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Lettera aperta dei corridori sulla protesta del Giro

Lettera aperta dei corridori sulla protesta del Giro

Piergiorgio Sbrissa, 26/10/2020

La CPA, associazione dei corridori professionisti, ha pubblicato una lettera aperta “alla famiglia del ciclismo”, spiegando le proprie ragioni riguardo la protesta avvenuta al Giro. Riportiamo qui la versione italiana:

Cara famiglia del ciclismo,

in merito a quanto accaduto in occasione della terz’ultima tappa del Giro d’Italia 103 vogliamo spiegare le ragioni della nostra posizione.

Al culmine di una stagione difficile e stressante per tutti, stremati dalle fatiche dei giorni precedenti, in cui avevamo accumulato 15.000 mt di dislivello in 600 km, da aggiungere a trasferte infinite, ricorrenti risvegli all’alba, colazioni consumate sui pullman, con l’assillo di non ammalarci, la preoccupazione crescente per l’emergenza sanitaria che sta vivendo il mondo, i tanti timori per il presente e per il futuro, abbiamo chiesto che una tappa pianeggiante di 258 km fosse accorciata di un centinaio di chilometri.

Non abbiamo avuto paura né della pioggia né del freddo, lo abbiamo dimostrato scalando lo Stelvio a fine ottobre, ma un’ennesima prova di forza alla fine di un Giro logorante e con una pandemia in atto, ha fatto traboccare la goccia delle preoccupazioni per il nostro sistema immunitario e la rabbia per quanta poca cura si presti alla nostra incolumità, facendoci ritenere insensato affrontare 260 km con il maltempo.

Nella tappa Morbegno – Asti abbiamo proposto un compromesso, evitando una protesta che avrebbe avuto conseguenze peggiori per l’immagine della corsa. Probabilmente abbiamo sbagliato i tempi, avremmo dovuto confrontarci prima con l’organizzazione e la giuria, ma finora, ogni volta che lo abbiamo fatto, non siamo stati ascoltati. Nemmeno quando ci sono stati gravi incidenti, quando abbiamo chiesto di valutare a monte i percorsi, le trasferte, gli arrivi e molte altre situazioni che si sono rivelate spesso nefaste per la nostra incolumità.

Ad ogni modo, non vogliamo continuare con le polemiche. Anzi vogliamo essere propositivi e sottolineare come con la collaborazione tra tutti gli stakeholders, il ciclismo può crescere, anzi deve crescere sia in termini di sicurezza che di spettacolarità.

Noi siamo quelli in prima linea, sempre. Siamo riconoscenti verso chi in quest’anno difficilissimo è riuscito a organizzare le gare e ad allestire squadre, e che insieme ai nostri sforzi e la nostra professionalità ha permesso l’esistenza di una stagione 2020.

Personalmente ci siamo sottoposti a controlli di ogni tipo, abbiamo affrontato trasferimenti e viaggi a rischio della nostra salute e quella dei nostri cari, abbiamo dato sempre il massimo in sella, nonostante transenne volanti e moto che ci sfiorano mentre fatichiamo sulle nostre bici. La fatica e i pensieri si sono accumulati nel nostro animo fino ad esplodere a Morbegno.

Non siamo eroi come qualcuno ci dipinge, ma uomini. Con pregi e difetti, punti di forza e punti deboli. Siamo in pensiero per noi e le nostre famiglie, per quelle dei nostri compagni e lo staff che lavora al nostro fianco.

Siamo felici di essere arrivati a Parigi con il Tour de France, a Milano con il Giro d’Italia, speriamo la Vuelta riesca a raggiungere Madrid in sicurezza e che nel 2021 potremo disputare tutte le corse che sono state rimandate. Dalle più note alle meno famose. Tutte sono preziose per noi e per tutto il movimento, di cui siamo i protagonisti più esposti, nel bene e ne male. Meritiamo ascolto, anche quando diciamo qualcosa che non vi piace.

Grazie per averci ascoltati a Morbegno.

I corridori professionisti e il CPA

Commenti

  1. never give up!:

    la quasi totalità delle persone che criticano, se vengono due gocce d'acqua stanno, legittimamente, in casa...
    mah, i primi ad aver criticato in diretta la decisione sono stati tutti gli ex corridori, a parte Bugno e Salvato che hanno fatto la figura dei babbei

    detto questo, non c'è alcun male se uno dal divano critica, tutto ciò che passa in TV può essere criticato, si chiama intrattenimento apposta, e lo sport non fa certo eccezione, in TV; se piove l'amatore che guarda la TV sta legittimamente a casa, sia perché non pedala per lavoro, sia perché ha la libertà di scegliersi quando uscire per divertimento

    never give up!:

    mentre chi esce sempre, forse, conosce che significa farlo e, magari, non chiede ai professiosti di votarsi al martirio...e capisce perchè un prof si possa lamentare per una tappaccia di 260km messa tra due tappe alpine...
    per quanto mi riguarda, è l'esatto contrario, se lo faccio io (e lo faccio, perché mi piace, altrimenti non lo farei, e non mi sento un eroe ma solo uno che ha fatto ciò che gli piace) non trovo alcun motivo sensato che non lo facciano loro, che sono pagati, coccolati dal primo all'ultimo minuto che non stanno in sella, e che se lo sono scelto loro come mestiere, come ripiego possono optare per un altro mestiere, ma anche lì una mattina troveranno un motivo per non andare al lavoro, se il loro modo di pensare è quello, e a quel punto non è detto che te lo possa permettere di fare la voce grossa e puntare i piedi
  2. Gamba_tri:

    Concordo in pieno. Ma UCI non limita le gare in linea non WT a meno di 250 km? Il chilometraggio si può poi superare nei GT? UCI dovrebbe stabilire un tetto di sforzo, qualcosa tipo i TSS dati da chilometri per dislivello, modulati per blocchi di giorni e sull'intera durata. Si è citata la maratona, a parte essere gara di un giorno e non a tappe, cosa che fa una differenza enorme, ma quella sempre di 42,195 km è, li la rincorsa è a disegnarla in discesa per cercare il record e quelle in salita sono definite extreme. Nel ciclismo su strada non ci sono praticamente paletti.
    Ci sono dei vincoli che devono essere rispettati nelle gare singole e nei gt: lunghezze, giorni di riposo, etc...

    La tappa da 260 li rispettava.