Le vite degli altri

Le vite degli altri

Piergiorgio Sbrissa, 13/12/2019

Quanto valgono le vite degli altri? È una domanda retorica che sembra avere un’eccezione: il valore lo si dimentica una volta al volante. Non si tratta di di fare la morale o di invischiarsi in polemiche e discussioni infantili su “ma anche i ciclisti” o “noi e voi”: presumibilmente la quasi totalità dei ciclisti, amatori o occasionali, è anche automobilista, e sì, tanti ciclisti infrangono regole su regole del codice della strada, dalla banale mancanza del campanello a vere scene patetiche nel fine settimane con grupponi selvaggi che solcano strade trafficate con spirito di rivalsa e forti del “branco” occupando intere carreggiate, insultando gli automobilisti, bruciando semafori rossi a ripetizione o anche affrontando rotonde contromano, con l’arroganza (e la stupidità) di chi crede di essere al Tour de France.

La questione non è però trovare chi ha più colpe, ma decidere se essere civili o meno. I ciclisti a volte non sono civili, ma nella loro incoscienza, forti della loro corazza di lycra, sono i fautori del proprio destino. Gli automobilisti (che non sono “loro”, siamo noi tutti), a bordo di due tonnellate di veicolo almeno, sono i fautori anche del destino altrui.

Il traffico è in aumento, ed in aumento sono gli incidenti. Non è un fenomeno italiano. Chi segue le cronache dal mondo sa che gli incidenti e gli incidenti mortali di ciclisti sono in forte aumento. È un problema che c’è ormai ovunque.

Nello stato di New York, negli USA, dove la legge spesso ha la mano pesante, parlare al telefono alla guida è vietato da 20 anni. Inviare messaggi è vietato da 10 anni. In generale inviare messaggi alla guida è vietato in tutti gli Stati Uniti tranne che per i minori di 21 anni in Missouri e nello stato del Montana (uno stato dove in certe aree ci sono più probabilità di incrociare un orso che una persona, dicono le statistiche). Negli USA muoiono circa 3000 persone all’anno per distrazioni alla guida.

 

fonte: Liberation

Nonostante questo, le statistiche indicano che a dispetto delle leggi, delle multe, delle sanzioni, le distrazioni al telefono durante la guida continuano ad essere un grave pericolo sulle strade americane. In alcuni stati sono state implementate leggi che vietano di tenere in mano il cellulare alla guida, e forse questo ha contribuito al calo di incidenti mortali dovuti a questa distrazione, ma gli incidenti non-mortali sono in aumento. Segno che qualcosa non funziona ancora.

Il sito Bloomberg ha pubblicato un interessante articolo che mostra con delle animazioni queste statistiche, ed in particolare alcune create grazie ai dati di alcune app create da Start-Up di compagnie di assicurazione, che servono a monitorare la velocità dell’auto e l’uso del cellulare alla guida con lo scopo di renderne più virtuoso l’utilizzo in scambio di sconti sui premi delle polizze. In particolare una, TrueMotion, ha fornito i dati di 30.000 automobilisti, e questi dati dimostrano che nonostante questi stessi automobilisti sappiano di essere tracciati vengono distratti lo stesso. Ogni 100 automobilisti, 30 sono distratti per il 5% del tempo alla guida. 1 su 100 addirittura per il 40-50%. Sono gli estremi, ma è superfluo ricordare che anche il 5% di distrazione su un percorso è più che sufficiente per creare o essere vittima di un incidente.

E tra l’altro questi dati aumentano proprio durante i periodi di festività.

Jennifer Smith, fondatrice di StopDistractions, una organizzazione no-profit che si batte per la presa di coscienza del problema della distrazione alla guida, ci dice una cosa importante: “La gente sa che non dovrebbe farlo, ma non riesce a non farlo“.

La Smith chiede una legislazione più attenta, ed è giusto, ma parte importante del suo lavoro parte proprio da questa constatazione: quella che ci sia un problema, e che questo problema è di tutti, coinvolge tutti e bisogna educare la gente a prenderne coscienza.

E questo è quello che qui vogliamo sottolineare: va presa coscienza dei rischi legati alla distrazione alla guida e va presa coscienza dei rischi che con la nostra guida facciamo correre ai ciclisti o ai pedoni, che sono i fruitori “deboli” delle strade.

