David Moncoutié, un solitario nell’epoca maledetta del doping

David Moncoutié, un solitario nell’epoca maledetta del doping

18/06/2019
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18/06/2019

Gli anni ’90 del secolo scorso sono stati il decennio centrale dell’epoca maledetta del doping nel ciclismo. Perlomeno per quanto se ne sa finora. La storia si evolve come ogni disciplina, quindi in attesa di revisioni, questa è la storia di un corridore che in quell’epoca si staglia come un piccolo naviglio solitario in un mare in tempesta, ma con la barra del timone ben salda.

David Moncoutié è nato il 30 Aprile 1975 a Provins, una piccola cittadina cinta da mura medievali 77km a sud-est di Parigi. Nella sua famiglia mai nessuno si è interessato al ciclismo, e nemmeno David sino all’età di 16 anni, quando comincia ad innamorarsi della bicicletta grazie ad un amico: lo portano a fare un’uscita in un gruppo di amatori, loro tutti con belle bici da corsa, lui con una bici da città. Come si usa dire in gergo “li svernicia tutti” e si rende conto di “non essere poi cosi male in bici”, parole sue.

Durante il liceo si tessera per una squadra e comincia a gareggiare: vince alla seconda corsa cui partecipa. Da juniores vince 24 corse. Poi per un anno lascia perdere il ciclismo e si mette a giocare a calcio, ma la voglia di tornare in bicicletta gli ritorna dopo aver visto “Lucho” Herrera, scalatore colombiano anni ’80, battagliare con i più affermati europei al Tour de France. Herrera vince la maglia a pois nel 1985 e 1987, stesso anno in cui vince la Vuelta. Moncoutié lo prende come idolo da ragazzino e vuole copiarlo, quindi comincia a sognare le grandi salite, la maglia a pois. Prima però riesce a prendere una laurea breve in biologia.

Nel 1996 sta facendo il servizio militare in quello che era l’analogo italiano della compagnia atleti dell’esercito francese, anche se militava solo in una squadra amatoriale. Non ha vinto gare importanti, ma è considerato un ottimo scalatore. Dopo averlo visto ai campionati nazionali dilettanti nel 1996 lo mette sotto contratto Cyril Guimard, alla Cofidis, squadra in cui militerà tutta la carriera professionistica, durata 13 anni.

La sua carriera si può riassumere in un sacco di piazzamenti in gare di medio prestigio, molte francesi. Ma con alcuni acuti: 2° al Tour de l’Avenir nel 2000, dietro lo sfortunato Iker Flores, ma davanti tanti giovani che in futuro faranno parlare di se, tra cui Floyd Landis, Filippo Pozzato, Luca Paolini, Sylvain Chavanel, etc..

4° alla Paris-Nice nel 2001, dietro Frigo, Rumsas e Van Petegem.

2° ai campionati nazionali a cronometro dietro Eddy Seigneur.

Vince il GP di Lugano nel 2003 davanti Kolobnev.

Nel 2004 uno dei suoi grandi exploit: la 11^ tappa del Tour de France, davanti Juan Antonio Flecha ed Egoi Martinez.

Si ripete nel 2005 alla 12^ tappa del Tour, davanti Sandy Casar e Angel Vicioso.

Nel 2006-2007 è fuori per infortunio, si ruppe la testa del femore in una caduta.

Nel 2008 vince la maglia di miglior scalatore alla Vuelta, oltre all’8^ tappa(davanti Valverde e Contador)  e l’8° posto in classifica generale.

Ripete una vittoria di tappa alla Vuelta nel 2009 davanti Ezequiel Mozquera e Alejandro Valverde. Ri-Vince la maglia di miglior scalatore. Ma in generale non va oltre il 27° posto.

Nel 2010 mette in cascina un’altra tappa alla Vuelta come unica vittoria stagionale. Vince la 9^tappa. Ed ancora la maglia di miglior scalatore. In classifica generale è 12°, anche sedanti a lui Ezequiel Mozquera e David Garcia, entrambe corridori della Xacobeo-Galicia, vengono squalificati perché positivi ad un coprente.

