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Pagare per correre? Un’usanza vecchia come il ciclismo

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La notizia dell’inchiesta “paga e corri” è stata lanciata dal Corriere della Sera.

Ora si è arrivati ad una svolta, con il rinvio a giudizio sportivo dei dirigenti di Bardiani (Bruno Reverberi), Androni (Gianni Savio) e Wilier-Southeast (Angelo Citracca).


L’inchiesta è stata presentata come “processo al sistema ciclistico italiano” mettendo in evidenza i rischi (da sospensione fino a radiazione) per gli indagati, sulla base alla violazione dell’articolo 1 del regolamento di giustizia, che impone di «osservare una condotta, sia individuale che associativa, conforme ai princìpi della lealtà, della rettitudine e della correttezza anche morale in tutti i rapporti riguardanti l’attività federale e nell’ambito più generale dei rapporti sociali ed economici».

In cosa consisterebbe (il condizionale è, ancora, d’obbligo) la violazione di questo articolo? Alcuni corridori avrebbero pagato per passare professionisti e correre. Tra questi Marco Coledan, ora alla Trek-Segafredo, ma prima alla Bardiani-CSF, che non solo avrebbe corso al minimo salariale autopagandoselo, ma avrebbe dovuto anche pagare per essere svincolato dalla squadra e passare alla Trek. Coledan ha negato ed è anche lui indagato, visto che il suo amico Elia Viviani (Sky) ha invece confermato la cosa.

Vedremo se verrà provato che far pagare uno, o più (probabilmente una differenza fondamentale) corridori violi “i princìpi di lealtà, rettitudine e correttezza morale dei rapporti sociali ed economici”. In particolare visto che a fronte di princìpi corretti, ma astratti, vige una normativa sul passaggio al professionismo, che prende forma nell’articolo 3 della normativa per l’abilitazione all’esercizio dell’attività di corridore professionista, il quale recita:

1] Per ottenere l’abilitazione, i corridori di cui all’art. 2 devono essere altresì in possesso dei seguenti requisiti: a) aver gareggiato con continuità nelle categorie agonistiche direttamente disciplinate dalla Federazione e dell’UCI nei tre anni sportivi antecedenti a quello per il quale si chiede l’abilitazione (tre anni come corridore under 23 e/o élite o un anno come corridore junior e due anni come corridore under 23); b) aver conseguito nelle suddette categorie, in almeno uno dei due anni sportivi antecedenti a quello per il quale si chiede l’abilitazione, un punteggio minimo di 40 punti, calcolato sulla base dei criteri specificati nei prospetti di cui all’Allegato 1. Per i corridori della categoria élite o under 23 già autorizzati a partecipare alle gare comprese nel calendario professionistico UCI per conto di un Gruppo sportivo UCI Pro Tour o Professional, ai sensi degli artt. 2.15.110 bis e 2.16.033 del Regolamento UCI, è sufficiente aver ottenuto 30 punti conseguibili in tutte le specialità. Per i corridori della categoria élite o under 23, già inseriti nell’organico di una squadra continental italiana nel 2014, è sufficiente aver conseguito 30 punti.

Si può discutere sul merito di questo discrimine, ma va da sé che chiunque vanti questi punti abbia diritto a passare professionista, ed un dirigente abbia il diritto di assumerlo in squadra.

Da un punto di vista legale presumibilmente reati non ce ne sono, visto che il titolare di una licenza WT o Continental (più spesso), imprenditore, non ha alcun vincolo nel far correre chi vuole, che sia per meriti o perché aiuta a tenere viva la squadra pagando.

Resta invece la questione morale e l’impatto che queste pratiche possono avere sul movimento ciclistico italiano (al momento non è dato sapere se queste pratiche siano limitate ai confini nazionali).

