L’idea è di Serge Arsenault (70 anni), organizzatore del GP de Québec et de Montréal, il quale negli anni ha investito circa 45 milioni nella prova, e consiste nel creare un circuito di corse di un giorno sui quattro continenti (escludendo l’Africa), di 16-18 gare da marzo ai primi di giugno e da agosto ad ottobre. All’inizio non si chiederanno diritti televisivi, ma vorrebbero attirare sponsor internazionali in modo da “assicurare una diffusione mondiale costante e di qualità. Ogni prova deve conservare il 30% del suo spazio pubblicitario per i partner locali. Una parte degli introiti deve essere versata alle squadre, e quindi ai corridori: “Non è normale che oggi gli stipendi dei migliori corridori siano uguali a quelli di giocatori mediocri di hockey. Quando il tennis ed il golf hanno capito che bisognava unirsi hanno decuplicato i loro guadagni. Il ciclismo deve perseguire questa via“.

David Lappartient, presidente UCI, pare essere interessato all’idea: “Questo progetto si trova nei documenti della riforma del ciclismo sottoposto alle differenti componenti del ciclismo. Mercoledì prossimo, a Madrid, ne discuteremo in maniera generale e particolarmente di questo argomento. Lo si svilupperemo poi durante il seminario del WorldTour. Si potrebbe lanciare dal 2020, con tre categorie: Grandi Giri, corse a tappe di 5-8 giorni e corse di un giorno. In quest’ultima categoria si potrebbe avere una visione un po’ più internazionale del nostro sport con corse in Europa di tradizione e storia e altre fuori dall’Europa, come in Canada ed altre in altri continenti (Asia, Oceania) . Oggi ci sono pochi sponsor internazionali e la diffusione televisiva non è su scala mondiale. In questo mercato potenzialmente non abbiamo molte prove e corridori, ma la nostra missione è proprio lo sviluppo e la formazione”.
“Il cambiamento è ansiogeno per natura, si sa cosa si ha e non si sa cosa si avrà. Il ruolo dell’UCI è ascoltare, capire, fare la sintesi e decidere. Non conosco decisioni che facciano contenti tutti. In Europa sento sempre che bisogna cambiare delle cose e quando si vuole cominciare diventa subito urgente aspettare! La realtà è che abbiamo una tradizione di 150 anni nei nostri paesi, delle corse mitiche che hanno fatto la storia del ciclismo e l’idea è di capitalizzare questa ricchezza, ed è una chance per tutti, compresi voi [i giornalisti -ndr-], di capitalizzare. E’ quello che ho detto ai presidenti delle federazioni belghe e francesi che ho incontrato ieri ai campionati del mondo di Mtb in Svizzera. E’ una chance per la vecchia Europa e le sue corse di avere una diffusione internazionale. Non voglio svelare il calendario che deve ancora essere discusso, ma ovviamente Francia, Italia e Belgio avranno la maggior parte delle corse , perché la si trovano i monumenti del ciclismo. L’idea è un circuito di una ventina di corse. Il calendario non sarà facile da stabilire. Ci saranno per forza dei momenti con una prova a tappe ed una di un giorno allo tesso tempo, come per esempio il giro di Catalogna e la Gand -Wevelgem, ma non concerne gli stessi corridori. Il problema è che ci sono troppe corse allo stesso momento. Ci sarà sempre qualche accavallamento ed il mio obiettivo è che non ce ne sia mai più d’uno. Oggi in certi fine settimana ci sono tre gare: non è possibile. Ad esempio penso che si possa far slittare la partenza della Vuelta“.

