccolo qui ad esempio Van Aert, in un fotogramma che lo ritrae tirare il gruppo in un pezzo in piano nel finale dell’ultima tappa, dopo 5 salite (la velocità è in basso a destra):

In tutto questo la Jumbo, perso Roglic, si è vista pure sfilare la vittoria finale, ma la selezione sembra essere stata comunque durissima, se non fisicamente almeno mentalmente. Appare molto strano (e “tattico”) che Egan Bernal sia stato ritirato per “mal di schiena”. Mal di schiena che ora pare aver colpito pure Thibaut Pinot, il quale salterà i campionati nazionali per riposare e riprendersi al meglio per il Tour. Anche se le ultime notizie danno Richard Carapaz in pre-allerta per il Tour dato che Bernal qualche problema pare averlo davvero (anche se questo fa pensare che Thomas e Froome non siano realmente in condizione di essere competitivi).

Altra indicazione che ci viene dal Dauphiné è che i più in forma pare siano i giovani. L’unico nella Top10 sopra i 29 anni è Pinot, mentre ci sono ben tre under 24 ad aver mostrato  le cose migliori (tra cui il vincitore): Daniel Martinez (24), Tadej Pogačar (21) e Lennard Kämna (23). Appena fuori dalla Top10 c’è Sivakov (23), che senza la caduta avrebbe fatto sicuramente meglio.

Insomma, un Dauphiné che pare aver segnato la nascita di nuovi equilibri nel gruppo.

 

 

Infine una curiosità: se la Ineos schierasse al Tour Froome, Thomas, Bernal e Carapaz sarebbe la seconda volta nella storia che una squadra schiera 4 vincitori di grandi giri tutti assieme. Il precedente è la squadra francese al Tour del 1958 con Jacques Anquetil, Louison Bobet, Jean Stablinski e Roger Walkowiak.

 

Commenti

  1. Mauro1988:

    uno che gioca in serie C nemmeno la fa vedere la palla al classico amatore del torneo provinciale...cosi tanto per far notare che anche in altri sport il divario tra amatori e professionisti è netto a qualsiasi livello.
    Verissimo. Perché il calcio, come altri sport di squadra non è solo fisico, ma anche tecnica e quella la puoi migliorare ma o ce l'hai o non ce l'hai. Non si scappa.
    Ho visto un filmato con Maradona (va be', esempio non calzante) con una pancia così, fermo, giocava su una mattonella 10x15, eppure faceva quello che voleva. Un articolo di BDC-Mag diceva che Hinault dopo il ritiro prese una sventola da suoi amici, mai stati pro', con i quali usciva, perché non era allenato e pensava di essere ancora il fuoriclasse che era.
    Paragonare il calcio al ciclismo non ha senso, se non per avere un'immediata visione d'insieme.
    Concludo, quasi tutti i vincitori di granfondo sono dei professionisti a tutti gli effetti. Vivono di quello. E non è nemmeno corretto paragonarli agli amatori. Sono, nella maggior parte dei casi, degli ex professionisti che sono rimbalzati e che si sono resi conto che guadagnavano di più nelle categorie amatoriali, dove gli avversari veri saranno sì e no 10, che nelle categorie inferiori dove, o paghi per correre o guadagni davvero poco.
  2. samuelgol:

    Però, lo ripeto, i paragoni amatori top/prò, non ha mai riguardato i prò top o quantomeno quelli WT sostanziosi, bensè quelli e sono parecchi che prò lo sono solo di tesserino.

    Se dobbiamo paragonare un top amatore con i pro più scadenti che si pagano il fatto di correre tra i professionisti, che senso ha? Che questi ultimi non arrivano a finire le corse a cui partecipano e alla prima sgasata stanno al vento.

    Ma soprattutto che senso ha fare la star delle gf? Dove quelli con le possibilità di prepararsi al tuo stesso livello si contano sulle dita di una mano.
    Preferisco a questo punto corridori elìte che si confrontano con gli u23.
  3. gibo2007:

    Se dobbiamo paragonare un top amatore con i pro più scadenti che si pagano il fatto di correre tra i professionisti, che senso ha? Che questi ultimi non arrivano a finire le corse a cui partecipano e alla prima sgasata stanno al vento.

    Ma soprattutto che senso ha fare la star delle gf? Dove quelli con le possibilità di prepararsi al tuo stesso livello si contano sulle dita di una mano.
    Preferisco a questo punto corridori elìte che si confrontano con gli u23.
    Il senso di fare la star alle gf è quello di sbarcare il lunario molto meglio di tanti pro scarsi, facendo quello che ti piace e magari trovare modo di riciclarsi nell'ambiente anche x il dopo.
    Trovo sicuramente più senso a far questo, che lo zingaro x il mondo pagando di tasca propria.