La prima Maglia Rosa per Aru

La prima Maglia Rosa per Aru

22/05/2015
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22/05/2015

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Jesolo, 22 maggio 2015 – Fabio Aru (ASTANA PRO TEAM) ha indossato la prima Maglia Rosa della sua carriera sul traguardo di Jesolo. Il corridore sardo (la prima Maglia Rosa della storia dalla Sardegna) ha terminato la tappa nel gruppo dei migliori, guidato in volata dal vincitore Sacha Modolo (LAMPRE – MERIDA), alla prima vittoria di tappa al Giro d’Italia.

Una caduta, poche centinaia di metri prima della neutralizzazione ai 3 km, ha visto coinvolti, tra gli altri, Richie Porte (TEAM SKY) e Alberto Contador (TINKOFF SAXO). Proprio quest’ultimo ha ceduto preziosi secondi in favore del giovane sardo, cedendogli la maglia in vista della cronometro di domani.

Elia Viviani (TEAM SKY), grazie alla terza posizione dietro a Modolo e Giacomo Nizzolo (TREK FACTORY RACING), ha indossato la Maglia Rossa di leader della classifica a punti. Restano invariate la Maglia Azzurra di miglior scalatore, sulle spalle di Beñat Intxausti (MOVISTAR TEAM), e la Maglia Bianca di miglior giovane, classifica sempre guidata da Aru. Domani indosserà la Maglia Bianca il secondo della speciale classifica, Davide Formolo (TEAM CANNONDALE – GARMIN).

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CONFERENZA STAMPA

Sacha Modolo (Lampre – Merida), VIncitore di Tappa

D: Come si spiega il gran Giro d’Italia della Lampre – Merida?

R: Io sono uno dei membri più vecchi del gruppo, in maggioranza siamo un gruppo di giovani corridori ricchi di ambizione e voglia di combattere. Basta guardare Polanc, arrivato all’ultimo e vincitore di una tappa. Siamo l’unica squadra ad aver vinto tre tappe, in salita, tappa di media montagna e in volata. Non abbiamo uno specialista per la cronometro di domani, altrimenti avremmo fatto il pieno.

D: Prima del Giro d’Italia come hai fatto a inserire un velocista abituato a fare la volata per vincere come Ferrari nel tuo treno?

R: Non ho deciso io a dire il vero. Mi hanno detto che Ferrari si era messo a disposizione e abbiamo provato, un poco alla volta, a regolare il ritmo del treno. Nel mese di febbraio e marzo, quando io non correvo, abbiamo sperimentato diverse soluzioni. Il mio obiettivo era quello di creare un gruppo di corridori attorno a me, ma non essere l’unica soluzione perché siamo intercambiabili con Ulissi. Oggi Ferrari ha fatto il lavoro di due persone. Io e Max Richeze lo abbiamo aiutato: ha tirato le rotatorie e le curve come volevamo, di modo che nessuno ha rischiato di cadere, e ha tirato per 600 metri. Penso che il 60% del merito vada a Ferrari e l’altro 40% vada a Max. Io alla fine faccio solo la volata, senza di loro non avrei vinto. Oggi dovevo vincere per loro e per la squadra.

D: In generale ti aspetti più da te stesso? Potresti dare di più?

R: Risposta difficile perché ho sempre detto che io non mi considero un grande campione o uno speciale talento naturale. Nel mio primo anno sono arrivato quarto alla Milano-Sanremo e non ho ancora idea di come ho fatto. A quel punto i giornalisti si aspettavano molto di più da me. Ho semplicemente cercato di migliorare di stagione in stagione. Ho corso quattro volte il Giro e anche quest’anno la vittoria non voleva arrivare. Un giorno è arrivata la fuga, un altro giorno sono rimasto tagliato fuori, ma sono trevigiano, non un tipo da scuse. Volevo solo mostrare che potevo vincere e sembrava destino che io dovessi vincere a Jesolo.

 

Fabio Aru (Astana Pro Team), Maglia Rosa

D: Stasera dormirai con indosso la Maglia Rosa?

R: Mi sono avvicinato alla Maglia Rosa pochi giorni fa ma non abbastanza. Purtroppo la tappa di oggi sembrava facile sulla carta, ma il clima nei chilometri finali ha reso tutto molto più complicato. Sapevamo che dovevamo correre in testa al gruppo, la mia squadra mi ha tenuto coperto e sono riuscito a evitare la caduta. Tutto può succedere in tappe di questo tipo e oggi mi è andata bene. Mi dispiace per Alberto, ero davanti a lui quando è caduto e non ho visto. In 21 giorni tutto può accadere: ci sono giorni in cui non ci si sente troppo bene, come per me due giorni fa, ma il mio obiettivo è ancora li a portata di mano. Vedremo nei prossimi giorni.

D: Puoi evitare che Contador prenda la maglia domani?

R: Non ne ho idea. Io non so come andrà domani perché ho lavorato in modo differente rispetto al passato nella preparazione delle cronometro. La crono è molto lunga e ci sono state 13 tappe davvero faticose, con caldo in partenza e pioggia negli ultimi giorni, sicuramente il corpo ne risente. Mi limiterò a vedere quanta energia avrò per la prova a cronometro. Lo scoprirete domani. Forse sono leggermente avvantaggiato a partire per ultimo, ma l’energia rimasta è quella che farà la differenza. Indossare la Maglia Rosa forse mi aiuterà un pochino.

D: Se potessi rifare tutto fino ad ora, dove pensi di aver commesso un errore?

R: Ieri ho fatto un errore, alla salita finale sono arrivato un po’ scarico ma non potevo farci nulla perché a cinque chilometri dal traguardo mi sono reso conto che ero basso di zuccheri. Non mi sono lasciato deprimere perché può accadere a chiunque, corridore esperto o meno. Sto cercando di dare tutto quello che ho, tenendo ben in mente che Alberto Contador è un grande campione che ha vinto tutto in questo sport, e io non sono nessuno. Poter combattere contro uno come lui è una grande motivazione, ma in 21 tappe si possono avere brutte giornate. Ho cercato di imparare da esse e la cosa più importante è quella di continuare a lavorare su questa strada, perché Il Giro d’Italia si conclude domenica a Milano.

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LA TAPPA DI DOMANI – I CINQUE SENSI

Tappa n. 14 – TREVISO – VALDOBBIADENE (Cronometro Individuale) – 59,4km