Vedremo a cosa porteranno le discussioni, ma chi ha memoria sa che l’idea non è per niente nuova. Tra il 1959 ed il 1987 è esistito il Super Prestige Pernod, circuito nel quale le performance dei corridori nelle principali corse su strada permettevano di guadagnare dei punti in una classifica su base individuale che, al termine della stagione, stabiliva il ciclista più regolare, vincitore della competizione. Chiaramente era un circuito solo per gare europee. Nel 1989, in seguito al bando degli sponsor di alcolici (Pernod è un liquore) l’UCI creò la Coppa del mondo, esattamente solo per gare in linea di un giorno. La classifica era a punti e non era obbligatorio partecipare a tutte le gare in programma; il leader della classifica indossava nelle gare di Coppa una maglia iridata con la banda arcobaleno in verticale invece che orizzontale per non confonderla con quella del campione del mondo. Le ultime edizioni, sino al 2004, sono state dominate dall’Italia con Paolo Bettini.
Nel 2004 la coppa del mondo appunto sparì in favore del Pro Tour, che poi negli anni è diventato l’attuale World Tour. Non si capisce bene quindi quale sia l’intento del ri-creare una specie di coppa del mondo, con la sola novità delle gare in altri continenti, per di più escludendo incredibilmente l’Africa. Il problema resta sempre quello di coinvolgere gli organizzatori e fargli condividere parte dei proventi e diritti televisivi, cosa a cui sono da sempre sordi e ciechi. L’idea poi di far slittare la partenza della Vuelta per non farla coincidere con i GP canadesi organizzati da Arsenault penso sia recepita con grasse risate da parte di ASO (organizzatore di Tour e Vuelta). Per non parlare del fatto che renderebbe più stretta la finestra tra la fine del grande giro spagnolo ed i mondiali.

Molte idee e ben confuse[emoji106]
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A me la coppa del mondo piaceva. Quando ero bimbo la seguivo. Era bello vedere i ciclisti da classiche sfidarsi in una specie di classifica.
Il rischio è quello di aumentare la “battaglia per i punti” rendendo le corse più noiose…
fino al 1987 c'era questo
https://it.wikipedia.org/wiki/Challenge_Pernod
Poi hanno inventato la coppa del mondo , perché abolendo il superprestige a volte nelle grandi corse i big si guardavano e vincevano delle seconde linee a volte anche terze.
E' arrivato poi il world tour.
Io lascerei solo la classifica world tour e abolirei le varie continental , con una classifica che tenga conto di tutte le corse professionistiche.
Naturalmente La Roubaix vale 10 e una corsetta in Cina 1.
Cosi' , non ci saranno corridori dai nomi esotici che portano più punti di un valido corridore conosciuto che magari fa pochi piazzamenti perché il capitano deve vincere La Roubaix e lui non può dominare l'ipotetica corsa Cinese.
Il problema, invece, è proprio questo: vogliono allargare la platea degli spettatori-telespettatori-clienti, e per fare questo hanno bisogno del mercato cinese, indonesiano, giapponese ecc, con i suoi milioni (miliardi) di nuovi consumatori pronti a divorare il prodotto-ciclismo come se fosse un hamburger o una coca. E in quest’ottica la corsetta cinese “tira” quanto e più di una sperduta corsetta in Europa (della serie: “Loubaix? Mah, salà in Flancia, cledo…”). Magari ci vorrà tempo, ma temo proprio che alla fine vinceranno loro (anche se spero di sbagliarmi)
Mala tempora…
L'esclusione dell'Africa si spiega in questo modo. Hanno tanto pubblico e tanta passione ma pochi soldi.
Per l'UCI meglio le corse nel deserto arabico, senza spettatori, ma con i petroldollari degli sceicchi.
Sicuramente non si correrebbe solo per la vittoria ma anche per il piazzamento. A me sinceramente non piace.
Poi una eventuale nuova "Coppa del Mondo" ha bisogno delle gare organizzate da ASO (Roubaix, LiegiBastogneLiegi, FrecciaVallone) e non credo sia facile addivenire a un accordo con loro.
Per le squadre ed i corridori no? Meglio "i monumenti" a paga zero?
Ma le corse mitiche non sono nate tali. Lo sono diventate col tempo. Come possono diventarlo altre in altre parti del mondo. Dove magari ancora ASO non arriva.