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Ormai ben dieci anni fa, su questo sito si era parlato di questo fenomeno, il pagare per correre, cosa arcinota in realtà nell’ambiente, e non certo la scoperta del 2016. Con una discussione in cui si facevano tanto di nomi, cognomi e cifre. Purtroppo però allora (ma anche adesso) i baroni della carta stampata ridicolizzavano tutto quello che era “web”, considerato solo passatempo per ragazzini dilettanti e disoccupati, in particolare in un’epoca in cui la pubblicità per la stampa era ancora fiorente e si potevano ancora recitare i peana agli dei del pedale prima che l’epo li tirasse giù dal piedistallo. Quindi quelle discussioni erano bellamente ignorate. Oggi, che è tempo di crisi, invece i baroni si risentono (sul web) se il web non fa da cassa di risonanza alle inchieste del secolo….ironia della vita…

Per comprendere meglio la questione quindi, invece che limitarsi a fornire una teoria precotta secondo cui una pratica in uso da sempre proprio ora stia rovinando il ciclismo nostrano, proviamo a capire come funziona meglio la pratica da chi l’ha conosciuta di prima mano.

ROT  //   Von vorne das Team Milram mit Linus Gerdemann (Deutschland / Team Milram - Focus) - Gerald Ciolek (Deutschland / Team Milram - Focus) und Fabian Wegmann (Deutschland / Team Milram - Focus) - Mallorca Challenge - " Mallorca-Rundfahrt" - Mallorcarundfahrt - Mallorca Rundfahrt 2009 - 3. Etappe Inca - Inca  - © H. A. ROTH-FOTO - 50259 PULHEIM - Telefon 02238-962790 - www.Roth-Foto.de - Weitere Fotos in der Bilddatenbank www.Augenklick.de und www.Roth-Foto.de , Querformat , Aktion ,  Querformat , Aktion ,  Mannschaftsarbeit - Teamarbeit - FŸhrungsarbeit - Mannschaft

Cominciamo con Simone Cadamuro che è stato professionista livello ProTour (oggi World Tour) con la Domina-Vacanze e la Milram.

Bdc-Mag: Simone cosa ne pensi dell’inchiesta in generale?

Simone Cadamuro (SC): Pagare per correre è una pratica vecchia come il mondo. Ne ho visti tanti di corridori pagare per passare professionisti. E’ stato chiesto anche a me.

Bdc: E come andò nel tuo caso?

SC: Venne da me qualcuno e mi disse: “Stai pedalando bene, ma vedo che non si muove nessuno. Se riesci a trovarti uno sponsor penso si possa fare il passaggio”. Ero al 4° anno da dilettante. Alla fine da dilettante ne ho fatti 7 di anni perché ho sempre pensato che sarei riuscito a passare con le mie forze. Ed alla fine ce l’ho fatta, al pelo, in una squadrina, ma da li in poi sono riuscito ad andare avanti e togliermi qualche soddisfazione. Ne ho visti tanti di dilettanti che correvano con me e non facevano risultati che sono passati prima di me. Hanno fatto 1-2 anni da pro, poi basta.

Bdc: Quindi alla fine i meritevoli vanno avanti comunque?

SC: Io non trovo assurdo che uno paghi (trovandosi uno sponsor) per passare. Trovo assurdo che uno che non vince niente da dilettante si trovi uno sponsor per passare. Quelli forti forti le squadre non se li fanno scappare di sicuro. Alla Sky non ci va nessuno pagando… Alla fine fare il professionista non è “passare”. Fare uno-due anni tra i pro nell’anonimato più completo a cosa serve? Al massimo puoi andarlo a raccontare agli amici al bar, ma cosa conta? Chi di ciclismo ne capisce sa che non conta nulla.

Bdc: Bisogna distinguere da caso a caso quindi?

SC: Si, un conto è uno che da dilettante non combina niente e vuole solo passare pro. Un conto è uno che ha delle potenzialità, magari ha margine per crescere, e che pagando può passare. Nel primo caso è come uno che al liceo ha 5 in matematica e paga per laurearsi in matematica. Ok, bene, ma poi cosa fai? Riesci a lavorare? Perché se non hai la base come fai ad “esercitare”?

Bdc: Stai dicendo che una certa meritocrazia resta?

