La corsa più dura: Paris-Tours 1921

La corsa più dura: Paris-Tours 1921

22/04/2019
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22/04/2019

Dopo la cronaca in differita della Milano-Sanremo 1910, ecco un’altra gara leggendaria corsa in condizioni epiche. La Paris-Tours del 1921.

La Paris-Tours è una delle gare più vecchie in calendario, creata nel 1896 come la Paris-Roubaix (e come la Roubaix è nata per promuovere il locale velodromo), si è per lungo tempo condivisa il titolo di “classica delle foglie morte” con il Lombardia, senza però acquisirne mai lo stesso status di “monumento”. Questo dal 1951 in avanti quando cominciò ad essere disputata ad Ottobre, mentre fino ad allora si teneva a primavera, tra la Roubaix e la Freccia Vallone. Negli ultimi tempi ha anche perso un po’ del suo prestigio, avendo un percorso storicamente piatto, per cui è sempre stata paragonata alla Milano-Sanremo, che non la rende particolarmente attrattiva soprattutto dal punto di vista televisivo, ma essendo gestita da ASO (l’organizzatore del Tour de France e della Vuelta) continua a sopravvivere nel calendario.

Ovviamente non sono mancate edizioni degne di nota, e sicuramente quella del 1921 è un’edizione che fa parte della leggenda del ciclismo tutto.

Veniamo alla cronaca, come riportata dal giornale L’Auto (all’epoca organizzatore del Tour de France).

18 Aprile 1921

Il brusco ritorno dell’inverno di cui abbiamo sofferto in questi giorni ha certamente nuociuto alla partenza della 14^ Paris-Tours. L’affluenza di pubblico è decisamente minore che d’abitudine quando raggiungiamo il Moulin Rose, il superbo stabilimento gestito dall’amabile Monsieur Moreau, che come d’abitudine si prodiga per facilitare il lavoro dei nostri commissari. 

Ma non sono ancora le 2 (di notte -ndr) che poco a poco i curiosi si fanno più numerosi, tanto che al momento del segnale di partenza dato ai corridori centinaia di sportivi saranno presenti per incoraggiare i nostri valenti corridori.

Alle 4 il controllo è chiuso. Non ci sono astenuti. I 64 partecipanti hanno il loro foglio di controllo. Il tempo è bello fisso, quindi il percorso non sarà neutralizzato che da Montretout.

Rossi da l’ultimo segnale per l’assemblamento, poi, dopo un ultimo appello, alle 4.15 precise il gruppo si sparpaglia dietro la Rolland-Pilain senza alcun incidente.

Una Rolland-Pilain del 1921. Marchio originario di Tours.

Limours, 36km

Il primo gruppo di corridori molto interessante è stato controllato alle 5h14′. In testa Henri Pellissier, Francis Pellisier, Tiberghien. Tempo molto freddo, strade in cattive condizioni.

Saint-Arnould, 50km

Il primo gruppo ad apparire, comprendente otto corridori tremanti per il freddo, passa alle 5h37′. I fratelli Pellisier sono riconosciuti al comando. Due altri gruppi seguono a poco. Nel terzo Alavoine in testa. I corridori Champion e Marsaux, letteralmente congelati, abbandonano.

Ablis, 60km

Tempo minaccioso e freddo. Poco pubblico nell’attraversamento della città. Il gruppo di testa seguito dalla Rolland-Pilain ufficiale è stato controllato alle 6h15′. Comprende Mottiat, i fratelli Pellisier, Tiberghien, Scieur, Christophe, etc..

Chartres, controllo, 88km

Alle 7.30 arrivano in tromba Henri e Francis Pellissier, Nempon, Mottiat, Barthélémy, Tiberghien, Mesuret. Alle 7h33 Christophe, Dejonghe, Bellenger, Anseuw. Alle 7.45 altri 45 corridori sono controllati. Henri Pellissier ha vinto il premio (per essere passato primo -ndr-) di Chartres. A questo punto si sono avuti numerosi abbandoni, come quelli di Alavoine, Chassot, Lacquehay, Scieur. È apparsa la neve giusto dopo il passaggio dei primi corridori. Il tempo è esecrabile e nuoce al successo della prova.

