Domani Remco Evenepoel (Soudal-Quickstep) attaccherà di nuovo il numero sulla schiena (l’1) alla freccia brabante per la prima volta dopo 6 mesi. Il 3 dicembre scorso infatti il campione belga ha subito un infortunio quando una postina gli ha aperto di colpo la porta della propria auto in faccia. Quello che sembrava un banale incidente con la classica rottura della clavicola si è rivelato in realtà un calvario per Remco, in quanto gli si sono strappati anche dei muscoli e legamenti della spalla.
E’ stato lo stesso Evenepoel a rivelare che questo ultimo periodo è stato durissimo per lui, via social, definendolo “la più dura battaglia della mia vita“. Aggiungendo che “mentalmente e fisicamente posso dire onestamente di essere stato sotto terra e di aver dubitato molto del mio futuro. La nostra vita è stata costellata di lacrime e frustrazione“.
Nel suo messaggio su Instagram Evenepoel ha ringraziato varie persone che lo hanno aiutato in questo periodo, ma in particolare la moglie, Houmi, a cui rivolge un passaggio che da la dimensione delle difficoltà a cui è andato incontro psicologicamente: “Voglio solo dirti che senza di te probabilmente avrei interrotto la mia carriera“.
Che la situazione per Evenepoel sia stata molto difficile basta anche riprendere le parole del padre Patrick, che in una recente trasmissione televisiva ha dichiarato: “Era irriconoscibile e si chiedeva quando sarebbe finita”.
“Per me la cosa più importante è che sia tornato in sé, che sia tornato a essere la persona che conosciamo. Non abbiamo riconosciuto Remco per 2/3 mesi e molti devono rendersi conto che dopo l’ultimo incidente non sapeva come sarebbe andata a finire. Era irriconoscibile, si chiedeva quando avrebbe potuto riprendere gli allenamenti, vedeva i suoi compagni di squadra uscire senza di lui. Dopo la caduta al Giro di Lombardia si è rotto il bacino, in quel momento sai che devi guarire e poi puoi tornare, ma in questo caso i muscoli e i legamenti erano lacerati e non aveva modo di sapere quando sarebbe stato tutto a posto“.
“Voglio dire ai giovani: ascoltate, non è sempre tutto rose e fiori, dovete lavorare, ma dovete mettervi in testa che sì, un giorno potrebbe finire. Da un giorno all’altro, con un po’ di sfortuna. Bisogna essere preparati a questo. Ma soprattutto per Remco…è stato a casa con sua moglie dove hanno dovuto lavorare molto duramente tra di loro. Tutto gli dava sui nervi e lui era come un leone irritato in gabbia. Sua moglie era nel bel mezzo di un esame, stava in camera sua tutto il giorno a studiare. Lui era al piano di sotto a guardare Netflix senza potersi muovere. Così, a un certo punto, io e mia moglie siamo saliti in macchina e siamo andati verso di lui, verso di loro. Come genitori dovete sostenere vostro figlio, non il ciclista o l’atleta. Questa è la cosa più importante“.
Così si è espresso commosso il padre di Remco, ricordando appunto l’incidente al giro di Lombardia 2020, dove Remco già aveva rischiato grosso per la propria incolumità e carriera. E poi va ricordato l’incidente dell’anno scorso ai paesi baschi, non grave, ma che è stato un ennesimo intoppo da cui il belga ha dovuto riprendersi, seppur poi con successo con la doppia vittoria olimpica.
Ma sicuramente, come sempre in questi casi, è l’accumularsi di infortuni nel tempo che presenta il conto maggiore, soprattuto a livello psicologico. Ora si spera che il conto con la sfortuna sia chiuso e Remco possa continuare a sfruttare il proprio talento senza altri intoppi.


