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Il futuro è dello sport all’aria aperta

Il futuro è dello sport all’aria aperta

marco, 27/03/2020

Guardare in avanti è l’unico modo per non cadere in depressione da quarantena. Per noi ciclisti ancora di più, visto che in diversi Paesi, fra cui l’Italia, è vietato praticare sport all’aperto. Sbeffeggiati, additati a nemico pubblico numero uno, sgridati da concittadini frustrati, ora chiusi in casa insieme a runner e chiunque altro volesse ossigenare il cervello nel rispetto delle norme antivirus.

Gli untori che praticano sport hanno però davanti a sé una rivincita enorme: anche chi ci dà contro si troverà a fare i conti con un modo di vivere che non sarà più lo stesso di prima, perlomeno fin quando non verrà trovato un vaccino. Palestre, spogliatoi, eventi al chiuso con tanta gente, sono tutti destinati ad essere ignorati a lungo per paura del contagio.

Il modo più sicuro per muoversi sarà quello di stare all’aria aperta, lontano dagli altri. Proprio come fa chi va in bici da corsa. Magari noi dovremo stare attenti alle uscite di gruppo, ciò non toglie che non è un problema rispettare la distanza sociale mentre si pedala. E voi, sceriffi da balcone ed isterici al volante, vi dovrete adattare o rassegnarvi ai vostri travasi di bile mentre ingrassate e rinstupidite davanti al televisore.

 

Commenti

  1. Pizzo65:

    Inoltre ,per quel che concerne uscite di gruppo, vorrei far notare che i primi ciclisti fermati in varie regioni sfrecciavano incuranti raccomandazioni in 4 o 5..., proprio come i runner improvvisati nei parchi ! Dobbiamo ringraziare ste persone se ora siam tutti a casa!
    Ma va là con ste cazzate, siete a casa (io fino a prova contraria nel mio comune posso allenarmi, alla peggio faccio ricorso) per vostra scelta .
    Qui gli unici che bisogna ringraziare sono al governo, non quattro ciclisti che uscivano in gruppo.

    Se poi volete continuare a credere alle fate dei boschi, agli unicorni, a Berlusconi che si è fatto da solo, auguri :))):
  2. Però, però, secondo me, a parte il fatto che l'articolo non aggiunge alcuna conoscenza in generale, e che non indica alcuna soluzione all'emergenza in atto, né tanto meno alcun consiglio su come affrontarla, anzi, dall'articolo trasuda livore e mi sembra anche mancanza di prospettiva storica, perché l'autore parla di rivincita, ma su chi noi ciclisti amatoriali o meno dovremmo prenderci rivincite? Su coloro che ci hanno additati come untori? Sono da compatire, purtroppo per l'ignoranza non potranno mai esserci rivincite. Infatti quegli stessi imbecilli saranno proprio i primi ad andarsi a rinchiudere nelle palestre magari con le mascherine in faccia, l'autore secondo me sottovaluta la stupidità dell'italiano medio. Io personalmente non mi sento di prendermi rivincite su questi poveracci, stanno già inguaiati di loro. Vado in bici perché mi piace, non perché mi ritengo migliore di chi pratica sport indoor.