Si ritira nel 2012 dopo 12 partecipazioni al Tour de France, miglior piazzamento in generale un 13° posto. Un partecipazione al Giro d’Italia (68°) e cinque partecipazioni alla Vuelta Espana, miglior piazzamento 8°, con 4 titoli di miglior scalatore consecutivi e 4 tappe vinte. Le sue altre vittorie da professionista sono un giro del mediterraneo, un Tour de l’Ain ed una Route du Sud. Nelle classiche è arrivato 19° ad un Lombardia, 27° ad una Liegi, 30° ad una Freccia Vallone.

Si potrebbe pensare ad un buon corridore, ma nulla più. In attività spesso era criticato per “la mancanza di potenza”, per non essere un fenomeno in discesa, ma piuttosto cauto (soprattutto dopo la frattura del femore) e perché detestava stare a centro gruppo a “limare” con gli altri, preferendo starsene tranquillo in fondo al gruppo. Detestava la pioggia ed il freddo, si fermava sempre per mettersi la mantellina, non rischiando di mettersela in corsa.

Di lui però i suoi colleghi hanno detto:

-“se non ci fosse stato il doping avrebbe potuto vincere un Tour” –Philippe Gaumont

-“in 7 anni alla Cofidis ho conosciuto solo due corridori che non prendevano sostanze: Moncoutié e Janek Tombak” –Philippe Gaumont

-“tutti sono concordi nel dire che Moncoutié si sia mai dopato”– François Migraine, il presidente del gruppo Cofidis

Altre testimonianze del fatto che Moncoutié abbia mai preso doping vengono anche da David Millar ed altri compagni di squadra, oltre che da Eric Boyer, direttore sportivo della Cofidis tra il 2005 e il 2012, che ricorda come Moncoutié venisse preso in giro per rifiutarsi di “passare alla velocità superiore”, ma che “col senno di poi è forse grazie a lui che lo sponsor non se n’è andato e la squadra è rimasta in piedi”.

Moncoutié fu praticamente l’unico corridore della Cofidis a passare indenne l’inchiesta sulla squadra del 2004 che ne decretò quasi la fine.

A differenza di un altro corridore considerato da tutti come “pulito”, Christophe Bassons, il quale però osò rompere l’omertà del gruppo finendone travolto ed essere costretto al ritiro (bullizzato da Armstrong in prima persona, ma pare anche minacciato fisicamente in gruppo), Moncoutié se ne è sempre stato in disparte, godendo di quello che la bicicletta poteva dargli:

Sin dagli inizi per me il ciclismo è stato sinonimo di gioia. Quando ho cominciato non pensavo se un giorno avrei fatto un Tour de France ad esempio. Ero più come un ciclista della domenica che sale in bici solo per il piacere di farlo. Poi con l’età suppongo di aver preso la cosa con più responsabilità e vedere la bici come un lavoro, ma la cosa più importante è che mi piace pedalare, è cosi che sono felice“.

Solo in un’occasione Moncoutié si è lasciato andare ad una dichiarazione riguardo il doping, interrogato proprio per il suo statuto di corridore pulito:

Si, si può correre un Tour de France senza prendere sostanze. Vincerlo è un’altra cosa.

Quello che lo ha fatto spiccare e allo stesso tempo sopravvivere nel gruppo dell’epoca è probabilmente questo carattere particolare, che lo faceva essere concentrato su quello che importava a lui, e che non era vincere o guadagnare di più (rifiutò un aumento di stipendio quando gli chiesero di fare da capitano della squadra, perché non voleva assumersene la responsabilità), ma solo fare quello che lo faceva stare bene.

È sempre Eric Boyer che forse ne ha carpito il segreto: “Moncoutié è un solitario. È capace di essere felice in un gruppo, ma non ne ha bisogno. Vuole solo essere lasciato in pace“.