SC: Quelli forti passano. Chi corre negli squadroni non ha pagato per passare. Poi c’è “una fascia grigia” se vogliamo. Facciamo l’esempio di Andrea Vendrame, che ha appena preso il bronzo all’europeo U23. Non ho ancora sentito di squadre che siano interessate, quando è sicuramente un corridore che tra i pro può far comodo. Ora, non so niente, ma facciamo un’ipotesi per assurdo: arriva un team manager che gli dice, guarda ho un budget risicato, siamo ad ottobre e tutti quelli che dovevo prendere per la prossima stagione li ho presi, ma mi interessi. Se ti trovi uno sponsor, magari con un 30-40.000eu ti prendo. Io in questo caso ci penserei. Anche perché non devi mica metterceli tu personalmente, ti sbatti a trovare qualche azienda che ce li metta. Uno così merita e andrà avanti, quindi non sarebbe un’assurdità.

Bdc: Nel caso specifico, quello su cui si basa l’inchiesta, cosa ne pensi di Coledan?

SC: Uno come lui non ha rubato il posto a qualcuno di sicuro. Se poi ha pagato probabilmente è andata come dicevo prima: budget risicato, corridore promettente che si deve cercare uno sponsor ed allora lo fanno correre. Le squadre sono aziende private non enti di beneficenza. Poi ci sono anche squadre che ti mettono sotto contratto e non ti pagano….a me è successo anche questo…ma a quel punto meglio che tu ti trovi uno sponsor personale ed almeno sei sicuro di poterti pagare le bollette o il mutuo.

Bdc: Però non è che si può dire che sia un bel modello, no?

SC: Chiaro. Basti vedere quando trovano positivo uno, e, pur conoscendo bene l’ambiente e seguendo anche le categorie minori, non lo hai mai sentito. Non sapevi nemmeno corresse in gruppo. Allora li ti fai delle domande. Questa gente ha pagato per correre? Ha pagato e si fa pure beccare positiva? Ecco, in quel caso bisognerebbe andare dalle squadre e vedere i conti. Guardi quanto gli danno gli sponsor, togli le spese per la struttura e vedi quanto resta per pagare i corridori.

Bdc: Ricordiamo il caso di Carretero, beccato per EPO al giro della Turchia dove ha finito penultimo.

SC: Infatti. Io non mi scandalizzo che uno paghi per correre. C’è sempre stato. Ma mi scandalizzo che uno paghi e poi si carichi per finire le corse.

Bdc: Però va anche considerato che per passare professionista devi fare tot punti da dilettante…alla fine cosa si può contestare al team manager che fa passare uno che i punti li deve avere? La soglia del “merito” è quella li, piaccia o no, poi il resto è opinabile.

SC: Mah, prendiamo certa gente beccata positiva mai sentita prima. Ma dove li hanno fatti i punti per passare? Certo, c’è la regola federale italiana dei 40 punti, ma bisogna vedere dove sono affiliate le squadre, dove hanno fatto prendere la tessera al corridore, etc…fatta la legge trovato l’inganno. 40 punti non sono pochi. Sono 8 vittorie in gare regionali. Se sei uno forte forte li fai una settimana, ma se sei un signor nessuno non è così facile. E di quelli forti basta andare su wikipedia e vedi i risultati da dilettante. O se sei dell’ambiente te lo ricordi, perché uno che vince 8 gare regionali o fa quaranta quinti posti (un 5° posto in una gara regionale porta 1 punto -ndr-) come fai a non ricordartelo? Invece c’è gente che correva da pro e manco sapevi esistesse…

Bdc: Qualche rimedio da proporre?

SC: Il circuito va bene, ma è un sistema che va ripensato. 17-18 squadre WT sono troppe. Agli altri non resta che la guerra tra i poveri per una wildcard, ed in Italia questo vuol dire che almeno una squadra resta sempre fuori. Dov’è l’incentivo per uno sponsor? Idem tutte le corse nuove che stanno entrando in calendario. Se non sei una multinazionale che interesse hai a farti vedere in Qatar? Qatar che ha pagato ed è diventato importante l’altro ieri a scapito di corse come il Giro dell’Emilia, tanto per dirne una storica. Le squadre WT dovrebbero essere al massimo 10. E gli altri a giocarsi le wildcard. A quel punto le squadre italiane andrebbero a fare tutte il Giro d’Italia ad es. e lo sponsor lo trovi ed hai soldi per pagare i corridori. E per finire in Italia non ci sono agevolazioni fiscali per sponsorizzare.

