La guerra delle licenze WT

La guerra delle licenze WT

27/10/2016
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27/10/2016

Non c’è ufficialità, ma pare che le squadre World Tour nel 2017 saranno 18 e non 17 come previsto.

Grandi speculazioni si erano fatte su chi dovesse essere retrocesso e tutta la conta dei punti UCI necessari ad ottenere lo status WT, ma negli ultimi giorni la frenesia attorno alla questione ha raggiunto il livello “minaccia legale”, con Dimension Data, Bora-Hansgrohe e Bahrain-Merida pronte a fare battaglia al CAS (tribunale arbitrato sportivo) contro l’UCI sull’interpretazione delle regole.

Per evitare problemi e caos organizzativo, in particolare rispetto le prime gare in calendario, come il Tour Down Under, l’UCI avrebbe permesso la permanenza di tutte e tre le squadre.

Cycling:  16th Tour Down Under 2014/ Stage 5 Podium/ Christian PRUDHOMME/ Tour De France Director/ McLaren Vale - Willunga Hill  (151.5km) TDU/ Etape Rit Ronde (c) Tim De Waele

 (c) Tim De Waele

In realtà l’UCI avrebbe a sua volta dovuto contrattare con ASO, l’ormai onnipotente organizzatore di Tour de France, Vuelta e classiche varie.

Parte non indifferente nell’accettare l’accordo per ASO, secondo i maligni, sarebbe il recente contratto da 2 milioni di dollari siglato tra ASO e Dimension Data (lo sponsor, non la squadra) per fornire la telemetria in corsa.

Il taglio a 16 squadre WT dovrebbe quindi slittare al 2019.

In sostanza lo scontro resta aperto tra ASO e corridori e squadre (rappresentati dalla Association of Professional Cycling Teams -AIGCP-) . ASO vuole mantenere un sistema di promozioni e retrocessioni, che lascia totale discrezione all’organizzatore per le wild-card, oltre ad obbligare le squadre WT alla partecipazione a certi eventi.

L’altra faccia della medaglia è data dall’influenza che questo ha sia nel modo di correre (improntato a portare a casa punti UCI senza rischiare azzardi per vincere) sia per la stabilità economica delle squadre, che in caso di retrocessione vedono messa a rischio la propria esistenza, visto il disinteresse degli sponsor in progetti non garantiti su medio-lungo termine con costi crescenti dati da contratti dei corridori più brevi e costosi.

L’UCI, nel mezzo, come sempre non ha leve per far valere le proprie posizioni, che in linea di massima sono per più squadre e contratti più lunghi.

La palla ora passa all’approvazione da parte del Professional Cycling Council (PCC), durante il mese di Novembre.