Movimento per un ciclismo credibile

Movimento per un ciclismo credibile

05/03/2013
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05/03/2013

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Una proposta concreta in tema di antidoping viene dalla Francia ed è il Movimento per un ciclismo credibile.

Le squadre che ne fanno parte: 11 World Tour (AG2R-La Mondiale, Argos, Astana, Blanco, FDJ, Garmin-Sharp, Katusha, Lampre, Lotto-Belisol, Orica-GreenEDGE, Vacansoleil), 15 Continental Pro( tra cui Cofidis ed Europcar) e 12 Continental.

Roger Legeay, che ne è presidente, racconta come dal 2007 le attività di questa piccola associazione tranquilla siano cresciute tantissimo, in particolare grazie all’influsso del caso Armstrong e della volontà di Christian Proudhomme, patron del Tour de France, che ha visto nella filosofia di questo movimento la chiave giusta per interpretare il futuro del ciclismo.

Per farne parte tutto sommato non serve granché, bastano delle dichiarazioni d’intenti, ma le squadre più grosse (Sky, Omega Pharma-Quick Step, BMC, Saxo-Tinkoff, RadioShack, Movistar, Cannondale et Euskaltel) lo ignorano, anche se ufficialmente “ci stanno riflettendo”.

Il motivo secondo Legeay: “Non lo so, attraversate la manica e chiedetelo a loro“.

La filosofia del movimento fonda le sue basi sulla presa di coscienza che i più grossi scandali del ciclismo (Festina, Armstrong, Puerto) hanno 3 denominatori comuni:

-i controlli antidoping non hanno rilevato l’EPO

-sono state necessarie delle denunce e l’intervento delle autorità giudiziarie per scoprirne l’uso

-sono frutto dell’associazione di un manager ed un medico

Da qui l’idea di rendere il Team Manager di ogni formazione il responsabile della lotta al doping, sottoposto a regole più dure che quelle della WADA. A cui per primi hanno aderito in blocco tutti i Team Managers delle squadre francesi.

Quali sono queste regole? Sono basate sul regolamento interno del Movimento con cui ci si impegna a dei controlli a sopresa per rilevare il tasso di cortisolo nel sangue e si articolano in 10 punti, di cui i più importanti:

3) Le squadre membro si prendono l’obbligo di ritirare immediatamente da una prova un corridore che riceva la prima comunicazione di controllo positivo.
5) Si impegnano a licenziare o non ingaggiare corridori implicati in casi di doping e che siano stati sanzionati per più di 6 mesi nei 2 anni che seguono la sospensione (spiega Legeay: “Oggi dopo la squalifica si fa appello…c’è il TAS…il corridore prende 10 mesi poi torna con lo stesso contratto e stesso stipendio…i team managers devono dire basta.” Un corridore che confessa l’uso di doping nelle 72 ore che seguono un controllo positivo si vedranno ridurre questa sanzione addizionale.
10)Una squadra di cui 2 corridori siano controllati positivi in un periodo di 12 mesi deve autosospendersi per una settimana. Più precisamente, non potrà prendere parte alla prova World Tour successiva, a meno che non sia un Grande Giro. Questa eccezione per Tour, Giro e Vuelta decade se anche un 3° corridore è controllato positivo. In questo caso l’autosospensione aumenta ad 1 mese.
I membri del Movimento insistono molto sul fatto che chiunque possa supportare l’idea, dai semplici appassionati sino alla stampa, attraverso l’adesione come membri simpatizzanti (anche se sul sito non è chiara la modalità di adesione).
Potrà essere davvero una base per un nuovo ciclismo?
 

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