Nasce un nuovo sindacato di corridori professionisti

Nasce un nuovo sindacato di corridori professionisti

27/12/2020
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27/12/2020

The Riders Union è il nome del nuovo sindacato dei corridori professionisti. Associazione che deve ancora dotarsi di statuto, è gestita per ora da Andrew McQuaid, agente di svariati corridori e figlio dell’ex-presidente UCI (2006-2013), da Michael Rutherford, agente, e Luuc Eisenga, direttore generale della AICGP (Association International des Groupes Cyclistes Professionels), che ne è il portaparola.

Questo nuovo sindacato afferma di avere già tra i suoi soci 170 corridori di 30 nazioni e 25 squadre diverse, senza precisarne i nomi, anche se alcuni hanno manifestato l’adesione sui propri social, come Richie Porte (Ineos), Robert Gesink (Jumbo-Visma), Alex Howes (EF) e Tom Skujins (Trek).

Luuc Eisenga

Subito è partito un botta e risposta tra Eisenga e Gianni Bugno, presidente del finora unico sindacato corridori esistente, il CPA, e insignito di fresco del collare d’oro, massima onorificenza sportiva italiana, per i mondiali vinti nel 1991 e 1992. Cosi Bugno:

Dubito che un nuovo sindacato nasca per il semplice desiderio di solidarietà. Un nuovo sindacato non farà che dividerci e indebolirci, e penso che i corridori devono fare attenzione ad essere rappresentati da persone che hanno conflitti di interesse e che vogliono approfittare personalmente della nascita di nuovi movimenti. Non penso che un gruppo di agenti e vecchi collaboratori di squadre possa rappresentare gli interessi dei corridori in maniera indipendente.

A stretto giro la risposta di Eisenga, ex Telekom e Rabobank:

Saranno i corridori che pagheranno la loro quota e noi in cambio lavoreremo per le loro condizioni di lavoro, ovvero la sicurezza in corsa, ma anche la quella sociale. Non cercheremo conflitti con la CPA, c’è posto per due sindacati. Sarà facoltà dei corridori scegliere, con la differenza che noi proporremo delle elezionni democratiche, ovvero un corridore-un voto“.

Gianni Bugno

Secondo lo statuto della CPA, infatti, sono le rappresentanze nazionali a votare tramite un loro delegato, che possiede tanti voti quanto il numero dei corridori del proprio paese. Già due anni fa vari corridori di rilieivo, come Chris Froome, Geraint Thomas e Tom Dumoulin avevano preso posizione contro questo sistema, giudicato iniquo, a cominciare dal fatto che non vi è nessuna rappresentanza britannica in seno alla CPA.

In tempi recenti questo sistema sta mostrando i propri limiti in particolare con l’avanzata di paesi emergenti appunto. Come dice Eisenga:

E’ evidente che una minoranza di 150 corridori (italiani, spagnoli e francesi, le nazioni con più professionisti -ndr-) non possono prendere in ostaggio tutto il gruppo”.

A cui Bugno ha risposto: “E’ facile mettere i corridori contro la CPA con il pretesto di mancata rappresentanza. Questa domanda è stata già soddisfatta dalla nonstra associazione e non c”è alcuna ragione di creare un nuovo sindacato per questo. Alle prossime elezioni, come promesso ai corridori nel 2018, sarà in vigore il sistema di un corridore-un voto. Questo principio è sempre stato previsto dallo statuto della CPA e sarà ancora più facilitato dal voto elettronico a distanza. E, se posso permettermi, queste stesse persone che lo chiedono, sono state elette a capo di questo sindacato con questo sistema?“.

La battaglia è aperta insomma, con varie incognite sullo sviluppo della situazione, a cominciare dal riconoscimento dell’UCI del nuovo sindacato (l’UCI è il principale finanziatore della CPA, tra l’altro), che pare molto improbabile, dopo che già durante l’estate il presidente David Lappartient aveva qualificato la notizia della nascita di The Riders Union come “una fake news”.

Ma anche per le divisioni tra le squadre stesse ovviamente, con alcune più orientate ad aderire al nuovo sindacato, su tutte le Jumbo-Visma (in cui Eisenga ha lavorato sino al 2016) e la Mitchelton-Scott, ed altre piuttosto fredde, come la Deceuninck, il cui Team Manager Patrick Lefévère si è detto “disinteressato” riguardo il nuovo sindacato.

E divisi, o semplicemente preoccupati, anche vari agenti dei corridori, che prospettano difficoltà nella gestione dei contratti, come ad esempio ottenerne uno per un corridore del nuovo sindacato in una squadra che non riconosce quest’ultimo.

 

 

 

 

Commenti

  1. longjnes:

    Per quello che ho visto nel mio piccolo, dove ci sono di mezzo sindacati c'è un impoverimento generale e un appiattimento al basso.
    mah speriamo che troppi sindacalisti non riescano a rovinare uno sport fatto di fatica, sacrificio e anche rischio.
    Gia che la sceneggiata del giro a morbegno è stata indegna, se quella è la linea ci sarebbe da sopprimere tutte le classiche del nord senza neppure guardare il meteo.
    i sindacati esistono in tutti i paesi democratici, in particolar modo quelli più ricchi.
    tanto per dire, in Germania l'Ig Metall, potente sindacato dei metalmeccanici, ha addirittura propri rappresentanti nei consigli di amministazione delle aziende.
    solo nei paesi retti da dittature (che non mi sembra siano tra quelli che stanno meglio) non vi è libertà e pluralismo sindacale.
  2. bradipus:

    nel caso dei 'fallimenti' le colpe raramente stanno da una parte sola.


    va detto che spesso quelle colpe stanno dalla parte di chi fallisce senza pagare i fornitori e riapre in ucraina/romania/bulgaria/vattelapesca...
  3. RamboGuerrazzi:

    chiudo l'OT sottolineando come ricerca e istruzione siano visti come parassiti pubblici dagli stessi per cui "la colpa è dei sindacati". E' una linea maggioritaria nel paese, tra l'altro. Non dipende dal colore politico, è abbastanza trasversale come interpretazione.
    no non mi risulta che nell'immaginario del servizio pubblico ricerca e istruzione siano associati a "sindacati". Caso mai Trasporto Pubblico nazionale (aerei e treni, senza fare nomi delle compagnie) dove i compensi sono assolutamente scorrelati dalla realtà. senza polemica diciamo che gli stipendi in questi settori sono un eccellenza, mentre il servizio non è un eccellenza. Chi vive nella scuola non vive di oro, ministeriali forse a parte. Non voglio dare giudizi, ma descrivere fatti.
    Sul ciclismo vedremo, l'associazione dei corridori è giusto che esista, se è fatta di corridori, cosi come quella di piloti, dei tennisti ecc. Però nel momento che dei procuratori (che vivono di percentuali di ingaggio e trasferimento) si mettono di mezzo la vedo dura. Di campioni non ce ne sono tantissim, e se i procuratori più bravi (che sono nche quelli che gestiscono il parco campioni) fanno cartello per far aumentare ingaggi e far girare i campioni, agli altri professionisti via via rimangono le briciole. e quando rimangono e briciole non ci sono più soldi per investire nei settori giovanili. perche è qui che serve un vero investimento. E' successo cosi anche nel calcio dove i vivai di italiani sono via via scomparsi ed è molto più economico prendere il calciatore sbarbatello venuto fuori dalle giovanili di altri stati. Le serie minori di oggi in italia, dalla c in giù, hanno un livello poco più che amatoriali.