[Test lunga durata] Cervélo R5 alla Ötzy

[Test lunga durata] Cervélo R5 alla Ötzy

06/09/2016
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06/09/2016

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Dopo le gare di Terni, Mentana, Camerino e la 3Epic di Auronzo di Cadore, ecco per la Cervélo R5 uno dei banchi di prova granfondistici più impegnativi possibile. La Ötztaler Radmarathon di Sölden. Una gara che non ha bisogno di commenti e presentazioni, in cui c’è tutto quello in cui una bici da GF deve emergere. Comunque vada moltissime ore in sella, salite lunghe, discese tecniche e da guidare (il Giovo soprattutto) o scorrevoli e velocissime con curvoni ampi da brivido (il Kuhtai) e tanto dislivello, diluito in tanti km, ma di fatto in 4 vere salite (o 5 visto che il Rombo vale doppio). Percorso unico da 238 km per 5500 mt di dislivello (229 per 5100 circa reali). Per anni ne ho sentito parlare in termini leggendari, spesso resi epici al limite del drammatico per via del maltempo ricorrente in quelle zone in quel periodo, con edizioni che vedevano al traguardo un quarto o poco più degli iscritti.

É la seconda volta che mi misuro con le cime delle Alpi Retiche Orientali di confine fra Italia e Austria ed è la seconda volta che trovo giornate magnifiche con temperature appena fresche alla partenza e miti durante il percorso. Ho partecipato lo scorso anno quasi per caso, catapultato da una occasione last minute, mentre quest’anno ho fatto mesi prima tutta la trafila del sorteggio, dell’iscrizione e della prenotazione dell’alloggio, ben conscio che in caso di maltempo, come sempre faccio, soprattutto in gare di loro già impegnative, non sarei partito.

La fortuna (sul Rombo non la si pensa mai tale) vuole invece che anche questa volta ci siano le condizioni per partire.

Anche stavolta sulla mia R5 la scelta delle ruote ricade su delle Fulcrum Rzero con copertoncini Continental Gp 4000SII da 23.

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Ruota da salita, leggera e rigida, precisa e affidabile anche in discesa, montata con copertoncino di agevole riparazione. E anche in questo caso un pacco pignoni 11-28 al posteriore in luogo dell’11-25 di serie. Confermate le corone 52-36. Salvo brevi tratti (o lunghe cotte sul Rombo) non vi sono pendenze tali da giustificare rapporti più agili.

La Gara

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Al contrario dello scorso anno anticipo al venerdì l’arrivo a Sölden, voglio godermela un po’ senza il classico casino del sabato in cui il corso è bloccato da auto e ciclisti frenetici come le api di un alveare. Anche stavolta faccio Giovo e Rombo in auto per rinfrescarmi la memoria su quel che mi aspetta. Agli ultimi 3 tornanti del Rombo eccole là le maglie da finisher delle edizioni precedenti avanzate dai non finisher, appese in segno di monito.

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Novità di quest’anno nel pacco gara anche un cartello col proprio nome e con una frase di incitamento da scrivere mediante spray sull’asfalto. Sarà, ma la frase che l’organizzazione ha scelto per me, suona più come una minaccia che come un incitamento….

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Per il resto la solita Sölden che ricordavo dallo scorso anno. Obiettivamente impeccabile in tutto. Quest’anno partecipo anche alla riunione pregara alla Freizeit Arena, un momento del tutto inedito che nessuna altra gara offre. Quasi un rito a cui assistono composti tantissimi partecipanti. Non che si dica nulla di particolare, specie nelle edizioni in cui il bel tempo la fa da padrone (col maltempo pesante ci sta persino un cambio percorso all’ultimo minuto), ma la successione degli avvisi che vengono dati e tradotti in diverse lingue, relativamente a punti pericolosi, cancelli orari, norme di condotta di gara ha un che di solenne, rituale e austero. Almeno così lo percepisco. Sarà anche un po’ che i Tirolesi sembrano seri e precisi anche quando sorridono.

Inutile dire che le griglie sono ordinate, ben presidiate e rispettate. Molto semplici nella loro suddivisione. Gruppo 1 suddiviso in 3 sottogruppi (A-B-C) rispettivamente contenenti Vip, meritevoli (unter 8h20′ gli uomini e 9h05′ le donne) e ospiti dell’organizzazione. Gruppo 2 tutti gli altri. Gruppo 1 col tempo di sparo, gruppo 2 col real time. Dunque per gli insonni e non freddolosi che si presentano sulla fettuccia del gruppo 2 circa un minuto e mezzo subito guadagnato sui partecipanti davanti che essendo molto pochi possono però entrare in griglia appena prima del via.