Bdc: Sembra di capire che chi paga, in tutti i sensi, alla fine sono sempre i corridori.

SC: C’è poco da fare, i corridori sono carne da macello.

Bdc: Ma non si potrebbe fare qualcosa in questo senso? Attraverso l’associazione corridori o altro?

SC: La prima cosa che impari da corridore è che mors tua vita mea. Prendi una squadra che lotta per una wildcard. La rosa è di, metti, 16 corridori. Alla corsa ci vanno in 9. La concorrenza è già interna…cosa vuoi organizzarti…pensi a correre, a fare quello che ti dicono, per guadagnarti il contratto l’anno dopo. Se in una corsa per qualche motivo ti vuoi ritirare e viene li il team manager che ti dice: “pincopallo adesso tu risali sulla bici e mi porti la maglia al traguardo se no a fine stagione sei un corridore libero”, cosa vuoi fare? Sei già magari al minimo salariale…

Bdc: Quindi secondo te come andrà a finire questa inchiesta?

SC: Con la crisi che tira nel ciclismo italiano non credo che la federazione andrà a togliere licenze o cose del genere. Una sospensione cambia poco e la aggiri facilmente per un team manager. Alla fine comunque non mi scandalizza che uno come Coledan paghi per correre, alla fine infatti è andato alla Trek. Mi scandalizza che uno come Carretero paghi per correre, perché se ti prendi uno così in squadra sai che rischi di prenderti una rogna. E mi scandalizza, se è vero, che uno debba pagare per svincolarsi. Su uno che già paga per correre mi sembra veramente lucrarci su.

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Un ringraziamento a Simone Cadamuro e Andrea Costa per la disponibilità

18 Comments

  1. Bella intervista, ma ci sono un po’ di cose che non mi convincono. Si continua a ripetere “si è sempre fatto così” ma il fatto che una cosa sia diventata usuale non significa che sia una cosa che vada bene.
    Soprattutto perchè non è solo questo, ci sono le restituzioni in nero di parte dei compensi, firme in bianco su rescissioni di contratti…poco professionismo e tanto dilettantismo

    • Nessuno dice che vada bene cosi’. Anzi, si dice esattamente il contrario, ma bisogna capire appunto il perché ed, oggi, a che livello succede. Ed è proprio il livello dove soldi ne girano di meno.
      Questo nel ciclismo, ma ad esempio in sport costosi (motori, vela, etc..) succede il contrario.
      Il tutto senza pero’ cadere dal pero o fare i sorpresi come se fosse una cosa mai sentita (almeno nell’ambiente).

    • Un conto sono gli squadroni da 30 milioni l’anno di budget, un conto sono le squadrette da 1-1,5 milioni.
      E Nibali chiaramente non paga per correre.

  2. secondo me nel ciclismo che resta tutto sommato uno sport “economico” è una pratica che non limita i talenti (molto peggio è vedere buoni corridori passare da u-23 ad amatori xkè qualcuno li paga bene per correre contro idraulici e ragionieri), xkè come dice l’articolo quelli forti alla fine emergono.

    nel motorsport invece la pratica di pagare per correre rischia di fermare qualche talento che non riesce ad emergere subito e si ritrova senza soldi per continuare a correre..e purtroppo questo avviene fino alle categorie che contano

  3. sinceramente non capisco dove sia ilproblema. Nel motociclismo è sempre stato così e ci sono passato anche io. Per correre bastavano qui 30/40 all’anno e la squadra ti dava tutto. certo, dovevi un minimo saper “pilotare”. Sinceramente lo trovo anche giusto, in fin dei conti una moto costa come una bici e tra trasferte ed iscrizioni.
    Sulla questione morale ok, ma il boss di un team è un imprenditore mica un benefattore..