Oggi David Moncoutié fa da consulente per varie catene televisive durante Vuelta e Tour, cosi come consulente per alcuni sponsor. Ad esempio fa la guida in bici per gruppi di clienti “vip” della Vittel che vogliono percorrere gli ultimi chilometri delle tappe dei grandi giri.

 

 

 

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liedolo6
Guest

E' davvero impressionante leggere questo articolo rendendosi conto di come questo modo di intendere il ciclismo, che potremmo definire "il modo corretto", sia considerato un "raro" esempio, una mosca bianca, ed i valori siano invece visti come un limite al sogno della vittoria a tutti i costi.

Davvero basso pedala l'uomo purtroppo….

Io non sono mai stato un agonista, ed in questo, visti i risultati e le evidenze del doping non solo degli ultimi anni, mi considero fortunato.

Almeno quando mi guardo allo specchio della mia anima, non volgo lo sguardo altrove.

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S
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Scaldamozzi ogni tanto

Bravo, chapeau.
Invece chi si è dopato ma facendola franca ora probabilmente ha posizioni di rilievo nelle squadre o nell’ambiente a vario titolo.

andrea
Member
andrea

sarebbe interessante fare un confronto sulle salite del Tour per vedere cosa avrebbe fatto ai giorni nostri un campione pulito. A quei tempi volavano in salita col doping e i tempi oggi sono meno esasperati. Secondo me il paragone è fattibile, visto che le bici erano già abbastanza moderne e leggere.

kekino
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Scaldamozzi ogni tanto

Bravo, chapeau.
Invece chi si è dopato ma facendola franca ora probabilmente ha posizioni di rilievo nelle squadre o nell’ambiente a vario titolo.

Anche chi non l'ha fatta franca in verità…

liedolo6
Guest
kekino

Anche chi non l'ha fatta franca in verità…

Purtroppo se quella e' la mentalita' questo e' il risultato…..

E purtroppo e' una mentalita' diffusa, quella di pedalare cosi in basso….

Meglio starne fuori, per un fatto di dignita', piu che altro, e se si partecipa, lo si fa con i propri mezzi.

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S
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Scaldamozzi ogni tanto
kekino

Anche chi non l'ha fatta franca in verità…

Già, purtroppo hai ragione

Shinkansen
Member
Shinkansen

Bell’articolo Ser. Grazie per aver ricordato Janek Tombak, l’altro della coppia, di cui non mi ricordavo mai il nome.

Una volta Gianni Mura scrisse – non mi ricordo di chi – che se uno arrivava 25° pulito bisognava vedere il Tour per lui, per quel 25° posto. Sono d’accordo.

pierluigi
Member
pierluigi

Che bello!!!
Grazie Set.

Andrea Sicilia
Editor

liedolo6 E' davvero impressionante leggere questo articolo rendendosi conto di come questo modo di intendere il ciclismo, che potremmo definire "il modo corretto", sia considerato un "raro" esempio, una mosca bianca, ed i valori siano invece visti come un limite al sogno della vittoria a tutti i costi. Davvero basso pedala l'uomo purtroppo…. Io non sono mai stato un agonista, ed in questo, visti i risultati e le evidenze del doping non solo degli ultimi anni, mi considero fortunato. Almeno quando mi guardo allo specchio della mia anima, non volgo lo sguardo altrove. Inviato dal mio SM-N9005 utilizzando Tapatalk Agonista… Read more »

Andrea Sicilia
Editor

liedolo6 E' davvero impressionante leggere questo articolo rendendosi conto di come questo modo di intendere il ciclismo, che potremmo definire "il modo corretto", sia considerato un "raro" esempio, una mosca bianca, ed i valori siano invece visti come un limite al sogno della vittoria a tutti i costi. Davvero basso pedala l'uomo purtroppo…. Io non sono mai stato un agonista, ed in questo, visti i risultati e le evidenze del doping non solo degli ultimi anni, mi considero fortunato. Almeno quando mi guardo allo specchio della mia anima, non volgo lo sguardo altrove. Inviato dal mio SM-N9005 utilizzando Tapatalk Agonista… Read more »

