Roglic parla di sè in un’intervista

Roglic parla di sè in un’intervista

28/01/2021
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28/01/2021

Primoz Roglic (Jumo-Visma) ha rilasciato un’intervista al quotidiano francese L’Equipe durante la pausa invernale (che ha passato in isolamento per un contatto con un covid positivo) vicino il lago di Tignes, facendo sci di fondo.

Riporto alcuni stralci interessanti che fanno capire la mentalità del personaggio.

Non sono il genere di persona che arriva in un gruppo e si mette al centro a parlare. In più provengo da uno sport molto individuale (il salto con gli sci, come noto -ndr-), dove si è completamente ripiegati su se stessi, dove si da molto peso alla parte mentale, alle sensazioni, alla tecnica. Il ciclismo è molto più collettivo. Ho dovuto imparare ad aprirmi agli altri. Sto sempre cercando di essere un buon capitano. Devo migliorare su questo aspetto, come avere i ragazzi attorno a me. Per me non è molto naturale. A volte ci riesco, a volte no.”

Gli viene chiesto se è una cosa che gli è stata rimproverata:

Si, agli inizi. Per esempio nel giorno di riposo i ragazzi si trovano insieme per prendere un caffé, discutere, scherzare. Io invece preferisco stare solo, farmi un giro in bici in solitaria. Ho spiegato gli altri che non ho niente contro di loro, ma ho bisogno di questo tempo da solo. All’inizio non lo avevo spiegato e gli altri pensavano di non piacermi, che ero un tipo particolare, un egoista”.

Le domande poi si concentrano sul Tour, sulla crono persa e la conseguente disfatta per lui e la squadra (salendo sull’autobus a fine tappa Roglic ha detto agli altri che “si vergognava”) e come abbia trovato le forze per riprendersi e poi vincere Liegi e Vuelta. Roglic spiega che non è uno che sta troppo a rimuginare sulle cose e che gli piace pensare solo a come migliorare, a fare meglio. E che a 31 anni sa che non ha tempo da perdere per vincere ed essere il numero 1, e quindi deve essere concentrato sul presente ed il futuro. Per lui la cosa più importante non è la vittoria, ma il cammino per arrivarci.

Spiega poi che la tattica di controllo assoluto della corsa al Tour è stata una cosa voluta e molto calcolata, in particolare da parte sua, e che col senno di poi forse è stata sbagliata. Alla Vuelta non hanno corso cosi ed è andata meglio. Ad ogni modo avevano deciso di controllare la corsa in quel modo perché nelle corse precedenti era andata bene, e col senno del poi è facile criticare.

Torna sugli errori della cronometro di la Planches des Belles Filles: innanzitutto sul fatto che la mattina, al contrario di Pogačar ha fatto una ricognizione del percorso, ma andando troppo veloce, spinto dall’entusiasmo ha forzato troppo. E poi sul famoso casco che ha utilizzato per la prima volta in gara. Lui avrebbe voluto usare il vecchio modello, ma nella squadra hanno insistito per quello nuovo adducendo un vantaggio aerodinamico. Ammette l’errore, dicendo che se avessero fatto dei test prima, in particolare in galleria del vento, non lo avrebbero mai utilizzato. In particolare Roglic spiega come lui nella posizione da cronometro abbia la schiena molto piatta, retaggio della posizione da salto con gli sci, e che quindi un casco con una lunga punta posteriore si adatti male a lui, non appoggiando sulla schiena e non rimanendo in posizione. Ad ogni modo dice che il casco può averlo penalizzato di “una manciata di secondi”, e che quel giorno mai avrebbe potuto prendere 2 minuti a Pogačar.

Piuttosto crede che sia stato un po’ limitato dalla caduta al Dauphiné. Ancora oggi ha dei dolori quando scende dalla bici o guida a lungo in auto. Prima della famosa cronometro aveva utilizzato la bici da crono una sola volta su strada, altrimenti sempre su home trainer, questo perché l’ematoma gli faceva male in quella posizione. Il giorno della crono ha avuto un po’ di dolore all’anca. Dalla caduta del Dauphiné dice di aver utilizzato la bici da crono solo 2 volte: alla crono del Tour ed a quella della Vuelta (quella della Vuelta vinta, dando 49″ a Carapaz).

Infine gli viene chiesto conto delle dichiarazioni fatte da lui e Dumoulin nel documentario “Codice giallo” a proposito della prestazione di Pogačar alla cronometro del Tour. Roglic spiega che l’ha trovata “non strana, ma sorprendente”. Dice che Pogačar in alcune tappe precedenti sembrava sul punto di mollare, di non farcela, e che nessuno poteva immaginare che invece avesse ancora nelle gambe una prestazione del genere.

Gli viene chiesto se ne ha parlato con lui dopo. La risposta:

“No, ormai era il passato. Ma il giorno dopo, nella tappa che portava a Parigi gli ho detto di iscriversi alla crono dei mondiali, perché quando si va cosi si è imbattibili“.

 

Commenti

  1. Sarebbe stato interessante chiedergli, allorchè ipotizza una tattica sbagliata al Tour, seppur col senno di poi, quale riteneva sarebbe stata quella giusta.
    Io rimango dell'idea che la tattica fosse corretta, ma che hanno trovato uno più forte e con quelli più forti, la tattica non sempre può metterci una pezza....o magari ce la ha messa e con altre strategie magari Pogacar gliele suonava pure di più.
  2. longjnes:

    ma se erano sempre davanti, tutti i giorni la stessa staffetta dai -30 sulle tappe di salita
    A me sembra che le salite le abbiano fatte forte, compatibilmente con il tipo di salite, di tappe e di gruppo di partecipanti, che non sono quelli della Vuelta. A me sembra che gli si rinfacci di aver agito troppo di rimessa, limitandosi a scattini nel finale e portando Pogacar troppo vicino a se nella crono. Tu dici che addirittura avresti agito ancor più di rimessa. A me sembra che semplicemente senza cercare fantasiose spiegazioni in un senso o nell'altro, abbia semplicemente vinto uno che era più forte, che in salita non si è quasi mai staccato e che la crono la ha fatta meglio fisicamente e probabilmente preparata meglio mentalmente, senza stancarsi troppo nella ricognizione, senza provare abbigliamento strano o incasinarsi con la sella ecc.ecc.ecc.
  3. Tra le righe di quanto detto da Roglic emerge chiaramente che c'é stato un errore di valutazione su Pogacar. Roglic dice chiaramente che é rimasto sorpreso alla crono finale da quanta birra avesse ancora Pogacar, che in altre occasioni della gara gli era sembrato debole. Quanto alla tattica di gara, invece, ritengo che abbia inciso perché esercitando un controllo cosi rigoroso, e lasciando intendere che nessuno avrebbe potuto uscire allo scoperto, hanno consentito di risparmiare energie ai rivali. Se ci fosse stata più bagarre, forse anche i valori espressi ne avrebbero risentito. Un'altra l'osservazione che desumo dalle parole di Roglic e che metto in relazione alla tattica fallimentare adottata é che lo stesso Roglic dice che in corsa aveva percepito in Pogacar una debolezza da fargli credere che stesse quasi per mollare. A questo punto mi chiedo perché non attaccare l'avversario? Perché portarlo a rimorchio?