Il popolo ciclistico recentemente si è diviso in due fazioni su Wout van Aert, innanzitutto quella a cui interessa solo chi vince e tutto il resto del gruppo sono solo comparse nel grande romanzo dei loro eroi (finché vincono), e poi le due sottocategorie di chi vede in Wout il classico “corridore finito”, e di chi invece lo reputa ancora un protagonista, ma con alcuni punti di domanda.
Vien da se che chi scrive fa parte dell’ultima categoria. Ma cerchiamo di contestualizzare. Van Aert a questo punto della sua carriera, nonostante le 49 vittorie che ha incamerato dal 2016, non passerà con buona probabilità ai libri di storia come un “vincente”. In particolare in questo gli ha giocato contro la rivalità che si porta dietro sin da bambino con Mathieu van der Poel, il quale ormai è irraggiungibile sotto il profilo delle vittorie. Non tanto per le 5 in più che può vantare l’olandese, ma per il peso delle stesse, e 8 classiche monumento ed il mondiale pesano tonnellate. A settembre Wout compirà 31 anni e sembra improbabile che possa colmare un tale gap negli anni a venire, in particolare per il fatto che in tempi recenti, tra infortuni e scelte forse discutibili non sembra in fase ascendente, ma il contrario.
Ma “sembra” o lo è davvero in fase discendente? Una risposta che riassume bene l’ha data il suo compagno di squadra Tiesj Benoot: “Pochi corridori fanno meglio di lui. Se avesse vinto a Waregem la percezione della sua campagna per le classiche sarebbe stata completamente diversa“.
D’altronde 43 delle sue 49 vittorie le ha ottenute in maglia Visma, cosa che lo rende il più vincente della squadra. Il punto risiede però in quell’eterno “se” avesse vinto. E qui si arriva al punto focale del discorso: i piazzamenti.
Wout passerà alla storia come eterno piazzato? Probabile. Tanto per dare la dimensione, oltre alle sue 49 vittorie, ha anche raccolto in carriera 127 podi (il 25,4% delle gare corse) e 184 Top10 (37,1%) in classifica. Segno questo che è spessissimo arrivato veramente ad un soffio dal risultato che conta. Come lui stesso ha detto recentemente: “Non vedo perché dovrei perdere la fiducia in me stesso. Il problema è che ci sono sempre 1 o 2 corridori più forti di me davanti“.
Ma facciamo un paragone. Peter Sagan, in 17 stagioni da pro ha raccolto 326 podi e 528 Top10 (va considerato che van Aert ha iniziato a fondo la carriera su strada a 22 anni, mentre Sagan dai 19 anni). Evidentemente la percezione è ben diversa però sulle vittorie, dato che Sagan ne ha agguantate 121. E seppur con solo 2 monumento (una in più di Wout) ed un rapporto difficilissimo con forse la classica più adatta a lui, la Sanremo (che lo slovacco ha corso 13 volte, con cinque quarti posti e due volte 2°) i 3 mondiali vinti di fila ne hanno decretato una memoria decisamente diversa.
Wout però è veramente andato vicino di un soffio un numero incredibile di volte a risultati che ne cambierebbero decisamente la percezione:
-5 volte 2° ai mondiali di ciclocross
-2° alle olimpiadi su strada, 3° nella cronometro
-due volte 2° ai mondiali su strada; due volte 2° a quelli a cronometro
-3° e 2° agli europei su strada; 3° a cronometro
E poi la tabella riassuntiva da ProcyclingStats sui suoi risultati alle classiche monumento
Il dato preoccupante è che quest’anno è salito sul podio solo in un quarto delle classiche primaverili a cui ha preso parte questa stagione. Si tratta del rapporto più basso rispetto agli anni precedenti: 57% (2021), 67% (2022), 80% (2023) e 75% (2024). Allo stesso tempo però resta un corridore di una consistenza assoluta in rapporto al contesto, visto che è anche il corridore che più spesso in questa stagione si è piazzato tra i primi 5 in una gara di un giorno senza vincere. Nessun altro ha ottenuto così tanti piazzamenti dal 2° al 5° posto senza vincere (curiosamente, e per dare l’idea della poliedricità, ci sono solo due corridori in questa stagione ad essere entrati nei primi 50 a Roubaix ed Amstel: lui -4°-4°-e Pogačar -2°-2°-).
Ma quali le cause?