Chateaudun, controllo e ristoro, 135km

È un triste stato quello in cui arrivano al ristoro i primi corridori della Paris-Tours. In testa, alle 9.19 Henri Pellissier e Mottiat. Alle 9.20 Francis Pellissier, Nempon, Juseret. Alle 9.27 Christophe, Dejonghe, Lambot; alle 9.30 Anseuw; alle 9.34 Moulet. Henri Pellisier non ne ha voluto sapere di ripartire, cosi come Firmin Lambot. Passano sotto una vera tempesta di neve: Pelletier, H. Heusghem, Steux, Louis Huesghem, Muller, Herbette, Asse, etc. Anseuw, Hector Heughem, Steux e Juseret abbandonano a loro volta.

Vendôme, 173km

Tempo disastroso, freddo, tempesta di neve. Gli sfortunati corridori hanno enormemente sofferto.Nonostante ciò abbastanza pubblico e magistrale ovazione per Francis Pellissier che arriva solo alle 11.21. Poi Christophe alle 11.25; Mottiat alle 11.26; Dejonghe alle 11.27; Moulet alle 11.45; Louis Huesghem alle 12.01; Muller alle 12.20; Herbette alle 13.58.

Francis Pélissier, Henri Pelissier, Albert Dejonghe e Louis Mottiat.

Chateurenault, ristoro, 173km

È con grande ritardo sulla tabella di marcia che i corridori sono arrivati al ristoro di Chateurenault. Bisogna convenire che il tempo non si presta per niente alle circostanze. Ha nevicato tutta la mattinata. Francis Pellissier, Dejonghe e Mottiat sono stati controllati assieme alle 12.38. Christophe alle 12.50. Moulet alle 13.05. Louis Huesghem alle 13.15.

Neuille-Pont-Pierre, 226km

Molto in ritardo sugli orari. Francis Pellissier Dejonghe e Mottiat coperti di fango, irriconoscibili, sono passati alle 14.25. Christophe alle 14.30. Passano poi Moulet alle 14.54; Louis Huesghem alle 15.04; Muller alle 15.35

Channay, 251km

Francis Pellisier, Mottiat e Dejonghe passano assieme alle 15.50.

Un’altra delle poche foto esistenti della corsa. Corridore non precisato.

Bourgueil, ristoro, 278km

Il cattivo tempo è cessato. Il sole si è mostrato all’arrivo dei primi corridori al ristoro. Christophe ha vinto il premio di 60 franchi degli allievi della scuola miliare di Saumur, 1km prima della località. Al controllo è Francis Pellissier che vince il premio offerto dal proprietario del hotel Ecu de France. Passano assieme alle 16.44 Christophe, Mottiat e Francis Pellisier.

Chinon, 295km

Molto pubblico per assistere al passaggio dei corridori della Paris-Tours. Alle 17.30 arrivano assieme Mottiat, Christophe e Francis Pellissier. Dejonghe segue a 15′. Ci segnalano un numero considerevole di abbandoni.

Tours, 17 Aprile, per telefono dal nostro inviato speciale

La 14^ Paris-Tours può essere classificata come i drammi della strada più commoventi a cui abbiamo assistito. Si è disputata con un tempo terribile di cui si può avere un’idea pressapoco esatta sapendo che sotto la persistente tempesta di neve che la renderà per sempre memorabile 40 corridori hanno abbandonato nello stesso punto del percorso.

A mio avviso il dramma può essere distinto in tre fasi molto distinte: l’ultima divisibile in due fasi di cui la seconda costituisce l’epilogo dell’opera.

Prima fase: è la notte, con una luna molto chiara che rivela un cielo grigio e minaccioso e le nuvole chi sfilano veloci spinte un violento vento.

