Intervista a Darrell McCulloch -Llewellyn Cycles-

Intervista a Darrell McCulloch -Llewellyn Cycles-

11/07/2011
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11/07/2011

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Darrell McCulloch è un telaista molto rispettato e noto in tutto il mondo. Il fatto curioso è che non viene da un paese con una lunga tradizione nel settore, infatti è Australiano di Brisbane.

Questo, a maggior ragione fa pensare che la sua fama di telaista sia ben meritata, oltre che per le creazioni presentate ai vari saloni del “fatto a mano” come l’americano NAHBS.
Darrell è il titolare ed unico dipendente della Llewelyn Bikes.

Una di quelle realtà sempre più diffuse oggigiorno, soprattutto oltre atlantico, fatte di telaisti “indipendenti” che un po’ per passione, un po’ per una scelta di vita che alcuni definirebbero di “downshifting”, si mettono a fare biciclette.
Non biciclette comuni in ogni caso, ma “belle” biciclette.

Dove per belle si deve intendere “begli oggetti”, il che puo’ variare da biciclette in stile totalmente “retro” anni ’70 fatte con seghetti e lime manuali, fino a stramberie un po’ kitsch con mix di materiali, cromature, etc..

Un po’ nello stile di altri settori artigianali e “style” come orologi, sartoria, etc. etc.
Le bici di Darrell fanno parte della prima tipologia: acciaio e costruzione con congiunzioni. Classico.
Qui di seguito alcune domande e risposte per far comprendere meglio il suo lavoro ed i suoi perchè.

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-Bdc-Forum.it: Come hai iniziato?

-Darrell McCulloch (DM): La mia famiglia non ha mai posseduto un’automobile. Camminavamo, prendevamo treni e bus dappertutto o pedalavamo le nostre biciclette per andare ai negozi o in biblioteca. Al”epoca era una cosa inusuale in un mondo auto-centrico, ma per molti, oggi, è uno stile di vita (in Australia probabilmente… -ndr-).
Io correvo in bici e gareggiavo in atletica e corsa campestre. A scuola mi piacevano i lavori con legno e metallo ed il disegno tecnico. Leggevo libri sulle biciclette e sugli exploits di Eddie Merckx, Gimondi, Moser, etc. Avevo letto su “Bicycling Magazine” circa nel 1978 di un gruppo di persone che costruivano telai di pregio ed un altro articolo riguardo un meccanico della nazionale USA su strada. Questi due articoli furono per me l’ispirazione e mi portarono sulla mia strada professionale.
Cosi’ ho lasciato la scuola a 15 anni ed ho cominciato a lavorare in un piccolo ferramenta per potermi pagare la partecipazione alle gare ed ordinare un nuovo telaio da corsa di Eric Hendgren, proprietario di Hoffy Cycles. Eric era il telaista locale e costruiva i suoi telai nel retro del negozio nel quartiere di Sandgate, periferia di Brisbane.

-Bdc-Forum.it: Chi è che ti ha insegnato il mestiere?

-DM: Dopo aver corso per 6 mesi sono stato assunto da Hoffy Cycles. Il sogno di costruire telai aveva ormai completamente infettato la mia testa ed il mio sangue.
Eric Hendgren mi fece iniziare prima e soprattutto riparando bici da passeggio. C’era un sacco di spazzatura su cui lavorare per rimetterla in ordine di marcia, come ricostruire mozzi Sturmy Archer fino a rifare ruote. Più avanti ho cominciato ad assistere Eric nel riparare telai e costruirne nuovi. Eric era un buon titolare. Vivevamo completamente isolati dal mondo dei telaisti ed io studiavo scrupolosamente ogni disegno o articolo che appariva a riguardo sulle riviste.
Avevo una piccola scrivania nella mia cameretta dai miei dove ho cominciato a ritagliare fogli di carta a forma di congiunzioni per Eric, fino a che ho conquistato abbastanza spazio per me nel garage.
Intanto gli anni passavano e mi sono comprato il mio banco ed attrezzi personali che tenevo a casa; ed ho imparato i fondamenti della metallurgia come hobby collaterale alla mia collezione di locomotive a vapore modellino (un’altra passione mai sopita!).
Per Eric era più che un lavoro giornaliero. E’ il solo lavoro che ha fatto per quasi 60 anni, ma per un giovane come me era fondamentale la visione ed il sogno di fare qualcosa di più e diventare un telaista indipendente.

-Bdc-forum.it: Quanti telai hai costruito prima di “sentirti” un telaista?

-DM: Ho cominciato a definirmi telaista (framebuilder) quando ho fondato Llewelyn nel 1989. Llewelyn è il mio “middle name“.

-Bdc-Forum.it: Quanti telai all’anno pensi siano il numero massimo per un telaista indipendente per mantenere un certo livello qualitativo?

