Passaggi di mano per Planet X e (forse) Pinarello

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In questo periodo travagliato per la bike industry stiamo assistendo a diverse chiusure, ristrutturazioni, cambi di proprietà, varie ed eventuali. Era notizia recente che Planet X, azienda britannica di Sheffield, nota per essere un mailorder, ma anche per proporre bici a proprio marchio (Planet-X, Holdsworth, Titus e On-One ) che sono apprezzate da anni per il favorevole rapporto qualità/prezzo, stava per consegnare i libri in tribunale e chiudere.

Ieri però la svolta, con l’acquisizione di Planet X da parte di Winlong Garments Limited, altra azienda britannica detenuta dal fondo Baaj Capital LLP.

Aldilà delle solite frasi di circostanza AI-generated la traiettoria che ha causato il tracollo dell’azienda inglese è quella comune a gran parte del settore, come nelle parole di Richard Mostyn-Jones, CEO di Planet X:

” […] la pandemia ha coinciso con un’impennata della domanda di tutto ciò che riguarda le biciclette, con problemi alla catena di approvvigionamento che hanno esacerbato i livelli storicamente bassi di scorte dovuti alla fretta negli acquisti.  Mentre i rivenditori, i distributori e i produttori cercavano di rifornire le scorte la domanda è rallentata e non si è ancora ripresa del tutto nella seconda metà del 2023 causando problemi di liquidità e un eccesso di scorte in alcuni settori dell’industria ciclistica. Questo ha portato al fallimento dei distributori britannici Moore Large (storico distributore attivo dal 1947 -ndr-) e 2Pure, oltre che di molte altre aziende del settore in tutto il mondo“.

Ad ogni modo Planet-X ed i suoi 33 dipendenti per ora sono salvi, anche se si prospetterà all’orizzonte una qualche ristrutturazione.

Per ora solo voci invece quelle che riguardano lo storico marchio italiano Pinarello, anche se queste voci sono state rilanciate persino dal Financial Times. Pinarello starebbe per essere venduta a Ivan Glasenberg, socio di minoranza (10%) di Glencore, società anglo-svizzera, la più grande al mondo nel commercio di materie prime, con un fatturato annuo attorno ai 256 miliardi di dollari.

Ivan Glasenberg

Glasenberg, cittadino con nazionalità sudafricana, israeliana, australiana e svizzera, 66 anni, ora in pensione, chief executive officer di Glencore sino al 2021 con un patrimonio personale stimato in oltre 9 miliardi di dollari, è un grande appassionato di marcia (è stato campione nazionale sudafricano e israeliano ed avrebbe partecipato alle olimpiadi del 1980 se il Sud-Africa non fosse stato escluso per l’apartheid) e ciclismo. Glasenberg è già coinvolto nel settore come uno dei finanziatori della squadra Q36.5, ed ora sarebbe in procinto di acquisire l’80% di Pinarello. Praticamente la quota detenuta precedentemente dal fondo L Catterton, il quale a sua volta lo aveva acquisito dalla famiglia Pianrello, che tuttora detiene un 10%.

Ad ogni modo Pinarello è da tempo al centro di contrattazioni con vari fondi ed entità, quindi nel futuro prossimo cambierà di mano in ogni caso, anche se Glasenberg sembra l’acquirente più probabile.

Commenti

  1. io, però, continuo a rimanere abbastanza basito da come, chi dovrebbe guidare/gestire un azienda, sbagli così spesso le previsioni di quel mercato di competenza.
    cioè, nel periodo covid/post covid, dove si è nata la "bolla" sul mondo ciclo, qui, in tanti, già valutavamo come quella fosse una crescita esagerata e frutto dei fattori del momento, e non una crescita fisiologica e sostenibile nel tempo.
    e noi siamo solo appassionati.
    lì, che ci dovrebbero essere "esperti" del settore....
    in quanti hanno cannato le previsioni? mi sembra comincino ad essere la maggioranza
  2. pedalone della bassa:

    cioè, nel periodo covid/post covid, dove si è nata la "bolla" sul mondo ciclo, qui, in tanti, già valutavamo come quella fosse una crescita esagerata e frutto dei fattori del momento, e non una crescita fisiologica e sostenibile nel tempo.
    Sì ma è anche vero il contrario, pur sapendo della contrazione post bolla si deve comunque fare qualcosa per cavalcare l'onda e non rischiare di essere sopraffatti dalla concorrenza.
    l'aumento della domanda, dei prezzi, delle attese di approvvigionamento etc... so o tutte conseguenze della realtà che le risorse sono finite (nel senso di non infinite), e per risorse le intendo a 360° (finanziarie, materiali, umane...).
    Poi come si diceva in altro thread in UK pagano cara anche la contrazione del settore dopo il boom ciclistico avviato nei primi anni 2000 e fino alle olimpiadi 2012 oltre che l'uscita dalla UE.

    tutto sto pippone per dire che era facile sbagliare anche se si sapeva, a volte basta sbagliare le previsioni di pochi punti percentuali!
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