Andrea Sicilia
Editor

Ser pecora Questa è la tua idea del professionismo. Sono persone, mica sono fatti tutti con lo stampino come i burattini… Di gente che ha paura in discesa, che non ha voglia di fare bagarre per tenere la testa del gruppo, etc.. ce n'è sempre stata e ce n'è. Ci sono fior di campioni che secondo il tuo metro sarebbero "non professionisti". Scusami. Ok sono persone, ma non persone comuni. Sono professionisti. Fanno un lavoro e devono sputare il sangue per farlo al meglio, non in modo naif. Non so chi siano questi campioni naif a cui alludi, ma sono… Read more »

mescal
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mescal

Se non ricordo male, Sastre era uno che stava in fondo al gruppo, generalmente.

bicilook
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bicilook

Ecco,,,Il professionismo va interpretato alla Lance Armstrong…
L’atleta più serio della storia del ciclismo…..dopo questa smetterei di andare in bici,per non appartenere alla categoria…

Alambi
Member
Alambi

Leggendo le lettere LA ho reazioni contrastanti, da una parte ho ricordi felici di una città che amo, dall’altra mi assale una sensazione di nausea al ricordo di una persona Che ancora pochi giorni fa dichiarava che é stato giusto quello che ha fatto perché era l’unico modo di vincere negli anni in cui ha corso. Praticamente sta ancora tentando di convincersi che lui é nel giusto e che nel mondo sia sportivo che non extrasportivo si vinca con la furbizia e l’arroganza, mentre i restanti cog…ni devono essere competenti, preparati e farsi il sedere quadro.

Andrea Sicilia
Editor

Ser pecora Non c'entra l'essere naïf. Sono persone come le altre con caratteristiche psico-fisiche spesso oltre la media. Ma non per questo sono tutti degli infoiati che appena mettono un numero sulla schiena gli si chiude la vena… Altrimenti non ci sarebbero i gregari tanto per dire…gente che potrebbe vincere, ma che preferisce dedicarsi agli altri (magari nemmeno più forti, ma più infoiati appunto). Idem per la preparazione: Ullrich non era forte? Che mangiasse la cioccolata lo rende meno professionista? Perché se il punto è non lo era perché Armstrong lo batteva allora questo dovrebbe significare che pur mangiandone era… Read more »

golias
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samuelgol Scusami. Ok sono persone, ma non persone comuni. Sono professionisti. Certo che sono professionisti ma prima di tutto sono persone e lo sono a prescindere, mi pare logico pensare che va bene tutto ma in primis viene la tua soddisfazione come persona e non come professionista e qui il confine si fa labile tanto che ne vediamo e ne abbiamo visto le conseguenze. Lui per certi aspetti è molto più campione di chi invece è osannato come tale.. proprio perchè lo fa per sè stesso in primis e poi per la gloria-danaro-fama (non a caso rifiuta perfino un ingaggio… Read more »

Andrea Sicilia
Editor

Ser pecora Mi sembra che non hai colto: Federer, Maradona e Merckx sono eccezioni uniche nella storia. E in quanto eccezioni fanno nemmeno media. Federer e Merckx da una parte. Maradona dall'altra. I primi due verosimilmente al 100%. Il terzo probabilmente all'80 (che era già tantissima roba, ma per meno partite all'anno e per meno anni). Non esistono solo loro. Esistono molti che con sacrificio e dedizione massimi hanno raggiunto risultati egregi non sprecando nemmeno un filo delle loro possibilità e anzi esaltandole e accrescendole. Tu la chiami la vena tappata, ma la vena tappata è altro. E' una negatività,… Read more »

Andrea Sicilia
Editor
Ser pecora

So che tu sei l'esperto, quindi ti do ragione :==

…….

Gli effetti i cannabis e tabacco, li dice la medicina non io…..e fino a prova contraria, mi devo fidare. Riguardo al tabacco, ti ho citato un link della fondazione Veronesi, credo tutto sommato abbastanza affidabile……ai tempi di Bartali il professionismo non esisteva, bastava aver un buon motore….poi si è capito che un buon motore ben sfruttato, allenato e curato (nel senso lecito del termine), rendeva di più e per più anni.

