La WADA, agenzia mondiale antidoping, cerca di fare chiarezza sul controverso caso Froome tramite un comunicato in cui tratta alcuni argomenti puntualmente.

Innanzitutto la questione della quantità e dell’affidabilità del test attuale sul Salbutamolo:

La WADA considera che la soglia attuale per il salbutamolo sia ad un livello corretto considerando la letteratura specifica sulla sostanza degli ultimi 20 anni. Diversamente da altre sostanze le variabili esistenti per il salbutamolo dipendono da condizioni specifiche per ogni caso, pertanto la soglia è data per permettere agli atleti trovati oltre la stessa di avere l’opportunità di provare come sia avvenuto il superamento e giustificare un corretto uso terapeutico.

Nel caso Froome il test è stato realizzato allo stesso modo per ogni altro atleta considerando i dettagli fisiologici e circostanziali unici che potessero essere chiaramente determinati. Il signor Froome è stato in grado di mostrare al tribunale UCI come sia stato possibile che l’assunzione di una dose permessa di salbutamolo (1600mcg in 24h) abbia portato ad un campione con una concentrazione di sostanza (1428ng/ml di urina corretti in base alla peso specifico) che fosse oltre la soglia limite (1200ng/ml).”

E fin qui nulla di nuovo. Non fosse che la questione della quantità di salbutamolo realmente trovata nelle urine di Froome il 7 settembre non è chiaramente specificata, e non si può che dedurre per via indiretta, in quanto la correzione rispetto la densità, data dalla disidratazione, non è specificata. La quantità dichiarata dalla WADA (1428ng/ml) è comunque differente da quella dichiarata dalla Sky (1190ng/ml).

Il comunicato prosegue spiegando i motivi per cui non sia stato possibile condurre il test farmacocinetico, cosa già nota e fin da subito fonte di perplessità. La motivazione è abbastanza banale: non si sarebbero potute riprodurre nel test le condizioni reali in cui si trovava Froome dopo 10gg di gara, in preda a crisi d’asma, disidratato, ed avendo assunto su più giorni dosi differenti di salbutamolo. Resta il dubbio sul senso di prevedere un test farmacocinetico quindi, dato che presumibilmente qualunque atleta impegnato in un grande giro si troverebbe nelle stesse condizioni.

Molto interessanti i dati riportati dalla WADA riguardo casi analoghi per l’appunto. Secondo i dati della WADA e del sistema ADAMS, tra il 2013 ed il 2017, si sono registrati 41 casi che hanno riguardato l’assunzione di salbutamolo come unica sostanza rilevata, e 57 casi riguardanti un controllo riguardante salbutamolo in combinazione con altre sostanze proibite.

Dei 41 casi riguardanti un AAF con solo salbutamolo il 20% (8 su 41) sono stati assolti senza sanzioni. il 50% (21 su 41) sono stati sanzionati con una sospensione. Gli altri casi riguardano atleti che sono stati soltanto “ammoniti” o non facevano parte di sport signatari del codice WADA, o avevano esenzioni terapeutiche (TUE) valide.

Dei 57 casi riguardanti controlli che hanno rilevato salbutamolo ed altre sostanze (ma non è il caso di Froome), il 14% (8 su 57) sono stati assolti; il 50% (30 su 57) hanno portato ad una sospensione; e gli altri riguardavano atleti che sono stati soltanto “ammoniti” o non facevano parte di sport signatari del codice WADA, o avevano esenzioni terapeutiche (TUE) valide.

Si ricorda che si parla di tutti gli sport sotto l’egida WADA. Per quanto riguarda il ciclismo su strada, solo 4 casi sui 57 hanno riguardato questo sport. Di questi (escluso il caso Froome), 3 hanno portato a sospensioni da 6 a 9 mesi, ed uno ha portato ad assoluzione.

Segue una lista di pubblicazioni che fanno testo sul salbutamolo, ed i principi guida ed etici con cui le pubblicazioni scientifiche vengono selezionate dalla WADA.

Segue una Timeline con le date delle varie tappe del procedimento:

-il 28 dicembre 2017 Froome e l’UCI iniziano la procedura a seguito del controllo analitico avverso del 7 settembre precedente.

-il 31 Gennaio Froome richiede alla WADA la documentazione specifica sulle basi della soglia per il salbutamolo.

-il 5 marzo la WADA fornisce la documentazione richiesta. La WADA richiede all’UCI altresì di intervenire come parte terza sulla questione tecnica del salbutamolo, ma il tribunale UCI nega la richiesta.

-il 15 maggio la WADA fornisce ulteriore documentazione tecnica sul salbutamolo alle parti.

-il 4 giugno Froome fa avere la propria documentazione e ragioni sul caso.

-la WADA le analizza grazie ai propri esperti oltre ad esperti terzi e da il proprio responso a riguardo il 28 giugno.

-Il 2 luglio l’UCI, sulla base di questa documentazione, chiude il caso.

La WADA fa sapere che sino alla presentazione della documentazione di Froome del 4 giugno era dell’opinione che fosse necessario lo studio farmacocinetico e che l’atleta fosse passibile di sanzione presso UCI e TAS (tribunale arbitrale dello sport).

Sembra abbastanza evidente come il tempo maggiore sia stato speso non tanto per analizzare e giudicare la documentazione fornita da Froome (24gg), ma quello per fornire la documentazione scientifica delle basi della soglia per il salbutamolo da parte della WADA a Froome (2 mesi). Ovviamente non conosciamo le motivazioni, ma resta da capire perché ci sia voluto cosi tanto tempo per fornire questa documentazione, che presumibilmente dovrebbe essere facilmente disponibile. Froome ed il suo team medico-legale sulla base di questa documentazione ha prodotto le proprie motivazioni in 1 mese. Altra cosa da capire è la tempistica per l’inizio della procedura tra Froome e l’UCI, che inizia ben 3 mesi e mezzo dopo il controllo.

Nel complesso la produzione della documentazione di Froome e la sua valutazione da parte della WADA hanno preso 2 mesi. I restanti 7 sembrano essere stati impiegati in questioni burocratiche. Probabilmente sono questi i tempi che vanno snelliti nella procedura.

Il comunicato si chiude con la dichiarazione della WADA che non ci sarà una revisione della soglia per il salbutamolo, vista la specificità di ogni caso.

Nel complesso da più parti si parla di questo caso come di uno che crea un precedente importante, in particolare riguardo il test farmacocinetico, per il quale in futuro sarà onere della WADA creare le condizioni di laboratorio per provare i risultati dei propri controlli piuttosto che onere dell’atleta. In realtà la WADA sembra trincerarsi dieto la “specificità” di ogni singolo caso e non curarsi quindi troppo dell’idea che questo sia un “precedente”. D’altronde il numero di casi evidenziati sopra non chiarisce nulla riguardo la realizzazione o meno di test farmacocinetici, e non si sa quindi se ne siano stati fatti e a che risultati abbiano portato.