L’aneddoto: la rivelazione di “Stringa”

L’aneddoto: la rivelazione di “Stringa”

21/08/2019

Era un ragazzo sano, agile, ma tremendamente magro. Gli amici lo chiamavano “stringa”. Aveva una passione in testa, e nient’altro: il ciclismo. Non veniva da una famiglia di ciclisti, ma di contadini, tutti amanti del ciclismo però e delle sue storie. E lui, a 15 anni, voleva diventare un corridore, ma gli amici, sentendolo, lo prendevano in giro ridendo: “Corridore tu? Ma va la che sei un cavalletto”. Nel dialetto locale cavalletto vuole dire “ronzino”. Insomma, la considerazione era poca, ma basata sull’aspetto, e spesso nel ciclismo l’aspetto tradisce.

Stringa faceva su e giù tra la casa dei genitori e il salumaio dove lavorava con la pesante bici, prestatagli da suo zio Livio, con cui consegnava i pranzi avvolti in tele a quadrettoni e salumi. Una bici da panettiere, da garzone insomma.

Una mattina, di buon’ora, sta pedalando allegramente verso il lavoro quando vede davanti a se un gruppo di corridori dilettanti in allenamento. È la prima volta che ne vede un gruppetto cosi da vicino, mentre si allenano. Spinto da curiosità si avvicina e comincia ad osservarne le maglie colorate, le fantastiche bici. Vere bici da corsa: coi cambi, i tubolari, i puntapiedi.

Il gruppetto accelera sugli strappi, ma il ragazzino con la bici da garzone è sempre li. Alla fine uno dice ad alta voce: “Mario, cosa vorrà questo ragazzino che ci segue con tanto accanimento sulla bicicletta di suo nonno?”.

Il ragazzino, da bravo piemontese, è suscettibile e gliela giura: raccoglie tutte le sue forze e scatta sui pedali. Supera il gruppetto e riesce a prendere cento metri di vantaggio. I dilettanti lo seguono alla disperata, ma i cento metri non diminuiscono. In centro al paese, dove c’è il negozio del pizzicagnolo ad aspettarlo, Stringa arriva per primo conservando i cento metri di distacco che è riuscito a dargli con lo scatto iniziale.

Come scriverà molti anni più tardi di quella bicicletta da garzone:

È stata lei ad avermi rivelato a me stesso, ad avermi offerto, in quella indimenticabile mattina di tanti anni fa, il primo sapore della lotta; più cara assai di tutte le meravigliose macchine di cui mi sono servito più tardi e che rappresentavano le compagne inseparabili della mia vita sportiva“.

Fausto Coppi, “Tuttosport”, 16 gennaio 1950

Coppi con la sua prima bicicletta. 2 anni più tardi rispetto l’aneddoto

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F
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fabiopon

In effetti, fisicamente parlando, a Coppi non gli avrebbe dato nessuno un centesimo di fiducia. Né allora né oggi.

B
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fabiopon

In effetti, fisicamente parlando, a Coppi non gli avrebbe dato nessuno un centesimo di fiducia. Né allora né oggi.

Sbagliando . In realtà era fatto proprio per quello . Polmoni possenti , senza fondo . Scheletro leggero come l'airone . Gambe lunghe con muscoli guizzanti . Campionissimo . Il più grande ciclista di tutti i tempi . Re del blues .

bradipus
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blues boy

Sbagliando . In realtà era fatto proprio per quello . Polmoni possenti , senza fondo . Scheletro leggero come l'airone . Gambe lunghe con muscoli guizzanti . Campionissimo . Il più grande ciclista di tutti i tempi . Re del blues .

se non sbaglio, Coppi aveva una malformazione allo sterno, fatto in modo tale che sporgesse in fuori.
questo comportava una maggior capacità polmonare.
come scriveva Gianno Brera: "lo sterno pare carenato come negli uccelli"… da qui il soprannome 'Airone'

B
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bradipus

se non sbaglio, Coppi aveva una malformazione allo sterno, fatto in modo tale che sporgesse in fuori.
questo comportava una maggior capacità polmonare.
come scriveva Gianno Brera: "lo sterno pare carenato come negli uccelli"… da qui il soprannome 'Airone'

Ricordavo Buzzati . Ma vado a memoria .

