Continuano a tenere banco le vicende giudiziarie di Lance Armstrong, ormai ciclista amatoriale, che al massimo accompagna qualche Pro in allenamento (Lawson Craddock per es.).

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Il texano ha subito un duro colpo lunedì nel duello che lo oppone, ormai da anni, contro il governo americano. Un giudice federale ha respinto le istanze di Armstrong e avvocati, i quali chiedevano che la procedura del governo, la quale reclama sino a 100 milioni di dollari di danni ed interessi (il triplo della somma impiegata in sponsoring) per conto dello USPS, United States Parcel Service ovvero il servzio postale, vecchio sponsor della omonima squadra costruita attorno ad Armstrong, fosse lasciata cadere.

Il servizio postale statunitense pagò 32,3 milioni di dollari in totale per sponsorizzare la squadra di Armstrong tra il 2000 ed il 2004. Soldi che non avrebbero pagato se avessero saputo che la squadra violava il contratto stipulato tramite il doping generalizzato ed ormai acclarato.

Il governo americano vuole recuperare quei soldi, mentre Armstrong afferma che sono accuse infondate, in quanto lo stato non avrebbe avuto alcun danno, ma anzi, ne avrebbe guadagnato tramite il ritorno d’immagine.

Purtroppo per Lance il giudice federale Christopher Cooper ha emesso una decisione motivata in 37 pagine nella quale, in sintesi, afferma che il danno di immagine per lo USPS successivo all’inizio della causa non è quantificabile e che l’ultima decisione in merito spetta ad una giuria. Si aprono così le porte del temuto processo per Armstrong.

In caso di vittoria del governo altro sicuro vincitore sarà l’ex-compagno di squadra Floyd Landis, il quale, avendo fatto partire la causa contro Armstrong nel 2010 (a cui si è aggregato il governo nel 2013) vedrà rifondersi in teoria sino al 25% della somma in gioco, che per la precisione è di 96.801.837 dollari.

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