Il ritorno alla vittoria di Nairo Quintana. Ed un po’ di dati

Il ritorno alla vittoria di Nairo Quintana. Ed un po’ di dati

Piergiorgio Sbrissa, 14/02/2022

Nairo Quintana (Arkéa-Samsic) ha vinto il Tour de Provénce, rompendo così un digiuno che durava dal maggio scorso. Il colombiano, 32enne da 4 mesi, ha avuto una sfilza di problemi fisici ultimamente, non ultimo la covid il mese scorso, in una forma non grave, ma nemmeno lieve, con febbre alta ed una notevole perdita di peso che lo ha tenuto completamente lontano dalla bici per dieci giorni. Il ritorno alla vittoria però è arrivato in grande stile.

Il grande stile è dovuto alla modalità con cui è arrivata la vittoria di tappa e, conseguentemente, della classifica generale: con un attacco secco che ha fatto il vuoto. A testimoniarlo è nientemeno che il campione del mondo Julian Alaphilippe (ora pure colonnello onorario della riserva civile dell’esercito francese, promozione arrivata giusto prima della tappa) il quale ha ammesso di “aver fatto un piccolo errore, aver voluto seguire Quintana”. Già questo da la dimensione del ritmo del colombiano dal momento dell’attacco. Conferma ne da il suo compagno di squadra Maxime Bouet: “Tutti sapevano dove avrebbe attaccato, e nessuno, nemmeno Alaphilippe che gli è rimasto qualche attimo a ruota, ha potuto inseguirlo. Avevo fatto la ricognizione della salita e sapevo che ai -5km dalla vetta c’era il massimo della pendenza, quindi avevo avvertito Nairo dicendogli di non muoversi prima. Ho tentato di tirarlo al massimo, ma era così forte che mi ha saltato secco, l’ho visto partire come un proiettile. Quando è così e quasi imbattibile“.

Secondo i soliti calcoli non ufficiali Quintana avrebbe battuto di 30″ il record della salita di Montagne de Lure, detenuto da Alberto Contador dalla Paris-Nice del 2009.

Questi calcoli lasciano sempre il tempo che trovano, ma spulciando qua e la si può dare un po’ di contesto.

La salita di Montagne de Lure è lunga 13.28 km, con una pendenza media del 6,59 %, per un dislivello di 875 mt. Matteo Jorgenson, 22enne della Movistar, è arrivato 3° nella tappa,  a +37″ da Quintana, stesso tempo di Mattias Skielmøse Jensen (Trek Segafredo). La sua prestazione è visibile su Strava.

Jorgenson ha prodotto 417watt medi per 32’08”, che gli sono valsi una VAM di 1532 ed una velocità media di 23,9km/h. Oltre che il KOM di consolazione su Strava.

Jorgenson, da sito Movistar, misura 190cm di altezza per 65kg di peso (!). Per dare un’idea del valore in W/Kg Nairo Quintana dovrebbe essere 167cm per 59kg, mentre Filippo Ganna , 193cm per un peso indefinito, ma presumibilmente superiore agli 80kg, è arrivato 12°, a +1’21” da Quintana, e solamente a +43″da Jorgenson.

La prestazione di Ganna, su Strava, mostra 470Watt medi per l’intera salita, per una VAM di 1478. Prestazione di livello assoluto per un cronoman come lui, purtroppo vanificata dalla squalifica per il cambio bici non consentito (a metà tappa ha preso la bici da salita, più leggera e senza freni a disco non dall’ammiraglia dietro al gruppo, come da regolamento, ma a bordo strada da un mezzo del team).

Cercando di analizzarne un po’ la prestazione si può vedere come Ganna sia andato su con passo super regolare, infatti la sua potenza media è praticamente identica sia nel pezzo in cui il gruppo è rimato compatto, sino a 21’37” dall’inizio della salita, sia dopo che Quintana ha piazzato l’attacco ai -5km, quindi nei 12’32” rimanenti.

Una prestazione superlativa considerando che Ganna ha fatto meglio di scalatori come Aurélien Paret-Peintre (AG2R) e Michael Storer (Groupama).

Da segnalare anche la grande prestazione di Samuele Battistella (Astana), il campione del mondo U23 in carica, che pur non essendo uno scalatore puro è arrivato a +1’27” da Quintana. 7° in classifica generale.

 

Commenti

  1. bastianella31:

    Non sto trollando, chiedo per curiositä: ma in Tour de France come quelli in cui vinceva il mitico Miguelon, che possibilitä avrebbe avuto un Ganna?
    A parte che Indurain non aveva il fisico di Ganna. Indurain è alto come Froome: 186cm. E non pesava certo 80kg quando era tirato.
    Per l'altezza lo posso confermare avendolo anche visto dal vivo. Che fosse una specie di corazziere è una cosa entrata nell'immaginario collettivo, ma credo piu' perché i suoi avversari dell'epoca erano scalatori piccoletti che lo facevano sembrare un gigante.
  2. Maverik89:

    beh no, a primavera 2012 nessuno lo dava per favorito, anzi era più lo sciacallaggio per il fatto di non aver reso sulle ardenne come nel 2011, invece lui era l'unico diceva apertamente che, stava smaltendo l'anno di successo e si stava nascondendo.
    Dalla primavera al mondiale ci passano 6 mesi. Gilbert era un campione, non un carneade. Predire la vittoria di un campione non è roba da esperti. Un campione lo metti sempre e comunque nel novero dei favoriti, perchè la storia, non Gilbert nel 2012, ha dimostrato che un campione il coniglio dal cilindro te lo può sempre tirare fuori, a maggior ragione nelle gare di un giorno, a maggior ragione se ci arriva a fari spenti e a maggior ragione se non è manco troppo in là con gli anni. Nel 2012 Gilbert aveva 30 anni. Età perfetta. Aveva vinto 2 tappe nella Vuelta premondiale pochi giorni prima e dimostrato una condizione invidiabile, oltre ad avere un percorso mondiale tagliato su misura per lui. Gilbert arrivò a quel mondiale da favorito o quasi, dopo una primavera in sordina. Aveva semplicemente puntato il mondiale, non ci voleva un esperto per nominarlo fra i possibili vincitori.
  3. Maverik89:

    ho usato quell'aneddoto perchè è quello che mi ricordo nitidamente (e qui sicuramente pecco di cherrypicking), penso che tutto sommato ne capisca perchè ho un suo libro ed alla presentazione dello stesso l'ho "conosciuto" e l'ho sentito parlare di ciclismo, tutto qui, poi come ho scritto sopra non nego affatto che ogni tanto le spari grosse, poi se siano esigenze di spettacolo o senilità che avanza io non sono in grado di diagnosticarlo.
    ............
    Io credo che conosca il ciclismo e non ne capisca nulla. Sapere a memoria albi d'oro e aneddoti, non vuol dire, capire le corse e lo sport. Basta avere buona memoria e passione per queste cose. Se invece ne capisce, vuol dire che le sue affermazioni sono puramente demagogiche e populiste e non rispecchiano il suo pensiero. In quel caso è un professionista ancora più pessimo. Uno che fa male il suo lavoro non fa bene, uno che lo fa male apposta è peggio. Ammesso che si possa intenderlo fatto male. Se il datore gli chiede ascolti e non verità di quel che dice, magari il suo lavoro è fatto bene.