Ciclomercato: Joāo Almeida alla UAE-Emirates

Ciclomercato: Joāo Almeida alla UAE-Emirates

Piergiorgio Sbrissa, 07/08/2021

Joāo Almeida passa dalla Deceuninck-QuickStep alla UAE-Emirates con un contratto quinquennale dal 2022. Il 23enne portoghese va quindi a rinforzare ulteriormente la squadra degli Emirati come super-gregario per Tadej Pogačar, ma con ovvie possibilità di essere il capitano nelle gare a tappe in cui non correrà lo sloveno. Anche questo trasferimento, come quasi ogni trasferimento dalla Deceuninck ad altre squadre, viene accompagnato da polemiche di Patrick Lefèvére, Team Manager della squadra belga, che ha definito l’agente di Almeida “poco rispettoso nelle negoziazioni”.

La UAE-Emirates si sta concentrando nel rinforzare la propria squadra, ma con un’attenzione particolare ai giovani. Oltre ad Almeida, il Team Manager Mauro Gianetti ha messo sotto contratto il talento neozelandese Finn Fisher-Black, 19 anni, preso dalla squadra sviluppo della Jumbo-Visma. 4° quest’anno al giro del Belgio. Idem Felix Groß, tedesco di 22 anni, che finora  ha gareggiato principalmente su pista: campione europeo U23 in inseguimento individuale e nel chilometro da fermo, oltre che bronzo nell’inseguimento squadre. Al momento completano gli acquisti della UAE Juan Ayuso dalla Colpack-Ballan e Pascal Ackermann dalla Bora-Hansgrohe.

Ormai è evidente questa tendenza ad andare a caccia di giovanissimi, come conferma la Ineos Grenadiers che ha messo sotto contratto il 20enne australiano Luke Plapp, 20 anni, altro talento nella lunga lista di stelle a venire. Plapp è l’attuale campione a cronometro australiano, e vanta anche un 2° posto ai mondiali junior nel 2018 a cronometro dietro Remco Evenepoel. Nel frattempo si attende la conferma del passaggio di Rohan Dennis alla Jumbo-Visma.

Nel frattempo è stato confermato il passaggio di Sam Bennett dalla Deceuninck alla Bora-Hansgrohe. Con lui arrivano alla squadra tedesca, attivissima nel mercato in questo periodo, Shane Archbold sempre dalla Deceunick, Danny van Poppel dalla Intermarché-Wanty Gobert e Ryan Mullen dalla Trek-Segafredo. Questi oltre i già confermati Jai Hindley (DSM), Marco Haller (Bahrain Victorious) e Sergio Higuita (EF-Nippo).

Alexander Kristoff per far spazio ai giovani lascia la UAE per accasarsi alla Intermarché assieme a Sven Erik Bystrøm. Mentre torna alla squadra dei suoi migliori risultati John Degenkolb, dalla Lotto-Soudal al Team DSM. In compenso alla Lotto arriva dalla Bora-Hansgrohe Rüdiger Selig.

Infine in campo femminile l’uscita per ritiro dal professionismo di Anna van der Breggen viene compensata dalla SD Worx con l’arrivo di Lotte Kopecky dalla Liv Racing.

Commenti

  1. Ser pecora:

    Il Giro con Hart è stato anche un po' frutto di circostanze particolari. Alla fine se lo sono giocati all'ultima tappa con Hindley..
    Era un pò tutta l'annata particolare. Che Hart non sia un crack ne sono persuaso, fino a prova contraria. Ha vinto un Giro che per tutta una serie di circostanze, tutte negative, è stato abbastanza incolore e di basso livello. Però era (se lo era) di basso livello per tutti e lo hanno vinto loro, non gli altri, perdendo per giunta il capitano designato dopo 3 tappe e trovandosi costretti a rincorrere.

    Ser pecora:

    .............Io sulla storia della squadra non sono per niente d'accordo con te e lo sai. La squadra non è solo trenino, è tante cose. E la continuità di risultati da Wiggins fino a Bernal per me è frutto proprio della squadra. Non fosse cosi, fuori Froome sarebbe evaporata, com'è successo con le squadre lasciate da Contador ad es.

    Per me il grande merito di Brailsford è stato di rendere veramente professionale il mondo del ciclismo, che prima era, rispetto tanti altri sport, all'età della pietra da punto di vista manageriale. Fondamentalmente basato sul modello: "ex-pro diventato DS prende soldi da imprenditore appassionato di ciclismo disposto a buttarne un tot".

