SRAM ci ha offerto la possibilità di provare il gruppo Force 1 con dischi idraulici e le nuove Zipp Firecrest 404 disc.

Per fare questo ci ha inviato direttamente una bici montata con il suddetto gruppo e ruote, oltre alla varia componentistica Zipp (sempre di casa SRAM quindi). Il telaio da loro scelto è lo Specialized Roubaix SL4 (provata qui), ma il test si riferisce solo a gruppo trasmissione e ruote.

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Particolarità del gruppo Force 1 è quello di essere monocorona, soluzione ormai consolidata nel mondo MTB e Ciclocross. SRAM infatti ha lanciato per primo il gruppo Force CX, da cui è stato mutuato questo Force 1. La guarnitura del Force 1 in test, in versione con misuratore di potenza Quarq,  era dotata di corona da 44 denti.

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Cuore del sistema monocorona è il deragliatore posteriore, il quale non deve solo permettere lo spostamento della catena sui vari pignoni, in dotazione avevamo una cassetta 11-36, ma anche la corretta tensione della stessa. Per fare questo il deragliatore è dotato di una frizione a cuscinetti che mantiene la gabbia del cambio più ferma impendendo alla catena di sbattere sul fodero del carro e saltellare anche su terreni accidentati. Oltre a questo i denti delle pulegge (da 12 denti) sono più lunghi del normale, idem quelli della corona anteriore, oltre ad essere alternati con uno spessore più stretto e più largo, in modo da tenere la catena ben salda ed impedire deragliate indesiderate, scarsa precisione della stessa o cadute di catena. Il deragliatore posteriore è disponibile in tre lunghezze di gabbia: lunga per pacchi pignone 11-32 o 10-42 denti; media: 11-26 o 11-36 denti; corta 11-26 o 11-28 denti. Le corone disponibili sono: 38-40-44-46-48-50-52-54.

Altra particolarità di questo deragliatore è la funzione Cage Lock, che grazie ad un pulsante posto sul cambio blocca la gabbia dello stesso dopo averla spinta in avanti mantenendola in posizione. Questo per facilitare l’estrazione della ruota posteriore in caso di manutenzione o forature.

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Funzionamento Cage Lock

Chiaramente il deragliatore anteriore non è presente.

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Quindi anche il relativo comando sinistro non presenta il meccanismo e la levetta per cambiare rapporto.

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Per quanto riguarda i freni, i Force idraulici sfruttano evidentemente tutto il know-how di casa Avid, sempre parte del gruppo SRAM. Nella versione in test disponevano di due rotori da 160mm. La Roubaix non era predisposta per perni passanti, quindi il sistema di chiusura era tramite sgancio rapido.

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Ora questi freni sono disponibili anche per standard FlatMount Shimano, che sembra essersi imposto nell’uso stradale.

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Le ruote montate erano le Firecrest 404 di Zipp in versione disco. Queste ruote si basano sui cerchi in carbonio per copertoncino già utilizzati dalle 404 Firecrest “normali”, ovvero cerchi da 58mm, larghi 26,53mm all’esterno e canale interno da 16,25mm. Questi a loro volta sono montati sui mozzi 77/177D tramite 24 raggi Sapim Cx-ray. Peso massimo consentito del ciclista 114kg. Pressione massima 8bar. Ruote wide come impone la tendenza attuale quindi.

Le ruote sono compatibili per quick-release e perno passante 12x100mm o 15x100mm all’anteriore e 12x135mm o 12x142mm al posteriore. Sono inoltre compatibili con i corpetti XD per poter montare il pignone da 42 denti SRAM (mentre per montare il 40 delle cassette Shimano non è necessario).

Il peso della coppia è di circa 1750gr.

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Le ruote erano gommate Zipp Tangente Course R28, da 28mm, ma che montati diventavano quasi 30mm reali. 270gr il peso cadauno.

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A completare il tutto gli accessori Zipp Course Sl e Speed in carbonio: attacco manubrio e reggisella. Mentre il manubrio era la versione in alluminio. Così come i portaborraccia modello Alumina.

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Sul campo

Protagonista principale del test è chiaramente il gruppo monocorona, una novità in campo stradale, che pertanto desta curiosità. L’aspetto principale per quanto mi riguarda è il funzionamento, ed in questo caso se ne può parlare solo bene. La cambiata è molto secca, ma precisa, mentre il gruppo è molto silenzioso. Anche su strade rovinate o strade bianche la catena resta sempre molto ferma e non si sentono colpi sul fodero basso. In realtà la grande curiosità da parte delle persone incontrate per strada che notavano la soluzione monocorona riguardava i rapporti. Questo aspetto però non mi pare valutabile in assoluto, in quanto a monte ci deve essere una scelta dei rapporti più adeguati all’utilizzo ed alle proprie capacità. Quindi è bene armarsi di tabelle o calcolatrici e valutare gli sviluppi metrici di cui necessitiamo prima di ordinare il gruppo.

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In assoluto si può invece dire che la disponibilità di rapporti è inferiore alle soluzioni classiche con doppia corona, idem per la spaziatura dei rapporti, che, dipendentemente dalla combinazione di pignoni e corona montata, può arrivare ad un 3% in più, al massimo, rispetto il salto medio tra due denti di una combinazione per doppia. Questo lo si avverte soprattutto nelle situazioni in cui si fanno velocità più elevate, dove a volte si sente nettamente il “buco” tra due pignoni.

