Il futuro è dello sport all’aria aperta

Il futuro è dello sport all’aria aperta

27/03/2020
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27/03/2020

Guardare in avanti è l’unico modo per non cadere in depressione da quarantena. Per noi ciclisti ancora di più, visto che in diversi Paesi, fra cui l’Italia, è vietato praticare sport all’aperto. Sbeffeggiati, additati a nemico pubblico numero uno, sgridati da concittadini frustrati, ora chiusi in casa insieme a runner e chiunque altro volesse ossigenare il cervello nel rispetto delle norme antivirus.

Gli untori che praticano sport hanno però davanti a sé una rivincita enorme: anche chi ci dà contro si troverà a fare i conti con un modo di vivere che non sarà più lo stesso di prima, perlomeno fin quando non verrà trovato un vaccino. Palestre, spogliatoi, eventi al chiuso con tanta gente, sono tutti destinati ad essere ignorati a lungo per paura del contagio.

Il modo più sicuro per muoversi sarà quello di stare all’aria aperta, lontano dagli altri. Proprio come fa chi va in bici da corsa. Magari noi dovremo stare attenti alle uscite di gruppo, ciò non toglie che non è un problema rispettare la distanza sociale mentre si pedala. E voi, sceriffi da balcone ed isterici al volante, vi dovrete adattare o rassegnarvi ai vostri travasi di bile mentre ingrassate e rinstupidite davanti al televisore.

 

Commenti

  1. vulcan:

    Vorrei essere ottimista come chi ha scritto l'articolo, ma temo che, con la campagna martellante di queste settimane, il marchio dell'untore, quelli che fanno sport all'aria aperta, se lo porteranno dietro per molto tempo.
    fregatene, sii ottimista e non farti contagiare da quella brutta bestia che è l'ignoranza, perchè allora dovremmo chiamare untori gli anziani che stanno nelle case protette, i giovani che fanno l'ape, chi lavora in fabbrica, chi va al supermercato, e via così, cioè tutti.

    A questo punto ci portiamo dietro il marchio di untori in Europa in quanto italiani, però poi in italia in quanto Lombardi, ma anche in Lombardia in quanto Bresciani e Bergamaschi, alla fine non se ne esce più perchè c'è sempre qualcuno pronto ad additare qualcun'altro nascondendo la testa sotto la sabbia perchè tanto il mostro sicuramente è uno che viene da fuori (è un po' un pippone, ma spero si sia capito il senso, ovvero...fregatene, quando si potrà fallo sereno).
  2. Number of the beast:

    La bicicletta non è proprio come descritto nell'articolo.
    Uscita in solitaria, forse all'inizio per astinenza potrà essere accolta con gioia. Ma alla lunga, l'uscire da soli per molti sarà fonte di noia.
    Lo faccio quasi sempre da 3 anni a questa parte...
  3. L'avete vista la foto di quel ciclista, che va a lavoro in bici costretto a dover mettere un cartello con scritto "Sto andando a lavoro" ?

    Ecco, c'è poco altro da aggiungere, siamo presi di mira da sempre, prima di tutto questo (quante volte ci stringono la carreggiata apposta oppure ci fanno le rasette) ed adesso siamo pure visti come untori, dove c'è gente che usciva in solitaria e prendeva tutte le precauzioni del caso (quando ancora si poteva sia ben chiaro). Ma voi pensate veramente che il classico ciclista solitario che spesso e volentieri se ne va in strade isolate per non avere seccature, sia un problema sociale ? Ed invece tutti quelli che facevano comunella nei parchi, gli anziani nelle panchine senza un perchè, ecc ecc ?
    Io vedo soltanto una "rivincita" sociale nient'altro, magari il topic attacca le altre categorie sociali ma come si dice "Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum“.