Dave Brailsford: “Siamo nel giusto”

Dave Brailsford: “Siamo nel giusto”

15/02/2018
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15/02/2018

È iniziata la Ruta del Sol, sotto i migliori auspici per Joaquin Cuevas, organizzatore della corsa, che al contrario dei vari Vegni e Proudhomme, è solo che contento di poter ospitare Chris Froome alla sua prima gara stagionale, col pieno di interesse. Poco importa se l’interesse sia solo per il caso del Salbutamolo, che il 90% dei giornalisti siano presenti solo per andare a caccia di una dichiarazione del britannico, e che gran parte dell’interesse della corsa sia scrutinare i dati che arrivano dal Live Tracker di Chris Froome, in modo che ognuno possa valutare se watt, cadenza, velocità, battiti, medie, potenza normalizzata, umidità e pressione atmosferica combacino nel dare risultati coerenti. D’altronde ormai il ciclismo per essere seguito necessita di competenze legali e mediche specialistiche non banali. L’ultima è la specializzazione in nefrologia.

Froome mantiene la calma, sorride, parla il minimo indispensabile, se non per ringraziare chi lo supporta, blocca gli account twitter di chi lo insulta e lo provoca (tra cui, incredibilmente, alcuni stessi giornalisti, sperando forse di “stanarlo” e fare lo scoop…), corre e, per ora, resta lucido. Non deve essere facile.

Nel mirino, con lui, c’è la Sky, la squadra che nell’immaginario collettivo ha raccolto l’eredità della US Postal, del demonio ciclistico, anche se poi i tifosi vivono nella perenne schizofrenia di condannare tutti, nessuno o entrambe. In una stagione la squadra che ha rivoluzionato il recente ciclismo è passata dall’avere reso popolare il motto dei “marginal gains” ad averlo reso motivo di scherno. Ora è la squadra delle zone grigie, dei vantaggi ricercati con metodi non proprio proibiti (ma per tanti è solo questione di tempo: la prossima corsa per i più impazienti, i prossimi 10 anni per chi se ne sta seduto alla foce del fiume), ma “al limite”. Al limite dei regolamenti, che per alcuni sono fatti apposta per dare spazio a questi metodi, anche se poi chi scrive i regolamenti sembra essere quello che si accanisce nel farli rispettare, ma allora è solo per questioni politiche, per guerra di bande, di potere…ed alla fine il ciclismo sembra diventare più una puntata di House of Cards che sport.

Uno dei personaggi cattivi per eccellenza in questa serie Tv potrebbe essere sicuramente Dave Brailsford, il padre padrone della Sky, che però negli ultimi tempi si era defilato, lasciando l’ombrellino in mano al buon Chris. Ieri invece ha rotto il silenzio grazie a Gilles Simon de l‘Équipe, che ne ha raccolto alcune dichiarazioni importanti.

Sul perché non abbiano sospeso, o chiesto di autosospendersi, Froome in attesa della risoluzione del caso: “Nessuno può negare che la situazione sia difficile, ma le regole lo autorizzano perfettamente a correre. La nostra società è basata su l’idea che il peggior scenario consista nell’accusare a torto qualcuno che non sia colpevole. Chris non ha commesso violazioni delle regole antidoping e questo deve essere tenuto in considerazione. La gente può avere la propria opinione, ma penso che siamo nel giusto. Siamo contenti di essere qui (alla Ruta del Sol -ndr-).

Sulla richiesta di David Lappartient, presidente UCI, di non far correre Froome: “Anche se la pressione è estremamente forte penso che si debba sempre assicurare un processo giusto, che sia per Chris Froome, per un amatore o chiunque altro. Le regole UCI e WADA sono state scritte con delle ragioni. Quando hanno considerato le sostanze specifiche (come il Salbutamolo -ndr-) si sono seduti ed hanno deciso che non dovevano portare ad una sospensione automatica. C’è una ragione per questo“.

Molto interessanti le risposte su quale sia il ruolo della Sky nella difesa di Froome: “Siamo con lui al 100%. La violazione delle regole antidoping non si può basare su quello che è contenuto nelle urine, ma solamente sul numero massimo di inalazioni che il corridore ha potuto fare. La questione è quindi: ha preso più delle 16 inalazioni durante il periodo consentito? La risposta è NO. Non ha violato le regole. Ho fiducia al 100%” (NB: la regola prevede un massimo di 16 inalazioni in 24h, che dovrebbe corrispondere alla concentrazione massima di Salbutamolo autorizzata, ovvero 1000 nanogrammi per millilitro di urina, in realtà ci possono essere grosse differenze di principio attivo inalato tra inalazione ed inalazione dovute all’inalatore stesso o altro, e questo potrebbe quindi essere la strategia difensiva scelta.).

Ed infine la risposta ad una domanda che in molti si sono posti, ovvero perché aver dato la disponibilità a settembre a correre Giro e Tour sapendo del controllo fuori limite: “In quel momento l’informazione era confidenziale e non era permesso divulgarla. O è confidenziale o non lo è. Non è che puoi condividerla con qualcuno, fosse anche un piccolo gruppo (inteso: gli organizzatori delle corse -Ndr-) . Le regole sono chiare e non è la prima vota che succede nel nostro sport. Allora o si cambia tutto o si usano le regole esistenti. Noi abbiamo seguito le regole in uso“.