Sorpassare un ciclista senza stargli almeno a 1,5mt di distanza ed a velocità elevata fa correre dei rischi a quel ciclista, potenzialmente mortali. Un ciclista per mille motivi (ma anche solo 2 o 3) può scartare verso il centro della strada proprio nel momento in cui lo sorpassiamo, e l’impatto può essere fatale. Sorpassarlo solo quando si ha la possibilità di farlo alla giusta distanza porta via pochi secondi per rallentare ed aspettare. Quei pochi secondo non valgono la vita dell’altro.

Questa cosa è stata bene espressa recentemente dal’ultracyclist Omar di Felice su Instragram: “Ecco è questa insofferenza, questa mancanza di umanità questo non comprendere che sulla strada potrebbe esserci chiunque: un padre o una madre di famiglia, un bambino, un anziano, un nostro amico, un parente“.

 

Vanno bene le leggi, le norme, la presa di coscienza che servono più ciclabili, rotonde concepite meglio, ma un cambiamento può anche partire dalla cosa più semplice: un po’ più di umanità, meno insofferenza e più rispetto per le vite degli altri. Prendere coscienza che basta 1″ per rovinare una vita, non ultima la propria.

 

Commenti

  1. adsoul:

    Ho pubblicato la stessa foto sul mio blog ed è tratta da una banca dati di foto gratuite. Non è nemmeno scattata in Italia, non ha a che fare con il povero Michele.
    Ne approfitto per dire che ho apprezzato molto il tono dell'articolo e che sono totalmente d'accordo con il contenuto. Aggiungerei che, considerato che cambiare l'educazione e la cultura delle persone è un processo lungo, non sarebbe male che nel frattempo cambiasse il Codice della strada che è un po' troppo "automobile-centrico" e venissero previste misure volte a tutelare gli utenti deboli, dico non solo i ciclisti ma anche i pedoni, per esempio - e sottolineo che si tratta di uno solo tra i mille esempi possibili - magari quelli che spingono passeggini e carrozzine
    Probabilmente ho avuto un'allucinazione :crock
    L'articolo tratta un tema che riguarda tutti noi ciclisti e ci sono diversi soggetti che se ne occupano, sembra che ognuno faccia una battaglia sua invece che unire le forze ed essere più incisivi nei confronti di chi si deve occupare di legiferare.
  2. Alberto Baraldi:

    Privare, sempre privare. Ogni volta che si parla del tema qualcuno tira fuori questa cosa. Ma sono l'unico a trovare aberrante l'idea di privare l'80% dei potenziali occupanti di un veicolo medio della libertà personale di poter utilizzare il proprio smartphone? Magari in un viaggio di molte ore?
    Visto che quel 20% restante mette a repentaglio vite umane forse vale la pena privare anche l'80% della libertà.
    Che poi non credo si tratti di un 80%, se ci fai caso le auto viaggiano in gran numero (maggioranza) con il solo guidatore a bordo.
  3. texxio:

    Manca la cosa per cui in sto paese ognuno fa quello che vuole, i controlli. le persone usano il telefono alla guida perchè sanno che la probabilità di essere beccati tende allo zero, stessa cosa la velocità,fermarsi alle strisce,i parcheggi a cavolo, i cambi di corsia,i semafori rossi ecc..... Però quando tutti varcano la dogana di Como per magia diventano degli automobilisti modello perchè se ti beccano ,e li ti beccano, son dolori.
    Secondo me no....manca l'educazione.
    I controlli servono solo per i mal-educati.
    Il problema in Italia è solo questo, non abbiamo la giusta educazione, e per l'italico popolo ingannare la legge è sinonimo di intelligenza, a differenza di chi la rispetta.
    Se tutti rispettassimo le "regole", non servirebbero nemmeno i controlli.
    A @Shinkansen dico che anche in Italia funziona così, se perdi paghi doppio e solo per ricorrere devi pagare una quota.
    Per il bambino ti smentisco: quando mio figlio aveva 5 o 6 anni, una sera rincasando si mise a piangere come un'aquila, mia moglie è passata dietro e lo ha preso in braccio(ovviamente io non ero d'accordo ma non c'è stato verso).
    Mi hanno fermato e mi hanno detto "vuole bene a suo figlio? lo rimetta nel seggiolino e lo lasci piangere".
    Mia moglie non ha mai più scassato la uallera.