L’Italia su pista s’è desta

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L’Italia ha confermato ai recenti mondiali su pista il proprio ottimo stato di salute, finendo seconda nel medagliere con 4 ori e 3 argenti, 7 medaglie in totale, lo stesso numeri di ori dei capolista Paesi Bassi, che hanno agguantato in più un argento e 2 bronzi. Un risultato eccellente se si pensa che l’Italia si è piazzata davanti i dominatori della pista degli ultimi 30 anni: Francia, Germania e Regno unito. Il tutto in un paese in cui non viene mai sottolineata abbastanza la cronica mancanza di strutture, velodromi (coperti) in particolare. Per questo prima che gli atleti bisogna evidenziare il grande lavoro svolto dal tecnico Marco Villa, il quale non solo è riuscito a valorizzare una nidiata di atleti evidentemente di grandissimo talento, ma anche a creare un bel gruppo.

A questo va aggiunto, spesso sottovalutata se non proprio sminuita l’importanza degli sponsor, come Pinarello, e soprattutto della Ineos, che è riuscita a conciliare obiettivi su strada e pista fornendo uomini e mezzi, in primis David Cioni come coordinatore, per valorizzare i propri talenti e quindi la propria immagine. Una sinergia tra strada e pista che da un lato si riflette negli eccellenti risultati ottenuti in tempi recenti da un lato, dall’altro mostra che discipline più “specifiche” alla pista come quelle di velocità (sprint, keirin) probabilmente soffrono ancora della mancanza di strutture adeguate.

Venendo agli atleti ovviamente la scena è dominata dalla superstar Filippo Ganna, ormai diventato un personaggio che è riuscito con i propri exploit in pista a travalicarne i confini per diventare personaggio pubblico. Per lui a questi mondiali l’oro dell’inseguimento individuale (il 5° dopo quelli nel (nel 2016, 2018, 2019 e 2020) con annesso record del mondo. Al secondo posto però Jonathan Milan, un argento a 22 anni che da continuità al progetto per il futuro (ed anche su strada, infatti recentemente si è anche messo in mostra con due tappe vinte alla CRO Race e la vittoria nella classifica a punti).

Sia Ganna che Milan hanno poi colto l’argento nell’inseguimento squadre assieme a Simone Consonni e Manlio Moro (Francesco Lamon riserva), battuti per 0,204″ dai britannici.

Nell’eliminazione ancora una volta oro per Elia Viviani, che così fa due su due in questa disciplina inserita nel programma mondiale solo dallo scorso anno, e si conferma campione del mondo. Inossidabile.

Storico oro, il primo nella storia della nazionale italiana, per le donne nell’inseguimento a squadre. Elisa Balsamo, Chiara Consonni, Martina Fidanza e Vittoria Guazzini (Martina Alzini riserva) hanno scritto i loro nomi nel libro d’oro, vincendo la finale contro le forti britanniche guidate da Katie Archibald.

Martina Fidanza si è ripetuta nello Scratch, dove ha conquistato la propria seconda medaglia d’oro.

Ed infine argento per Rachele Barbieri nell’eliminazione, piegata solo dalla belga Lotte Kopecky.

Da segnalare come in questi mondiali si sia visto all’opera non solo il fenomeno Ganna, ma anche il fenomeno Harrie Lavreysen, il 25enne olandese ha conquistato il 4° titolo consecutivo nello sprint ed il 3° consecutivo nel keirin. Lavreyen arriva così a 11 medaglie d’oro mondiali in carriera.

 

 

Commenti

  1. Peccato che il programa olimpico sia fortemente sbilanciato verso le discipline di velocità dove siamo un po' indietro...
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    eh no, quei cattivoni che fanno fare da gregario a Filippo nelle gare a lui congeniali........:yoga:

    chissà come mai, Elia, è tornato proprio in Ineos (e c'era chi levava le solite critiche perchè non fosse stato chiamato per questa corsa a tappe o per quell'altra)
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