[Test] Trek Émonda SLR 8

[Test] Trek Émonda SLR 8

17/06/2015
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17/06/2015

Trek ha presentato l’anno scorso la Émonda come bici superleggera, ovvero l’anello mancante della catena della loro gamma, in cui ormai sono consolidati i modelli Domane da endurance, e la venerabile Madone. Di quest’ultima pero’ la Émonda è sembrata essere un modello quasi in competizione essendo il pubblico dei consumatori, e specialmente degli estimatori di Trek, abituato a pensare alla Madone come al modello top di gamma “tuttofare” della casa di Madison.

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In realtà la Émonda ha anticipato la svolta “aero” della Madone, che quest’anno è stata presentata in una vesta decisamente diversa rispetto il passato, rompendo con la tradizione e stravolgendola con forme e soluzioni radicalmente differenti.

Émonda ora è quindi la proposta di Trek per quel segmento che probabilmente per anni è stato coperto dalla Madone, ovvero la bici da salita, che tradotto per il mondo amatoriale, significa bici da Granfondo.

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Per circa un mese ci siamo divertiti quindi ad utilizzarla prevalentemente in salita, suo ideale terreno di caccia.

Veniamo prima alle caratteristiche tecniche, a cominciare da quelle tipiche dei prodotti Trek, come il telaio in carbonio OCLV 700, movimento centrale BB90, cannotto forcella tapered e asimmetrico.

La bici provata era taglia 60 geometria H1, quella più racing proposta da Trek.

La bici, specificità del modello SLR8, era montata con trasmissione Shimano Duraace 9000 (con guarnitura semi-compact 52-36 e cassetta 11-28), tranne i freni, in quanto quelli montati erano i Bontrager Speed Stop. Bontrager anche manubrio (XXX, carbonio OCLV, 31,8mm) ed attacco manubrio (Race X Lite, 31,8mm, 7°), oltre alle ruote, le Race X Lite, Tubeless Ready, gommate con i Bontrager R4 Hard-Case Lite, 700x23c. Il reggisella è quello tipico integrato di Trek, con “cappuccio” rovesciato con offset da 20mm, su cui era montata la sella Paradigm RXL con binari in carbonio.

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La bici cosi’ montata, senza pedali, pesava 6,8kg spaccati.

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Il telaio è ben rifinito, il passaggio cavi ben realizzato, ed alcuni particolari sono pregevolmente realizzati, come il chain catcher in carbonio ed il DuoTrap per il sensore di cadenza compatibile BT Smart e ANT+.

La linea in generale è sicuramente “Trek” e richiama il family feeling degli altri prodotti del Wisconsin, anche se in questa colorazione nera non è proprio originalissima. Inoltre la forcella minimale sembra un po’ sottodimensionata rispetto l’enorme obliquo e tubo sterzo. Ma sono gusti.

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Le ruote sono coerenti con il target della bici, in alluminio/carbonio, 18/24 raggi straight-pull e mozzi di costruzione DtSwiss per un peso di 1450gr.

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Prova

I primi dubbi appena arrivata la bici si sono concentrati sui freni. Perché utilizzare dei freni proprietari quando sul mercato ne sono disponibili di comprovata affidabilità? La risposta è che Trek ha sviluppato questi freni DirectMount, che si fissano con due viti al telaio, per risparmiare circa 35gr a caliper, oltre ad avere un rapporto di leva regolabile. In combinazione con le ruote Race X-Lite dobbiamo ammettere che questi freni non hanno presentato alcun tipo di problema. Anzi, utilizzandoli senza far mente locale difficilmente ci si ricorda di non montare dei Durace in luogo di questi SpeedStop: La frenata è sempre potente e ben modulabile. Inoltre per tutto il test non hanno mai avuto bisogno di essere regolati od allineati (il dubbio era venuto vedendo l’angolo di ingresso del cavo).

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Ottime anche le ruote. Leggere il giusto, rigide il giusto. Si potrebbe dire che non eccellono in niente, ma tutto sommato rappresentano un giusto equilibrio tra buon peso e ottima affidabilità. Assolutamente a livello di ruote come le Fulcrum 0, punto di riferimento per questo genere di ruote (a ragione). Ricordano un po’ anche le Shimano C24, sia come comportamento che per il peso simile (un mezzo etto più pesanti le Bontrager).

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Per quanto riguarda il comportamento della bici la sensazione che mi ha colpito è l’incredibile comfort di questo telaio. La costruzione con il reggisella “a cappuccio” consente di costruire il telaio lasciando il “moncone” su cui si inserisce il reggisella rovesciato libero di flettere parecchio. La flessione si può apprezzare anche a vista d’occhio pedalando a cadenza elevata. La sensazione è che questa flessione pero’ non si limiti al solo reggisella, ma si accordi con il resto del telaio. La cosa è apprezzabile in particolare su strade non tanto rovinate quanto con irregolarità di “avvallamenti” del manto stradale. In questo caso sembra di sentire flettere come una molla l’intera parte posteriore della bici ammortizzando l’avvallamento. Chiaramente l’effetto non è cosi’ evidente su buche e rugosità (come ad esempio sulla Domane in cui in più è presente il sistema IsoSpeed), ma ad ogni modo la sensazione di un grande comfort verticale è evidente.

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Comodità evidente anche, o nonostante, la sella Paradigm RXL non sia invece particolarmente imbottita.

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Questa comodità è tanto più sorprendente se si pensa che il telaio della Émonda pesa meno di 800gr! (280gr la forcella).

In questo senso non si può non consigliare di abbandonare tanti pregiudizi che resistono nel mondo amatoriale e provare questo genere di bici. Per chi ricerca comodità ed un telaio “assorbente” dal punto di vista di urti e vibrazioni non deve per forza indirizzarsi a telai in metallo da 1,5kg, ma può benissimo godersi 7-800gr in meno con una comodità nemmeno paragonabile (magari optando per la più rilassata geometria H2).

Per quanto riguarda la leggerezza la bilancia parla da sola. In questa taglia, e con ruote di peso medio in alluminio, 6,8kg sono un risultato a tutta prova. In salita la bici è un piacere, ed in discesa si comporta molto bene. La geometria racing è “addomesticata” dalla sensazione di comodità del telaio, ovvero le reazioni sono sempre ben controllabili, pur rimanendo una bici molto agile e maneggevole nei tornanti.

Forse chi in discesa vuole invece una bici senza compromessi, che dia sensazione di estrema rigidità forse potrebbe preferire altro. Idem chi ricerca una bici da volate. Non che con le ruote adatte ed i watt a disposizione non possa ben figurare anche in un circuito, ma in quel caso ci sono proposte più adatte.

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Per chi ricerca la bici da mediofondo e granfondo non possiamo invece pensare molto di meglio. La Émonda ha tutto quello che serve per accompagnare la prestazione dell’amatore in questi contesti: leggera, comodissima anche per svariate ore in sella, ottima guidabilità e manegevolezza, anche senza dover andare a fare upgrades vari (le ruote in particolare). In questa categoria mi sento di dire che è una delle migliori bici da me provate.

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In questa configurazione SLR 8 la bici di listino viene 7.099eu.

Garanzia a vita sul telaio, 1 anno su vernice e finitura.

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