Super Pogačar vince la tappa, Roglic la maglia gialla. Aru diventa un caso

Super Pogačar vince la tappa, Roglic la maglia gialla. Aru diventa un caso

07/09/2020
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07/09/2020

Tadej Pogačar (UAE-Emirates) ha vinto la 9^ tappa in volata, in un finale thrilling con il fuggitivo Marc Hirschi (Sunweb) ripreso dopo una fuga di 80km ai -1,5km. Hirschi che è il classico “vincitore morale, ma siamo sicuri che il 22enne bernese saprà rifarsi in futuro.

Primoz Roglic (Jumbo-Visma) ha strappato la maglia gialla dalle spalle di Adam Yates, staccato sul col de Marie-Blanque ed ora a +1’02” da Roglic. al secondo posto in classifica generale sale Egan Bernal (Ineos), che seppur un tono sotto il duo sloveno delle meraviglie, resta in corsa a +21″, ed oggi è sembrato più pimpante. Partito più in sordina rispetto alla Jumbo potrebbe entrare in condizione nelle prossime settimane e trovarsi col serbatoio più pieno alla terza.

Conserva il terzo posto Guillaume Martin (Cofidis) a +28″, e solo 2″ dietro Romain Bardet (AG2R).

Grande prestazione come al solito della Jumbo-Visma, oggi in grande spolvero con il trio Kuss-Bennett-Dumolin, che hanno fatto saltare il banco come al solito. A parte Pogačar appunto, il quale fa tutto da solo, e molto bene.

E questo introduce un tema di giornata: l’abbandono di Fabio Aru (UAE), il quale non solo ha passato mezza tappa davanti il camion scopa, ma si è sentito pure il duro sfogo in Tv di Giuseppe Saronni:

“Con la condizione che ha Fabio non doveva essere convocato per correre il Tour, era chiaro da settimane. Qualcuno tra preparatori e allenatori dovrà risponderne. Abbiamo perso l’unico corridore che doveva stare vicino a Pogacar. Quando fisicamente e muscolarmente l’atleta si trova a soffrire, alcuni trovano la lucidità e la forza per reagire, Fabio, invece, non fa così. Sotto l’aspetto del carattere non è fortissimo. Nella difficoltà non si dà coraggio, lui purtroppo crolla mentalmente e moralmente e rende tutto più difficile. Ci ha deluso in un momento in cui avevamo tanto bisogno di lui. Questo per noi è un grande problema. Ha colpe anche chi ha deciso di portare comunque Aru al Tour. Era nei suoi programmi e quindi voleva esserci, ma c’è anche la responsabilità di chi deve verificare che un corridore sia in grado di affrontare una corsa come questa”.

Aru si è limitato ad un laconico comunicato:

“Non so proprio cosa mi stia succedendo, non ho risposte e questa cosa mi fa soffrire. Mi ero avvicinato a questo Tour de France in punta di piedi, ma conscio che avevo lavorato bene. Non per fare classifica, ma per aiutare Tadej nel migliore dei modi e magari, chissà, prendere qualche soddisfazione personale qualora si fosse presentata l’occasione. Venivo da una serie di incoraggianti prestazioni, in una parabola crescente, eccetto la giornataccia del Lombardia. Anche i dati mostravano ottimismo nel ritorno ad una condizione che mi permettesse di fare buone prestazioni, sicuramente i migliori degli ultimi 3 anni. Anche ieri, parlando col medico della squadra, gli dicevo che avevo sensazioni crescenti, e che ero fiducioso per il proseguo della corsa. Ora sono qua, a terra, senza capirne il motivo. Non mi merito questo perché sono sempre stato un professionista esemplare e il mio impegno massimo. Non si merita questo neanche la squadra e soffro tantissimo nel non poter dare il mio contributo come programmato. Il mio futuro? Beh adesso non ci penso. La botta è ancora troppo calda”.

Difficile commentare questi fatti, che probabilmente nascono da una situazione compromessa da tempo in seno alla squadra per vari motivi e che ora sta altrettanto probabilmente giungendo al termine nel modo peggiore.

Oggi primo giorno di riposo, con tutto il gruppo che verrà testato per il covid. Incrociamo le dita.

 

Commenti

  1. tincone:

    Il più imbroglione
    Il più forte e il più cattivo.
    rebus:

    Quindi secondo voi Roglic non ha seguito Pogacar per paura? Potrebbe anche essere, io non sono nella sua testa: ma rimango della mia idea.
    Non lo so questo. Forse non ne aveva. Forse aveva paura. Forse è molto sicuro. A questa domanda nessuno di noi può rispondere. Ma se lo ha fatto perché era sicuro di sé come pensi tu, per me ha sbagliato. Il che non vuol dire che uno non possa vincere lo stesso, ma di sportivi che non hanno approfittato del momento e questo gli è poi costato la vittoria, è piena la storia sportiva.
  2. blues boy:

    Per me la reale dimensione ciclistica dell'americano resta quella pre malattia , li sì che era alla pari con gli altri dell'EPOca . Dopo diventò la gallina dalle uova d'oro . Grazie alla letteratura che si è potuta fare sulla sua storia umana e sportiva il ciclismo ha raggiunto vette di popolarità mai raggiunte prima , a livello planetario . Prime pagine sui giornali di tutto il mondo , con conseguente accesso a mercati che fino al giorno prima il ciclismo non se lo erano mai cagato nemmeno di striscio , alcuni di questi mercati molto ricchi e vasti . Ve lo immaginate : "L'uomo che ha sconfitto il cancro vince il Tour de France !!!" . Roba da supereroi marvel . Questo gli ha valso protezioni che tutti gli altri si sognavano . Fino a qui è storia . Assegnare quei sette tour ai secondi sarebbe stata un'ammissione di colpa , questa invece è una mia opinione . Concludo dicendo che era sicuramente un cronoman sopraffino e un ottimo interprete di corse di un giorno non di certo il fuoriclasse che in molti si ostinano ancora a credere .
    Io sono uno di quelli che pensa fosse un fuoriclasse e penso pure sia stato sbagliato togliergli i 7 Tour vinti.
    Ovviamente nel rispetto delle opinioni di tutti.

    Per fortuna storie simili penso siano difficili da ripetersi e mi riferisco al doping. Ormai con il passaporto biologico le performance dovrebbero essere credibili.