Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida) ha rilasciato un’intervista all’Equipe in cui dice cose piuttosto interessanti. Intanto che si sente nelle condizioni di vincere il suo secondo Tour, a dispetto di quello che dicono “alcuni giornalisti”:

“Sono numerosi a parlare come se dovessi dimostrare ancora tutto. Per loro ho sempre avuto fortuna. Ho vinto il Tour perché Froome è caduto, quando invece ero in stato di grazia. Ho finito decimo uno sprint di gruppo in Inghilterra senza nemmeno accorgermene, tanto girava facile. Stessa cosa al Giro, dove Bradley Wiggins è caduto sotto la pioggia prima di ritirarsi, sembra, per una bronchite immaginaria. […] tutto questo finisce per essere ridicolo e pesante […] per tutte queste ragioni e perché Froome ci sarà, vorrei rivincere il Tour”.

Nibali dice che anche per lui non è stato “normale” che Froome abbia corso sotto minaccia di una sospensione, e che capisce lo scontento di Tom Dumoulin che si è sentito ingiustamente privato di una vittoria al Giro. Allo stesso tempo asserisce che “non tocca a me prendere una posizione. È compito dell’UCI, una cosa politica, non la mia“. Dichiarazione che porta alla domanda sul perché i corridori spesso (ma oggi direi anche no, o comunque molto meno che in passato) abbiano “paura” di esprimere le proprie opinioni. Alla quale Nibali risponde:

Alcuni per paura delle eventuali ritorsioni. Noi corridori siamo l’anello debole del sistema. Ci condizionano molti freni: viviamo sotto la pressione degli sponsor, degli agenti. Ogni corridore si dice: “Ho una buona paga, un posto invidiabile in una squadra, sono in regola con me stesso, perché mettermi contro l’UCI, la WADA o il colosso della Sky?”

L’intervistatore, Philippe Brunel, non va oltre nel chiedere quali siano queste ritorsioni, ma afferma che in passato Nibali ha già difeso “il mestiere”, in particolare contro le dichiarazioni del giudice Ettore Torri, capo della Procura antidoping del Coni, nel 2010 (“i corridori sono tutti dopati” -ndr-), alla quali Nibali risponde:

il clima è cambiato. Con i social ci sarà sempre qualcuno che ora dirà -guarda questo scemo di Nibali cosa dice…- e poi mi sono messo nei suoi panni [di Froome -ndr-]. Froome si diceva innocente, ed in Italia ci sono molti che lo vogliono vedere correre. Queste persone non si possono ignorare. Poi, come Wellens [Tim Wellens (Lotto-Soudal), che è stato molto esplicito nel dire che chi è malato deve stare a casa -ndr], sono stupito anche io da tutte queste TUE. Tutto dovrebbe essere controllato da una commissione indipendente e questo eviterebbe i malintesi. Wellens ha ragione, quando un corridore è malato dovrebbe restare a casa o tenersi il dolore, come quando mi sono fatto pungere alla guancia da un’ape alla Vuelta [2013-ndr-]. Era orribile, avevo la testa gonfia, Fabian Cancellara non capiva perché non andassi subito al pronto soccorso, ma ero in classifica generale e volevo arrivare in fondo. Tutto questo per finire secondo dietro….Horner…

Altro punto interessante è la risposta alla domanda se sarebbe contento della propria carriera se finisse oggi. A cui Nibali risponde negativamente, che non ha rimpianti, a parte la Liegi del 2012:

Ero partito al momento buono sulla Roche-aux-Faucons e sono stato ripreso all’ultimo km da Maxim Iglinskiy, che mi ha battuto allo sprint . Un bluff assurdo. Avrei accettato di essere battuto da Joaquim Rodriguez, ma non da Iglinskiy che avrà vinto 4 corse in tutta la sua vita” . [Correggiamo Vincenzo: Iglinskiy ha 7 vittorie da Pro].

Iglinskiy che, ricordiamolo, fu trovato positivo all’EPO nel 2014. Ricordiamo anche che l’anno dopo la menzionata Liegi, Nibali passò alla Astana e si ritrovò compagno di squadra proprio Iglinskiiy.

Infine la sola corsa che manca al palmarés di Nibali: il mondiale, anche se quello di Innsbruck “sarà molto più duro di quello di Rio“.

Ed una data: i giochi olimpici di Tokyo 2020. Con cui chiuderà la sua carriera.