Andrea Sicilia
Editor
Ser pecora

Si ma guardi solo i risultati. E questo spesso non dice molto sulla "professionalità" di un ciclista……..

Certo. Il professionismo in un mestiere qualsiasi è guardare il risultato…con tutti i modi leciti, lo ribadisco. Ognuno poi è libero di rendere all'x% delle proprie possibilità anzichè al 100%. Ma per me spreca un dono.

charlietrotter
Member
charlietrotter

La visione del “metto pettorale e muoio al traguardo” la vedo molto più una cosa da amatori suonati di mezza età sinceramente.

ps
o motociclisti amatori da pista

Parole Sante!

Andrea Sicilia
Editor
Ser pecora

Il che presuppone che alla fine il risultato sia la prova del talento ed il non risultato la prova del talento sprecato. ……

Non necessariamente. Il non risultato, può anche essere minor talento. Lo ho detto, per il top ci vuole il mix fra le due cose, talento e determinazione. Gattuso si impegna come Ronaldo, ma più di quello non può dare……Chapeu anche a Gattuso, ad arrivarci ai suoi livelli….ma chapeau a lui, non a Cassano.

Andrea Sicilia
Editor
Ser pecora

O la sfiga….chissà…Bartali senza una guerra mondiale chissà cosa avrebbe vinto………..

Certo. Anche la componente fortuna/sfortuna influisce…..

Ser pecora

………
O Moncoutié senza doping, ma capisco che questo sia inaccettabile per chi guarda solo i risultati……..

Mi sembrava di aver chiarito, ribadendolo più volte, che parlavo di tutti i mezzi leciti (grinta, determinazione, applicazione), non dell'ottenimento del risultato in spregio delle regole. Rileggi cosa "contesto" a Moncutie…..non mi pare di aver scritto, fesso perchè non si dopava come gli altri.

pilade66
Member
pilade66

Mi è piaciuta molto questa storia, e da quanto ho letto mi piace pure questo atleta. Non sarà stato un grande campione, ma un uomo che ha svolto con onestà il suo lavoro, ha amato il ciclismo ed a quanto ho capito lo ama ancora, che non si è fatto intimidire dai gangster dell’epoca facendo giustamente un passo indietro. Ogni squadra di ciclismo è fatta si dai capitani e dai campioni, ma anche da atleti che con serietà compiono il loro lavoro. Semplicemente.

faberfortunae
Member
faberfortunae

Il lato “umano ” dello sportivo professionista lo avvicina allo sportivo amatore. Le paure, le deroghe alle compliance etiche gli strappi disciplinari e le debolezze mentali sono generalmente mal tollerate nei posti di lavoro comuni. Figuriamoci nel settore sportivo dove la performance è direttamente condizionata dalla stretta osservanza di tutti questi parametri. Figuriamoci nel ciclismo dove si sa, non si può inventare nulla… Un conto è la simpatia istintiva, la vicinanza, l’affinità per il corridore (io per primo l’ho provata nella lettura del ritratto) altro è la valutazione di professionalità che tu dai ad un corridore professionista che in fin… Read more »

S
Member
Scaldamozzi ogni tanto
mescal

Se non ricordo male, Sastre era uno che stava in fondo al gruppo, generalmente.

