L’Amstel meraviglia. Per Skjelmose

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L’Amstel Gold Race 2025 sembrava avviata ad un esito scontato, ed invece non solo si è rivelata una piccola perla di spettacolo nel finale, ma ha riservato la sorpresa della vittoria del classico terzo incomodo: il danese Mathias Skjelmose.


Un redivivo Julian Alaphilippe (Tudor) ha aperto le ostilità ai -48km sul Gulperberg (1 km al 4,8 %), lanciando involontariamente Tadej Pogačar (UAE), che ne ha approfittato per scoccare il suo ormai distintivo attacco da lontano. Il ritmo dello sloveno si è subito rivelato troppo abbondante per l’ex campione del mondo francese, tant’è che Pogačar ha poi detto: “Speravo che potesse rimanere con me per più tempo. Sono stato forse troppo entusiasta“.

A quel punto i giochi sembravano fatti, ma non nella testa di un determinatissimo Remco Evenepoel (Soudal) che senza esitazioni si è lanciato alla caccia dello sloveno, con alla ruota Skjelmose. Che Remco fosse convinto delle proprie possibilità lo ha messo in chiaro lui stesso a fine corsa, ritornando sulla sua caduta ai -106km, in cui sono rimasti coinvolti anche Thibau Nys e Wout van Aert: “Senza quella caduta avrei vinto la gara. Mi ha fatto spendere molte energie“. Più chiaro di così…

Pogačar però questa volta non ha avuto la solita riserva infinita di energie, ed incalzato dal ritmo elevatissimo del duo Evenepoel-Skjelmose (più Evenepoel che Skjelmose, come ha ammesso lo stesso danese, che ha detto di aver subito chiarito col belga che era al limite e correva per il podio) si è fatto raggiungere ai -8km.

A quel punto la partita è stata a scacchi fino ai 250mt quando Evenepoel, in testa, ha lanciato il proprio sprint, superato però da Pogačar, il quale ha dovuto fare un grosso sforzo per sopravanzarlo, ma che si è fatto infilare sulla sinistra per pochi centimetri da Skjelmose. Vittoria numero 12 in carriera per il danese, ma soprattutto la più prestigiosa e bella per il modo in cui è arrivata, battendo due mostri sacri. Tanto che a chi gli ha chiesto se pensava fosse possibile questo risultato “Skjelli” ha risposto, in lacrime, dopo la gara: “Impossibile! Ero già contento di esserci. Mi davo meno del 10% di possibilità di vincere lo sprint. Finire terzo sarebbe stato già un buon risultato“.

Skjelmose, 24 anni, aveva già un buon palmarés, ed anche piazzamenti di prestigio (9° alla Liegi, 5° alla Vuelta), ma gli mancava un acuto con cui mettersi in mostra. Durante l’inverno ha cambiato preparazione, lavorando in palestra per acquisire potenza, che a suo dire, da dopo il Tour 2023, gli era mancata. Per questa Amstel poi ha anche voluto imporsi come leader della squadra chiedendo un gregario tutto per se: “Per la prima volta nella mia carriera ho chiesto ad un corridore di restare con me tutto il tempo. Otto (Vergaerde -ndr-) mi ha accompagnato, è stato incredibile, mi ha tenuto nella posizione ideale e mi ha persino aiutato a fare pipì quando ne avevo bisogno“.

Tutte mosse che hanno pagato, oltre forse al fatto di essere stato sottovalutato dai suoi diretti avversari in questo bellissimo finale. Un finale che gli ha regalato una vittoria di quelle che cambiano una carriera, cosa di cui lui stesso è conscio: “…era importante agli occhi della mia squadra che mostrassi finalmente che sono capace di vincere davanti ai grandi, lo meritava. Forse ora le grandi star del ciclismo si interesseranno un po’ di più a me”.

Per quanto riguarda due di queste star, Remco Evenepoel può sicuramente essere soddisfatto, sia per la recente vittoria alla freccia brabante al rientro dopo mesi di infortunio, sia per aver fatto vedere di avere una forma eccellente e soprattutto una convinzione assoluta nei propri mezzi, infatti non si è per niente mostrato rinunciatario ed ha riaperto di forza una gara che sembrava scontata.

Tadej Pogačar, come opinione di molti, compresa la propria, forse ha pagato troppo la solita esuberanza appena uscito dalla campagna delle fiandre, che sicuramente non lo ha riposato. Ora il suo programma prevede ancora freccia Vallone e Liegi prima di riposarsi per davvero e andare in ritiro. Un programma piuttosto impegnativo che forse gli consiglierebbe almeno una condotta di gara più oculata. Ad ogni modo appuntamento tra 2 giorni sul Mur de Huy, dove si potrebbe ripresentare lo stesso duello di ieri, come nel 2023, quando Pogačar ha battuto allo sprint proprio Skjelmose (e Landa).

Ma anche questa volta potrebbe esserci un underdog a sorprenderci, sempre di casa Lidl: Thibau Nys.

Lo dico e lo ripeto: se c’è una persona al mondo che può battere Pogačar sul Mur de Huy è Thibau Nys“. Parola di Mathias Skjelmose.

 

 

 

 

 

 

 

Commenti

  1. Zac36100:

    Mi sarebbe piaciuto vederla in diretta anzichè vedere il giro d'Abruzzo...Consoliamoci con Freccia e Liegi
    Spero che la mossa di Skjelmose di indicare Nys sia come "il dito e la luna" e metta un pò di pepe alla corsa
    In realtà avere due carte a Huy potrebbe essere chiave. Uno (Skjelmose) parte prima per "stanare" gli altri e Nys aspetta il finale. Un po' quello che facevano sempre Dani Moreno e Purito Rodriguez.
  2. Certo che Evenepoel tra le sue doti non ha proprio quella dell'umiltà. Se non cadevo avrei sicuramente vinto dice . Intanto prova a non cadere poi vediamo . Per come la vedo io ha vinto che ha meritato .
  3. VECCHIA:

    Certo che Evenepoel tra le sue doti non ha proprio quella dell'umiltà. Se non cadevo avrei sicuramente vinto dice . Intanto prova a non cadere poi vediamo . Per come la vedo io ha vinto che ha meritato .
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    questo è quanto ha detto, che è un po' diverso.
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