[Test lunga durata] 3Epic–Road. La terza gara della Cannondale Supersix

[Test lunga durata] 3Epic–Road. La terza gara della Cannondale Supersix

06/06/2017
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06/06/2017

Dopo le gare di Mentana e Fiuggi ecco finalmente per la Cannondale Supersix le Alpi, e precisamente le Dolomiti Bellunesi e la Val Comelico, teatro della 3Epic Cycling Road, con arrivo alle famigerate Tre Cime di Lavaredo.

Siamo appena alla 2^ edizione della manifestazione, ma gli eccellenti feedback della 1^ edizione e l’ingresso nel Prestigio hanno più che triplicato, portandoli a 1300, i partecipanti che si cimenteranno con il doppio passo Sant’Antonio tra Auronzo e la val Comelico fatto da entrambi i versanti, con la salita in una stretta gola della stupenda Val Visdende non a caso denominata “Tempio di Dio, Inno al Creatore”, quella successiva con tanto di tratto sterrato sino a Forcella Zovo, poi con la salita di Misurina e poi su sino al cielo attraverso i 4 durissimi km che portano ai 2320 mt del Rifugio Auronzo, all’ombra delle 3 Cime di Lavaredo, per un lungo da appena 111 km (più 33 dopo l’arrivo per tornare alla partenza di Auronzo) ma ben 3420 mt di dislivello.

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La salita della 3Cime non ha bisogno di presentazioni e/o pubblicità. Molti la conoscono di nome o per averla fatta, mentre il resto del percorso è per i più inedito e sconosciuto e riserverà belle (ma anche pendenti) sorprese.

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Detto del lungo, l’offerta dei percorsi è molto varia e adatta a tutte (quasi) le gambe con ben 5 opzioni di cui 2 con crono di arrivo a Misurina, due alle 3Cime di differente lunghezza fra loro e una quinta con partenza da Auronzo e direzione subito alle 3 Cime per appena 33 km ma 1450 metri di dislivello, comunque snobbata da quasi  tutti. Molto pericoloso e tentatore il calcolo del crono a Misurina. Arrivare finiti là e rinunciare agli ultimi 7 km sarà una tentazione che prenderà a molti.

Ripetuta dopo la 1^ edizione la formula di classifica che oltre a quella usuale di percorrenza dalla partenza all’arrivo, che non genera premiazione, vede il cronometraggio solo delle singole salite con premi per i primi 3 di ogni salita, per i primi 3 assoluti e dei 5 di categoria nella somma delle salite.

Quest’anno c’è però il tranello: ai tratti cronometrati sono stati aggiunti anche tratti pianeggianti e quelli non cronometrati dove rifiatare, ridotti ai pochi km pianeggianti della panoramica del Comelico e delle discese, lasciando la parte più suggestiva alla voglia di guardarsi intorno dei concorrenti e togliendo loro gli istinti alla Savoldelli in discesa. Una scelta che ha avvicinato molto la conduzione di gara alla formula classica, essendo che nelle Gf con molto dislivello, i tratti non in salita sono comunque utilizzati per mangiare, bere e recuperare energie in vista delle successive salite. E’ così nel tratto Arabba/Cernadoi della Maratona delle Dolomiti ed è così nella piana di Innsbruck e in quella di Vipiteno alla Oetztaler.

Chi ricorderà il mio report dello scorso anno, sa che per me non è un percorso normale.

Ho frequentato quelle zone da 35 anni, ci ho vissuto, lavorato e trovato moglie, ho parenti e tanti amici che appostati sul percorso mi faranno delle foto personalizzate.

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Addirittura, passando sotto casa mia, avrò la possibilità di lasciar davanti la porta borraccia e barrette e fermarmi a prenderle durante la gara. Un amico mio ospite si fermerà persino a prendere le ruote muletto, essendo quelle da gara non ben registrate col cambio.

Il meteo quest’anno è ancor più stabile dello scorso anno e pur nell’immancabile scroscio pomeridiano lascerà mattinate, soprattutto quella della gara, dal cielo terso e soleggiato, con temperature gradevoli che permetteranno l’estivo già alla partenza.

Settaggio classico per la Cannondale, che non ha bisogno di accorgimenti, fatta eccezione per una corona da 34 in luogo della 36 che non darà alcun problema alla trasmissione Ultegra in abbinamento al 52.

L’esperienza dello scorso anno avrebbe consigliato per me anche un 30 posteriore, ma mi farò bastare il 28.

La Gara

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Il paese di Auronzo di Cadore, classico paese di montagna, ove vi sono negozietti tipici e strutture ricettive, trasmette una familiarità diversa da altre rinomate e forse troppo patinate realtà alla Corvara ad esempio, con la presenza di belle casette destinate ad abitazione privata e non solo strutture ricettive e fa del lago il suo punto di forza e attrattiva.

Ottima e sempre più rodata, dopo 2 edizioni Road e altrettante Mtb la 3 Epic, ed in attesa del mondiale marathon mtb del 2018, la logistica che ruota tutta attorno al palaghiaccio dove vi sono docce, parcheggi, pasta party, premiazioni, consegna pacchi gara e con la partenza distante solo un km e che avviene nel centro del paese.

Anche quest’anno le griglie, seppur ben più numerose dello scorso anno, sono ordinate e rispettate. Non serve un presidio militaresco, forse la formula delle solo salite distende un po’ gli animi, o più che altro tutti sanno che il peggio è alla fine e dunque inutile sfondarsi dall’inizio. Niente ore di attesa, apertura griglie appena 25 minuti prima della partenza e partenze separate differite di 45 minuti, per chi farà i 2 lunghi rispetto a chi farà i due medi o il corto.