Anche Pantani

sembola
Member
Ser pecora

So che tu sei l'esperto, quindi ti do ragione :==

Però Bartali non lo sapeva e fumava lo stessoVedi l’allegato 182229

diceva che avendo le pulsazioni basse il medico gliela consentiva per "mettersi in moto“… con grande invidia dei colleghi 😉

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golias
Member

faberfortunae altro è la valutazione di professionalità che tu dai ad un corridore professionista che in fin dei conti si comporta come un amatore alle prime armi (mantellina da fermo, freni tirati in discesa). Imho Non credo fosse una costante del tizio in questione.. sono/sarei più propenso a pensare che facesse le dovuto riflessioni: se mi ammalo domani o dopodomani sono a letto idem se mi fracasso le ossa e visto che mi piace partecipare meglio prevenire che curare anche a fronte di qualche rinuncia e ripeto.. non credo lo facesse ad ogni gara ma probabilmente ponderava a differenza di… Read more »

pensopositivo
Member
samuelgol

Bartali fumava perchè lo rilassava? Le canne ti rilassano, non la sigaretta: https://www.fondazioneveronesi.it/m…i-mi-rilasso-e-falso-e-la-scienza-lo-dimostra

La sigaretta rilassa il fumatore nel senso che va a colmare la sua ansia da astinenza di nicotina.
Come correttamente scritto proprio nell' articolo che hai linkato, fra l' altro.
Quindi, in questo senso, è corretto dire che Bartali fumava… per rilassarsi.

Andrea Sicilia
Editor

pensopositivo La sigaretta rilassa il fumatore nel senso che va a colmare la sua ansia da astinenza di nicotina. Come correttamente scritto proprio nell' articolo che hai linkato, fra l' altro. Quindi, in questo senso, è corretto dire che Bartali fumava… per rilassarsi. L'ansia da astinenza, ce la ha il fumatore incallito, cui la nicotina dà dipendenza. Non è un effetto rilassante, bensì normalizzante di uno squilibrio creato da una dipendenza. Lì c'è scritto quello. Non credo fosse il caso di Bartali, viceversa non si parla di sigaretta pregara ma di vizio patologico. Se poi vogliam far passare che un… Read more »

jan80
Member

samuelgol Agonista non vuol dire necessariamente dopato. Riguardo a Moncutie, ammesso che in effetti fosse pulito, non è che solo per questo intendesse il ciclismo come va inteso…non certo quello professionistico almeno. Aver paura della discesa, attardarsi a mettere la mantellina, stare nelle posizioni defilate del gruppo, spesso le più pericolose (salvo le volate), spesso le più dispendiose in caso di elastici, strappi, ventagli, cadute, non è nulla a che fare col professionismo, che è ricerca del miglior risultato possibile, se non con tutti i mezzi in assoluto, almeno con tutti i mezzi leciti. la guida del mezzo non puo'… Read more »

B
Member
bianco222

Ma alla fine fare il ciclista professionista è un lavoro, così come fare il panettiere. Alcuni panettieri fanno un pane buonissimo, lavorano 14 ore al giorno sabato e domenica compresi e dopo anni di sacrifici aprono una catena di panetteria che gli frutta milioni. Altri fanno un pane altrettanto buono ma tutti i pomeriggi tengono chiuso (e vanno in bici!) e chiudono anche la domenica (c’è la granfondo!). Non avranno mai un impero del pane ma scambiano tutte le mattine due chiacchiere con la signora di turno e hanno più tempo per figli e bici. Moncutie appartiene ai secondi. Ognuno… Read more »

faberfortunae
Member
faberfortunae

golias Non credo fosse una costante del tizio in questione.. sono/sarei più propenso a pensare che facesse le dovuto riflessioni: se mi ammalo domani o dopodomani sono a letto idem se mi fracasso le ossa e visto che mi piace partecipare meglio prevenire che curare anche a fronte di qualche rinuncia e ripeto.. non credo lo facesse ad ogni gara ma probabilmente ponderava a differenza di altri che vanno con: costi quel che costi !! Sì ma la.mantellina devi imparare ad indossarla pedalando per non perdere le ruote, i freni devi mollarli e prenderti rischi perché è parte integrante del… Read more »

Corvo Torvo
Member
Corvo Torvo

Un buon/ottimo discesista mollerà i freni e si prenderà i rischi perchè sa che gli farà guadagnare tanto. Uno scarso in discesa fa bene a non prendersi i rischi perchè magari ha altre doti. Ognuno sfrutta le doti che ha. Se poi chi mi paga decide che uno che si ferma per mettere la mantellina non va bene, mi lascerà a casa. Se ha fatto 13 anni in Cofidis evidentemente questa cosa non era fondamentale. Con il tuo ragionamento i velocisti dovrebbero fare alla morte le salite, e i buoni scalatori fare le volate o una crono a fuoco, perchè… Read more »