    Brailsford ha portato un cambio di mentalità radicale, imponendo un sistema fatto da professionisti veri e non gli amici dell'amico del cugino. Il tutto sotto lo slogan dei "marginal gains", ma in realtà gestendo la squadra (e la federazione prima) come un'azienda di livello.
    Attenzione!!!! Guarda che al 99% di quello che hai scritto io sono e sono sempre stato d'accordo. La squadra è importantissima, ma lo è fuori dal campo: professionalità, gestione manageriale, marginal gains.... e sul campo gestione tattica, delle forze e dei momenti. Non come squadre che cuociono il loro capitano o si corrono appresso fra loro.
    Non a caso penso che chi vuole ottenere da se stesso il meglio, a queste squadre deve andare e non andarsene.
    E' il trenino che ho sempre "contestato".
    Quello per cui Froome secondo molti vinceva i suoi GT. Froome li vinceva per tutto il resto, non per quello.

    Ser pecora:


    Ora che il sistema è stato, inevitabilmente, copiato si è anche livellato.
    Ed è ciò che intendevo all'inizio. Sono stati un modello che adesso sta cercando emuli. Un modello che non era solo ho tanti soldi e compro quelli buoni.
  2. Ser pecora:

    Non ce l'ho conte, ma sfrutto solo l'occasione per un pensiero su questa frase che leggo spesso: "è andato per soldi".
    Pure se restava era per i soldi eh....non credo che Alaphilippe stia alla QuickStep per amore di Lefévère :mrgreen:
    no ovvio,ma il discorso soldi sta a sottolineare che magari ha preferito una squadra che lo paga di piu' ma con un ruolo anche da gregario,che magari una squadra che lo paga meno con un ruolo da capitano unico..........io al suo posto avrei fatto la stessa cosa,quindi la mia non era una critica
  3. Ser pecora:

    Prendi l'ultima Vuelta vinta da Roglic (per gli abbuoni): nella tappa de La Covatilla era rimasto senza compagni, in un momento di minima difficoltà nel finale se non trovava il jolly della Netflix che lo riportava sotto contenendo di poco il distacco quella Vuelta l'aveva persa al 99%. Per pochi secondi.

    Se avesse avuto almeno un suo compagno i problemi erano ancora meno. Rimanere indietro non è solo bucare e cadere e perdere 5'. Magari è essere attaccato nel momento di flessione dell'unico giorno su 21. Avere qualcuno che stia con te, al ritmo che vuoi tu, ti fa rientrare senza problemi. Da solo invece salti.

    Idem per i trenini: non è che vanno su tutti a tutta. Vanno a comando del capitano. Se Roglic vuole tirare il fiato per 30" dice a Kuss di calare e quello cala. Se sta bene gli dice di accelerare, gli sta in scia e poi piazza l'attacco.
    Pogacar non può andare da Kuss e dirgli cala o accelera...quindi chiaro che se ne ha di più "si attacca agli altri e sta con loro" e poi li batte comunque, ma se ha un minimo di flessione lui è da solo e va a banane.

    Ergo, avere una squadra forte che puoi comandare come vuoi è un plus essenziale rispetto chi non ce l'ha.
    ovviamente avere una squadra a tuo completo servizio e' una cosa che fondamentale,se Pogacar ha vinto 2 Tour e' stato perche' un grandissimo corridore ed anche per un po' di fortuna e furbizia.........il Tour 2020 e' stata colpa di Roglic non averlo chiuso prima e credere che il suo connazionale fosse e rimanesse sempre solo un suo fans,mentre il Tour 2021 era nettamente piu' forte di tutti,hanno anche provato a metterlo in difficolta' con tecniche di gara,ma purtroppo uomini per fare grandi imprese le squadre avversarie non ne avevano.
    Su Roglic io credo che a lui manchi un po' di cattiveria agonistica,in questo 2021 forse ne aveva di piu',ma alla fine alla Parigi Nizza e' stato pure criticato,mentre al Tour 2021 per le poche tappe che ha fatto si vedeva da subito che non voleva lasciare nulla al giovane sloveno.
    Peccato non aver visto la sfida in questo Tour tra i 2 e non vederla alla Vuelta,mentre per il prossimo anno ho paura che possa anche iniziare ad esserci un calo,perche' comunque saranno 33 anni