N
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Ser pecora

…non è che se uno ha lo sterno in fuori è perché riempito dai polmoni….Coppi aveva 6,8 lt di capacità polmonare. Che per uno della sua altezza erano sopra la media, ma non fuori dal mondo.
Poi in giro si leggono cifre al rialzo come sempre…

E come sempre fanno un po’ ridere queste cose del giustificare i successi in grammi o watt o cm.
Basti leggere “il cervello di Einstein” nelle mitologie di Roland Barthes.

Che poi ho anche io capacità polmonare "alta" , però faccio cacare in bici 😀

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F
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fabiopon
blues boy

Sbagliando . In realtà era fatto proprio per quello . Polmoni possenti , senza fondo . Scheletro leggero come l'airone . Gambe lunghe con muscoli guizzanti . Campionissimo . Il più grande ciclista di tutti i tempi . Re del blues .

Infatti…a vederlo ora tutto tranne un atleta Hors Catégorie!

bradipus
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un bel libro sull'argomento è "Coppi e il diavolo", del già citato Gianni Brera.
a me è piaciuto molto.

G
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giacomoBG

Questa di ‘stringa’ non la sapevo.. Bellissima!

G
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Ser pecora

E come sempre fanno un po’ ridere queste cose del giustificare i successi in grammi o watt o cm.
Basti leggere “il cervello di Einstein” nelle mitologie di Roland Barthes.

Vero.. spesso si riduce tutto a grammi cm e ultimamente watt.. ma qualcosa che pur non misurabile ci deve essere, non credo sia solo una condizione mentale anche se sappiamo essere preponderante.

G
Member

Ser pecora Si tratta ovviamente di capacità fisiche, ma ad alto livello non sono i 5W in più che ti fanno vincere o perdere, ma il saperli tirare fuori al momento giusto. Una combinazione di fisico e testa. Nel ciclismo attuale, meno bombato di quello dell'era precedente, si notano due cose infatti: -più livellamento e condotte di gara similari. Non dovute a mio avviso ai powermeter, ma al fatto che si sa come funziona l'organismo, ed a meno di non giocare alla roulette russa con fughe improbabili, si sa che la cartuccia da sparare è 1 verso la fine. Non… Read more »

M
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Capacità polmonare: è un parametro sopravvalutato dai ciclisi. Sia in espirazione che in ispirazione, in persone sane, difficilmente si esaurisce la "riserva" di volume, nemmeno con sforzi massimali. Il "collo di bottiglia" è più cardiovascolare che strettamente polmonare.

Scusate l'off topic.

G
Member
Ser pecora

È sempre il solito discorso: che tutti sappiano come si fa o facciano lo stesso non vuol dire che porti automaticamente agli stessi risultati.

Anche questo è vero.. ma esula dal mio discorso dove mi piacerebbe davvero capire quali sono le caratteristiche fisiche (lasciando perdere quelle mentali anche se sappiamo rivestono non poca importanza) che fanno la differenza.

Andrea Sicilia
Editor
Ser pecora

…………
Per restare in-topic: ai tempi di Coppi correvano molto di più, facendo anche cose assurde come 2 gare in 24h. Ma andavano avanti ad amfetamine a pioggia e comunque il livello delle competizioni era altalenante, con solo pochi corridori realmente competitivi. Tant'è che i distacchi potevano essere abissali.

Pochi corridori competitivi perché livello di vita professionistica sui generis per molti….ne parlavano a proposito di Bartali che fumava. Ma non sembravi molto d'accordo con me.

Andrea Sicilia
Editor

Ser pecora Bisogna relativizzare ai tempi. Fumare era considerato tabù, ma non bere alcolici ad esempio. Coppi beveva sempre birra a pasto. Anquetil champagne. Allo stesso tempo erano i più competitivi. E' proprio quello il punto. In una epoca come l'attale di iperprofessionismo, con nutrizionisti, allenatori, powermeter ecc.ecc. i valori si livellano e anche il campione vince perché vince, ma se la deve giocare bene. Al tempo, uno fumava, l'altro beveva birra a pasto, quell'altro champagne, ma erano i più forti e la scarsa preparazione degli avversari non colmava i loro vizietti. Faceva la differenza il talento. Ora, qualsiasi campione… Read more »

G
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Ser pecora

Il metodo scientifico in generale ha livellato le prestazioni, ma, per fortuna, si conserva un grado di soggettività sempre e comunque. Dovuto a vari fattori.