Ma nel dubbio io mi sbrigherei perché intanto, nel dubbio, loro hanno già cominciato a mettere le mani anche li (Saitama Criterium ad es.)
Non ho detto che ci trovo qualcosa di male, anzi ben vengano un pò di petroldollari nel ciclismo dove gli investimenti di sponsor sono stati sempre inferiori alla passione popolare.
Trovo però tristi certi arrivi nel nulla di gare .WT e .HC senza nessuno che applaude e vedere un Tour of Rwanda, con un tifo e una passione paragonabile al Tour de France, ancora relegato al livello 2.2. (anche se nel 2019 diventerà 2.1 nella bozza di calendario UCI)
Io direi che gli investimenti di sponsor sono sempre stati alla stessa stregua della passione popolare. E questo è il problema. Il ciclismo avrebbe invece bisogno di gente capace a far quadrare 2 conti.
Invece stanno tutti li divisi nel loro orticello di passione a pregare che Aso gli dia la wildcard salvavita.
Tra l'altro, ricordo che domani discuteranno nel dettaglio la famosa riforma di Lappartient, che vuole ridurre i team WT da 18 a 15, con le retrocessioni e promozioni con i "Pro Team" (oggi Continental). E solo le prime 5 squadre della classifica per punti UCI sarebbero automaticamente qualificate per i grandi giri per 12 mesi. Con solo 2 wildcards disponibili agli organizzatori. In questo modo si aprirebbe la porta per più piccole squadre meritevoli ai grandi giri (quest'anno ad esempio Katusha e Dimension Data non si sarebbero qualificate per nessun grande giro).
Dubito che ASO e RCS siano d'accordo. A parte la riduzione dei team automaticamente qualificati ça va sans dire.
Il potere ce l'hanno ASO e RCS non l'UCI che inevitabilmente subisce i diktat dei colossi organizzativi, senza i quali non va da nessuno parte.
Vitale in tal senso è la destinazione dei diritti televisivi.
Quanto alle squadre continua a stupirmi lo scarso budget detenuto dai team, anche di punta, in relazione al rilievo mediatico che sponsorizzare una squadra di alto livello consente.
E' una cosa già studiata.
Senza guardare su Google quanti sanno cosa facciano o siano:
-QuickStep
-Deloitte
-Latexco
-AquaBlueSport
-etc.etc..non parliamo del passato…
e cito questi perché sono sponsor che sono nell'ambiente da anni (almeno 2).
tanto per dire: da un sondaggio è risultato che una netta maggioranza degli intervistati pensasse che AquablueSport fosse un marchio di attrezzature da sub.
Ad oggi gli unici sponsor con un ciclo di vita di più di 4 anni sono quelli specifici al mondo del ciclismo, che però non hanno impatto al di fuori dell'ambiente stesso. O lo hanno solo localmente (tipo le assicurazioni francesi).
Se no ci sono "marchi paravento" posseduti da miliardari appassionati che ce li mettono di tasca di loro. Finché si stufano o ci sono eredi meno appassionati.
Vogliamo citare un grosso sponsor che invece ha beneficiato degli investimenti perché "ben centrato" rispetto il proprio target e quello specifico del ciclismo? Comincia per S e finisce per Y.
Again: c'è chi fa un progetto serio e strutturato e chi va a caccia di sponsor tanto per tirare a campare da un anno all'altro. Situazione in cui Aso sguazza.
PS
prevengo l'ovvia eccezione: lo sponsor che ha la fortuna o la lungimiranza di mettere sotto contratto "il personaggio" piuttosto che una squadra. Ma i personaggi nel ciclismo sono sempre pochi. Oggi c'è solo Sagan.
beh la hansgrohe mica vende più rubinetti perché sponsorizza sagan…. La specialized sicuramente invece ha un bel ritorno…
Sagan genera contatti media anche per i rubinetti, oltre che per telecomunicazioni, etc.. dipende dai mercati. ma lui è l'unico al momento a poterlo fare.
La Mercatino Uno ai bei tempi aveva aumentato del 70% il fatturato grazie alla squadra.