  4. Da questa inchiesta emerge una cosa interessante: che i ciclisti sono come i ricercatori scientifici (esatto, proprio quei cattivoni pagati dalle multinazionali del farmaco per farci ammalare e che si divertono a vivisezionare gli animali). Se vuoi fare un Post-Dottorato come ricercatore professionista in molti laboratori del mondo, specie se prestigiosi, la risposta è (se sei bravo, cioè se nel tuo dottorato hai pubblicato un buon paper, il che non è una cosa scontata): “certamente che puoi venire, ma ti devi vincere una borsa di studio con cui ti paghi lo stipendio da solo”. Di fatto una sponsorizzazione, per all’incirca 1 anno 2, in qualche caso 3, praticamente mai 4. Se vai bene (=se continui a pubblicare) puoi ambire a vincerne un’altra, e poi un’altra. A 30 anni e passa, dopo 22-23 di studio, e per farsi il più delle volte sfruttare, lavorando weekend e festivi, 12 ore al giorno, con una paga da miseria in confronto alla qualifica e allo stress richiesto (in media un assegnista di ricerca post-dottorale in Italia prende 1200€ al mese). Solo che nella ricerca questa è la norma e nessuno si lamenta, perché non esistono regolamenti da violare, perché se non ti fai il culo ci rimetti tu (è il tuo progetto e la tua carriera che non avanzano), e perché se vuoi mollare ci sono schiere di altri dopo di te (magari indiani o cinesi, con tutto il rispetto s’intende), disposti a baciare la terra dove passano per quel posto.
    Scusate l’ironia amara.

    • Beh, insomma, una borsa di studio si presume che venga assegnata per merito, non è come trovarsi l’azienda locale amica che ti mette il nome sul camice bianco.
      Che poi anche li ci siano delle distorsioni e vada avanti il mediocre per altri motivi ci sta, ma diventano piu’ motivi politici (o nepotistici) che altro.
      E poi diciamocelo, fa piu’ figo andare al bar e dire che eri un pro di ciclismo che un post-doc 🙂

  5. Io quello che non capisco è il voler correre da prof a tutti costi, quando sai benissimo che non hai le qualità. Fare ciclismo è uno sport bellissimo, fare il ciclista professionista è un lavoro di merda, soprattutto se sei al minimo salariale e corri in una squadretta continental. Vale la pena intraprendere la carriera solo se hai le possibilità di sfondare…

    • Perché poi puoi dire di essere stato pro. E se vivi di ciclismo (cosa probabile comunque se fai il dilettante, visto che il ciclismo è totalizzante per ore di pratica) quello è il tuo orizzonte. E perché se hai fatto il Pro ti si aprono mille porte nell’ambiente, dal lavorare per le squadre al biomeccanico. Se uno ha fatto il Pro, anche della mutua, sarà un buon biomeccanico no? Come no.
      E via dicendo. Alla fine puo’ essere un investimento pagare per passare Pro,a nche se solo per 1-2 anni. Tanti politici nostrani non fanno lo stesso ragionamento? Mi pago il posto in lista, mi eleggono, e poi se mi va di fortuna o sono bravo riesco a farmi rieleggere, ad avere vitalizi, etc…ammortizzi. La logica mi pare quella.

    • Magari a 14 anni andavi bene fra i tuoi e sembrava che forse poteva diventare un lavoro. Molli gli studi o non ti ci applichi troppo e poi ti accorgi che stai perdendo il treno perché gli altri stanno andando piu’ forte di te e non hai molte carte per trovarti un lavoro. Cosa fai?
      Cerchi in tutte le maniere di rimanere attaccato a quel sogno e cercare uno sponsor chi ti paghi l’ingresso è la soluzione. Poi entri e ti accorgi che non ce la fai e magari si parte anche col doping o ti dopi di piu’ se già eri dopato.

  6. Bell’articolo e bella intervista.
    Non credo sia da scandalizzarsi…F1 e moto hanno anche loro questo modus operandi. se hai soldi tuoi o sponsor corri…

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