Il futuro è dello sport all’aria aperta

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Guardare in avanti è l’unico modo per non cadere in depressione da quarantena. Per noi ciclisti ancora di più, visto che in diversi Paesi, fra cui l’Italia, è vietato praticare sport all’aperto. Sbeffeggiati, additati a nemico pubblico numero uno, sgridati da concittadini frustrati, ora chiusi in casa insieme a runner e chiunque altro volesse ossigenare il cervello nel rispetto delle norme antivirus.

Gli untori che praticano sport hanno però davanti a sé una rivincita enorme: anche chi ci dà contro si troverà a fare i conti con un modo di vivere che non sarà più lo stesso di prima, perlomeno fin quando non verrà trovato un vaccino. Palestre, spogliatoi, eventi al chiuso con tanta gente, sono tutti destinati ad essere ignorati a lungo per paura del contagio.


Il modo più sicuro per muoversi sarà quello di stare all’aria aperta, lontano dagli altri. Proprio come fa chi va in bici da corsa. Magari noi dovremo stare attenti alle uscite di gruppo, ciò non toglie che non è un problema rispettare la distanza sociale mentre si pedala. E voi, sceriffi da balcone ed isterici al volante, vi dovrete adattare o rassegnarvi ai vostri travasi di bile mentre ingrassate e rinstupidite davanti al televisore.

 

Commenti

  1. Vorrei essere ottimista come chi ha scritto l'articolo, ma temo che, con la campagna martellante di queste settimane, il marchio dell'untore, quelli che fanno sport all'aria aperta, se lo porteranno dietro per molto tempo.
  2. servarel:

    fregatene, sii ottimista e non farti contagiare da quella brutta bestia che è l'ignoranza, perchè allora dovremmo chiamare untori gli anziani che stanno nelle case protette, i giovani che fanno l'ape, chi lavora in fabbrica, chi va al supermercato, e via così, cioè tutti.

    A questo punto ci portiamo dietro il marchio di untori in Europa in quanto italiani, però poi in italia in quanto Lombardi, ma anche in Lombardia in quanto Bresciani e Bergamaschi, alla fine non se ne esce più perchè c'è sempre qualcuno pronto ad additare qualcun'altro nascondendo la testa sotto la sabbia perchè tanto il mostro sicuramente è uno che viene da fuori (è un po' un pippone, ma spero si sia capito il senso, ovvero...fregatene, quando si potrà fallo sereno).
    Ma io continuerò a fare quello che ho sempre fatto (poco e sempre piacevolmente in solitaria); mi sono limitato a dubitare della "rivincita", a meno che non la si voglia intendere come "intima soddisfazione per la riconquista della libertà" (pippone libertario).
    Anzi, temo che coloro che non potranno più frequentare le palestre (per paura o per qualche altra limitazione) o comunque gli sport al coperto, saranno ancora più incazzosi di prima.
  3. A mio parere (conoscendo gli italiani) si è passati dalla fase "chi se ne frega delle regole",e si arriverà,alla fase "sto' lontano da tutto e tutti!"
    Le mezze misure non sono mai state un nostro punto di forza, e le attività sportive saranno soggette a questa cosa,magari solo per un breve periodo...che poi siamo anche maestri nello scordare EH...
    Vedremo.
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