Ecco.. è proprio a questi fattori a cui facevo riferimento, parlavo stamani con un ex pro di certe situazioni di gara e in generale dei vincenti.. lui stesso afferma che la condizione arriva se te la sai creare ed è in primis mentale, come una specie di convinzione del vincente.
Sarà così anche per Remco ;nonzo%

G
Member

Io credo invece che un qualcosa in più a livello fisico-fisiologico lo devi avere a prescindere.. poi è chiaro che lo devi saper valorizzare o meglio mettere a frutto nei momenti clou ed è chiaro e lampante che qui è la testa che la fa da padrone.
Una volta poi che ti sei ben reso conto di avere quel quid in più e trovi la strada per poterlo sfruttare basta solo riuscire a mantenere la condizione sia fisica che mentale del vincente.

P
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PGV

Interessantissima la vostra discussione, e anche di un certo livello di competenza ed esperienza diretta, mi azzardo a dire. Mi allaccio a questo messaggio per chiedere una ulteriore definizione di ciò che chiami testa’ Con questo termine di norma si fa riferimento agli aspetti razionali della mente (es. i pensieri: penso di essere forte per una serie di calcoli e motivazioni razionali (sono più forte dei miei avversari, questo percorso sembra fatto per esaltare le mie qualità, ecc), ed il feed back delle percezioni sensoriali (mi alleno alla grande, mi sento alla grande le gambe, il fiato ed il cuore,… Read more »

Andrea Sicilia
Editor

Ser pecora Si e no. In linea teorica si, ma nello specifico anche no. È lo stesso discorso che vale per il doping: anche a parità di allenamenti, diete, etc.. i risultati possono essere diversi, perché ognuno risponde in maniera diversa agli stimoli. Gli esempi sono tanti, una volta come oggi. Uno recente è Gilbert: super-vincente, ma non uno particolarmente "applicato" nell'allenamento. Una volta ho parlato con un suo preparatore alla BMC e mi diceva che era una roba da disperarsi a vedere i file di cosa faceva in allenamento. Allo stesso tempo è anche uno che se fatto lavorare… Read more »

B
Member
Bertoglio

…credo che ognuno di noi sia come una macchina….si nasce con una cilindrata…un regime di rotazione del motore…una coppia massima… Tutto ciò è la base su cui lavorare per le prestazioni. Il segreto per noi umani resta però sempre uno solo : DIVERTIRSI !!!!!

F
Member
fabiopon

Ser pecora Certo che la testa è un limite. Quello che dico io è esattamente questo: le percentuali di differenza a livello di prestazioni "fisiche" ad un certo livello sono talmente piccole che è proprio "la testa" a fare la differenza. Bisogna mettersi d'accordo cosa sia "la testa" però. Io non intendo il pigro che si allena poco contro il metodico che non salta una ripetuta, ma altre cose. Ad esempio un filone recente di ricerche in fisiologia dello sport è centrato sulla percezione della fatica, e un fattore molto importante in questo è la percezione del calore. Ovvero, la… Read more »

Andrea Sicilia
Editor

Ser pecora Certo che la testa è un limite. Quello che dico io è esattamente questo: le percentuali di differenza a livello di prestazioni "fisiche" ad un certo livello sono talmente piccole che è proprio "la testa" a fare la differenza. Bisogna mettersi d'accordo cosa sia "la testa" però. Io non intendo il pigro che si allena poco contro il metodico che non salta una ripetuta, ma altre cose. Ad esempio un filone recente di ricerche in fisiologia dello sport è centrato sulla percezione della fatica, e un fattore molto importante in questo è la percezione del calore. Ovvero, la… Read more »

G
Member

PGV Onestamente dubito che sia quella prettamente razionale l'area del cervello che può portare le prestazioni al livello del fuoriclasse, q quindi la sostanziale differenza fra il fuoriclasse e l'ottimo atleta . Piuttosto ci sono tante testimonianze in ogni disciplina sportiva, dall'endurance, agli sport motoristici, a quelli con la palla, all'atletica di fuoriclasse che tentando di spiegare certe loro prestazioni sembrano indicare qualcosa di misterioso. Stati di coscienza 'particolari' (in cui si acuiscono le qualità e si smorzano aspetti negativi come la fatica, il caldo, ecc) Stati che i fuoriclasse, come diceva più sopra Ser pecora, riescono ad autoindursi, magari… Read more »

I
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IlNigno

Nato per pedalare!
Benedetta quella bici dello Zio.

I
Member