Il punto sui freni a disco in gare UCI

Il punto sui freni a disco in gare UCI

15/04/2016
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15/04/2016

L’incidente a Francisco Ventoso (Movistar) ha scatenato la diatriba sui social media di tutto il mondo. Protagonisti i freni a disco, la soluzione tecnica del futuro, secondo alcuni, che pero’ stenta a partire grazie ad un mix composto da utenti che li vedono come fumo negli occhi per varie ragioni, infortuni tecnici (primi freni SRAM), l’inerzia dell’UCI ed ora la questione sicurezza sollevata dall’incidente a Ventoso.

deportes  Fran Ventoso

deportes Fran Ventoso

Nelle ore successive all’incidente della Paris-Roubaix si sono accavallate varie voci di corridoio. Per chi ha avuto un po’ di pazienza ora la conferma è ufficiale: l’UCI ha sospeso la sperimentazione dell’uso dei freni a disco in gare professionistiche.

Questa sospensione è arrivata per accogliere la richiesta della  Association Internationale des Groupes Cyclistes Professionnels (AIGCP) e dei Cyclistes Professionnels Associés (CPA). Queste due entità rappresentano la prima le squadre professionistiche, mentre la seconda i corridori.

Quanto durerà questa sospensione? Difficile dirlo. L’UCI ha assicurato che da ora partirà una discussione interna con vari rappresentanti del mondo professionistico, dai corridori, alle squadre, ai meccanici sino ai produttori.

Ed i produttori, per chi non lo sapesse, sono organizzati in una federazione, la World Federation of the Sporting Goods Industry (WFSGI), la quale, dopo le rassicurazioni di rito sulla priorità della sicurezza, non ha mancato di far sapere la propria posizione:

“WFSGI requests the UCI do a full investigation on the accident happened at Paris-Roubaix on Sunday. The WFSGI supports clear and proper investigations and analysis of such accidents and making important decisions for several stakeholders in road racing based on the results of them. The WFSGI already expressed its full support to the UCI for any collaboration which will appropriately manage the risks associated with all aspects in road racing.

The industry is confident that disc brakes continue to be one of the products of the future and will become an important part of road racing.”

La posizione è chiara quindi: coi dischi si va avanti anche se potranno esserci degli aggiustamenti.

Di fatto, inusitata per l’ambiente, vi è stata una levata di scudi da parte dei corridori, ma non per bocciare i freni a disco in se (a parte qualcuno come David Millar, Adam Blythe), ma per mettere in evidenza che vanno corretti con protezioni varie (Manuel Quinziato, Giovanni Visconti, Ryder Hesjedal, Sacha Modolo,e Joaquim Rodriguez, etc..). Il brainstorming sulle soluzioni per applicare i famosi carter in carbonio ai dischi è partito quindi, anche se questo complicherà alle aziende la spinosa questione degli standard. Tra perni passanti, battute mozzi, diametro dischi, etc..ci mancava l’attacco delle protezioni, se su forcella, o mozzo o altro. Senza contare i problemi relativi a cambio ruote ed aerodinamica (ed estetica -ndr-).

In tutto questo, o tempora o mores, abbondano i complotti(sti). Il più in voga quello sulla veridicità dell’incidente di Ventoso, peraltro alimentato dalla stessa WFSGI che richiede un’indagine sul fatto. Per non parlare di Brent Copeland, Team Manager della Lampre-Merida, il quale ha sollevato dei dubbi sul come sia possibile che Ventoso si sia tagliato in quel modo, e che potrebbe essere stato un raggio aerodinamico di una ruota e non un disco del freno. Il fatto che la Merida fosse tra i pochi partecipanti (2, loro e la Direct Energie) alla Paris-Roubaix su bici con freni a disco (la Reacto Disc presentata una settimana prima) riempie i caricatori delle mitragliatrici complottiste ovviamente.

Possibile che Ventoso si sia inventato tutto? La cosa rasenta l’inverosimile, ma in una caduta di gruppo non è facile sapere chi ha urtato cosa, come dimostra il caso di Nikolas Maes (Etixx-QuickStep), indicato proprio da Ventoso come altro corridore ad essersi ferito con un freno a disco in una caduta, ma che alla prova dei fatti è stato smentito da una serie di foto realizzate da un giornalista di Road.CC in cui si vede che attorno a Maes durante la caduta non ci siano corridori di squadre che utilizzavano freni a disco.

paris-roubaix-maes-2 paris-roubaix-maes-1

Insomma, ne vedremo e sentiremo delle belle ancora sui freni a disco, questo è sicuro.

Nel frattempo resta il dato di fatto espresso da una dichiarazione di Lorenzo Taxis, direttore marketing e comunicazione di Campagnolo: “Le squadre professionistiche non spingono per i freni a disco, quindi vedremo nel proseguo della stagione cosa succederà“.

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