Come accennato, clima ideale con 15° in partenza e cielo terso che permetterà la visuale di scorci lo scorso anno coperti da nuvole basse.

Partenza ad andatura controllata dentro il centro di Auronzo e poi, dopo appena 3 km dalla partenza, la prima salita cronometrata, quella che attraverso il passo Sant’Antonio porterà la carovana nella attigua valle del Comelico. Una salita che i migliori faranno in oltre 20 minuti, altri in oltre 1h.

La conosco bene, quella come tutto il resto del percorso. La gamba non è quella dello scorso anno, dopo un inverno passato con altri impegni, ma decido di fare gara sui miei avversari soliti di riferimento e poi si vedrà. Non mi interessa solo arrivare, seppur conscio che il campo dei partecipanti di quest’anno è qualitativamente e quantitativamente di ben altro livello rispetto alla 1^ edizione.

Anche quest’anno riesco a passare in solitaria o quasi in piazza a Santo Stefano di Cadore, dove ho la claque e le foto personalizzate per me, alla stregua delle visite parenti dei prò al Giro.

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Le salite si susseguono, l’allungamento dei tratti cronometrati lascia molto meno spazio al riposo rispetto alla 1^ edizione, le salite sono più lunghe e dure come pendenza e nessuno ha voglia di farsi guerre in discesa o nei piani. Tanto meglio. In particolare la discesa dopo il secondo GPM di forcella Zovo, seguente a 650 facili (ma qualcuno ci si pianterà) metri di sterrato che nel primo km e mezzo è stretta, pendente anche al 20% con tornantini e brecciolino portato dalle piogge continue nonostante il lavoro di pulizia dell’organizzazione. L’escluderla dal cronometro e il presidiarla in massa con personale addetto a segnalare i punti peggiori permetteranno a tutti di superarla senza danni, a parte qualche passeggiata a piedi o qualche copertone o camera scoppiati per il calore dei freni. Io avendo i dischi non ho avuto alcun genere di problemi potendomi permettere ruote in carbonio con copertoncino.

Come detto in precedenza, il mio stato di forma era inferiore allo scorso anno. Il provare l’all-in in ogni caso contro i miei avversari mi ha presentato la “Luna Nera” già prima di Misurina, proprio all’attacco degli ultimi 5 km ossia la parte più dura. Di lì in poi sarà solo una grande fatica con la forte tentazione di fermarmi dopo il traguardo di Misurina. Lunga la sosta al ristoro per recuperare e fare incetta di fragole e ciliegie a libera disposizione.

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Semmai mi avessero fatto male avrei potuto sempre fare come Dumoulin e avere una scusa per fermarmi. Invece mi han dato energie, ma soprattutto me ne hanno date due facce note, più o meno in difficoltà come me e ciononostante ben decisi ad arrivare su. Se lo fanno loro lo faccio anche io, dico fra me e me, e via per l’ultima ascesa. Alla fin fine il farla piano e non con obiettivo gara mi consente quasi di godermela, certamente di soffrirla di meno dello scorso anno.

Mi sarei pentito di non esserci arrivato, almeno quanto  sono stato contento di averlo fatto. Quando vedi gli ultimi metri e poi il traguardo con la maestosa parete delle 3 Cime pochi metri sopra un lungo brivido percorre la schiena.

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Anche quest’anno organizzazione perfetta in tutto. Le modifiche al percorso e ai tratti cronometrati, oltre al meteo perfetto hanno ulteriormente elevato il livello dell’evento a cui manca solo qualche decina di minuti in più di traffico chiuso. Ma siamo in una zona troppo delicata, quella di Cortina, delle 3 Cime e del confine Veneto/Altoadige per avere traffico chiuso per tutti. Ci vogliono numeri importanti che qui ancora non ci sono. Io spero che Prestigio o non Prestigio, ci siano in futuro perché il posto, la gente e l’organizzazione hanno dimostrato di meritarlo. Non può essere solo lo scudetto del Prestigio a far la differenza, noi pedaliamo per altro, a cominciare dall’essere festeggiati dai bambini che a bordo strada in ogni paese chiedono e danno il “cinque” ad ogni concorrente che sta al gioco.

La Supersix

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L’approccio e il feeling con le prime pedalate, sono stati meno naturali di altre bici.

E’ una fuoriserie e come tale bisogna prenderle un attimo le misure. In un percorso del genere, con tanta salita anche molto pendente, credo abbia espresso il meglio delle sue caratteristiche, così come nelle discese l’impianto disco non ha avuto alcun problema di surriscaldamento tipico delle piste frenanti caliper e conseguenti inconvenienti meccanici, ovviamente, risultando al contempo efficientissimo nelle staccate molto energiche in prossimità di tratti veloci e/o molto pendenti. Il disco posteriore da 140 mm lo trovo assolutamente azzeccato: non troppo potente e di perfetto completamento nella gestione della frenata abbinato al 160 anteriore. Le pastiglie metalliche sono ancora ben oltre il 50% dopo oltre 3 mesi (e più di 4000 km), anche se ogni tanto, in maniera più o meno random fischiano all’anteriore. Ne ignoro ancora il motivo.

Il deragliatore Ultegra ha sempre ben gestito il salto di 18 denti della guarnitura che per l’occasione aveva corone 52-34 senza la necessità di alcuna regolazione successiva alla sostituzione della corona piccola. Unico minimo accorgimento cambiare dal 52 al 34 con un filino più di cautela. Il rischio caduta della catena sul movimento centrale è maggiore.

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