Nell’albergo siamo tanti del forum. Ancora una volta, Forum Power e il passaparola sull’albergo che concedeva subito 2 gg soli per di più a 100 mt dall’arrivo è stato utile a molti. Vagando per i locali è un attimo a scrutarsi fra noi per capire dietro a quel volto italiano quale nick si nasconda…… magari quello dell’utente antipatico con cui si è litigato. Pochi i dubbi sull’abbigliamento. La temperatura provata all’orario di partenza dei giorni prima consente l’estivo senza manicotti. La prevista pioggia a metà pomeriggio non dovrebbe riguardarmi quindi niente mantellina. Le tasche sono già piene di barrette et similia. Nessuna tensione particolare, so già che difficilmente ripeterò il tempo dell’anno prima, l’importante è non farsi male sulle discese da km lanciato che ci sono qui e ovviamente non lasciare a loro la maglia per non aver finito.

Partenza puntualissima alle 6 e 45, e subito parapiglia causato dalle biciclette storiche che davanti al gruppo fomentato sono più un pericolo che una coreografia

La gara fila via tranquilla, il ritmo è quello della gara lunghissima in cui bisogna gestirsi e ciononostante un 104 kmh salta fuori in discesa dal Kuhtay. Sino al Brennero faccio la mia gara, anche con un crono migliore dello scorso anno. Poi però come altre volte recentemente, al momento di soffrire, perché da Giovo in poi non se ne può fare a meno, la verve manca e decido di salire di passo tranquillo e godermi più che non tirando, il percorso, l’atmosfera e il panorama.

La cima del Giovo arriva così in ritardo rispetto allo scorso anno, ma sicuramente più goduta.

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Una salita fatta non a tutta mi consente maggior velocità e brillantezza anche in discesa dal Giovo. Discesa lunga tecnica e divertente se si è lucidi, molto pericolosa per curve secche e fessurazioni nell’asfalto se si esagera o si è già stanchi. Su una delle tante curve una ambulanza è lì che carica su un lettino uno sfortunato concorrente.

La scena è piuttosto brutta e serve da monito.

Velocemente arrivo sulla porta dell’inferno:

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Per chi conosce il percorso questa è la rotonda a cui non si vorrebbe arrivare mai. La fine della discesa del Giovo e l’inizio del passo Rombo. 29 km che saranno infiniti, al rallentatore per chi più e chi meno, in una bolla temporale alla fine della quale non ci si renderà conto del tanto tempo trascorso se non a fine gara leggendo il tempo di ascesa. Nei primi km il caldo è elevato e rende tutto più arduo. Salgo piano, un po’ sulla falsariga del Giovo, un po’ perché la stanchezza si fa sentire in ogni caso e comunque tanto di più non andrei. Mi fermo ogni tanto all’ombra e ovviamente al ristoro di Schönau. La cima, seppur lentamente, si avvicina e dopo un’ascesa infinita ecco la galleria di cima Rombo che vuole dire la quasi fine delle sofferenze:

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Fredda come di consueto, umida, ma tanto agognata, perché dopo di essa c’è un km di falsopiano, il cartello di ingresso in Austria ed ecco lo striscione del sogno che campeggia sulla cima del Rombo:

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Via veloce in discesa e sul drittone dell’Autovelox (misurano la velocità e la inseriscono nelle foto personali della gara) giù a uovo per prendere la risalita della Mautstelle con il maggior abbrivio possibile, prima che immancabilmente ti “rimbalzi” indietro. Anche quella viene superata e di lì manca solo discesa e qualche falsopiano sino all’arrivo. Una leggera pioggerella bagna l’asfalto e lo rende infido. Su un tornante un concorrente perde il posteriore e vola via, fortunatamente senza conseguenze.

Il traguardo è lì ormai e anche per quest’anno la mia bici mi ha portato con sé senza doverla caricare sui sinistri automezzi che si aggirano in zona:

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La R5

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Sono ormai molti mesi che la uso, in gara e in allenamento. Segreti non ce ne sono ormai più.

Pur in una condotta di gara, almeno nella seconda metà, un po’ anomala, posso apprezzare la comodità in salita e la leggerezza della mia R5. Lunghi tratti in posizione sulla sella non mi disturbano mai, né sento la necessità di un cambio di posizione. Nelle discese, ancor più perché meno al gancio e più lucido, soprattutto quella molto tecnica del Giovo, riesco ad apprezzarne per l’ennesima volta la neutralità nell’impostazione di curva e la stabilità in frenata, che unite alla rigidità delle Rzero ne fanno un mezzo veramente performante in discesa, più di quanto lo si possa apprezzare in salita dove la differenza, alla fine, la fanno le gambe e la voglia di soffrire (anche se stavolta, come altre ultimamente, non era quella giusta).

Non ancora stanchi, io e la R5 dopo la gara, il giorno dopo ce ne siamo andati a fare una passeggiata sul ghiacciaio sopra Sölden su per una salita da 14 km per 1420 mt di dislivello:

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