Medici, fisioterapisti ed allenatori vari che sono stati sospesi temporaneamente o a vita dalle varie federazioni sono “immortalati” in questa lista della WADA, aggiornata il 14 Settembre 2015.
Su 114 menzionati 61 sono Italiani. Mica male.
Primo successo di tappa al Giro d’Italia Women per la campionessa europea Demi Vollering, che supera…
La quattro volte vincitrice della Corsa Rosa Anna van der Breggen domina la cronoscalata del Nevegal…
Canyon ha rinnovato le scarpe TEMPR: struttura leggera, sistemi di chiusura semplificati e caratteristiche di vestibilità…
L’ex campionessa del mondo Elisa Balsamo vince anche a Buja consolidando la sua leadership in classifica…
Giro d’Italia 2026 consegnato agli archivi con l’impressione che sia piaciuto a metà del pubblico. E’…
E tanti pure a vita. Che vergogna.
Piu’ della meta’ sono italiani 🙂
Siamo al vertice!
Questo perché gli spagnoli vengono sempre coperti…
Non è presente il dottor fuentes!!!!
Beh….vediamola in positivo: almeno in qualcosa siamo primi!
La folta presenza italiana, nonché la sparuta presenza di altri nazioni e qualche assente “illustre” io l’ho commentato così
http://www.elessarbicycle.it/lista-wada-siamo-la-patria…/
La lista l’ha rilasciata appunto la WADA sulle segnalazioni delle varie federazioni, ma che alcune non “comunichino un accidente”è vero? O, meglio, é anche solo possibile?
Fuentes per altro non vi figura non perché gli spagnoli siano meno solerti degli italiani (Fuentes é stato condannato ad 1 anno di reclusione in sede penale e 4 di sospensione dall’esercizio della professione), ma come scritto nel documento WADA non vi figura perché il suo caso é in appello…(sentenza prevista metà 2016).
Quindi, invece che andare avanti per ipotesi e deduzioni e dando del pennivendolo a destra e a manca io la lista la prenderei per quello che é: una lista.
Magari si potrebbe aggiungere che il ciclismo è lo sport piu’ pulito del mondo per l’alto numero di positivi….
condivido al 100% e aggiungo che il fatto che l’italia sia il paese più corrotto anche sportivamente è avvalorato dai commenti di chi , nonostante su 114 ci siano 64 italiani..continua ancora a sostenere che ci sono federazioni che coprono i loro tecnici e/o atleti e magari non hanno visto che nelle superpotenze dello sport tipo USA e RUSSIA gli squalificati sono cinque o sei e come se la loro tesi scagionasse i nostri squalificati!!…ma va bene siamo sempre i migliori….nel essere i peggiori!!
E come funziona in caso di omonimia ???
In Italia chissà quanti Michele Ferrari ci saranno…..
Che le singole federazioni/agenzie non comunichino non è mia illazione ma semplice verità su cui tanto si è lamentata appunto la Wada.
Non mi sembra di aver dato del pennivendolo a destra e sinistra, il mio appunto era riferito alla stampa non di settore sempre alla ricerca di facile sensazionalismi basandosi sulle cartelle delle agenzie.
Non sono andato avanti né per ipotesi né per deduzioni, affermando invece un concetto diverso: il doping esiste ma dare risalto all’alto numero di italiani significa che ci sono tantissime segnalazioni, quindi una attività concreta dei nostri organismi contro il doping. Altre nazioni non fanno altrettanto e a una lettura superficiale appaiono virtuose.
Non chiedo che tutti siano d’accordo con ciò che scrivo, ma solo che non sia travisato ciò che ho detto.
Fabio
Sinceramente a me sembra una deduzione quella che gli italiani siano piu’ “virtuosi”. Non dico che non sia vero, ma mi pare tutto da provare.
Io in mancanza di dati e statistiche non mi sentirei di dirlo. Le segnalazioni vanno anche in proporzione ai praticanti e tante altre variabili.
Aggiungo a scanso di equivoci che il mio scritto è andato online circa una ora prima comparisse questo, quindi ogni mio riferimento al lancio in questa rubrica non è ovviamente possibile
Fabio
Questione di punti di vista, mettiamola così allora.
Poiché non penso proprio che in Spagna, Cina, o altre nazioni il doping sia assente, la mancanza di segnalazioni la interpreto non come assenza di doping ma come assenza delle istituzioni. Istituzioni (non i dopati) da ritenere quindi virtuosi se cercano di far venire a galla il tutto.