-DM: Penso che non ci siano numeri magici per essere o non essere un telaista. Non ho idea dei numeri. C’è gente che puo’ fare centinaia di telai facendo sempre la stessa cosa, una cosa “media” ad un prezzo “medio”. Faranno domani quello che hanno fatto oggi. Non tutti hanno lo stesso livello di abilità e motivazione. Un costruttore puo’ fare 20.000 telai all’anno, ma cio’ non vuol dire che abbia grandi abilità o sia capace di fare un telaio per quel particolare cliente. Sono più delle persone che cercano di sopravvivere in un mondo commerciale che gente che ha a cuore il cliente ed i soldi che questo sta spendendo. Conosco costruttori che hanno costruito un numero di telai 1000 volte maggiore del mio, ma guardando ad uno dei loro telai non mi viene assolutamente voglia di spendere soldi per comprarlo vedendo come sono fatti e disegnati.

Comunque c’è posto per tutti in questo mondo. Stavo ancora imparando quando ho aperto Llewelyn bikes, stavo ancora imparando 10 anni fa e sto ancora imparando e maturando oggi come telaista, e penso che tra 10 anni faro’ telai ancora migliori di quelli che sto facendo oggi. Il progredire ed il “purificare” nel costruire telai è un processo che non ha mai termine.
Molti dettagli tecnici non fanno alcuna differenza per il cliente di Llewelyn Cycles, ma sono fatti per la mia soddisfazione.

Il sapere che quel particolare dettaglio o passaggio è stato inserito è fonte di soddisfazione nella mia ricerca di “purezza” nel processo di costruzione di un telaio.
E questo non ha niente a che vedere con le innovative stronzate del marketing fatte solo per mantenere alti i numeri di vendita.
Parlo dello stile e dell’abilità di un processo e di una direzione che deve essere costantemente raffinata. La perfezione non puo’ mai essere ottenuta. Per me la cosa che gli si avvicina di più è un telaio a congiunzioni ed il come lo faccio per i miei clienti.
Io faccio anche manutenzione ai miei clienti. E’ la mia “Famiglia Llewelyn”.

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-Bdc-Forum.it: Hai mai saldato telai in alluminio o titanio?

-DM: No. Se fossi più giovane vorrei fare telai in titanio come Darren Crisp o telai in carbonio come Nick Crumpton. Ma io sono cresciuto con l’acciaio a congiunzioni.
Tubi in acciaio legati da congiunzioni è la mia strada. La mia scelta.
Il punto più lontano di questa strada è stato creare congiunzioni per i tubi orizzontali sloping Oversize ed Extralarge; e molte altre forme che non esistevano prima per raffinare sempre più il design dei miei telai a congiunzioni.
Non c’è niente di male ovviamente con gli altri materiali. Si possono fare ottimi telai in titanio, alluminio e carbonio. Ho molti amici che sono molto abili nel farlo.
Ma essendo una ditta con un solo dipendente (me stesso) non avrebbe senso diversificare e diluire il mio prodotto per fare un po’ di tutto e qualunque cosa.
La cosa migliore è fare cio’ che capisco e posso fare al meglio.
I clienti vengono da me perchè capiscono cosa io, come “costruttore” posso fare con l’acciaio per loro.
Continuero’ con l’acciaio e le congiunzioni fino a che saro’ motivato a fare oggi meglio di ieri. Quando questo finirà sarà il tempo di ritirarsi.

-Bdc-Forum.it: Qual’è la tua più grande ispirazione nel fare il telaista?

-DM: Pagare le bollette!
No, io sono uno che si motiva da solo. Lavoro solo nel mio negozio e prendo ispirazione da tante persone. Forse la ricerca della perfezione è il mio motore. La destinazione che nessuno puo’ raggiungere.

-Bdc-Forum.it: Quali secondo te i più influenti telaisti del presente e del passato?