Andrea Sicilia
Editor
jan80

la guida del mezzo non puo' essere poca professionalita'……un Savoldelli nasce con quelle doti come un Ivan Basso o Zakarin pure……ma non e' che non vogliono rischiare,non sanno guidare…….

bastava leggere anche i messaggi successivi in cui ho specificato meglio la questione discesa 😉

samuelgol

………
Basso non era naif perchè in discesa andava piano. Non era capace a scendere, è diverso.
…………

CRISI
Member

samuelgol Gli effetti di cannabis e tabacco, li dice la medicina non io…..e fino a prova contraria, mi devo fidare. Riguardo al tabacco, ti ho citato un link della fondazione Veronesi, credo tutto sommato abbastanza affidabile……ai tempi di Bartali il professionismo non esisteva, bastava aver un buon motore….poi si è capito che un buon motore ben sfruttato, allenato e curato (nel senso lecito del termine), rendeva di più e per più anni. Che un motore ben allenato renda di più lo avevano capito già ai tempi di Dorando Pietri, che cento anni fa vi fosse cura e studio è dimostrato… Read more »

Andrea Sicilia
Editor
bicilook

Ecco,,,Il professionismo va interpretato alla Lance Armstrong…
L'atleta più serio della storia del ciclismo…..dopo questa smetterei di andare in bici,per non appartenere alla categoria…

Forse hai letto in maniera disattenta e parziale quanto da me scritto nel post che hai quotato.

marco
Admin

Non dimentichiamoci che questo sapeva benissimo di avere intorno a sé dei bombatoni atomici, quindi le sue probabilità di vincere erano praticamente zero. E allora perché prendersi rischi? Faceva quello che gli piaceva fare e riusciva a farlo perché non si è tirato contro le ire dei bombati facendo la “spia”, altrimenti l’Armostrong di turno gli rivoltava contro il gruppo. È già tanto essere arrivati dove è arrivato lui. I puliti smettono di solito molto prima, quando gli chiedono di bombarsi.

A
Member
Airone del Chianti

Esattamente. Il suo essere omertoso era gradito a tal punto che spesso le sue fughe avevano via libera dei big del gruppo. Le maglie di miglior scalatore e alcune vittorie di tappe si conquistano anche così, facendo i cavoli propri… 😉

jan80
Member
samuelgol

bastava leggere anche i messaggi successivi in cui ho specificato meglio la questione discesa 😉

si ho capito……ma allora chi sarebbe naif in discesa??fammi un nome…..basta uno

jan80
Member
marco

Non dimentichiamoci che questo sapeva benissimo di avere intorno a sé dei bombatoni atomici, quindi le sue probabilità di vincere erano praticamente zero. E allora perché prendersi rischi? Faceva quello che gli piaceva fare e riusciva a farlo perché non si è tirato contro le ire dei bombati facendo la "spia", altrimenti l'Armostrong di turno gli rivoltava contro il gruppo. È già tanto essere arrivati dove è arrivato lui. I puliti smettono di solito molto prima, quando gli chiedono di bombarsi.

si ovvio…..anche se penso non fossero solo 2 i non dopati a Epo,testosterone e cortisoni

Andrea Sicilia
Editor
jan80

si ho capito……ma allora chi sarebbe naif in discesa??fammi un nome…..basta uno

Nibali?:clown:
Scherzi a parte….naif sta x atteggiamento generale, non x la discesa in particolare. Ovvio che se uno non è capace non è capace……discorso diverso è esserlo ma non prendere rischi….che non vuol dire scendere a vita persa, ma nel loro lavoro, anche una componente di rischio, il più possibile calcolato, credo faccia parte del gioco.

