Due parole sul mondiale uomini in Yorkshire

Due parole sul mondiale uomini in Yorkshire

30/09/2019
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30/09/2019

Tutto il campionato mondiale in Yorkshire sarà ricordato per il meteo davvero avverso, persino per una regione non famosa per il clima favorevole. La corsa in linea maschile però si è distinta per condizioni davvero difficili, con piogge torrenziali e freddo. Persino Ben Swift, corridore inglese, ha affermato che poche volte ha corso in condizioni simili.

Tutto questo ha premiato Mads Pedersen, novello campione del mondo a 23 anni. Primo campione del mondo danese (maschile, tra le donne possono contare sul titolo di Amalie Dideriksen nel 2016) in linea su strada della storia, dopo i secondi posti di Leif Mortensen (1970), Bo Hamburger (1997) e Matti Breschel (2010). Pedersen ha potuto contare su una squadra fortissima, in particolare in queste condizioni climatiche (Valgren 6°, Fuglsang 12°). Un corridore recentemente sempre rimasto nell’ombra dei compagni di squadra, alla Trek-Segafredo, Jesper Stuyvens e John Degenkolb, ma che si era messo in luce col 2° posto al giro delle Fiandre 2018. Nel 2013 era arrivato ancora 2° ai campionati del mondo junior dietro un certo Mathieu Van Der Poel, ma lo stesso anno si era imposto alla Paris-Roubaix junior davanti Nathan Van Hooydonck e Tao Geoghegan Hart. Un ragazzo che ora si troverà molto più sotto i riflettori, ma è un bene, perché è molto simpatico e dalla battuta pronta, e potrebbe essere un bel personaggio per l’ambiente.

Questo a discapito di Matteo Trentin, il quale a 30 anni ha visto sfumare un’occasione forse unica dopo una corsa perfetta. Con la grande sportività che gli è consueta ha ammesso che Pedersen è semplicemente stato più forte. La sua espressione sul podio può essere solo un’indicazione dei pensieri che lo devono , e probabilmente staranno ancora, aver tormentato dopo quelle ultime decine di metri prima del traguardo. Peccato davvero, anche perché l’Italia ha corso molto bene.

Delusione anche per Mathieu van der Poel. Tra i superfavoriti della vigilia era l’unico ad essere rimasto col gruppetto di testa, prima di “saltare” in un modo che non si vedeva da tempo. Lui stesso ha ammesso che non ha idea del perché, visto che si era alimentato bene e non aveva avuto problemi sino a quel momento. Probabilmente ha pagato il freddo. Gli è mancato un giro. Come sempre però ha dimostrato di avere grande classe e grande carattere, terminando comunque la gara, seppur a più di 10′ dal primo.

Se Italia e Paesi Bassi possono essere delusi, il Belgio può esserlo di più. La squadra più forte al via si è arenata in malo modo, con una prestazione davvero opaca. Gilbert ha causato una caduta (di cui non sa darsi spiegazione) da cui si è rialzato malconcio prima di ritirarsi, probamente per l’ultima volta a 37 anni. Il Wonder Boy Evenepoel era li al suo fianco, ma è sembrato non averne più dopo la grandissima cronometro individuale e si è ritirato pure lui. A quel punto hanno corso per Van Avermaet, ma il Golden Boy è rimasto ai suoi più recenti livelli e non è andato oltre l’8° posto. Chiaramente il Belgio correva per Gilbert ed Evenepoel, e fuori questi, il morale deve essere finito nelle pozze d’acqua dello Yorkshire.

Lo Yorkshire. Grande protagonista di questo mondiale è stato il territorio, o meglio il suo clima, che ha fatto una selezione importante tra tutti i favoriti della vigilia, come Valverde e Alaphilippe (che ha dichiarato che “1h finita la gara avevo ancora freddo. Una delle giornate in cui ho più sofferto in sella in vita mia“). Ma questa è stata opinione condivisa anche da gente che in questi posti ci è cresciuta, non ultimo Geraint Thomas, anche lui “mortificato” dal meteo, (e più probabilmente dalla scelta di non correre la cronometro individuale). Scorrendo la lista di arrivo si nota come la gran parte dei primi 20 sia composta da corridori da classiche del nord in effetti. Ma vengono in mente le parole scambiate con Mads Pedersen l’anno scorso al training camp della Trek, quando un po’ sconsolato mi disse che “sono l’unico idiota danese che abita ancora in Danimarca”, mentre i suoi colleghi connazionali ciclisti hanno tutti traslocato a latitudini più meridionali. Beh, forse oggi si sente un po’ meno idiota.

 

Commenti

  1. IlNigno:

    Chapeau ai 46 e in particolar modo a Van Der Poel.Da uno dei favoriti che "esplode" in quella maniera ti aspetti il ritiro invece ha terminato.Bravo!
    Condivido. Pensa che qualcuno su questo forum lo ha chiamato sbruffone, pollo, pippa.....
  2. Sicuramente bravo. Però diciamo anche che mancavano 10 Km. E in hotel doveva arrivarci per forza... Al mondiale le squadre hanno solo un'ammiraglia e l'Olanda aveva ancora Terpstra dietro quindi l'ammiraglia sarà rimasta lì per lui.

    Comunque ha preso 10' in 10 km. Una cotta d'altri tempi!