Per l’agente di Pogačar l’idea di un passaporto basato sui dati di potenza è “stupida”

L’International Testing Agency (ITA), l’organismo, ora indipendente dall’UCI, per la lotta al doping, ha creato un programma, per ora su base volontaria, per creare un database con i dati di potenza dei corridori nel tempo. Una sorta di “passaporto dei dati di potenza” allo scopo di avere uno strumento di analisi  in più nella lotta al doping. L’idea però è stata respinta fermamente da gran parte dei corridori.


La gran parte del gruppo dei pro sarebbe contraria all’idea, come ha espresso il loro rappresentante, il presidente dell’associazione corridori professionisti (CPA) Adam Hansen:Adesso lo stanno testando solo quest’anno su quattro squadre, e la posizione della CPA è molto chiara: siamo contrari al 100% e lo sono anche i corridori”.

La motivazione addotta da Hansen è che i dati di potenza non sono facilmente interpretabili come i marker biologici: “Con il sangue rimane molto costante, quindi il passaporto biologico non è una cattiva idea. Il problema con i dati di potenza è come fanno a sapere cosa stanno facendo i ciclisti? Cosa succede se il tuo allenatore ti dice di pedalare all’80% per tre settimane e poi domani ti dice di pedalare al 120% per un periodo più breve? Senza conoscere il programma di allenamento fornito dall’allenatore come fanno a sapere cosa sta facendo il ciclista?  Creano una baseline per l’atleta partendo da quei dati, ma quella non è la vera base di partenza.

Ci sarebbero secondo Hansen anche dei problemi molto pratici da considerare: “E se il tuo Garmin ti cade? cosa che a volte capita, o non riesci a caricare i file? o se il tuo Garmin è scarico? significa che non puoi allenarti? Ci sono così tanti fattori per cui un ciclista non ha i suoi dati di allenamento, e se non riesce a inviarli diventa un controllo mancato?

Hansen poi solleva altri potenziali punti critici, come le sessioni di Heat Training, i periodi di dieta alimentare, le saune, gli stages in altura, tutte situazioni che possono avere un impatto sui dati di potenza e la loro interpretazione. E infine il margine di errore introdotto dai misuratori di potenza stessi, che variano da strumento a strumento.

Hansen evidentemente si fa portavoce dei problemi sollevati dai suoi rappresentati. Cosa che probabilmente fa anche Alex Carera, agente rappresentante di molti ciclisti, tra cui varie star, anche lui risolutamente contrario all’iniziativa, come ha spiegato a Road.cc:

“So che una commissione vuole analizzare i dati di TrainingPeaks e decidere su alcuni aspetti. No. Perché? Il nostro sport è cambiato molto. Ora il ciclismo ha più credibilità.

A cui ha aggiunto: “Non abbiamo bisogno di trovare altre cose stupide per creare solo problemi, perché il ciclismo è diverso da 15 anni fa. Forse prima dovevamo fare un passo indietro per ritrovare la credibilità necessaria per dimostrare ai tifosi che vogliamo più controlli, una disponibilità 24 ore su 24 e così via. Ma ora la mentalità è cambiata. Non abbiamo questo problema, il problema del doping. Perché dobbiamo creare qualcosa di nuovo?

Altro punto sollevato da Carera è che questo programma minerebbe gli investimenti fatti dalle squadre in termini di ricerca nel campo degli allenamenti:

Vogliono avere i dati TrainingPeaks di tutti i ciclisti. Ma perché dovremmo farlo? Ogni squadra ha i suoi segreti sull’allenamento. Altrimenti perché dovrei spendere soldi per la tecnologia e poi altri la copiano?

foto: Instagram

La risposta a questi dubbi e contrarietà è arrivata direttamente dall’ITA, che ha garantito che i dati saranno conservati solo da loro, non divulgati alle altre squadre, ed il tutto sotto il controllo della commissione etica dell’UCI. Mentre sul lato più specifico dell’intrepretazione dei dati, questa verrà fatta da specialisti delle Università del Kent e dell’ University College di Londra:

“È esattamente per questo che viene condotto lo studio di fattibilità. È importante capire cosa si intende per ‘variazione normale’ nell’allenamento e nelle prestazioni di un ciclista, dati i numerosi fattori che non possono essere controllati. L’attenzione si concentra sui cambiamenti nel tempo, non sull’impatto delle singole sessioni di allenamento”.

“La domanda chiave è: in mezzo a tutto questo rumore quale livello di variazione delle prestazioni può essere rilevato sistematicamente e in che modo questo si collega alle prestazioni effettive in gara? L’attenzione è rivolta alle prestazioni in gara ai fini del monitoraggio delle prestazioni. Pertanto la maggior parte delle questioni sollevate, come saltare la colazione, lavorare in palestra o provare nuovi metodi di allenamento non sono rilevanti, poiché in genere non influenzano le condizioni di gara. Se le prestazioni di un ciclista cambiano, in positivo o in negativo, ci preoccupiamo solo del risultato, del cambiamento nelle prestazioni in sé. Non ci interessa come si sia verificato il cambiamento, perché non disponiamo dei dati per spiegarne la causa.

L’ITA, a suo dire, sta cercando di stabilire “le variazioni tipiche delle prestazioni durante e tra le stagioni, a diverse intensità e durate, sia per l’allenamento che per la gara“. Vuole capire come si presentano queste variazioni in periodi più o meno lunghi, inclusa la progressione di anno in anno. Ovvero: “le prestazioni dei singoli corridori sono plausibili o seguono un andamento sospetto? I corridori mostrano un irragionevole balzo di livello a un certo punto della loro carriera, che semplicemente non è coerente con la loro traiettoria iniziale?

Al momento si sono sottoposti al programma volontario circa 60 atleti di 4 squadre, tutte facenti parti del movimento per un ciclismo credibile (MPCC), anche se non si sa quali, anche se sembra che almeno il Team PicNic ne faccia parte a livello WT, viste anche le parole del presidente del MPCC, Emily Brammeier, che è anche capo comunicazione del Team PicNic:

“Ciò che è importante sottolineare è che nessuno subirà mai una violazione antidoping perché qualcosa è andato storto nel proprio dossier di allenamento. Serve per indirizzare i test. È uno strumento per indirizzare i test già in atto. Possono lavorare meglio quando hanno qualcosa del genere. Penso che ci siano molte questioni che devono essere risolte. Ma certamente il mio team è sempre aperto a questo, e anche l’MPCC è sempre aperto a questo“.

“Penso che [il programma -ndr-] non possa che essere una cosa positiva, secondo l’opinione del MPCC.

Sia Hansen che Carera invece hanno pronosticato che il programma non avrà successo e che sperano verrà cancellato.

Ma vedremo come andrà” ha chiosato Hansen.

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