liedolo6
Guest

pilade66 Mi è piaciuta molto questa storia, e da quanto ho letto mi piace pure questo atleta. Non sarà stato un grande campione, ma un uomo che ha svolto con onestà il suo lavoro, ha amato il ciclismo ed a quanto ho capito lo ama ancora, che non si è fatto intimidire dai gangster dell’epoca facendo giustamente un passo indietro. Ogni squadra di ciclismo è fatta si dai capitani e dai campioni, ma anche da atleti che con serietà compiono il loro lavoro. Semplicemente. Esatto, questo e' ciclismo non il risultato a tutti i costi (costi leciti naturalmente, perche i… Read more »

jan80
Member

samuelgol Nibali?:clown: Scherzi a parte….naif sta x atteggiamento generale, non x la discesa in particolare. Ovvio che se uno non è capace non è capace……discorso diverso è esserlo ma non prendere rischi….che non vuol dire scendere a vita persa, ma nel loro lavoro, anche una componente di rischio, il più possibile calcolato, credo faccia parte del gioco. credo che su quei livelli tutti siano professionali come rischi……perche' non esiste andar piano e non prendere rischi in discesa,le curve si devono saper fare,quindi chi va piano mote volte sta rischiando piu' di chi scende forte……per fare un' esempio Zakarin prende molti… Read more »

golias
Member

faberfortunae Sì ma la.mantellina devi imparare ad indossarla pedalando per non perdere le ruote, i freni devi mollarli e prenderti rischi perché è parte integrante del tuo lavoro. C'è gente che ti paga per farlo e questo si aspetta da te. Non siamo alla scampagnata tra amici, ma al Tour. Ripeto, un conto è la simpatia, un conto è la valutazione di capacità di un professionista… Sono due profili diversi, non parametrabili esclusivamente e necessariamente al risultato sportivo, ma alle conoscenze tecniche ed alla serietà comportamentale, questo sì. Quella gente che ti paga per farlo questo si aspetta e pretende… Read more »

U
Member

Ser pecora . O Moncoutié senza doping, ma capisco che questo sia inaccettabile per chi guarda solo i risultati. . Moncoutiè lo ricordo bene, corridore di gran classe. Ricordo di una tappa vinta al Tour doveva essere anche il 14 Luglio ( data insignificante per la piccola colonia..:-) ) Fece una di quelle azioni nel finale di tappa, di quelle che una volta vista non la scodi piu'. Si ricordo che aveva la nomea di essere un corridore che non ricorreva ad aiuti esterni..( al tempo dicevano non non aveva preparatore personale..:-)). Narravano anche che non si ammazzava di allenamenti… Read more »

bicilook
Member
bicilook
samuelgol

Forse hai letto in maniera disattenta e parziale quanto da me scritto nel post che hai quotato.

Penso che non vada mai citato Lance Armstrong come esempio…Io l'ho rimosso dalla storia del ciclismo,se non come ricordo del periodo più buio del ciclismo…le uniche cose che si possono associare ad Armstrong,sono doping,slealtà,arroganza ,truffa,intimidazioni mafiose e chi più ne ha più ne metta…non è certo un esempio da citare per come approcciarsi al professionismo.

123lorka
Member
123lorka

Fare 13* in un Tour da puliti con la roba che girava all’epoca ha del miracoloso

Sampoo87
Member
samuelgol

L'ansia da astinenza, ce la ha il fumatore incallito, cui la nicotina dà dipendenza. Non è un effetto rilassante, bensì normalizzante di uno squilibrio creato da una dipendenza. Lì c'è scritto quello.
Non credo fosse il caso di Bartali, viceversa non si parla di sigaretta pregara ma di vizio patologico. Se poi vogliam far passare che un vizio patologico è accettabile per un professionista sportivo va bene….giusto per spirito di contraddizione però, non perchè ciò abbia un senso logico, medico o scientifico.
Le sostanze rilassanti sono altre, tra cui la citata cannabis.(ovvio non solo quella).

Mai fumato eh? 😉

 

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