Anche qui le fazioni sono due: per alcuni spende troppo tempo a prepararsi con lunghi stages in altura ed a fare il supergregario nei GT. Tra i sostenitori di questa motivazione ci sono due suoi ex-colleghi illustri. Per Tom Dumoulin: “Grazie al loro (della Visma-LAB -ndr-) metodo di lavoro basato sui dati hanno avuto diversi anni di successo. Funziona molto bene per alcuni corridori, ma meno per altri: Fem van Empel, Cian Uijtdebroeks e Christophe Laporte ad esempio da un po’ di tempo non vanno più così bene. Per la Visma la sfida è trovare il giusto equilibrio tra scienza e lato umano”.
Per Eddy Merkcx il problema è più terra-terra: “Non capirò mai perché la gente sacrifichi le gare per concentrarsi sull’allenamento. Il rischio di perdere i riflessi in gruppo è troppo grande, per non parlare del rischio di cadere”.
Per chi scrive invece il problema non è sicuramente fisico. I mezzi li ha sempre abbondantemente avuti, al pari anche del suo rivale olandese. La differenza è “psicologica”. Spesso Wout ha peccato di ingenuità, facendosi trovare al posto sbagliato e dovendo rincorrere. Non ultima la freccia brabante di pochi giorni fa, per cui lui stesso ha candidamente ammesso di essersi perso il momento dell’attacco di Evenepoel: “Ho commesso un errore di valutazione in quel momento. Non ero pienamente consapevole che eravamo ancora in lizza per la vittoria.”. Un’ammissione sorprendente da parte di un cacciatore di classiche la cui qualità principale deve essere proprio uno spiccato senso della corsa e del posizionamento. E di errori del genere ne ha fatti sempre e sempre più spesso nel corso degli anni (in avvio di questa stagione anche alla E3). D’altronde la montagna di piazzamenti e corse perse di un soffio non può non pesare a livello psicologico. Ed in corsa i dubbi e le titubanze sono veleno per a testa di un corridore.
Per chi poi mi legge anche nel nostro forum saprà che è mia convinzione che si fidi troppo spesso della propria volata. In questi giorni, proprio dopo lo sprint perso alla freccia brabante contro (il non irresistibile allo sprint) Remco Evenepoel, molti hanno cominciato a domandarsi (Wout compreso) perché il suo sprint non funzioni più come una volta.
Il punto è che delle sue 49 vittorie solo il 30% è arrivato allo sprint. E qualche volta, anche in tempi non sospetti, ha perso delle volate anche contro non degli specialisti come lui probabilmente si crede. Basti pensare al GP di Montréal 2022 dove ha perso contro Pogačar, o sempre nello stesso anno alla Bemer Classics contro Marco Haller, o la freccia brabante 2021 contro Tom Pidcock (contro cui pochi giorni dopo ha preso una contestatissima rivincita all’Amstel Gold Race, favorita dal posizionamento errato del fotofinish).
Insomma, se aver perso un tot di volate contro altri sprinter fa parte dei giochi (come lo è stato per Sagan e qualunque altro sprinter puro), meno lo è perdere in sprint a 2-3 contro gente che pesa anche 20kg meno di lui come Pidcock o Remco, che però non è solo cosa recentissima.
Un’arma del proprio arsenale di cui si è sempre fidato meno è sempre stato l’attacco da lontano invece. Un’arma che gli ha regalato vittorie iconiche invece (Mt. Ventoux) e che per un corridore da classiche come lui dovrebbe essere privilegiata, considerando anche che ha doti eccezionali da cronoman e questo dovrebbe garantirgli un certo agio nel gestire un vantaggio in una classica fiamminga ad esempio. Ma invece è una cosa che ha sempre fatto poco. E per questo dico che la questione è più mentale che altro.
In tutto questo almeno ha una consolazione, proprio in squadra, visto che il corridore in attività con più Top10 in carriera è Wilco Keldermann con 287 Top10 (e 66 podi, tra cui il 3° al Giro 2020) quasi 100 più di Wout. Ma con un risvolto (per me) strappalacrime: Keldermann ha solo 4 vittorie in carriera, nessuna a livello WT (!).
Resta la domanda che tutti si fanno: “Wout come spieghi la mancanza di risultati?“. A cui lui risponde sempre con un enigmatico e malinconico sorriso.












Ora sarà nella fase di calo della carriera, ci sta, ma perchè pretendere che debba essere obbligato a vincere ancora per essere considerato un vincente nella storia del ciclismo? Il ciclismo è la sua vita, se a lui sta bene perchè non può partecipare con dei buoni piazzamenti, magari qualche podio, forse vincere ancora qualcosa? Non basta?
Per me fa benissimo a continuare finchè ne avrà la possibilità
-non lo porterebbero come capitano
-non gli darebbero i suddetti milioni
E comunque alla domanda sul perché non vinca non risponde "sono contento cosi"...
Resta comunque un ciclista che merita di entrare nella storia di questo sport.