Seconda fase: subito dopo Chartres la neve fa la sua apparizione in fiocchi larghi, pesanti e compatti che “congelano” i nostri campioni, tanto che appena toccati da lei Alavoine, Chassot che è sofferente, Lacquebay e molti altri ancora rimangono imbrigliati, tornano al controllo e se ne vanno diretti in stazione.

È un duro calvario che i corridori devono sormontare tra Chartres e Châteaudun, e la corsa diventerebbe il disastro più completo, un disastro unico nella storia dello sport ciclistico se qualche coraggioso non avesse tenuto duro ed avesse deciso di lottare sino alla fine.

Terza fase: che potremmo intitolare la battaglia dei superstiti o meglio la battaglia tra i morti!

Andiamo sino a Vendôme. La neve ha lasciato posto alla pioggia, le strade sono in condizioni penose. Sempre più i nostri valenti, coperti di fango, irriconoscibili, remano nella tormenta, lottando come leoni contro un vento che l’acquazzone non riesce a calmare.

Francis Pellisier (a dx) riceve la maglia di campione nazionale nel 1921

Alla fine è Francis Pellisier a vincere, in 14h56’20”, seguito dal belga Louis Mottiat a 1’32” e Eugène Christophe a 1’40”.

Su 63 partenti arriveranno solo in 8. L’ultimo, Pierre Herbette, a 4h21′ da Pellisier.

Francis Pellisier corse gli ultimi chilometri e fece i tre giri di pista nel velodromo sui cerchi, in quanto aveva forato ad entrambe i copertoni. Per non perdere tempo su Mottiat che rimontava continuò sino a che le coperture uscirono dai cerchi.

Eugène Christophe subito dopo la fine della corsa disse: “Francis oggi è stato straordinario. Oggi è stato indiscutibilmente il migliore”.

Francis Pellisier, campione nazionale di ciclocross, il 7 marzo 1920.

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marco
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per curiosità, ma cosa prendeva un ciclista all’epoca, rapportato al giorno d’oggi?

Filpat
Member
Filpat

Sarebbe interessante saperlo. Nell’articolo precedente si parlava di un ciclista con un occhio di vetro, il quale ad ogni gara perdeva l’occhio che costava quanto quello che guadagnava. Probabilmente (per la gente comune quindi povera) le alternative ai campi ed alle fabbriche erano due: ciclista o parroco 😀

golias
Member

"Alla fine è Francis Pellisier ha vincere, in 14h56’20”, seguito dal belga Louis Mottiat a 1’32” e Eugène Christophe a 1’40”.
Su 63 partenti arriveranno solo in 8. L’ultimo, Pierre Herbette, a 4h21′ da Pellisier."

In poche parole 19 e passa ore in quelle condizioni climatiche :sbianca::pork:
Decisamente roba d'altri tempi :clown:

Lightwave
Member

Storie d'altri tempi degne di nota, come sempre o-o

Una curiosità: quando si faceva buio come facevano a proseguire?

A
Member
Aracnide

Che pelle dura , mi piace pensare che oggi le ultracycling come Transcontinental Race , Venetogravel etc riportano quel ciclismo eroico in vita.

123lorka
Member
123lorka

Oggi si parla, giustamente, tanto di sicurezza, ma all’epoca questi rischiavano la vita. Oggi se non vai da un biomeccanico sei praticamente uno sfigato…esagero ma avete capito il concetto, mentre all’epoca il 99% dei corridori stava malissimo in sella (con i criteri estetici di oggi) con il busto molto alto, alla faccia dell’areodinamica. Tanta sostanza pero…

barce
Member
barce

Ciclismo epico, veramente senza retorica, Sicuramente erano altri tempi, ma questi atleti avevano la pellaccia dura. Oggi è ovviamente diverso e senz’altro meglio soprattutto dal punto di vista della sicurezza. Gare lunghissime ovviamente per molte ragioni improponibili al tempo d’oggi, dove nonostante i percorsi siano più brevi, la durezza è garantita dalle medie altissime.

V
Member
valter1337

Purtroppo all epoca c era una componente a noi fortunatamente ormai sconosciuta. La fame. Per sconfiggerla facevano di tutto, anche gare come queste…..

B
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