La vogliamo chiamare deduzione in assenza di dati certi? Possiamo, volendo, se questo riesce a evitare fraintendimenti
Fabio
Certo che in Cina il doping non è assente, ma ad esempio puo’ esserci scarso interesse verso il ciclismo, con conseguente scarso numero di praticanti e nullo interesse al doping in quel paese per quello sport.
Per questo secondo me è anche difficile fare paragoni con gli altri sport. Per assurdo, con 1 positivo, “il tiro del sasso in mare” potrebbe essere lo sport “piu’ sporco”.
Poi possiamo fare tutte le deduzioni che si vuole, ma in assenza di almeno qualche dato…
Personalmente la quantità di italiani presenti in quella lista mi impressiona, ma non saprei trarne niente di fondato né in un senso né nell’altro.
Ci sono tanti connazionali perché la federazione italiana punisce anche i non tesserati, almeno questo riporta il Corsera di oggi.
Credo che quella WADA sia una lista molto incompleta e che il dato degli italiani sia drogato (o dopato) dal differente comportamento dei singoli enti antidoping e federali nazionali.
Se la lista vuole avere valore infomativo, bene, meglio sapere di dover evitare 114 persone che non saperlo. Ma non ci darei giudizi di merito da cui ricavare l’estensione di certe pratiche in un paese piuttosto che in un altro.
Probabilmente stavolta non sono riuscito ad essere cristallino nell’esporre. Riprovo.
Quello che contesto è il risalto dato dalla stampa, e faccio riferimento ai quotidiani nazionali, all’alto numero di italiani, creando (loro si) l’assioma che l’Italia è una nazione di dopati con un esercito di stregoni sempre attivi.
A nessuno è venuta la voglia di andare a guardare come funziona il Wada, su che basi viene stilata la lista e così via, andando cioè alla fonte della notizia come mi insegnarono 25 anni fa.
Con le parole si può giocare molto, potrei per esempio trasmettere l’idea che quella data rappresentazione teatrale è stato un successo semplicemente scrivendo “che tutti i posti a sedere erano esauriti”. Così il lettore sarebbe indotto a ritenere che tale la calca da non lasciare posti liberi. Però magari in sala c’erano solo 10 poltrone, e quindi alla piece ha assistito un pubblico davvero esiguo, a nessuno o quasi interessa quello spettacolo.
Quindi, ripeto, è possibile anche offrire una diversa chiave di lettura, ossia che tanti italiani indicano un impegno costante delle autorità nel segnalare. E credo sia abbastanza meritorio.
Poi, e ripeto anche questo, che questa chiave di lettura possa non essere accettata è nell’ordine naturale delle cose; così come io non accetto quella propinata da chi cerca solo il titolo a sensazione è perfettamente plausibile che altri non siano d’accordo con la mia visione. Basta semplicemente non farmi dire cose che non ho scritto.
Infine ho citato Cina e Spagna perché lì il doping è assai diffuso, non guardiamo sempre e solo al ciclismo. Eppure le segnalazioni al Wada latitano. E’ deduzione campata in aria pensare che le singole federazioni preferiscano tacere sull’argomento? Se vogliamo metterla così facciamolo pure, non intendo scomodare Aristotele per confutare, ma bisogna sempre tener presente che la realtà processuale non è mai quella fattuale.
In ogni caso tutto questo mio intervenire per (ri)spiegare il mio punto di vista è decisamente poco produttivo per tutti, nonché di nullo interesse per la pletora di lettori di questo sito, quindi chiedo scusa per aver sottratto altro spazio e tempo.
Fabio
La folta presenza di italiani si può spiegare:
– Indubbiamente abbiamo tanti tecnici in Italia e abbiamo sicuramente una tradizione forte in questo ambito
– Il doping moderno è nato in Italia
– Attenzione forte sul tema doping da diversi anni da parte delle Federazione
– Scarsa cultura in altri paesi dove il movimento ciclistico non è così massiccio
– Collaborazione Giustizia / Federazione / Agenzie antidoping non cristallina
– Doping di stato in alcuni paesi (niente di nuovo, noi lo facevamo negli anni 80-90, altri ci sono arrivati dopo)
Comunque meglio divulgarla e tenerla aggiornata. Speriamo i corridori e i DS la leggano 😉
Ne aggiungerei un’altra.
Siamo il paese con più ciclisti tesserati. Quindi per forza di cose ci sono anche più preparatori e più medici che si occupano di ciclismo. Detto ciò, immaginando una “percentuale fissa” di medici che fanno uso di doping ce ne saranno di più italiani.
Secondo me per qualcuno di questi personaggi, questa lista è semplicemente pubblicità gratuita, visto che continuano a lavorare attingendo al bacino degli amatori, che non sono soggetti a controlli.