Robert Asse, nato il 17 agosto 1894 a Vannes, in Bretagna, fu definito nel necrologio che gli dedicò L’Auto il 1° maggio 1932, “l’ultimo amatore”.

Mai definizione fu meno veritiera, in quanto di amatori come Asse il futuro ne avrebbe riservati parecchi. Figlio di “eccellente famiglia di notai, banchieri ed ingegneri” Asse era un appassionato di ciclismo. La passione per il ciclismo all’epoca non era più cosa da Dandy come alla fine dell’800, ma era competizione per le classi subalterne. Robert Asse però ne era malato, e pur non avendo “i numeri” per poter competere con i veri professionisti dell’epoca, aveva una passione ed una dedizione totale per il ciclismo.

La rivista Les Miroirs du Sports del 5 Maggio 1931 ne parla con toni che potrebbero fare l’eco anche ai giorni nostri:

Ce ne sono legioni nel ciclismo (di fanatici dello sport -ndr-). Il loro valore è pressoché nullo, le loro possibilità di avere un successo, anche di stima, sono inesistenti, eppure si applicano disperatamente, sperando in niente, ma contenti lo stesso di esserci”.[…] “Non crediate che siano tutti dei bisognosi o degli affamati. Il veterano bretone Robert Asse, il quale in gruppo non è più capace di tenere i 28km/h è il figlio della ex-direttrice dell’Ecole Normale di Vannes. È lui che per essere sicuro di non perdere la partenza di una Paris-Rennes ha campeggiato tutta la notte nel fabbricato presso Suresnes dove si dovevano svolgere i controlli di partenza“.

Comincia a gareggiare da amatore nel 1912, a 18 anni, vincendo molte corse bretoni. Poi comincia a vincere gare di maggiore (relativo) prestigio, come il grand-prix Wolber, il Gp Griffon, il GP Aiglon, il GP Capta, Automoto o il campionato dei 100km del Loudeac.

Le sue speranze di una discreta carriera però devono scontrarsi con l’entrata in guerra della Francia. Molti giovani non torneranno più dalle trincee e dai campi di battaglia. Chi torna spesso è mutilato, invalido, con handicap più o meno gravi. Se non toccato nel corpo sicuramente nella mente, spesso minata da abuso di alcol, il famoso “pinard”, con cui si sopportava freddo, caldo, bombardamenti, paura e morte.

Tanto che dopo la guerra fu istituito in Francia il “Grand Prix de Mutilés” che si svolgeva tra Trappes e Rambouillet andata e ritorno  (50km)

Gp des mutilés, 1921, Hardouin 1° e Ponchaut 2°, categoria C

 

 

 

 

Gp mutilés 1921, Rateau, 1° cat. A

Robert Asse combatté al fronte e divenne una delle tante “gueules cassées“, i veterani sfigurati da ferite di guerra. Una scheggia di granata lo colpì alla testa provocandogli un buco di 6cm quadrati. Rimase sordo, e la visione dell’occhio destro era ridotta a 1/20°. L’osso frontale era rimasto piegato verso l’interno.

Asse subì tre trapanazioni craniche. Questo era un metodo con cui si garantiva che il cervello non rimanesse esposto: si tagliava vicino al buco nella testa una porzione di osso della stessa dimensione e forma e lo si “ribaltava” sopra la ferita suturandolo e coprendolo con della pelle prelevata da altre parti del corpo.

1917. foto: Guy Didieu

Nel 1917 Asse tornò in bicicletta. E non si fece mancare niente: 17° alla Paris-Tours.

Nel 1919 corona il sogno della vita: partecipa al Tour de France.

tratto da “L’Auto”, 30 giugno 1919

A parte i migliori, i vari Lambot, Christophe, Pellissier, Alavoine e Lucotti, la concorrenza non è delle migliori, anche se il Tour è reso durissimo dalle condizioni delle strade e dalla logistica post-bellica in generale.

Asse però ha delle difficoltà in più. Le partenze sono di notte, e mezzo cieco ha grossi problemi nella guida, facendolo rimanere attardato. Una volta rimasto solo nelle retrovie si perde regolarmente, ed a questo va aggiunto che aveva continue e fortissime emicranie che non gli consentivano certo di concentrarsi sullo sforzo fisico.

Firmin Lambot, vincitore del Tour de France 1919, fa il giro d’onore al Parc des Princes a Parigi

Robert Asse non arrivò in fondo alla prima tappa. Molti penseranno che per lui potesse bastare, ma non fu cosi. Partecipò ai Tour de France 1920-1921-1922-1923-1925-1926-1927-1928-1929.  Tra il 1920 ed il 1923 si ritirò sempre durante la 5^tappa (sempre con traguardo a Bayonne); nel 1925 si fermò alla seconda; mentre dal 1926 al 1929 si ritirò sempre durante la prima tappa.

In tutto percorse 11978km al Tour de France senza mai terminarne uno. Con 10 partecipazioni e 10 ritiri il suo fu un record che resistette per decenni, fino al 2004 quando fu battuto dall’estone Jaan Kirsipuu, che ad oggi è il recordman con 12 ritiri su 12 partecipazioni al Tour tra il 1993 ed il 2005.

Dopo il 1929 continuò a correre in corse più modeste nella natia Bretagna, sino al 26 aprile 1932, quando partecipò al circuito del Morbihan. La sera stessa, dopo la corsa, andò ad un matrimonio, ovviamente in bici. Un automobilista lo trovò lungo la strada riverso per terra vicino alla sua bici e chiamò i soccorsi.

Robert Asse morì poche ore dopo all’ospedale di Vannes di “congestione cerebrale”.

Henri Desgrange, il gran-patron del Tour, scrisse nell’edizione del 1° maggio 1932 de L’Auto:

Questo vero, questo unico, questo ultimo corridore amatore è morto senza abbandonare la propria bicicletta“.