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Questo ci riporta alla considerazione sulla scelta dei rapporti, che è fondamentale. Un ciclista incontrato per strada, che montava anche lui un monocorona, era molto negativo verso la soluzione, ma montava un bel 50 come corona (con massimo pignone 32) su un percorso con varie salite. E’ evidente che non sia la soluzione “monocorona” ad essere errata in quel caso, ma la scelta dei rapporti in base all’utilizzo e le proprie capacità. Scegliendo bene i rapporti non ci sono difficoltà di sorta. In particolare proprio in salita, dove la spaziatura tra pignoni può anche essere un po’ più abbondante.

Chiaramente si sacrifica qualcosa in termini di versatilità. E questo mi porta a concludere che la soluzione monocorona sia adatta ad utilizzi molto specifici: triathlon, cronometro, gare in circuito. O ad utilizzi come le randonnée o il turismo/Gravel, in cui non vi è la necessità di rapporti poco spaziati e raramente si fanno velocità “estreme” sia in piano-discesa, sia in salita.

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A questo punto però sorge la questione dei reali benefici della soluzione singola corona. Il risparmio di peso non è molto significativo (70gr circa), mentre la semplicità dell’operare un singolo deragliatore è una questione più che altro di abitudine e/o psicologica, nel senso che da un lato è una semplificazione non dover pensare ad incroci & c., dall’altra cambia un po’ con l’abitudine il dover maggiormente adattare la propria cadenza ai rapporti invece che smanettare continuamente per trovare quello adatto. Ma anche questo credo sia soggettivo.

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Per usi specifici come gare in circuito credo che il beneficio sia il minor rischio di cambiate sbagliate nella concitazione della gara e possibili cadute di catena. Per utilizzo tri/crono i vantaggi paiono essere maggiormente presenti dal punto di vista aerodinamico, in quanto il deragliatore è fonte di indesiderate e nocive turbolenze (fonte: Damon Rinard, ingegnere Cervélo), anche se questi argomenti sono sempre difficilmente generalizzabili e più spesso di scarso impatto verso i consumatori.

Trovo che sia un’ottima soluzione per un utilizzo come le randonnée, in quanto il sistema è molto robusto, c’è un pezzo in meno che si può rompere e sregolare, e con una rapportatura come quella del test è utilizzabile su praticamente qualunque percorso. Avendo una seconda cassetta è inoltre facilmente adattabile a percorsi tipo super-randonnée. Il fatto che questo gruppo fosse montato su una bici come la Roubaix può evidentemente aver condizionato questo giudizio, in quanto la bici, nel complesso, era una perfetta macchina per questo utilizzo.

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Con questo arrivo alle considerazioni sui freni a disco. Il Force 1 con rotori da 160mm offrono grande potenza e buona modulabilità. Rispetto Shimano, a parità di dimensione dei dischi, direi più potenza ed un po’ meno modulabilità, con qualche fischio e sfregamento in più però. Forse la causa di questo sono i dischi stessi. Gli Ice-Tech di Shimano in questo si confermano eccellenti prodotti.

Qualche dubbio viene sull’utilità di una soluzione per disco con cerchi ad alto profilo come sono le Zipp 404. Per gare in circuito i freni a disco non mi sembrano essere essenziali. Idem per tri/crono, dove addirittura penalizzano l’aerodinamica. Possono essere utili per randonnée su percorsi piatti e filanti, ma il profilo da 58mm mi pare essere persino esagerato, almeno per l’utente medio. In particolare in rapporto al peso non proprio piuma. Ancora di più se combinate con i copertoncini Tangente da 28mm, che offrono ottimo grip, grande comodità (pressioni min.-max: 4.8-6.9bar), ma ovviamente pagano qualcosa sempre dal lato ponderale.

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Menziono infine l’ottimo misuratore di potenza Quarq: mai un problema, misurazioni perfettamente in linea con SRM.

Conclusioni:

Il gruppo Force1 è un ottimo prodotto per quanto concerne il funzionamento, con una robustezza da mountainbike. Va valutata molto bene la rapportatura o considerato l’acquisto di due cassette da alternare. Tra tutti gli utilizzi possibili, forse il meno indicato è quello granfondistico, dove una più ampia scelta di rapporti consente di stare più tranquilli su qualunque tipo di percorso e situazione di gara.

Ottima anche la qualità delle Zipp 404, che nella versione disco lasciano qualche dubbio sull’utilizzo a cui possono essere destinate visto il profilo da 58mm.

Di ottimo impatto estetico i componenti Zipp Speed Sl. Efficaci nella tenuta, anche su strade bianche e pavé, i portaborraccia Alumina.

Prezzi

Zipp Firecrest 404 disc: 2500eu

SRAM Force 1 idraulico: 1539eu

Manubrio Zipp Service Course Sl70: 99eu

Attacco manubrio Zipp Speed Sl: 290eu

Reggisella Zipp Sl Speed: 290eu

Portaborraccia Alumina: 37eu

Copertoni Tangente R28: 57eu