Eusebio Unzué, storico team manager del Team Movistar, si è aperto con alcune dichiarazioni a margine dell’imminente giro di Colombia, dove la sua squadra ha grandi ambizioni con il ritrovato Nairo Quintana e Ivan Sosa.
Innanzitutto Unzué ha confermato che ci sono delle discussioni e trattative i corso per la creazione di una super-lega, e che la Movistar ne fa parte: ““Stiamo pensando al futuro di questo sport, siamo parte delle squadre che fanno delle riunioni a riguardo. Il ciclismo è lo sport più immobile attualmente, continuiamo a fare le cose come facevamo quarant’anni fa quando ho cominciato io”.

Vedremo a cosa porteranno queste riunioni, ma nel frattempo Unzué ha anche condiviso la sua visione su che direzione dovrebbe prendere il ciclismo: “Bisogna umanizzare le normative. Smettila di essere così brutali, così eccessivamente disumani“.
Il team manager dall’esperienza quarantennale nell’ambiente fa esempi concreti: “Oggi ad esempio un corridore che cade per poter ripartire il giorno dopo a volte deve fare 60 o 80 chilometri con un polso rotto. Perché può effettuare gli esami solo una volta arrivato, quindi dopo aver sofferto come un animale. Davvero non possiamo umanizzare tutto questo? Se un corridore cade non è forse un motivo sufficiente per andare in ambulanza, vedere se si è rotto qualcosa, e in questo caso ripartire il giorno dopo senza dover finire la tappa? Non chiederemo, come nel calcio, che tutto si fermi mentre i corridori recuperano. Ma dobbiamo tutelare la loro salute. Anche se ciò significa riclassificare i ciclisti sul tempo dell’ultimo, in modo che nessuno tragga vantaggio da una caduta, ma per evitare di farli soffrire inutilmente“.
Lo spagnolo 68enne fa un’altra proposta concreta: “Perché non consentire le sostituzioni nei Grandi Giri quando si verifica un ritiro nella prima settimana?. Tutte le squadre si preparano con dieci o undici corridori per i GT, e ne lasciamo due o tre a casa all’ultimo momento, però se cade un corridore in corsa non hai diritto a nessuna sostituzione? Non sto dicendo un cambio per motivi tecnici o tattici ovviamente. Nel calcio per anni non c’è stata alcuna possibilità di sostituzione… Perché non provare, testare? Facciamo un passo avanti e vediamo se tutti lo trovano interessante. Abbiamo bisogno di cambiamento”.
Che il ciclismo abbia bisogno di cambiamenti lo si sente dire ormai da ogni parte. Il ciclismo è uno sport fortemente radicato nella tradizione e nella storia, e gran parte della sua immagine è stata creata proprio su una narrativa di epica, sofferenza, dolore e, fondamentalmente, disumanità, in mancanza di altri aspetti da veicolare. Ora però i tempi sono cambiati, lo sport è cambiato, e sono cambiati i modi di usufruirne e quindi raccontarlo, quindi dei cambiamenti sono necessari, ma le idee in merito ovviamente sono contrastanti, in particolare in questo periodo storico dove varie soluzioni vengono cercate nel passato, in mancanza di idee sul futuro.





Mentre in un rally, o in una gara di enduro o alla Paris-Dakar, se non concludi una prova speciale sei fuori.
Per il resto, rimane l'obiezione che ho fatto qualche post fa: un velocista che fa finta di farsi male in una tappa dura e la salta, per poi presentarsi al via la tappa successiva di pianura, se ne frega della classifica generale.
Un sistema come quello ipotizzato presterebbe il fianco a furbizie ed abusi difficilmente arginabili.
Per la tua obiezione: credo che la proposta vada presa per quello che è: una proposta iniziale ed estremamente generale che qualora riscontrasse consenso dovrebbe per forza essere analizzata e aggiustata per evitare possibili distorsioni.
Ribadisco però che per me la direzione in cui va è buona.
Piu che uno sguardo medico riterrei utile una scansione rx e/o ecografica.