-DM: Del passato non sparei, non conosco bene la storia dei telaisti del passato. Quindi ti diro’ i più influenti del mio passato.
Mi piace pensare a me come ad uno studente del mondo. Prendo ispirazione da tante persone ed alcune di queste fanno biciclette. Mi piace vedere cosa gli altri telaisti fanno ed incontrarli e parlargli. Ricorda: io non sono cresciuto in una fabbrica saldando 300 forcellini al giorno o facendo 2000 buchi al giorno su un tubo per le viti del portaborraccia. Quindi direi: Eric Hendgren di Hoffy Cycles, che ha fatto partire la mia professione. Il suo metodo oggi sarebbe considerato grezzo, ma era lo stile del periodo ed è stato un buon boss. Lo ringrazio.
Poi Richard Sachs. Non per il suo metodo costruttivo o abilità, ma per il suo messaggio ed il modello di business che rappresenta. Cosa che è stata molto importante per me da giovane.
Nel 1990-1991 circa ero in vacanza ed ho visto una pubblicità di Richard Sachs in una rivista. Ho percepito un messaggio differente in uno stile differente da quello dei Colnago e dei De Rosa che era tutto imperniato sulle vittorie nelle corse. Gli scrissi come cliente interessato (usando il nome di mia moglie credo) e ricevetti la sua brochure ed il suo listino prezzi con il questionario per le misure. Presi un sacco di cose dal suo modo di fare marketing e più ancora sul modo di far percepire cio’ che stavo facendo io a livello di immagine. Una strada molto diversa da quella dei Colnago e dei Trek vari.
Cosi’ ho capito che volevo essere un costruttore e rimanere un costruttore di telai Llewelyn piuttosto che essere un businessman in giacca e cravatta che siede dietro una scrivania con una squadra di tecnici che lavorano al piano di sotto.
Più tardi ho conosciuto meglio Richard ed ho avuto un sacco di scambi divertenti e no, divergendo su un sacco di aspetti. In ogni caso fa un sacco di cose buone per i nuovi telaisti.
In ogni caso ho imparato da tutti. Non posso nominarli tutti, ma si possono riconoscere nei dettagli del mio lavoro. E’ divertente.
Nel presente recentemente direi Dario Pegoretti. Ho lavorato con lui sulle tubazioni XCR ed altri piccoli progetti molto divertenti come le congiunzioni Cadenzia.
Ha molte conoscenze tecniche e passare del tempo con lui a Caldonazzo o in giro per ristoranti è molto divertente. E’ di una simpatia contagiosa.
Un altro è Sacha White di Vanilla Bikes. Ha stile da vendere. I suoi telai danno l’impressione di uno cresciuto con i telai anni ’80 con l’aggiunta di un gusto ed un estetica Italiana. Mi piace molto cio’ che fa ed il suo gusto. Ed in più non è uno che vuole essere il Padrino dei telaisti Americani o uno che voglia dominare il mondo.
Sacha è un “Bonza Fella” (slang autraliano per dire un “fratello rilassato” o qualcosa del genere –ndr-)

-Bdc-Forum.it: Ci puoi fare un profilo del tuo cliente tipo?

-Dm: C’è un po’ di tutto. C’è il tipo che ha risparmiato soldi per 5 anni per comprarsi la bella bici da me. E c’è il businessman che aggiunge una Llewelyn alla sua collezione di raffinate bici “handmade”.
In ogni caso mi piace pensare che il mio cliente tipo sia uno che apprezza e capisce cosa sto facendo.

Per me non è una questione di essere chic o di status symbol. Essere un marchio di lusso non è il mio obbiettivo. Certo, devo avere un guadagno dalla mia professione, non faccio mica beneficenza.

-Bdc-Forum.it: Hai una collezione di biciclette?

-DM: No, niente collezioni. Solo le bici che pedalo. Ovvero ad oggi una fissa (1997 circa) che uso una volta o due ogni settimana per giri di 65km.
Una bici per allenarmi molto vecchia e usurata che uso tutti i giorni.
Ed una bici più bella per i lunghi weekend pedalati nelle colline attorno a Brisbane. E’ la sola bici che mi sono fatto per me negli ultimi 14 anni.
La sola bici che ho e che non uso è questa. Ed è vendita! La considero la mia unica bici da collezione.
Non sono mai stato un collezionista. Non ho spazio a casa per collezioni. Mi piace la storia della bici, tutto cio’ che concerne la bici, ma non sono un collezionista di bici. Forse mi piacerebbe avere una bici di ogni membro del framebuilder collective. Sarebbe bello!

-Bdc-Forum.it: A proposito di acciaio e congiunzioni, cosa ne pensi della tecnica della spinatura?

-DM: penso non sia necessaria se si usano piccole torce per la brasatura. Le spine erano utilizzate per tenere allineati tubi e congiunzioni durante la brasatura con la forgia con grandi cannelli e grandi fiamme. Il telaio non era su una dima o fissato durante il processo di brasatura. Quindi le spine erano necessarie per mantenere il tutto allineato. Usavo questo metodo 30 anni fa per riparare telai molto economici.
Quando sono stati introdotti i tubi di spessori sottili e le torce moderne le spine sono diventate totalmente inutili. Una piccola “puntatura” di brasatura viene utilizzata per mantenere assieme tubi e congiunzioni, poi il telaio viene rimosso dalla dima, si controllano gli allineamenti sul tavolo d’ispezione e viene corretto se necessario. A questo punto si fa la brasatura completa (non sulla dima, in quanto le forze di espansione e contrazione da riscaldamento e raffreddamento non vanno contrastate).
Uso le spine solo a volte per certi particolari o per tenere allineati i foderi delle forcelle con la testa.
Immagino che tu me lo chieda perchè alcuni telaisti noti le usano. Non so perchè Richard Sachs ne usa cosi’ tante ad esempio. E’ una domanda che dovresti fare a lui (l’ho chiesto a Daniele Marnati che le usa ed a suo dire servono per un lavoro più “preciso” -ndr-).
Probabilmente si trova bene cosi’.

-Bdc-Forum.it: Grazie Darrell Per la disponibilità e la cortesia o-o

Darrell con la moglie dopo giorni di trekking a piedi nell’outback australiano

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