La risposta dell’UCI all’inchiesta sui motorini elettrici

La risposta dell’UCI all’inchiesta sui motorini elettrici

18/04/2016
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18/04/2016

L’indagine svolta da giornalisti francesi della rete televisiva Stade2, in collaborazione con Marco Bonarrigo del Corriere della Sera, sta facendo il giro del mondo. Il video integrale andato in onda sulla canale televisivo ormai è in rete in versione integrale (qui sotto) e fa il punto su “voci di corridoio” che ormai hanno assunto il carattere di certezza o quasi nell’ambiente professionistico: i motorini elettrici sono stati utilizzati e continuano ad esserlo.

Gli argomenti sono noti da tempo, dalle prestazioni ormai celeberrime di Cancellara a Fiandre e Roubaix, alle soffiate sulla bici di Contador al Giro d’Italia, a Froome che pedala a 120rpm in salita al 10%, etc..

Ormai anche persone dell’ambiente però si sono esposte, come Jean Pierre Verdy, ex direttore dell’agenzia francese antidoping, che ha dichiarato come avessero ripetutamente fatto delle segnalazioni all’UCI in merito. Segno questo, nell’opaco mondo del ciclismo professionistico, che i sospetti erano certezze.

Il reportage non fa nomi, solo illazioni, e questo è abbastanza ovvio visto il rischio querele e cause legali, ma le illazioni sono evidenti, e riportano indietro le lancette dell’orologio a 10 anni fa, quando la situazione era analoga con l’EPO: tutti sapevano, ma mancavano le prove, e l’UCI girava a vuoto, tra inerzia, limiti del 50% come tampone ed avvertimento, e qualche collusione dovuta al fatto di trovarsi nell’imbarazzo di vigilare e salvaguardare sul ciclismo (e se stessa) allo stesso tempo.

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La pressione è alta e l’UCI di Brian Cookson, che della trasparenza ha fatto una bandiera, non ha potuto ignorare il reportage di Stade2, tanto da rispondere alla richiesta di chiarimenti di Cyclingnews.com in questo modo:

“L’UCI ha promosso test contro le frodi tecnologiche per anni, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza di questi test, provando nuovi metodi nell’ultimo anno. Abbiamo valutato le camere termiche (utilizzate nel reportage -ndr-), i raggi x e gli ultrasuoni, ma il metodo più efficace, versatile ed accurato si è rivelato la risonanza magnetica utilizzando un software sviluppato in collaborazione con un’azienda specialista del settore. La scansione viene effettuata con un tablet e permette all’operatore di verificare telaio e ruote in meno di un minuto. Abbiamo testato molte bici in gara quest’anno (per esempio 216 al Giro delle Fiandre e 224 alla Paris-Roubaix) e continueremo a testarle pesantemente in tutte le discipline durante l’anno. La cooperazione tra squadre e corridori che abbiamo raggiunto in questi test è eccellente“.

Risposta critica alle affermazioni del reportage di Stade2 e del Corriere della Sera sulla inefficacia degli attuali controlli UCI fatti col tablet.

Film già visto insomma, ma c’è da sperare che il prosieguo non sia lo stesso, con la scoperta di un doping tecnologico diffuso (che sia “di squadra” poi in questo caso non ci sarebbe nemmeno il dubbio), classifiche da correggere, squalifiche, e probabilmente un colpo mortale alla credibilità di uno sport che già oggi ne ha ai minimi storici. In particolare agli occhi del grande pubblico che presumibilmente percepirebbe i motorini elettrici come una truffa indegna, forse peggiore del doping ematico.

Senza dimenticare il mondo amatoriale, che ci mette sempre del suo nell’emulare (e talvolta superare) i professionisti.

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